ROSSANA
ROSSANDA RICORDA ANDRE' GORZ
[Dal
quotidiano "Il manifesto" del 26 aprile 2008, col titolo "Note
da lontano. Andre' Gorz scrive a D.".
Rossana
Rossanda e' nata a Pola nel 1924, allieva del filosofo Antonio Banfi,
antifascista, dirigente del Pci (fino alla radiazione nel 1969 per aver dato
vita alla rivista "Il Manifesto" su posizioni di sinistra), in
rapporto con le figure piu' vive della cultura contemporanea, fondatrice del
"Manifesto" (rivista prima, poi quotidiano) su cui tuttora scrive.
Impegnata da sempre nei movimenti, interviene costantemente sugli eventi di
piu' drammatica attualita' e sui temi politici, culturali, morali piu' urgenti.
Tra le opere di Rossana Rossanda: L'anno degli studenti, De Donato, Bari 1968;
Le altre, Bompiani, Milano 1979; Un viaggio inutile, o della politica come
educazione sentimentale, Bompiani, Milano 1981; Anche per me. Donna, persona,
memoria, dal 1973 al 1986, Feltrinelli, Milano 1987; con Pietro Ingrao et alii,
Appuntamenti di fine secolo, Manifestolibri, Roma 1995; con Filippo Gentiloni,
La vita breve. Morte, resurrezione, immortalita', Pratiche, Parma 1996; Note a
margine, Bollati Boringhieri, Torino 1996; La ragazza del secolo scorso,
Einaudi, Torino 2005. Ma la maggior parte del lavoro intellettuale, della testimonianza
storica e morale, e della riflessione e proposta culturale e politica di
Rossana Rossanda e' tuttora dispersa in articoli, saggi e interventi pubblicati
in giornali e riviste.
Andre'
Gorz, nato a Vienna nel 1924,
ha vissuto e lavorato in Francia, e' deceduto a Vosnon
nel 2007. Intellettuale di forte impegno civile, giornalista e saggista, e'
stato una dele figure piu' autorevoli della sinistra e della nuova ecologia. Ha
lavorato con Sartre a "Les Temps Modernes", ha fondato con Jean Daniel
"Le Nuovel Observateur". Tra le opere di Andre' Gorz: La morale della
storia, Il Saggiatore, Milano 1960; Il traditore, Il Saggiatore, Milano 1966;
Il socialismo difficile, Laterza, Bari 1968; Critica al capitalismo di ogni
giorno, Jaca Book, Milano 1973; Sette tesi per cambiare la vita, Feltrinelli,
Milano 1977; Ecologia e politica, Cappelli, Bologna 1978; Addio al
proletariato. Oltre il socialismo, Edizioni Lavoro, Roma 1982; La strada del
paradiso. L'agonia del capitale, Edizioni Lavoro, Roma 1984; Capitalismo,
socialismo, ecologia, Manifestolibri, Roma 1992; Metamorfosi del lavoro.
Critica della ragione economica, Bollati Boringhieri, Torino 1992; Il lavoro
debole. Oltre la societa' salariale, Roma 1994; Miserie del presente, ricchezza
del possibile, Roma 1998; L'immateriale, Torino 2003; Lettera a D. Storia di un
amore, Sellerio, Palermo 2008. Dal quotidiano "Il manifesto"
riprendiamo la seguente scheda su Gorz di qualche anno fa: "Andre' Gorz
nasce a Vienna nel 1924. Dopo l'annessione dell'Austria alla Germania di
Hitler, la sua famiglia, di origine ebraica, lascia il paese per trasferirsi a
Parigi. Una decisione che influenzera' molto la decisione di Gorz di scrivere
in francese e di non recarsi mai piu' in Germania, anche quando il nazismo
sara' sconfitto. Una decisione a cui Gorz rimarra' fedele fino agli anni
Ottanta, quando sara' invitato per una serie di seminari da parte del sindacato
tedesco dell'allora Germania occidentale. Laureato in ingegneria, Andre' Gorz
partecipa attivamente ai primi anni di vita della rivista "Les Temps
Modernes" fondata da Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir. Il suo nome e'
legato alla pubblicazione del libro Addio al proletariato (Edizioni lavoro), in
cui viene prefigurata la fine della centralita' del lavoro industriale nelle
societa' capitalistica come conseguenza della crescente automazione del
processo lavorativo. Negli anni recenti la sua bibliografia si arricchisce
ancora del libro La strada del paradiso (Edizioni lavoro), del pamphlet a
favore della riduzione dell'orario di lavoro Il lavoro debole (Edizioni
lavoro), del volume Capitalismo, socialismo e ecologia (Manifestolibri) in cui
ipotizza l'incontro tra il movimento operaio e l'ambientalismo, della critica
alle nuove forme di sfruttamento presente ne La metamorfosi del lavoro (Bollati
Boringhieri) e in Miserie del presente, ricchezze del possibile
(Manifestolibri)". Dal sito del quotidiano "La stampa"
riprendiamo la seguente tragica notizia della scomparsa sul finire di settembre
2007: "Si e' suicidato il filosofo Andre' Gorz. Il grande intellettuale
francese e' stato ritrovato morto insieme alla moglie nella loro casa di
Vosnon. Si e' suicidato, assieme alla moglie, Andre' Gorz, grande filosofo
francese e cofondatore del settimanale "Nouvel Observateur". Aveva 84
anni e sua moglie Dorine, affetta da una malattia degenerativa, ne aveva 83.
Sono stati ritrovati, l'uno a fianco all'altro, nella loro casa di Vosnon,
nell'Aube. Gorz, 84 anni, aveva diretto negli anni Sessanta "Les Temps
Modernes", la rivista fondata da Jean-Paul Sartre nel 1944, alla quale
diede il proprio segno, traendo ispirazione anche da quella parte della
sinistra italiana che si riconosceva in nomi come Vittorio Foa e Bruno Trentin.
Nel 1964 fondo' con Jean Daniel il settimanale "Nouvel Observateur" ma
piu' tardi se ne sarebbe distanziato portandosi su posizioni piu' radicali e
facendosi padre in Francia del pensiero dell'ecologia politica e
dell'anticapitalismo. Autore di numerosi volumi, fra questi Ecologia e
politica, Ecologia e liberta', Addio al proletariato e Metamorfosi del lavoro,
la sua ultima opera era intitolata Lettere a D. La storia di un amore,
pubblicata lo scorso anno. Si concludeva con la frase 'Vorremmo non
sopravvivere l'uno alla morte dell'altro. Ci siamo detti che se, per assurdo, dovessimo
vivere una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme'. Ieri sulla porta della
loro casa di Vosnon, dove la coppia viveva da un ventennio, un semplice
messaggio 'Avvisare la gendarmeria'. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha
espresso il suo dolore per la scomparsa del filosofo, 'grande figura di
intellettuale della sinistra francese ed europea'". Dalla Wikipedia,
edizione italiana, riprendiamo per stralci la seguente scheda: "Andre'
Gorz (Vienna, 1923 - Vosnon, 2007) e' stato un filosofo e giornalista francese,
fondatore dell'ecologia politica. Ha fondato nel 1964 "Le Nouvel
Observateur", con lo pseudonimo Michel Bosquet, insieme con Jean Daniel.
Nato a Vienna nel febbraio del 1923, Andre' Gorz (pseudonimo di Gerard Horst)
e' figlio di un commerciante ebreo e di una impiegata cattolica, di famiglia
colta. Se i suoi genitori non esprimono un gran sentimento nazionale o
religioso, Gorz e' allevato in un contesto antisemita che induce il padre a
convertirsi al cattolicesimo nel 1930. Nel 1939, sua madre lo invia in una
scuola cattolica di Losanna per evitargli il reclutamento nell'esercito
tedesco. Nel 1945, esce dall'Ecole d'ingenieurs dell'Universita' di Losanna con
il diploma in ingegneria chimica. Partecipa, in questo periodo, agli incontri della
societa' studentesca "Belles Lettres", ma dimostra soprattutto un
interesse per la fenomenologia e per l'opera di Sartre. Il suo incontro con
lui, l'anno successivo, segna dunque la sua formazione intellettuale. Debutta
nel mondo del lavoro come traduttore di romanzi americani per conto di un
editore elvetico, e pubblica i suoi primi articoli nel giornale di un movimento
cooperativo. Nel giugno 1949 trasloca a Parigi, dove lavora dapprima alla
segreteria internazionale del Movimento dei cittadini del mondo, poi come
segretario privato di un militare all'ambasciata d'India. Il suo ingresso a
"Paris-Presse" segna il debutto nel giornalismo. Assume lo pseudonimo
di Michel Bosquet e qui conosce un cronista, Jean-Jacques Servan-Schreiber il
quale, nel 1955, lo assume come giornalista economico per la testata
"L'Express". Parallelamente, frequenta il gruppo dei sartriani e
adotta un approccio esistenzialista al marxismo che lo porta ad assegnare un
ruolo centrale alle questioni dell'alienazione e della liberazione, il tutto
nel quadro di una riflessione il cui filo conduttore e' l'attaccamento
all'esperienza esistenziale e all'analisi dei sistemi sociali dal punto di
vista del vissuto individuale. Tali riferimenti alla fenomenologia e
all'esistenzialismo marxista costituiscono i fondamenti filosofici dei suoi
primi libri firmati Andre' Gorz: Le Traitre (Seuil, 1958), La Morale de l'histoire
(Seuil, 1959) e i Fondements pour une morale (Galilee, 1977). Nel primo volume,
che ha dell'autobiografico, dell'autoanalitico e del saggio
filosofico-politico, egli esprime la teorizzazione delle condizioni della
possibilita' di una auto-produzione dell'individuo. Nel momento in cui, col
secondo volume, abbozza una teoria dell'alienazione, nel terzo saggio rimarca
il proprio attaccamento al progetto di Sartre di reintegrazione dell'uomo nel
marxismo a partire dalla coscienza individuale. Al centro della sua riflessione
si impone dunque la questione dell'autonomia individuale. Ne deriva una
concezione profondamente emancipatrice del movimento sociale, in cui la nozione
di sviluppo dell'autonomia individuale e' percepita come condizione necessaria
della trasformazione sociale. Questa idea, che liberazione individuale e
collettiva si condizionano a vicenda, Gorz la condivide con Herbert Marcuse,
amico personale ma soprattutto grande esponente della Scuola di Francoforte, le
cui diverse generazioni di pensatori (Max Horkheimer, Theodor W. Adorno,
Juergen Habermas) costituiscono l'altro grande influsso sul suo pensiero.
Segnato dal progetto sottostante l'approccio della Scuola di Francoforte -
superare l'economicismo dell'analisi marxistica tradizionale della societa' -,
egli critica la sottomissione della societa' agli imperativi della ragione
economica. Lo strutturalismo, per il suo postulato (la centralita' della
struttura) e per la sua negazione del soggetto e della soggettivita', e' fatto
oggetto di violente critiche. Il suo posizionamento ora anti-istituzionale, ora
anti-strutturalista e antiautoritario, si ritrova nella linea che impone alla
rivista "Les Temps Modernes" a partire dal suo ingresso nel comitato
di redazione della rivista sartriana (1961). In effetti, egli ha acquisito un
tale ascendente intellettuale che ha presto oltrepassato le proprie competenze
economiche, per assicurarsi la direzione politica. Si fa allora portavoce di
italiani radicali come Sergio Garavini, il comunista neo-keynesiano Bruno
Trentin o il sindacalista libertario Vittorio Foa. Imponendosi come "il
capofila della tendenza italiana della nuova sinistra", esercita una certa
influenza sui militanti dell'Unef e della Cfdt, in particolare Jean Auger,
Michel Rolant e Fredo Krumnow. Con Strategie ouvriere et neocapitalisme (Seuil,
1964), egli si rivolge d'altra parte in modo specifico ai sindacati, in un'esposizione
delle diverse strategie che sono possibili per loro e di una critica severa del
modello di crescita capitalistico. In quello stesso anno, abbandona
"L'Express" con Serge Lafaurie, Jacques-Laurent Bost, K. S. Karol e
Jean Daniel per fondare "Le Nouvel Observateur". Mentre persegue la
sua elaborazione di una teoria delle riforme rivoluzionarie in Le Socialisme
difficile (Seuil, 1967) e Reforme et revolution (Seuil, 1969), l'onda della
contestazione sessantottina lo segna profondamente. La sua visione
esistenzialista del socialismo entra in contatto con questo spontaneismo di
sinistra, che denuncia come le diverse forme di istituzione (stato, scuola,
famiglia, impresa, ecc.) limitino la liberta' umana. Le tesi di Ivan Illich
sull'educazione, la medicina o l'abolizione del lavoro salariato si impongono
allora al centro della sua riflessione. Pubblica cosi' nel 1969 uno dei suoi
discorsi su "Les Temps Modernes" e, nel 1971, lo incontra di nuovo al
"Nouvel Observateur" in occasione della pubblicazione del suo libro
Une societe' sans ecole. Piu' tardi, pubblica sul periodico una versione
compendiata di Convialite' (1973) col titolo "Liberer l'avenir". I
suoi legami con l'anziano sacerdote si rinforzano nel 1974 grazie a un
soggiorno in California, da cui ricava due lunghi articoli per "Le Nouvel
Observateur". Ma la sua evoluzione ha delle ripercussioni sulle sue
collaborazioni. A "Les Temps modernes", di cui assume la direzione
editoriale a partire dal 1969, i suoi rapporti si deteriorano al punto che,
nell'aprile 1970, il suo articolo "Detruire l'Universite'"
(Distruggere l'Universita') provoca la fuoriuscita di Pontalis e di Pingaud.
Egli vi denuncia anche la tendenza maoista entro la quale si inserisce la
rivista dal 1971. E, nel 1974, un disaccordo sulla questione di un numero
dedicato al movimento italiano Lotta Continua provoca la sua dimissione dal
comitato di redazione. Se restano "a lungo senza effetti", queste
dimissioni riflettono il suo allontanamento dal pensiero di Sartre. Allo stesso
modo, al "Nouvel Observateur", egli e' allontanato dalla redazione
economica a vantaggio di economisti piu' tradizionali, dal momento che monta
una campagna contro l'industria nucleare che vale al giornale notevoli
pressioni da parte di Electricite' de France, in termini di ripercussioni sugli
introiti pubblicitari. Il rifiuto della rivista di concedergli un numero
speciale su questo argomento lo conduce a pubblicare egualmente il proprio
dossier su "Que Choisir?" in un numero di particolare successo. Le sue
evoluzioni vanno di pari passo con il proprio investimento di energie in una
corrente dell'ecologia radicale, dove si afferma come figura eminente alla luce
dei propri scritti. ll mensile ecologista "Le Sauvage", fondato da
Alain Herve' che fu anche il fondatore della sezione francese degli Amici della
Terra (1971), rappresenta, dal 1973, un supporto di diffusione delle sue idee
ecologiste. Pilastro d'un giornale che egli spinge verso una maggiore
politicizzazione, egli vi pubblica solo occasionalmente degli articoli. Gioca
un ruolo soprattutto con la sua raccolta di saggi e articoli Ecologie et
politique (Galilee, 1975) il cui saggio Ecologie et liberte' costituisce di per
se stesso "uno dei testi fondanti del problema ecologico". Gorz rompe
con una tradizione libertaria che iscriveva la sua riflessione, fino a quel
momento, in una logica di sovversione del sistema capitalista. In un progetto
di matrimonio tra marxismo ed ecologia in cui egli si libera temporaneamente
dei propri presupposti esistenzialisti e fenomenologici, Gorz tenta di
apportare una risposta ecologica ai bisogni del sistema, denunciando le
implicazioni distruttive del paradigma produttivista in materia di equilibri
ecologici e sociali. Attraverso un pensiero fondamentalmente anti-economicista,
anti-utilitarista e anti-produttivista, egli combina questo rifiuto della
logica capitalista d'accumulo di materie prime, di energie e di lavoro a una
critica del consumismo, amplificata dalla lettura del rapporto del Club di Roma
sui limiti del consumo. L'influenza di Louis Dumont si fa sentire in seguito,
nella visione che egli adotta della tradizione marxista come derivante,
esattamente come la tradizione liberale, da un pensiero di tipo economico. La
sua opposizione all'individualismo edonista e utilitarista, come al
collettivismo materialista e produttivista, riflette l'importanza, nel suo
pensiero, della rivendicazione del valore sociale della persona. La sua difesa
dell'autonomia dell'individuo e' consustanziale alla sua riflessione ecologica;
si dedica, con Illich e contro le tendenze ambientaliste sistemiche o
ecocentriste, a difendere una corrente umanista per la quale l'ambiente si
concepisce in senso largo come un ambiente umano. Dopo Ecologie et liberte', la
sua presentazione dell'ecologia come mezzo di trasformazione sociale radicale e
frontale del capitalismo riflette una concezione nettamente piu'
anticapitalista. Mettendo l'accento sulla relazione intrinseca tra
produttivismo, totalitarismo e logica del profitto, egli afferma un legame
strutturale tra crisi ecologica e crisi capitalistica da sovraccumulo. Egli
chiama dunque a una "rivoluzione ecologica, sociale e culturale che
abolisca le costrizioni del capitalismo". Ma egli aspira anche a
riconciliare questo progetto ecologista con l'utopia socialista dell'abolizione
del lavoro salariato. Questo tema e' presente in Adieux au proletariat
(Galilee, 1980), contestazione virulenta del marxismo e del culto del
proletariato, che urta i circoli della sinistra tradizionale ma raccoglie
successo (20.000 copie vendute) presso una generazione per la quale il tema
sono le istituzioni che non rispondono piu' ai bisogni di maggiore autonomia
individuale. Il principio degli anni '80 segna la sua rottura con diverse
correnti alle quali era stato legato. In primo luogo, con il movimento
sartriano, per cui cessa di collaborare alla rivista, dopo la morte del suo
fondatore (1980). Poi, con le diverse sensibilita' marxiste, ai cui attacchi
replica in Les chemins du paradis (Galilee, 1983). Infine, coi movimenti pacifisti
quando, nel 1983, rifiuta di opporsi alle installazioni missilistiche americane
in Germania Ovest, argomentando che essi avevano "messo la vita al di
sopra della liberta'". In quello stesso anno, si ritira dal "Nouvel
Observateur". Le riviste "Multitudes" e "EcoRev'"
pubblicano suoi articoli. Di formazione marxista, egli ha effettuato una fine
analisi del capitalismo, in particolare dei suoi aspetti piu' moderni,
spiegando come esso sfrutti le capacita' dei lavoratori, che essi non possono
sviluppare se non in un sistema di formazione, e di investimenti personali che
non sono remunerati. Gorz diventa favorevole all'idea di un reddito di
cittadinanza indipendente dal lavoro, sviluppando in particolare le proprie
riflessioni sulla differenza tra ricchezza e valore, quest'ultimo
distinguendosi per il suo carattere monetizzabile. Pone fine ai suoi giorni
all'eta' di 84 anni, insieme con sua moglie Dorine, afflitta da una grave
malattia, il 22 settembre 2007 nella sua casa di Vosnon. A lei aveva dedicato
nel 2006 il libro Lettre a' D. Histoire d'un amour, un'ode a Dorine. Opere di
Andre' Gorz: a) Saggi: La morale de l'histoire (Seuil, 1959) [trad. it.: La
morale della storia, Milano 1960]; Strategie ouvriere et neocapitalisme (Seuil,
1964); Le traitre (Seuil, 1957 e Folio Essais, 2005. Quest'ultima edizione
francese pubblica la prefazione del 1967) [trad. it.: Il traditore, Milano
1966]; Le socialisme difficile (Seuil, 1967) [trad. it.: Il socialismo
difficile, Bari 1968]; Reforme et revolution (Seuil, 1969); Critique du
capitalisme quotidien (Galilee, 1973) [trad. it.: Critica al capitalismo di
ogni giorno, Milano 1973]; Critique de la division du travail (Seuil, 1973.
Opera collettiva); Ecologie et politique (Galilee, 1975) [trad. it.: Ecologia e
politica, Bologna 1978]; Ecologie et liberte' (Galilee, 1977); Fondements pour
une morale (Galilee, 1977); Adieux au proletariat (Galilee e Seuil, 1980)
[trad. it.: Addio al proletariato. Oltre il socialismo, Roma 1982]; Les Chemins
du Paradis (Galilee, 1983) [trad. it.: La strada del paradiso. L'agonia del
capitale, Roma 1984]; Metamorphoses du travail (Galilee, 1988 e Folio Essais,
2004) [trad. it.: Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica,
Torino 1992]; Capitalisme Socialisme Ecologie (Galilee, 1991) [trad. it.:
Capitalismo, socialismo, ecologia, Roma 1992]; Miseres du present, richesse du
possible (Galilee, 1997) [trad. it.: Miserie del presente, ricchezza del
possibile, Roma 1998]; L'immateriale (Galilee, 2003) [trad. it.: L'immateriale,
Torino 2003]; Lettre a' D. Histoire d'un amour (Galilee, 2006); b) opere uscite
solo in Italia (raccolte, antologie): Sette tesi per cambiare la vita (Milano
1977); Il lavoro debole. Oltre la societa' salariale (Roma 1994)"]
Verso
la fine del 2006 usciva a Parigi Lettre a' D. di Andre' Gorz. Sottotitolo:
"Recit", racconto o rendiconto. D. era la sua compagna, Dorine. Ci
sorprese di Gorz, che veniva da "Les Temps Modernes" di Sartre, del
quale avevamo conosciuto sempre libri e saggi filosofici o politici, ma questa
era una lettera d'amore. Di piu', un lungo domandare perdono a lei, tanto piu'
forte. Dopo cinquantotto anni di vita passati assieme, era sempre cosi'
"bella e aggraziata e desiderabile" che egli "di recente (era)
tornato a innamorarsene".
Da
quando si erano incontrati a Losanna nel 1947, ancora frastornati dalla guerra,
non si erano piu' lasciati, lei la sua sola donna, lui il suo solo uomo. Lui un
allampanato ebreo austriaco - cioe' niente, aveva detto qualcuno - lei
un'affascinante ragazza inglese, la pelle trasparente e la capigliatura rosso
miele. Che cosa avrebbe potuto vedere in lui quello splendore? Invece lo
splendore lo aveva visto e si erano consegnati l'uno all'altra. Per la vita,
aveva deciso lei; lui dubitava di tutto, e in specie di ogni istituzionalizzazione,
ma lei aveva tagliato corto: un progetto di vita e' cosa che si sceglie e
sarebbe stato, e sarebbero stati, quel che ne avrebbero fatto. Quasi Sartre.
Che avevano in comune due esseri cosi' differenti? Una ferita originaria.
Quella di coloro al cui venire alla luce la madre non aveva sorriso. Una non
infanzia. Il non avere un proprio posto. Tutti e due avevano lasciato
l'approssimativa famiglia e il loro paese per farsi uno spazio da soli, senza
radici, in un altrove. Lei era a Losanna per fare teatro, lui lavoricchiava per
scrivere. Lei sorridente e ferma nelle sue idee, avvezza a gettare in ironia e
nei nonsense quel che faceva male, lui impegnato a non esistere. Scrivendo.
Mettere il reale in parole e concetti era un modo di esorcizzarlo, autorizzarsi
a non essere che il tassello d'una teoria.
Avevano
vissuto assieme in estrema poverta', perche' a loro del denaro nulla importava
e dei consumi ancora meno, non per ascetismo ma per superbia, approdando
finalmente in una stanza al centro di Parigi e al primo salario fisso. Era una
rivista internazionale della stampa, poi sarebbe stato "L'Express", e
nel 1964, con Jean Daniel, Serge Lafaurie, K. S. Karol, "Le Nouvel
Observateur". Lui scriveva giorno e notte, ma lei trovava la documentazione,
la raccoglieva e ordinava, diventarono una coppia celebre del giornalismo senza
peli sulla lingua, quello che coglie il problema, fa nomi, date e cifre e non
offre mai il fianco a una querela. Era lei a individuare i temi, a valutarli e
lui scriveva. "Vuoi scrivere e allora scrivi", informandolo
blandamente che doveva anche dormire e che non apriva bocca da tre giorni.
Segnalava poi quel che non andava e, peggio, "aveva ragione". Lui,
sempre invece in dubbio su se stesso, si esponeva sotto diverse identita', in
modo da averne almeno tre "e dunque nessuna". Era nato Gerhard Horst,
era diventato Gerard Horst per lo stato civile francese, era Andre' Gorz in
"Les Temps modernes" e nei libri, e Michel Bosquet nel "Nouvel
Observateur" e in alcuni libri-inchiesta. Lei, Doreen, era diventata
Dorine. Lui non voleva saperne del tedesco, fra loro la lingua fu l'inglese -
insomma il piu' possibile amabili "senza patria", curiosi del mondo,
che percorrevano in stanze d'affitto e nutrendosi di panini sulle panchine, lei
imperturbabile signora, lui spennacchiato, gli occhi attenti e la voce bassa e
implacabile.
Poi
successe che la bellissima, appena scampata al cancro con il quale la natura si
sbarazza di noi donne appena finisce l'eta' feconda, s'era trovata addosso una
malattia degenerativa delle ossa - atroci dolori e immobilita', e, dopo molte
ricerche, scopriva di essere stata avvelenata, durante un'analisi clinica, da
un mezzo di contrasto. Scoprivano sulla loro pelle i disastri dell'illusione
medica. Non ne sarebbe mai potuta guarire.
E
lui lascio' in anticipo il "Nouvel Observateur". Con l'indennita' e
la pensione e il gruzzolo che avevano raccolto come formichine, si fecero una
casetta fuori citta', dove costava poco, l'aveva disegnata lei, ma avevano
appena cominciato a viverci che sorse accanto una centrale nucleare. Se ne
andarono in un paesino non proprio a due passi, in una vecchia casa di campagna
con un gran prato incolto attorno. Spartana. Lasciavano Parigi e quel grande
settimanale senza rimpianti, ne' propri ne' altrui. Erano gli "ET" di
sempre. Ancora pochi viaggi, e la' sarebbero rimasti, lui prendendosi cura di
lei, sempre meno mobile, per ventitre anni.
In
capo ai quali egli le dedicava quello scritto amoroso. Che era anche una
riflessione su di se', tutto intero, perche' cio' che aveva scritto era nei
sessanta anni passati insieme. Ma soprattutto sulla sua immaturita' di maschio,
sulla condiscendenza con la quale aveva accettato una creatura che ormai
riteneva intellettualmente superiore, piu' adulta, rabbrividendo di quel che ne
aveva scritto nel suo primo libro, e dopo ben sette anni di vita comune,
mentendo e mentendosi. Rileggendo Le Traitre (1958) ne era arrossito di
vergogna - aveva parlato di se', gli pareva, spietatamente, in verita'
ammiccando al lettore come un occhio "al di sopra" di quel che era
stato. E di lei? Come di una ragazza che senza di lui sarebbe stata sperduta,
senza piu' riferimenti - lei cosi' bella e piena di amici, cosi' attesa da un
uomo che la voleva assolutamente, cosi' vitale e aperta alle cose. Le chiedeva
perdono. Non succede cosi' spesso che un uomo lo faccia. Ne' che lei avesse
letto, allora, senza batter ciglio, sorridendo - lei che sapeva. Adesso erano
molto vecchi, lei ancora cosi' bella ma giunta quasi alla fine. E lui - scrive
- ormai perseguitato da un sogno: un uomo segue un feretro, quell'uomo e' lui,
Gerard, e nel feretro c'e' lei, e si svegliava in tumulto. Non voglio seguire
il tuo funerale, assistere alla tua cremazione, ricevere le tue ceneri. Siamo
uno per l'altro e uno attraverso l'altro. Se si potesse vivere due volte, ci
sceglieremmo di nuovo.
Una
bellissima lettera d'amore coniugale. Ma quelle parole precipitarono in tutto
il loro peso nell'ottobre dell'anno seguente - non lo aveva scritto, Andre' a
D., che le parole sono una cosa e il vivente un'altra? - in un concitato
lunedi' quando ci comunicarono che s'erano uccisi assieme il sabato. Lasciando
tutto in ordine, alcune lettere, un cartello sulla porta per la donna che li
aiutava in casa - avvertite la polizia. Due giorni dopo usciva su "Le
Monde" un annuncio, che nessun firmava e dovevano aver steso assieme:
Gerard Horst, detto Andre' Gorz, s'era tolto la vita assieme a Dorine,
l'appuntamento per la incinerazione era all'ora tale del giorno tale. All'ora
tale del giorno tale ci trovammo in sei nell'anonimo frigorifero alla periferia
del borgo medievale di Troyes, quello di Chrestien de Troyes e dell'antica
biblioteca. Loro non erano vissuti a Troyes, ma in un villaggetto a venti
chilometri, che non aveva un crematorio, Vosnon. Ci presentammo, la signora
sindaco di Vosnon, Serge Lafaurie del "Nouvel Observateur", la donna
che aveva trovato sulla porta il cartello, due stupiti signori
dell'associazione di carita' protestante che non li avevano mai visti e cui
lasciavano i loro pochi averi. Le due bare erano accanto, lui le dava la
destra, e su quella di lei era scritto il nome con il quale era nata, Doreen
Kahn. La sfiorai con la mano, stupido gesto se non e' fatto ai vivi e non lo
avevo fatto. Non ero andata a trovarli. Adesso erano in quelle due casse lucide
e dotate di maniglie.
Impossibile
pensare a Gorz come prima di aver letto la Lettera a D. In fin dei conti, chi puo' dare
l'interpretazione autentica di una esistenza se non chi l'ha vissuta? Di quei
due che si sono voluti uno, Doreen resta il punto fermo, apparentemente
dedicata ad aiutare l'uomo che amava, in realta' quella che teneva assieme
tutto. Tutti e due avevano subito quella ferita originaria, ma lei ne era
uscita sicura, e lui in dubbio se avesse diritto di esistere. Dove poteva
trovar ragione se non nell'etica come sistema di relazioni, nella relazione
come principio dell'etica? Di questo stava scrivendo quando si erano
conosciuti, Fondements pour une morale (ce lo mando' anni dopo con una dedica
scherzosa, che lo definiva un "lavoro sull'impossibile (almeno
provvisoriamente)".
Anni
dopo perche' Sartre, il primo cui l'aveva fatto leggere, lo aveva gelato: chi
avrebbe pubblicato quelle seicento pagine massicce (ed erano inizialmente di
piu')? Gli stessi interrogativi sarebbero passati, piu' leggibili, in Le
Traitre. Scriveva dell'impossibilita' di stare in un mondo da parte di uno che
ne era stato rifiutato e rifiutava, uno in terza persona, nulla se non mera
possibilita', se disancorato da una terra, corpo, lingua, rapporto con l'altro.
"Noi. Loro. Gli altri. Tu. Io". Io per ultimo, io come risultato. E
"tu" era chiamata Kay, ormai a due metri di distanza, e lui non era
capace di riconoscerla, l'aveva rimpicciolita, e spudoratamente scriveva che
dei due era lei che non sarebbe stata capace di reggere senza l'altro. Adesso
che aveva piantato duecento alberi di frutta fra una corsa e l'altra a fare la
spesa, e scriveva a mezzo mondo senza vedere quasi nessuno - Sartre e Simone
erano morti da un pezzo, e Ivan Illich lontano a Cuernavaca - lo sapeva cosi'
bene che da solo non ce l'avrebbe fatta che si erano accordati di andarsene
insieme.
Dopo
quel 1958 - uno che ha scritto un libro, si sente qualcosa, c'e' un oggetto che
ne testimonia - restava Marx e almeno un decennio nel quale aveva puntato su un
"comunismo critico". Non vi si sofferma nella Lettera, Doreen aveva
seguito scettica. Anche Sartre del resto. Erano gli anni nei quali fin in certi
comunismi qualcosa pareva rinascere, e spuntava un nuovo proletariato. Scriveva
e scriveva (Strategie ouvriere et neocapitalisme, 1964) e fece con noi, con
Serge Mallet e Jean Marie Vincent, alcuni numeri favolosi dei "Temps
Modernes". L'ultimo e forse solo suo scritto realmente militante e
commosso fu per il Che. Poi palpito' con il 1968 senza mescolarsi ai ragazzi,
con il bisogno di rivoluzione ma non con la Cause du peuple che aveva tentato Sartre.
Il
"Je" lo assillava, il soggetto principe dei comunismi con o senza
partito, piu' interessati ad esso che al capitalismo - vera falla del
Novecento, e non e' finita. Lo era stato anche in Lukacs negli anni Venti. Dove
sta la soggettivita' di classe? Il proletariato dov'e'? E se vi fosse una
proletarizzazione - su questo non ebbe mai dubbi - senza soggetto proletario,
senza proletariato in senso proprio, come il sorriso senza gatto di Alice nel
paese della meraviglie? La scoperta degli anni '70 sarebbero stati per Gorz
alcuni inglesi, un socialismo in presenza del capitale, un socialismo del tempo
liberato, perche' Marx aveva sbagliato nel credere - scrive piu' volte - che
con lo sviluppo delle forze produttive, "dentro" il lavoro, l'operaio
si sarebbe emancipato, sapendo e capendo tutto: no, il capitale lo avrebbe
sbaragliato prima, catturato in corsa, avrebbe salvato se stesso con lo
sviluppo delle forze produttive tagliando fuori quel che doveva essere il suo
becchino. Scriveva Adieux au proletariat nel 1980, dieci anni prima che gli
addii glieli facessero i comunisti, e in direzione opposta. Non pensava che,
caduto un progetto di societa', si andasse verso tempi felici, ci sarebbe stata
una tremenda perdita di senso. Sulla miseria delle "metamorfosi del
lavoro" non avrebbe mai dubitato, malgrado lo sforzo di delineare ancora
una ricchezza del "possibile". Occorreva un altro paradigma di
liberazione. E se su questo avesse avuto ragione, come su tutto, Dorine? E'
l'interrogativo, per una volta senza prometeismi, della Lettera.
Non
fa un bilancio tappa per tappa, libro per libro. Quel che lo aveva salvato era
stato l'incontro con Ivan Illich, determinando fin dagli anni '70 quello su cui
piu' avrebbe lavorato. La denuncia dell'illusione sviluppista, della quale il
marxismo era stato un volto, e la cui Nemesi medica aveva cosi' brutalmente
investito lui e Doreen. Tutti i suoi ultimi libri vertono attorno a questo.
Non
abbiamo smesso di volerci bene, ma abbiamo smesso di discutere.
Quando
le due scatole di legno sono arrivate al crematorio di Troyes eravamo una
cinquantina, amici di Vosnon, amici di Parigi, amiche di Doreen, francesi, qualche
tedesco. L'editore Galilee. Un gruppetto dei "Temps Moderns" prima
della direzione di Claude Lanzmann. Nessuno dei leader ecologisti. Nessuno del
sindacato. Ci sono volute due ore per mandare in fumo D. e poi due per Gerard.
Le ceneri sono state portate da chi era rimasto nel loro giardino e disperse
per la prima pioggia sotto gli alberi carichi delle mele di ottobre.