ADRIANO
PAOLELLA E ZELINDA CARLONI: IL CONTROLLO DELLE RISORSE (2002)
[Da "A.
rivista anarchica", anno 32, n. 283, estate 2002, riprendiamo il seguente
dossier dal titolo "Il controllo delle risorse", a cura di Adriano
Paolella e Zelinda Carloni, parte della serie sul tema "Globalizzazione.
Idee per capire, vivere e opporsi al nuovo modello di profitto"
(disponibile anche nel sito www.arivista.org)]
Risorse,
profitti, sviluppo
Il mondo come
risorsa
Il modello
economico corrente e' teso all'incremento della quantita' delle merci e per suo
mezzo all'aumento dei profitti. L'incremento della quantita' delle merci e'
raggiunto attraverso l'aumento dei consumi e l'ampliamento geografico della
distribuzione delle merci. Per permettere l'aumento dei consumi si inventano
prodotti non necessari, si inducono bisogni, si soddisfano desideri indotti.
Per permettere l'ampliamento del bacino di utilizzatori si occupano, attraverso
il controllo culturale, politico e spesso militare, interi territori in cui si
introducono merci che impegnano parte della disponibilita' economica delle
popolazioni interessate anche nei casi in cui essa sia molto ridotta.
Il mezzo
principale dell'espansione e' comunque quello di creare merci ed il modello
interpreta l'intero pianeta e la popolazione che in esso risiede come la
principale potenzialita' di trarre profitti.
Gli oggetti,
le persone, i fenomeni sono visti esclusivamente dall'ottica merceologica;
perdono senso i valori ambientali, sociali, antropologici, culturali ed
assumono valore esclusivamente nella capacita' di produrre profitti.
Cosi' il
valore di un albero non e' quello di fare ombra, di trattenere le acque, di
produrre ossigeno, di mantenere il ricordo di persone e fatti, di essere punto
di riferimento del territorio, di costituire segno caratterizzante di una
comunita', di rappresentare il senso e la modalita' di relazione tra comunita'
e ambiente, ma e' solo, ed esclusivamente, connesso alla sua capacita' di
produrre profitti e quindi di essere merce.
Con questa
premessa tutto il pianeta diviene una risorsa.
*
La
trasformazione della risorsa
Il concetto di
risorsa, nel modello economico corrente, esprime la potenzialita' degli oggetti
di divenire merce e dunque di produrre profitto, ma per fare questo essi
debbono essere trasformati.
Una sorgente,
ad esempio, ha potenzialita' di risorsa non in quanto e' utilizzata
autonomamente dalla societa' locale, ma in quanto garantisce profitti in una
utilizzazione piu' estesa e mediata dalla produzione, distribuzione,
commercializzazione.
Nella quasi
totalita' dei casi l'individuazione della risorsa e' connessa ad una
trasformazione delle modalita' di utilizzazione o dello spazio fisico ad essa
connesso.
L'oggetto
sorgente, la presenza delle acque sul territorio, la capacita' di mantenere sistemi
naturali e paesaggistici non hanno alcun valore e non e' data la possibilita'
di essere alla sorgente se non quella di essere risorsa e quindi captata
attraverso un acquedotto per servire popolazioni distanti, imbottigliata per
essere venduta, utilizzata dall'agricoltura.
In un ottica
di ricerca di massima utilizzazione di tutti gli oggetti in forma di merci nel
modello economico vigente si trasforma tutto. Tutto puo' divenire oggetto di
interesse, su tutto e con tutto si puo' fare profitto.
Anche nel caso
che si volesse conservare la sorgente, il criterio sarebbe quello di
vincolarla: diverrebbe area protetta e quindi di fatto se ne cambierebbe la
percezione: diviene luogo di fruizione dell'ambiente naturale, luogo su cui
fondare un'economia, seppure "sostenibile", utilizzando come risorsa
la sua esclusiva presenza e la sua non trasformazione fisica.
Il modello, e
quindi le societa' che lo praticano, e' strutturato per trasformare le risorse:
e' per questa ragione che e' difficile attuare la conservazione della natura e
delle popolazioni; la conservazione non produce se non profitti marginali in
quanto rallenta, da' inevitabilmente spazio a sistemi produttivi locali e
leggeri, e' dunque esattamente il contrario dei sistemi di guadagno in uso.
I materiali,
le risorse, sono cosi' importanti all'interno dell'economia vigente che non
sono contabilizzati all'interno dei bilanci dei paesi.
*
La
quantificazione economica della risorsa
Gran parte dei
prelievi avviene senza un reale pagamento da parte dei concessionari, che
sfruttano le risorse nella loro totalita' (solitamente beni comuni) per
ottenere benefici individuali.
Ma non solo
non viene considerata questa rapina ai danni della comunita' dell'intero
pianeta ma non sono considerati i danni che il prelievo comporta.
Cosi',
all'interno di questo modello, la conservazione della foresta pluviale potrebbe
essere facilitata se di essa potessero valutarsi in termini economici i
benefici connessi alla sua esistenza mentre diviene assai difficile attuare una
conservazione in ragione di motivazioni specificamente antropologiche, di
autonomia delle popolazioni, ambientali, di diversita' biologica, che nulla
hanno a che vedere con la mercificazione imperante.
Studi
economici innovativi tentano di connettere al bilancio degli stati, ed in
generale all'economia, la valutazione degli effetti che le attivita' hanno sui
sistemi naturali. Dando valore economico alle risorse ed al loro consumo si
ritiene di poterne ridurre lo sfruttamento mitigando all'interno del medesimo
modello di mercato il peso ambientale ad esso connesso.
Sebbene di
grande interesse in quanto inserisce una criticita' all'interno del modello,
criticita' di cui si vedono fattivamente le possibili risultanti anche senza
destrutturare il modello stesso, proprio questa condizione limita la capacita'
dell'azione di ricerca e proposizione.
Questa
tendenza innovativa, che ha un interesse proprio nella sua impostazione
critica, involontariamente rafforza il modello praticato evidenziando le sue
capacita' ad assorbire variabili, quali quelle non economiche, estranee alla
propria disciplina. Di fatto si sostiene che il soddisfacimento delle regole di
questa economia sia l'unico mezzo per realizzare scenari sociali ed ambientali.
Questa
economia, piuttosto che essere settore e strumento, piega e governa la societa'
alle sue regole ossia la usa come oggetto per garantire i massimi profitti.
*
L'impronta
ecologica
Per
comprendere quanto la ricerca di merci e l'aumento dei consumi abbia
disequilibrato le condizioni del pianeta, sono stati elaborati diversi modelli
atti alla valutazione.
Tra questi
quello che ha una maggiore capacita' sintetica e di comunicazione e' la
definizione dell'impronta ecologica.
Attraverso di
esso si definiscono le superfici necessarie per produrre le merci consumate e
quelle necessarie per recuperare gli inquinanti emessi. In tale maniera si puo'
confrontare la quantita' di superfici disponibile per ogni paese o per ogni
individuo di un determinato paese e quella utilizzata. Dall'applicazione dell'impronta
si evidenzia che lo spazio ecologico disponibile pro capite e' di circa 1,7
ettari mentre l'impronta e' del 30% superiore (Chambers N., Simmons C.,
Wackernagel M., 2002). I cittadini degli Stati Uniti hanno un'impronta pro
capite di 6,2 ettari e i cittadini dell'India una impronta di 0,4 ettari
pro-capite (Wackernagel M., Rees W.E., 2000).
In una
ulteriore elaborazione definita in termini di unita' di superficie pro capite
si mostra che considerando la popolazione a 5,8 mld di individui il deficit ecologico
e' pari a 0,67 unita' di superficie pro capite, ovvero che i consumi
complessivi e l'alterazione delle risorse e' circa del 30% in piu' di quanto
disponibile (Stati Uniti +118%, Paesi Ocse +111%, Paesi non Ocse ñ0,01%) (Wwf
Internazionale, 2000).
Al di la'
della enorme differenziazione tra paesi ricchi e paesi poveri e' evidente che
si stanno consumando piu' risorse di quelle disponibili. Ovvero si stanno
consumando risorse non rinnovabili, risorse quindi che facevano parte di un
patrimonio ecologico del pianeta e che una volta consumate non possono
ricrearsi, ovvero si stanno consumando risorse rinnovabili con tempi
lunghissimi (tipico il caso delle foreste) e la mancanza delle quali comunque
porta ad un peggioramento delle condizioni dell'ambiente planetario e della
salute della popolazione, ovvero si stanno emettendo sostanze inquinanti che
non sono riassorbite all'interno dei cicli naturali e che permangono
nell'atmosfera, nelle acque, nei suoli provocando danni alla salute degli
uomini e degli ecosistemi.
*
Su questo
tema:
Chambers N.,
Simmons C., Wackernagel M. (2002), Manuale delle impronte ecologiche, Edizioni
Ambiente, Milano.
Wackernagel
M., Rees W.E. (2000), L'impronta ecologica. Come ridurre l'impatto dell'uomo
sulla terra, Edizioni Ambiente, Milano.
Wwf
Internazionale (2001), Rapporto Living Planet 2000, Dossier in Attenzione n.
21, maggio.
Bilanzone G.,
Pietrobelli M. (1999), Un'applicazione sperimentale dell'impronta ecologica,
Attenzione n. 13.
Bologna G.,
Paolella A. (1999), L'impronta ecologica. Uno strumento di verifica dei
percorsi verso la sostenibilita', Dossier Attenzione n. 14.
*
La crescita e
lo sviluppo
Tutto il
modello e' basato sulla continua crescita. Quando le Borse internazionali non
riescono a crescere si parla di rischio di recessione, e quando uno stato ha un
Pil (Prodotto interno lordo) non in progressione positiva si parla di crisi
economica.
Queste
crescite non sono immateriali. Nonostante molte operazioni finanziarie non
comportino piu' una effettiva trasformazione delle risorse, alla base del Pil e
degli scambi del mercato vi sono le risorse e la loro trasformazione.
La materia ha
un'importanza fondamentale nella vita economica. Il prodotto mondiale lordo e'
di circa 20.000 miliardi di dollari, ad ogni milione di euro di prodotto
corrisponde la movimentazione di circa 1.500 tonnellate di materia, escluse
aria ed acqua.
La crescita
del benessere e', in questo modello, connessa direttamente alla crescita della
quantita' delle merci e dei servizi acquisiti e acquisibili. L'impronta
ecologica della popolazione mondiale dal 1961 al 1996 e' aumentata del 50%
(alla media di 1,5% annuo).
Il modello
praticato mostra tutti i limiti nella meccanicita' della connessione tra
consumo e benessere, nella incapacita' di produrre benessere diffuso, non solo
nei paesi poveri ma anche nei ricchi, nella insostenibilita' degli effetti
ambientali prodotti.
Ma e' stato
capace di promuoversi in maniera molto efficiente. Oggi la valutazione di un
paese sviluppato e' direttamente connessa alla quantita' di consumi e di merci
relativa a quel paese, e la penetrazione del rapporto diretto tra merci e
benessere e' cosi' capillare che il positivo giudizio rispetto a questa
artefatta connessione e' esteso ad ampi settori della popolazione.
Il modello fondato
sulle merci, sui consumi e sulla crescita ha un'assoluta inefficacia rispetto
al fine che ne motiverebbe l'esistenza (il benessere degli uomini) ma possiede
una assoluta efficacia nella capacita' di autosostenersi e autogarantirsi.
Il
raggiungimento del benessere e' rimandato al futuro, e il mezzo per questo
raggiungimento e' lo sviluppo.
Lo sviluppo e'
collegato alla crescita degli indicatori economici e quindi all'aumento delle
merci e dei consumi. Tutto questo meccanismo, evidentemente finalizzato
esclusivamente alla creazione dei profitti, diviene obiettivo sociale e
culturale di intere collettivita'. In questa maniera si conferisce all'accumulo
di ricchezze, strumento per acquisire le merci e il benessere ed esito della
vendita delle merci, una centralita' cosi' disequilibrata da annullare
qualsiasi altra variabile e qualsiasi altra ipotesi tendente al miglioramento
della qualita' della vita.
*
I limiti della
crescita
Nel 1972 fu
pubblicato in italiano il libro di Meadows D.H., Meadows D.L., Randers J.,
Behrens III W.W., I limiti dello sviluppo, Mondadori Editore, Milano. Lo studio
valutava la disponibilita' delle risorse in relazione alla crescita della
popolazione e dei consumi e tracciava uno scenario futuro caratterizzato dalla
modificazione coatta del modello in ragione della mancanza di risorse.
Quel futuro
ipotizzato nel '72 e' il nostro presente. Quanto previsto non si e' realizzato
nelle forme ipotizzate; il petrolio non e' finito ne' la produzione e' calata,
anzi. E come per il petrolio molte sono le risorse il cui uso ha subito una
continua crescita nonostante siano tutti consapevoli dei limiti di
disponibilita' della stessa.
Gli stessi
autori (senza Behrens III) nel 1992 hanno elaborato un altro studio in cui,
partendo dall'affinamento del modello, definiscono scenari differenti e
individuano le carenze della precedente ricerca. In questo sono inserite
diverse precisazioni utili a comprendere come e perche' le risorse non si siano
gia' esaurite. Questi sono i principali fattori:
- la quantificazione
delle risorse utilizzabili varia (scoperta di nuovi giacimenti);
- i sistemi di
prelievo si ottimizzano (maggiore produttivita');
- le tecniche
di utilizzazione migliorano (minori consumi di risorse a parita' di prodotti);
- alcuni
prodotti danno origine a materie seconde (ad esempio dalla depurazione si
genera compost);
- alcune merci
possono essere riciclate (carta, alluminio, vetro, etc);
- e' aumentata
una attenzione verso la produzione energetica da fonti rinnovabili (eolica,
idroelettrica, biomasse, etc).
Sulla
considerazione della possibilita' di ottimizzare l'uso delle risorse, e quindi
di garantire livelli di utilizzazione non solo uguali a quelli attuali ma anche
incrementati, si e' mossa la Commissione delle Comunita' Europee attraverso il
libro bianco di J. Delors, Crescita competitivita' occupazione. In questo
documento si sono posti i fondamenti per la politica occupazionale e ambientale
europea di tutti gli anni Novanta. In esso risultava evidente l'interesse verso
il miglioramento dell'efficienza tecnologica come mezzo atto a permettere la
massima utilizzazione delle risorse e quindi come unico mezzo atto a fare
aumentare i consumi e quindi la produzione.
Sulla stessa
linea di ottimizzazione del sistema produttivo come principale strumento per
ridurre l'impatto ambientale ed aumentare l'efficienza della produzione si e'
mossa la ricerca del Wuppertal Institut pubblicata con il titolo Fattore 4
all'interno della quale risulta evidente come sia possibile una riduzione dei
consumi di materiali e di energia a parita' di unita' di merce.
Il problema
dei limiti delle risorse e' un problema qualitativo e quantitativo. L'uso
sconsiderato di materiali ha gia' oggi peggiorato le condizioni del pianeta,
peggiorando direttamente le condizioni di vita della popolazione e, nonostante
le risorse non si siano esaurite, ha prelevato una quantita' di materiale non
piu' riformabile o riformabile solo in tempi lunghissimi che era patrimonio
comune e componeva il benessere delle persone.
Il problema
non e' dunque la fine delle risorse che diviene limite della crescita, ma la
fine della crescita, perche' il consumo delle risorse ha gia' peggiorato le
condizioni del pianeta.
L'uso delle
tecnologie e' condizione necessaria ma non e' sufficiente. L'obiettivo e' l'uso
delle tecnologie appropriate socialmente ed ambientalmente e finalizzate alla
riduzione dei consumi.
*
Su questo
tema:
Meadows D.H.,
Meadows D.L., Randers J., Behrens III W.W. (1972), I limiti dello sviluppo,
Mondadori Editore, Milano.
Meadows D.H.,
Meadows D.L., Randers J. (1993), Oltre i limiti dello sviluppo, Il Saggiatore,
Milano.
Commissione
delle Comunita' Europee (1994), Crescita, Competitivita', Occupazione (Il Libro
bianco di Jacques Delors), Il Saggiatore, Milano.
Von
Weizsacker, Lovins A.B., Lovins L.H. (1998), Fattore 4, Edizioni Ambiente,
Milano.
Bologna G. (a
cura) (2000), Italia capace di futuro, Emi, Bologna.
Wuppertal
Institut (1997), Futuro sostenibile, Emi, Bologna.
Unep, Iucn,
Wwf (1991), Prendersi cura della terra. Strategie per un vivere sostenibile,
Gland, Svizzera.
*
La crescita
della popolazione
1.000.000.000
di individui nel 1804 dopo 123 anni
2.000.000.000
di individui nel 1927 dopo 33 anni
3.000.000.000
di individui nel 1960 dopo 14 anni
4.000.000.000
di individui nel 1974 dopo 13 anni
5.000.000.000
di individui nel 1987 dopo 12 anni
6.000.000.000
di individui nel 1999
Gli scenari
futuri delle Nazioni Unite prevedono il raggiungimento del nono miliardo nel
2043 con un incremento medio di un miliardo ogni 14,5 anni.
Essendosi la
popolazione mantenuta sotto il miliardo per la decina di millenni della sua
presenza sulla terra e' evidente che qualche meccanismo ha fatto saltare
l'autoregolazione della presenza della specie facendo cosi' intraprendere una
crescita esponenziale.
Questo
meccanismo e' stato l'allontanamento delle comunita' dal controllo e dalla
gestione delle risorse al quale ha significativamente contribuito
l'industrializzazione delle risorse.
Attraverso di
esso infatti si concentrano grandi quantita' di richiesta di materie e grandi
quantita' di merci il cui controllo e' al di fuori della comunita' insediata.
In questo
bisogna stare attenti a non connettere l'aumento delle merci, e quindi i
processi di industrializzazione, con il benessere delle persone. Per millenni
vi sono stati popoli felici e nel benessere senza consumi di merci e il consumo
di merci non garantisce il benessere, come e' evidente dallo stato di salute
degli abitanti dei paesi ricchi.
E' facilmente
ipotizzabile che tale allontanamento aumentera' nel prossimo futuro e questo
non solo in ragione dell'aumento della popolazione in assoluto ma
principalmente in ragione dell'aumento della popolazione urbana passata dal 30%
del totale nel 1950, al 47% del 2000, al previsto 50% del 2007.
La popolazione
urbana e' quella in assoluto piu' dipendente dal mercato non avendo la
possibilita' di autonomia alimentare ne' di gestione di qualsivoglia risorsa.
L'aumento
della popolazione urbana aumenta di fatto la concentrazione della gestione
delle risorse nelle mani di pochi, l'industrializzazione della loro
utilizzazione e quindi il peggioramento delle condizioni complessive ambientali
e sociali.
In generale,
l'aumento di 500.000.000 di persone ogni 7 anni e' una manna per il mercato che
attraverso di essi si garantisce comunque, al di la' del loro livello
economico, la continua crescita.
Se non si
definisce una effettiva riduzione nel numero della popolazione e nel consumo
non e' possibile ipotizzare un futuro se non all'interno di rigidi schemi
produttivi che consentiranno maggiori favori ad alcuni e maggiore miseria ai
molti.
*
Su questo
tema:
Unfpa (Fondo
delle Nazioni Unite per la popolazione) (2002), Popolazione e cambiamenti
ambientali. Lo stato della popolazione nel mondo 2001, Aidos, Roma.
*
Le risorse
La
globalizzazione internazionalizza i beni ambientali. I "beni comuni"
(acqua, terra, mare ecc.) e i prodotti che ne derivano naturalmente sono
commercializzati: cresce a dismisura il commercio delle risorse e il profitto
che ne deriva conferisce agli investitori internazionali poteri crescenti in
ogni parte del globo. Mentre i governi nazionali non sono in grado di gestire
il problema, che trascende i loro confini, le strutture economiche hanno
trovato il canale della internazionalizzazione del profitto e organizzato il
sistema del saccheggio delle risorse.
A titolo
esemplificativo si percorrono alcuni dati utili a definire il livello di
saccheggio in corso.
*
La risorsa
foresta
Ogni anno
vengono abbattuti 14 milioni di ettari di foreste tropicali pari a 3 volte la
superficie del Costarica. Il 42% delle foreste vengono distrutte per produrre
legno e cellulosa (dal 1980 il settore cartiero e' cresciuto del 700%) quasi
completamente assorbito dai paesi occidentali.
Il taglio e
l'utilizzazione del legno dei paesi tropicali e' frequentemente connesso a
filiere produttive controllate da soggetti occidentali che praticano modalita'
produttive spesso illegali. La cartiera Indah Kiat a Sumatra, ad esempio, e'
finanziata da investitori scandinavi, spagnoli e canadesi; essa distrugge ogni
anno 200 Kmq di foresta pluviale vergine, negli ultimi dodici anni una
superficie pari al territorio del Lussemburgo. Nel 1993 e' stata multata per
essersi appropriata illegalmente di almeno 3000 ettari di foreste appartenenti
al popolo indigeno Sakai, averle rase al suolo e aver lasciato i Sakai senza
cibo ne' mezzi di sostentamento. Anche l'agenzia italiana per il credito
all'esportazione, Sace, ha dato garanzie per ulteriori finanziamenti a tale
cartiera.
Il valore
globale dei prodotti forestali commercializzati a livello mondiale e'
continuato a crescere negli ultimi decenni, passando da 47 miliardi di dollari
nel '70 a 139 miliardi nel '98. Particolarmente rapida e' stata la crescita del
commercio di prodotti forestali semilavorati, come compensato, pasta di legno e
carta. E la tendenza e' in continua crescita.
Rispetto agli
anni Sessanta il commercio di pasta di legno e di carta e' piu' che
quintuplicato in volume. I prodotti del settore cartario rappresentano circa il
45% del valore totale dell'esportazione dei prodotti forestali.
Solo il 10%
della carta finisce in prodotti di lunga durata, come i libri. Il restante 90%
viene impiegato una sola volta e quindi gettato. Nel 1997 pressoche' la meta'
della carta prodotta e' stata utilizzata per imballaggi.
Il legname
utilizzato per la produzione della carta rappresenta quasi un quinto del
raccolto mondiale di legno vergine. Circa il 54% del legno impiegato per la
fabbricazione della carta proviene da foreste secondarie, circa il 17% da
foreste primarie, principalmente quelle delle regioni boreali di Russia e
Canada.
All'uso per la
produzione della carta si aggiunge quello agricolo. Ogni anno decine di
migliaia di ettari di foreste vengono abbattute per fare posto a coltivazioni
ed a pascoli. Anche in questo caso il motore principale di tale azione e'
l'esportazione della risorsa verso i paesi ricchi consumatori di carni, a cui
si affiancano gli interessi dei latifondisti che ampliano le loro proprieta' o
indirizzano su questi terreni forestati le aspettative dei senza terra.
Anche le
estrazioni minerarie e di combustibili hanno un'influenza sulla salute delle
foreste, oltreche' sullo stato delle montagne, delle acque ecc. Spesso accade
che interi territori vengano devastati per estrarne scarsissime quantita' di
prodotto "prezioso". Ad esempio, ogni chilogrammo di oro prodotto
negli Stati Uniti comporta una produzione di 3 milioni di chilogrammi di
detriti di roccia. Spesso i siti di estrazione primaria sono all'interno di
foreste o aree vergini. L'estrazione mineraria, lo sviluppo energetico e le
attivita' ad essi connesse rappresentano - dopo il taglio degli alberi - la
piu' grave minaccia al sistema forestale, e riguardano circa il 40% delle
foreste oggi in pericolo.
Queste
attivita' hanno spesso anche effetti drammatici per le popolazioni indigene:
non solo le operazioni estrattive distruggono la foresta di cui le popolazioni
vivono, ma i prodotti tossici utilizzati nel corso dell'estrazione e delle
lavorazioni in loco avvelenano i fiumi.
*
La risorsa
acqua
Nonostante nel
pianeta si utilizzi solo il 7% dell'acqua dolce disponibile il sistema idrico
planetario e' gravemente alterato.
Cio' dipende
dal fatto che l'acqua non e' omogeneamente distribuita ne' geograficamente (vi
sono luoghi in cui vi e' molto meno acqua e luoghi in cui vi e' molto piu'
acqua di quella necessaria) ne' temporalmente (vi sono periodi in cui vi e'
piu' acqua e periodi in cui vi e' molto meno acqua del necessario). Al dato
globale di abbondanza si riscontra una situazione locale molto problematica.
Secondo le
stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanita', nel 2000 un miliardo e 100
milioni di persone non disponevano di sufficienti risorse di acqua potabile.
Queste persone si potrebbero definire come "deprivate del diritto
fondamentale all'acqua".
Nella maggior
parte dei casi la scarsita' d'acqua e' un fenomeno che si manifesta quando la
siccita' e la diversione delle risorse idriche per l'agricoltura e l'industria
limitano la quantita' di acqua disponibile per rispondere ai bisogni primari
della popolazione.
Il 70% dei
consumi di acqua mondiale e' per l'agricoltura ed e' per gran parte connesso
alla volonta' di aumentare la produzione attraverso l'irrigazione (il 40% del
cibo globale e' prodotto con il 17% dei terreni coltivati, tutti irrigui e per
gran parte situati nei paesi ricchi).
L'assenza di
fonti disponibili e accessibili di acqua potabile e di servizi igienici e'
strettamente collegata all'elevato tasso di malattie e di mortalita'.
In alcune
regioni (India, per esempio) lo sfruttamento eccessivo dell'acqua di falda sta
aggravando le disuguaglianze sociali legate al reddito. Via via che le falde
freatiche si abbassano, i coltivatori devono scavare pozzi piu' profondi e
comprare pompe piu' potenti per portare l'acqua in superficie: e i piu' poveri
non possono permetterselo, cosicche' spesso lasciano le loro terre agli
agricoltori piu' abbienti e diventano braccianti di questi.
Finora e'
stata la scarsita' di terre a determinare il modello del commercio dei cereali:
ora anche la scarsita' di risorse idriche sta diventando un fattore decisivo.
Per un paese con gravi carenze di acqua importare una tonnellata di frumento
significa importare 1000 tonnellate di acqua. Nel 1997, l'acqua necessaria per
produrre cereali e altri prodotti agricoli in nord Africa e Medio Oriente e'
stata circa pari al flusso annuale del Nilo. E' evidente come questo induca una
dipendenza sempre piu' stretta di questi paesi dall'importazione da paesi
terzi.
A livello
mondiale, circa il 70% delle acque deviate dai fiumi o pompate dal sottosuolo
viene utilizzato per l'irrigazione, il 20% per l'industria e il 10% per usi
residenziali.
Mille
tonnellate d'acqua possono essere utilizzate in agricoltura per produrre una
tonnellata di frumento, che vale 200 dollari, oppure possono essere usate per
scopi industriali per un valore produttivo di 14.000 dollari. E' evidente che
la tentazione del guadagno industriale ha quasi sempre la meglio, e nel tempo
potrebbe averne sempre di piu'. Ma non sara' facile imparare a digerire uno
spinterogeno.
A causa dei
prelievi d'acqua molti grandi fiumi si prosciugano prima di raggiungere il
mare, e alcuni sono spariti del tutto.
Nel sud-est
degli Stati Uniti il fiume Colorado solo raramente riesce a raggiungere il
golfo di California; l'Amu Dar'ja, immissario del lago d'Aral, viene
completamente prosciugato dai coltivatori di cotone uzbeki e turkmeni molto
prima di raggiungere il lago, le cui acque sono in forte ritiro fino a farne
temere la scomparsa.
L'immenso
Fiume Giallo e' andato in secca per la prima volta - in tremila anni di storia
della Cina - nel 1972 e non ha raggiunto il mare per circa quindici giorni. In
seguito la situazione e' verticalmente peggiorata e, a fronte dei progetti che
prevedono l'ulteriore utilizzo delle sue acque per scopi agricoli, industriali
e urbani, e' possibile che il Fiume Giallo diventi un fiume interno, che non
raggiunge mai il mare.
Situazioni
simili si hanno per il Nilo e per il Gange. La battaglia per accaparrarsi le
residue acque di questi fiumi potrebbe diventare intensissima nei prossimi
anni, a fronte della prospettiva di incremento demografico dei paesi che
insistono su questi bacini.
I fenomeni di
deforestazione vanno a contribuire all'aggravamento della siccita', anche nei
periodi di maggiori precipitazioni, perche' favoriscono i processi di
inaridimento del terreno e quindi una difficolta' maggiore per la captazione
delle acque. Questi stessi fenomeni hanno facilitato il propagarsi dei
terribili incendi che nel 1997-'98 hanno colpito Indonesia e Brasile.
Infine si deve
considerare anche il degrado della qualita' delle acque. A livello globale meno
del 10% della massa totale dei rifiuti (scarichi industriali, residui di
produzione agricola e rifiuti umani) viene trattato prima di essere scaricato
nei fiumi; gli stessi fiumi la cui acqua viene utilizzata per bere, per
l'irrigazione e per l'industria. In tutti i continenti le acque sotterranee
sono a rischio di contaminazione.
*
Che cosa e chi
spinge al consumo di risorse
Quanto consuma
il cittadino italiano nella vita:
Consumi
alimentari 100.000,00
Consumi non
alimentari 400.000,00
Abitazione
90.000,00
Trasporti/auto
70.000,00
Totale consumi
500.000,00
In Italia si
consuma ogni anno:
Importo di
merci 430.000.000.000,00
Come e' diviso
l'importo per diverse fasi:
Ditte
produttrici 40%
Pubblicita' 5%
Grossisti 10%
Dettaglio 35%
Trasporti 10%
Come e' diviso
l'importo tra i diversi soggetti (1)
Imprenditori
(2) 70%, di cui 10% speso in merci e 90% accumulato (investimenti e proprieta')
Manodopera 30%
(3), di cui 80% speso in merci e 20% risparmi (4)
*
Note
1. Nel mondo
200 aziende gestiscono il 40% del totale di questo importo.
2. Produttori,
grossisti, imprese di pubblicita', di trasporto, negozianti, etc. Il costo dei
materiali di fatto e' divisibile tra imprenditori, che ne gestiscono il
prelievo e la trasformazione, e la manodopera che lavora per essi.
3. Nel mondo
circa il 20% di tale 30% e' distribuito tra 2 miliardi di persone.
4. Gestiti da
imprenditori (banche, istituti, assicurazioni, etc).
L'elaborazione
dei dati e' del tutto indicativa. La fonte dei dati dei consumi pro-capite in
Italia e': Istat (2001), I consumi delle famiglie anno 1999, Roma.
*
Le risorse
minerarie
I combustibili
fossili (carbone, petrolio e gas naturale) forniscono oltre il 90% dell'energia
nella maggior parte dei paesi industrializzati e il 75% dell'energia su scala
mondiale. Il 30% e' petrolio, il combustibile fossile piu'
"conveniente" e piu' diffuso.
Nel 2000 sono
stati utilizzati 3.200 milioni di tonnellate di petrolio con una crescita media
nei consumi per tutti gli anni Novanta dello 0,8% annuo (Usa nel 1999 crescita
del 2%).
Nei principali
ambiti estrattivi si sono organizzati dei veri monopoli: ad esempio in Arabia
Saudita vi e' una sola societa' che gestisce il 95% dei prelievi, la Saudi
Aramco, la compagnia che produce la maggiore quantita' di barili al giorno
9.000.000 bb/g saldamente controllata dagli Stati Uniti d'America.
Il sistema
energetico, cosi' come e' organizzato oggi, lascia completamente fuori circa
due miliardi di persone che non hanno combustibili ed elettricita', e serve in
maniera inadeguata altri due miliardi di persone che non possono permettersi la
maggior parte dei comfort derivanti dal consumo di energia del modello
occidentale. Ma anche in questa situazione, in cui i consumi energetici sono
cosi' malamente distribuiti e senza ipotizzarne una eventuale e disastrosa
estensione (disastrosa per via, per esempio, delle emissioni, gia' a livello di
guardia), l'affidamento all'impoverimento di risorse non rinnovabili fa si' che
si sia costruito un modello il cui andamento non e' sostenibile nemmeno per un
altro secolo.
Se si
dovessero soddisfare le crescenti necessita' della Cina (ed e' possibile che
questa lo esigera' presto), dell'India e degli altri paesi in via di sviluppo
nello stesso modo in cui vengono soddisfatte oggi quelle dei paesi
industrializzati, sarebbe necessario triplicare la produzione petrolifera
mondiale, anche in assenza di aumenti dei consumi nei paesi industrializzati.
Questo, ovviamente, comporterebbe che le risorse durerebbero tre volte meno.
Ma oltre ai
danni all'ecosistema planetario la ricerca e lo sfruttamento del petrolio, come
di tutte le risorse minerarie, comporta la destrutturazione dell'ambiente
naturale e sociale in cui le attivita' di prelievo si svolgono. La sconvolgente
entita' dei profitti che si ottengono su questi materiali e la possibilita' di
concentrarne i ricavi sconvolge le comunita', ne annulla i caratteri produttivi
e insediativi, li sottomette a enormi interessi non gestiti localmente.
I paesi
industrializzati sono grandi consumatori di minerali: utilizzano piu' del 90%
delle importazioni di bauxite, circa il 100% delle importazioni di nichel,
l'80% dello zinco, il 70% del rame, del ferro, del piombo e del manganese. I
paesi in via di sviluppo possiedono gran parte delle risorse minerarie del
mondo e si tengono gran parte dei guasti ambientali.
Per ciascuna
delle risorse minerarie di interesse dei paesi industrializzati sussistono
delle condizioni specifiche di conflittualita'. Un esempio tra i molti il
settore della gioielleria. Cresciuto negli ultimi 15 anni del 250%, e' per gran
parte fondato sul commercio dei diamanti alla cui estrazione lavorano decine di
migliaia di poveri sottopagati. Per comprendere l'entita' della forza
destrutturante dello sfruttamento delle risorse: l'area dell'Angola dove si
raccolgono ufficialmente circa 600 milioni di dollari l'anno di diamanti e' una
delle piu' povere del mondo ed e' teatro di un conflitto trentennale.
*
Altre risorse
naturali
Gli oceani
forniscono piu' della meta' dei beni e dei servizi necessari all'equilibrio del
pianeta. Piu' della meta' delle minacce che mettono in pericolo la loro
sopravvivenza sono addebitabili all'uomo. Con il loro volume e la loro densita'
assorbono, immagazzinano e trasportano grandi quantita' di calore, acqua e
sostanze nutritive. Possono assorbire calore ben 1000 volte di piu' che non
l'atmosfera. Attraverso la fotosintesi e l'evaporazione, i sistemi e le specie
marine aiutano a regolare il clima, mantengono vivibile l'ambiente, convertono
l'energia solare in cibo e contribuiscono a limitare le catastrofi naturali. Il
valore economico di questi servizi "gratuiti" supera di gran lunga
quello delle industrie che hanno fatto degli oceani la fonte della loro
ricchezza.
Il valore di
tutti i beni e servizi provenienti dal mare e' stimato in 21.000 miliardi di
dollari all'anno (1999); il 70% in piu' rispetto agli ecosistemi terrestri.
Dal 1950 la
pesca e' quintuplicata; la disponibilita' pro capite e' aumentata da 8 a 15
chili nel '96; 200 milioni di persone dipendono dalla pesca per la
sopravvivenza; l'83%, in valore, del pesce viene importato dai paesi
industrializzati.
L'industria
della pesca non fa eccezione al processo di globalizzazione dei mercati. Dal
1970 al '98 le esportazioni di pesce sono cresciute di circa cinque volte; le
nazioni industrializzate dominano il consumo globale di pesce, con l'80% delle
importazioni in termini di valore. I paesi in via di sviluppo contribuiscono
per circa la meta' di tutte le esportazioni ittiche. Ma l'aumento costante
della pesca, insieme all'inquinamento e alla distruzione degli habitat, stanno
mettendo a repentaglio gli stock ittici mondiali: la Fao stima che 11 delle 15
maggiori aree di pesca e il 70% delle principali specie ittiche sono
sovrasfruttate o sfruttate al limite del biologico. Gia' nel 1998 il pescato
totale e' fortemente diminuito (7,5%), in parte per effetto di condizioni
meteorologiche eccezionali, ma anche per effetto delle forme di pesca selvaggia
che sono alimentate dalla richiesta. In un oceano impoverito il livello di
pesca viene in parte mantenuto pescando specie sempre piu' piccole, l'azione
delle reti procura un pescato involontario di grandi quantita' di pesci non selezionati
che vengono restituiti all'acqua morti o moribondi. Ogni anno la pesca
involontaria ammonta a circa 20 milioni di tonnellate, un quarto del pescato
totale.
Ma nel terzo
mondo questa spinta all'esportazione, che e' piu' redditizia, rende la vita dei
pescatori autonomi sempre piu' dura e i prezzi del prodotto per uso interno
crescono al di la' delle possibilita' delle popolazioni locali. In Senegal, ad
esempio, molte specie tradizionalmente consumate da tutta la popolazione
vengono oggi esportate o acquistate solo dai benestanti. Si tratta di una
tendenza con implicazioni gravi per la sicurezza alimentare, poiche' per circa
un miliardo di persone - soprattutto in Asia - il pesce e' la fonte primaria di
proteine.
A parita' di
sforzo in molte zone la quantita' del pescato si e' ridotta dell'80% rispetto a
dieci-quindici anni fa. Cio' comporta che vi sia maggiore attivita', piu' costi
e quindi meno benefici locali. Un patrimoni distrutto a vantaggio di pochi
commercianti.
*
Gli accordi
con le comunita' locali
Il prelievo di
risorse minerarie avviene anche in zone abitate. In questo caso le compagnie
che hanno le concessioni provvedono a definire accordi con le comunita'
insediate.
E' il caso
dell'Accordo di "mutua cooperazione" definito tra l'Agip e l'organizzazione
degli Huaorani, popolazione indigena dell'Ecuador. L'accordo impegna gli
indigeni a non opporsi alla costruzione ed al funzionamento di un impianto che
produrra' circa 30.000 barili di petrolio al giorno mentre l'Agip si impegna a
fornire un quintale di zucchero, burro e sale per la colazione dei bambini
della scuola "ma solo una volta e unicamente nei mesi di maggio, agosto e
novembre dell'anno 2001", 15 piatti, 15 tazze, 15 cucchiai, una pentola e
due secchi; fornira' per le attivita' sportive un fischietto per l'arbitro, un
cronometro e due palloni, una lavagna, una bandiera dell'Ecuador; paghera' 40
dollari al mese per sei insegnanti ma solo da maggio a dicembre; finanziera' la
costruzione di un'aula scolastica che non deve costare piu' di 3.500 dollari;
dotera' ogni comunita' (sono sei) di un armadio farmaceutico piu' un massimo di
200 dollari di medicine; formera' dei "promotori della salute" che
riceveranno 25 dollari al mese ma solo per il 2001; inoltre ha rifatto le
tubature dell'acqua potabile di una delle comunita' (costo 2.500 dollari).
Un buon
accordo per sfruttare le risorse comuni, distruggere parti di foresta,
inquinare, ignorare gli effetti che tale attivita' avra' sugli abitanti
dell'area.
Un buon
accordo per l'Agip.
*
Il controllo
militare delle risorse
Alcune risorse
risultano essere fondamentali sia per la loro centralita' nei processi
produttivi sia per la capacita' di produrre profitti.
Tra esse in
questo momento il petrolio e' la prima. L'enorme facilita' del prelievo, gli
elevati consumi, i bassi costi di produzione e l'elevato prezzo di vendita
delle merci, la centralita' come combustibile per la maggior parte dei processi
produttivi fanno del petrolio la risorsa che in questo momento produce il
maggiore movimento di denaro.
Il sistema di
controllo non si pone in atto solo per il petrolio ma per la quasi totalita'
delle risorse concentrate il cui uso e' globale.
Tale controllo
e' stato richiesto da parte delle grandi compagnie e si attua prima attraverso
accordi commerciali, poi con la creazione di concessioni monopolistiche alle
compagnie, poi con la costituzione di governi asserviti, infine con
l'occupazione militare ed i governi fantoccio.
Gran parte di
queste operazioni di controllo sono attuate da Stati Uniti & C., in quanto
gran parte delle compagnie e quindi degli interessi risiede in quei paesi.
L'instabilita'
dell'area del Caspio dipende dalla presenza del 5% delle risorse petrolifere e
di gas mondiali che dopo la divisione dell'Urss non hanno avuto padrone, e
dalla necessita' di trovare tracciati controllabili per oleodotti.
Se si verifica
la localizzazione delle basi inglesi e statunitensi nel Golfo Persico si
notera' che esse sono situate tutte in corrispondenza dell'area di maggiore
sfruttamento del petrolio e del gas (circa il 40% della produzione mondiale).
L'interesse
per l'Afghanistan, oltre ad essere di strategia militare, e' connesso con la
presenza di petrolio, di pietre preziose, ed alla necessita' del passaggio di
oleodotti.
Ma forse e'
necessario considerare altri elementi. L'oppio dell'Afghanistan soddisfaceva
circa l'80% della domanda mondiale. Un affare che lascia pochi soldi ai
coltivatori ma moltissimi soldi ai gestori del mercato (gli Stati Uniti sono il
maggiore mercato mondiale per uso personale e farmaceutico).
Centinaia di
miliardi di dollari di guadagno che improvvisamente, nel luglio 2000, e' stato
interrotto dai talebani. Nel luglio 2001 non c'e' stato raccolto. A luglio 2002
ci sara' un nuovo raccolto.
Dietro ogni
conflitto vi e' una risorsa: in Angola e Sierra Leone i diamanti, nella
Repubblica Democratica del Congo il rame e i diamanti, nel Sud Est asiatico
(Timor, Malesia, Indonesia, etc.) il legname, nel Golfo Persico, nel Mar
Caspio, in Algeria, Angola, Ciad, Colombia, Indonesia, Nigeria, Sudan e
Venezuela il petrolio e il gas, etc.
In alcuni casi
si tratta di interventi degli Stati Uniti & C. per il controllo diretto, in
altri casi di guerre infinite nell'ambito della medesima economia tra gruppi
imprenditoriali che finanziano soggetti locali.
Dove c'e'
stabilita' ci sono governi feudali e monopolio di potenze occidentali, come in
Arabia Saudita dove il 95% del petrolio estratto e' controllato da societa'
statunitensi.
Per ora si
tratta di guerre per i minerali e i combustibili, ovvero risorse locali
controllate da pochi e usate globalmente. Cosa succedera' quando si
controlleranno globalmente, localmente gia' avviene, acqua e suoli?
La prima
guerra moderna in cui l'uso dell'acqua e' uno dei fattori propulsivi e' il
conflitto mediorientale.
Intanto gli
Stati Uniti impegnano circa il 5% del loro bilancio per spese militari:
675.775,00 euro al minuto (350.000.000.000 dollari l'anno) pari al 40% delle
spese militari dell'intero pianeta.
*
Su questo
tema:
AA.VV. (2201),
No Global. Gli inganni della globalizzazione sulla poverta', sull'ambiente, sul
debito, Zelig Editore, Milano.
Brisard J. C.,
Dasquie' G. (2002), La verita' negata, Marco Tropea Editore, Milano.
Blum W.
(2002), Con la scusa della liberta', Marco Tropea Editore, Milano.
Cheterian V.
(2001), Dal golfo alla Cina. Conflitti ad alto rischio, in "Le Monde
Diplomatique - Il Manifesto", 10 novembre 2001.
Gouverneur C.
(2002), Teheran alla guerra dell'oppio, in "Le Monde Diplomatique - Il
Manifesto", 10 marzo 2002.
Klare M. T.
(2001), Nuova geografia dei conflitti, in "Guerra e Pace", novembre
2001.
Kennedy P.
(2002), L'arsenale dell'impero, in "Internazionale", n. 426, anno 9,
marzo 2002.
*
Di necessita',
risorsa
Le
modificazioni climatiche, l'instabilita' del clima e le mutazioni registrate
nelle quantita' e nella frequenza dei periodi di pioggia hanno fatto insorgere
il problema acqua anche in zone in cui tale emergenza non era storicamente
presente. Una delle cause principali del collasso idrico di molti territori e'
l'enorme uso, spesso motivato solo da ragioni di profitto, delle acque in
agricoltura. In molte regioni, anche del nostro paese, invece di controllare
l'adeguata utilizzazione delle acque, si e' iniziato a ipotizzare la
realizzazione di impianti di potabilizzazione. Cosi' facendo non si rende
compatibile l'uso con la quantita' di acque, in quanto l'uso incompatibile e'
parte di un sistema produttivo e di profitto, ma si aggiunge un altro strumento
che produce profitti, la vendita delle acque potabilizzate, ed aumenta la dipendenza
della comunita' dal gestore o proprietario degli impianti che definira' costi e
quantita' distribuite.
In un sistema
di mercato ogni necessita' diviene risorsa.
*
Gli esiti
L'entita' del
prelievo indiscriminato di risorse, a cui si e' appena accennato, ha comportato
un danno irreparabile nell'ambiente e nella popolazione. La connessione infatti
tra prelievo, alterazione dell'ambiente e delle comunita' e danni alla salute
e' strettissima e diretta.
Gli ecosistemi
di acque dolci sono stati profondamente trasformati: le zone umide sono state
ridotte in quantita' e dimensione (il 60% in meno in Europa nell'ultimo secolo,
il 50% circa nel mondo) per bonifiche agricole e insediamenti; i fiumi sono
stati rettificati e artificializzati (nel 1950 nel mondo vi erano 5.750 dighe
sopra i 15 metri di altezza, oggi ve ne sono 41.000); i fiumi che in alcune
stagioni dell'anno non riescono ad arrivare alla foce per la quantita' dei
prelievi sono in aumento (Colorado, Fiume Giallo si sono prosciugati negli anni
passati fino a 600 km dalla foce), interi serbatoi d'acque superficiali, quali
il lago di Aral sono in via di prosciugamento lasciando migliaia di kmq di
deserto.
Il 90% del
totale mondiale degli scarichi urbani vengono immessi non trattati nei fiumi,
nei laghi, nelle acque costiere. Ogni anno 5.000.000 di persone muoiono per
avere bevuto acqua inquinata e il 28% della popolazione mondiale non ha facile
accesso all'acqua potabile.
Come visto gli
ecosistemi forestali si riducono ogni anno di una superficie enorme; il 30%
delle aree potenzialmente interessate da foreste e' stato convertito in
agricoltura in parte irrigua (la superficie delle aree irrigue pari al 17% del
totale e' aumentata del 72% dal 1966 al 1996).
I suoli sono
continuamente utilizzati per insediamenti (471 milioni di ettari, il 4% della
superficie delle terre emerse, e' occupata da insediamenti), il 26% e'
utilizzato ad agricoltura intensiva. Il 24% dei suoli agricoli presenta
moderati fenomeni di degrado, il 40% gravi fenomeni di degrado (che comporta la
perdita di capacita' produttiva); ogni anno 5 ml di ettari di terreni si
desertificano.
La superficie
degli ambiti naturali e' in continua riduzione (in tutti i continenti e' molto
al di sotto del 50%), come e' in riduzione la loro qualita'.
Gli incendi
dei sistemi naturali (foreste, praterie, etc), quasi tutti dolosi, colpiscono
milioni di ettari l'anno. La biodiversita' e' in riduzione con la perdita
annuale di centinaia di specie animali e vegetali. Ghiacciai in scioglimento,
innalzamento dei mari e aumento delle temperature, inquinamento dell'atmosfera,
etc.
Questo e'
molto sinteticamente il risultato di un'azione di sfruttamento che non ha
confronti con nulla di quanto avvenuto in passato. Uno sfruttamento inutile,
evitabile, insensato, tragico, che colpisce non solo l'ambiente ma le comunita'
in esso insediate.
Dal 1978 il
commercio mondiale e' aumentato di 18 volte eppure dal 1997 la poverta' e'
aumentata del 50%.
Al benessere
raggiunto localmente dalle comunita' in presenza di limiti ambientali e' stato
sostituito un benessere di merci che ha aumentato le distanze tra le societa' e
all'interno delle societa' del pianeta: chi era ricco e' diventato piu' ricco
vendendo, chi era povero e' diventato piu' povero comprando merci.
Indicatori
della enorme distanza incrementatasi con il modello economico e' ad esempio il
confronto tra il consumo medio pro-capite degli Stati Uniti d'America con
quello dello Zambia: rispettivamente un cittadino americano ed uno dello Zambia
consuma ogni anno: 21 Kg e 8,2 Kg di pesce; 122 kg e 12 kg di carne; 975 kg e
144 kg di cereali; 293 kg e 1,6 kg di carta; 6.902 kg e 77 kg di petrolio
equivalente; e dispone di 489 e 17 auto ogni mille abitanti. Sempre a titolo
esemplificativo il piu' pagato giocatore di pallacanestro Usa ha un ingaggio di
20 milioni di dollari annui; un lavoratore indonesiano dovrebbe lavorare, per
essere pagato con lo stesso importo, 23.000 anni; con lo stesso importo si
raddoppierebbero gli stipendi annuali di 55.000 persone, cambiandone
significativamente le condizioni di vita; con lo stesso importo 20.000.000 di
persone raddoppierebbero il loro budget quotidiano.
Circa un
miliardo di persone vive con un reddito inferiore al dollaro giornaliero ma due
sono i miliardi che vivono sotto una soglia (definita internazionalmente) di
poverta'; 27.000.000 di persone lavora a costo zero (schiavi); centinaia di
milioni sono i minorenni sfruttati lavorando per una miseria dieci e piu' ore
al giorno, milioni i bambini violati (1.000.000 di minorenni prostitute in Thailandia,
500.000 in Brasile, 300.000 negli Usa).
A Manaus in
Brasile il 90% delle bambine che e' nel giro della prostituzione sono state
prima violentate a casa, la prestazione di una ragazza molto al di sotto dei 17
anni (gia' considerata matura) viene valutata 4,5.
Ma il Brasile
e' il quarto produttore mondiale di alimenti e ogni giorno li' muoiono circa
800 bambini con meno di un anno e il 15% di quelli sotto i 5 anni soffrono di
denutrizione; e il Brasile e' lo stesso paese della depredazione della foresta,
dei giacimenti di minerali, della coltivazione di cereali per gli allevamenti
stranieri.
Ogni anno nel
mondo 13.000.000 di bambini muoiono di fame; 140.000.000 sono i bambini tra i 6
e i 14 anni che non vanno a scuola; se andassero a giocare ci starebbe anche
bene ma essi compongono una parte dei 250.000.000 di bambini che forniscono
manodopera a basso prezzo per le multinazionali).
Ad un ambiente
destrutturato corrisponde una societa' destrutturata volontariamente cosi' da
lasciare spazio, senza controllo, al mercato e ai mercanti, ovvero per produrre
ricchezza e per fare divertire (sic) pochi.
Come visto per
il controllo delle risorse che sono ritenute strategiche si strutturano
dinamiche in cui gli interessi economici originano quelli politico-militari. I
conflitti hanno una genesi mercantile ed al di la' delle cause artatamente
costruite e' sempre piu' evidente e leggibile la strategia delle multinazionali
tesa ad una gestione diretta delle risorse ritenute primarie.
A cio'
corrisponde l'esproprio operato ai danni delle comunita' locali della gestione
delle risorse che afferisce a soggetti forti lontani dalle situazioni e dagli
interessi locali. Cosi' per molte comunita' avere delle risorse nel proprio
territorio e' stata una vera tragedia.
Lo sfruttamento
delle risorse privatizza l'ambiente naturale e divide le comunita' eliminando i
beni comuni e portando enormi profitti proprio in ragione della razzia, seppure
concessa, all'ambiente ed alle comunita'.
Attraverso
questo meccanismo i poveri diventano piu' poveri e piu' dipendenti e i ricchi
diventano piu' ricchi attraverso la spoliazione delle comunita' locali.
*
Gli scenari
futuri
Le ipotesi sul
futuro sono connesse al tipo di rapporto con le risorse che si vorra'
instaurare. Nella figura [qui non riportata - ndr] si e' schematizzato il
ragionamento svolto.
Le risorse del
nostro pianeta sono limitate. In questo momento l'uso delle risorse supera in
quantita' la disponibilita' delle risorse stesse. Questa quantita' di consumo
eccedente si riscontra nel prelievo di risorse rinnovabili solo nel lungo
periodo (foreste etc.), di risorse non rinnovabili (desertificazione dei suoli,
prelievo di risorse minerarie) e nell'immissione di sostanze alteranti
nell'ambiente (inquinamento dell'aria, delle acque etc.).
Questo
superamento dipende in alcuni paesi dalla quantita' troppo elevata dei consumi,
in altri paesi dalla quantita' della popolazione assai piu' numerosa di quanto
la disponibilita' di risorse consentirebbe e in altri della compresenza dei due
fattori.
Per permettere
il mantenimento di questa situazione di disequilibrio si potrebbe intervenire
sui consumi e sulla crescita demografica riducendo entrambi.
La scelta
fatta e' invece quella di permettere la continua crescita di popolazione e di
consumi sia nei paesi ricchi che nei paesi poveri attraverso l'uso di tecniche
che permettano un miglior funzionamento del sistema produttivo e commerciale
esistente.
La tecnica in
questa accezione permette di fare aumentare i consumi e la popolazione ma non
la crescita complessiva del consumo di risorse.
In questo fare
la tecnica diviene motore di ulteriore artificializzazione del sistema. Ovvero
per permettere l'aumento dei consumi e della popolazione i processi produttivi
e insediativi sono industrializzati, estranei all'ambiente, lontani dal
controllo della comunita' insediata.
Il modello
dell'industrializzazione globalizzata concentra le attivita' e la produzione di
merci nelle mani di pochi creando una sudditanza nella gran parte della
popolazione planetaria a cui e' tolta l'autonomia ed il controllo della propria
esistenza.
In tale
maniera si assiste alla realizzazione di una infelicita' programmata dove la
liberta' degli individui e' uno slogan e dove la dipendenza dal sistema e da
chi lo gestisce non e' un'astrazione ma una concreta limitazione nella vita
delle persone.
In questa
politica dell'infelicita' programmata le risorse hanno un'importanza centrale
in quanto sono sicuramente sottodimensionate rispetto alle seppur fittizie
necessita' ed alla quantita' di popolazione presente nel pianeta.
Per cui il
controllo da parte di chi produce delle risorse che trasforma e' inalienabile.
E come e' concentrata la produzione e commercializzazione delle merci cosi' e'
concentrata la gestione delle risorse. Presente e futuro di guerre, di
sofferenze, di violenza sui deboli, di sfacciata tracotanza dei forti, sono i
caratteri di questo scenario.
La soluzione
diversa e alla portata di tutti e' quella di ridurre l'incremento demografico e
ridurre i consumi. Questa e' condizione necessaria ma non e' sufficiente.
Il
disequilibrio ha creato un'alterazione profonda nell'ambiente naturale che se
sottoposto a seppur ridotta pressione da parte dell'uomo avrebbe tempi di
recupero cosi' lunghi da rendere difficile ipotizzarne un completo ripristino.
Ma il
disequilibrio ha creato una profonda alterazione culturale e sociale.
In questo la
tecnica puo' essere utile a ristabilire una relazione con l'ambiente e gli
individui.
Una tecnica
volta al recupero ed alla riduzione dell'uso delle risorse; soluzioni
appropriate connesse con i luoghi e le persone, che aiutino a consolidare o
ricreare l'autonomia delle popolazioni e rendano possibile la gestione diretta
dei mezzi di sostentamento da parte delle comunita' ed il controllo che in esse
avviene per l'uso comune di sistemi quali quelli naturali che sono
indivisibili.
A questa
ipotesi riduttiva si oppone il modello vigente paventando una continua minaccia
di un catastrofico peggioramento delle condizioni di vita.
In una
societa' in continua crescita la riduzione dei mercati, o anche la sola
stagnazione, e' vista come un enorme rischio sociale, sia per la riduzione
occupazionale che comporta sia per la riduzione della circolazione del denaro.
Ma nella
societa' contemporanea le quantita' di merci prodotte non sono collegate
direttamente con la quantita' degli addetti. In quasi tutti i settori le nuove
soluzioni tecniche hanno ridotto gli oneri connessi con l'impiego di personale,
sia per la riduzione degli addetti necessari a mantenere i processi produttivi
sia per la qualifica richiesta agli addetti. Pochi addetti non specializzati
riescono a produrre enormi quantita' di merci. La minaccia "riduzione del
mercato ñ aumento della disoccupazione" oggi piu' che mai ha poca ragione
di esistere e le condizioni di effettiva, seppur non formale, schiavitu' in cui
la maggior parte dei lavoratori del mondo e' costretta ad operare conferma tale
interpretazione.
Sicuramente la
mancanza di aumento delle merci e quindi la riduzione del mercato avrebbe degli
effetti e questi avranno ripercussioni maggiori per coloro i quali hanno
condizioni di vita gia' al limite. Ma la minaccia paventata e' superiore agli
effetti. Se si costituiscono sistemi di solidarieta' e si ricompongono le
relazioni interne alla comunita' e si gestiscono direttamente le produzioni la
minaccia potrebbe rivelarsi un enorme bluff.
In ogni caso
non vi e' scelta. Il sistema attuale non e' perseguibile per i danni che porta
alla popolazione e nell'ambiente.
*
Come
intervenire
Azioni dirette
Ridurre i consumi
La riduzione
dei consumi e' il primo sistema per ridurre il mercato. La riduzione del
mercato riduce direttamente i profitti e dunque riduce il potere di chi
gestisce il mercato.
La riduzione
dei consumi si rivolge evidentemente ai paesi occidentali dove l'uso di merci
inutili interessa la gran parte della popolazione e non soltanto i ricchi.
Ridurre i
consumi e' dunque soluzione semplice che porta benessere diretto (risparmi,
meno angosce, meno nevrosi), indiretto (meno inquinamento, meno problemi sullo
smaltimento) e anche un sensazione di soddisfazione (uscire dalla condizione di
"pollo" gestito anche nei desideri di acquisto).
*
Controllare le
merci
Acquisire ed
utilizzare merci di cui si conoscono le origini. In particolare delle merci
verificare le modalita' produttive (uso della manodopera) e i comportamenti
utilizzati nel trattamento delle risorse e gli effetti nell'ambiente.
Attraverso
questa verifica e privilegiando merci che abbiano una qualita' ambientale e
sociale superiore si indirizza il mercato stimolando i produttori a perseguire
una maggiore qualita'.
Tale ambito
operativo si sviluppa all'interno delle regole del mercato attuando
esclusivamente un consumo critico e dunque orientando il mercato stesso.
*
Relazionarsi
direttamente con i produttori
Se possibile
e' fondamentale acquisire le merci direttamente dalle comunita' che producono
scavalcando in questa maniera tutti gli intermediari del commercio e quindi
direttamente favorendo l'autonomia delle comunita' produttrici. Cio' diviene di
particolare importanza per tutti le merci che provengono da paesi in cui lo
sfruttamento delle risorse naturali e' molto elevato e dove solitamente si
accompagna ad un enorme sfruttamento sociale.
Favorire
soggetti che producono localmente e con i quali si attua un rapporto diretto
consolida le relazioni tra gli individui ed aumenta di fatto la qualita' delle
merci. Il produttore infatti conoscendo il consumatore e' interessato a
mantenere tale relazione e quindi a garantire una qualita' della merce. Il
consumatore da parte sua potendo verificare tutte le variabili potra' dare un
giudizio complessivo sulla merce ossia un giudizio in cui fattori sociali,
ambientali e di qualita' siano pariteticamente considerati.
*
Utilizzare il
dono e l'"uso libero"
Le societa'
autonome per millenni hanno rafforzato le relazione tra gli individui
attraverso il dono. Ovvero l'omaggio di oggetti e di favori anche utili alla
vita quotidiana. In questo fare, oltre ad uscire dalle logiche sia di scambio
sia di compravendita, si innestano meccanismi di gratuita' tipici delle
societa' con un uso marginale del denaro.
In questo
molte sono state le esperienze attuate anche in tempi piu' recenti.
*
Uso libero
Da meta' degli
anni Sessanta fino a meta' degli anni Settanta furono condotti esperimenti di
uso libero da parte del Gruppo Dioniso. Ispiratore e fondatore del gruppo,
anarchico, era Giancarlo Celli. Il gruppo opero' in diversi luoghi ed ebbe sede
nel quartiere Tiburtino a Roma.
L'uso libero
era fondato sul principio della messa a disposizione di oggetti (vestiario,
libri etc.) ed in alcuni periodi anche alimenti. Le persone portavano nella
sede materiali e si rifornivano di materiali a loro utili portati da altri,
ciascuno secondo le proprie esigenze e la disponibilita' presente.
L'esperimento interesso' anche il lavoro: numerosi artigiani ed alcuni
professionisti misero a disposizione del loro tempo lavoro.
Per ulteriori
informazioni: antiglo@email.it
*
Azioni di
denuncia e proposta
Boicottare
Non credere
troppo nei regolamenti, inclusi quelli di qualita', e nella capacita' da parte
dei grandi produttori di esservi ossequiosi. Le norme si modificano a seconda
dei desideri dei potenti.
Anche nelle
relazioni con il mercato vi e' la possibilita' di attuare una strategia di
azione diretta. Boicottare le ditte che inquinano, che sfruttano oltre misura
gli addetti, che controllano le comunita' locali, che impongono i loro prodotti
sostituendoli a quelli locali.
Boicottare i
prodotti inutili: quelli che sono l'evoluzione di una merce ancora funzionante
(il campo dei computer e delle tecnologie domestiche e delle automobili sono
quelli a maggiore rinnovamento finalizzato solo alla vendita).
Boicottare le
merci che per essere prodotte prelevano risorse non rinnovabili, o prelevano
risorse rinnovabili in maniera incongrua (la distruzione della foresta
pluviale).
Ridurre al
minimo l'uso dei prodotti monopolizzati. Primo tra tutti il petrolio, gli
autoveicoli, bevande ed alimenti globali.
*
Mantenere
sistemi di produzione diretta
Cercare di non
essere parte del mercato. La condizione rurale facilita ma non e'
indispensabile: orti urbani, piccole coltivazioni sui terrazzi, forme di
conduzione congiunta facilitano l'autoproduzione alimentare.
Per limitare
la propria presenza sul mercato e' fondamentale riparare quello che si ha,
recuperare quello che viene buttato da altri, riutilizzare piu' volte ed in
forme diverse le merci che si acquistano.
*
Non sostenere
finanziariamente
Non affidare i
risparmi ad assicurazioni, banche, investitori che non ne dichiarino l'uso. I
risparmi, per quanto singolarmente piccoli, sono una delle maggiori fonti di
sostegno del sistema dopo l'aggressione compiuta ai danni del welfare
(aggressione compiuta appunto per potere gestire in privato queste
disponibilita').
Prestare i
soldi eccedenti ad amici che ne facciano richiesta o affidarli a soggetti che
li investano in azioni socialmente e ambientalmente corrette.
*
Ridistribuire
le risorse
Uno dei
maggiori sprechi di risorse e' quello derivato dal loro accumulo.
L'accumulo
viene realizzato per ottenere maggiori profitti. Si accumulano concessioni,
materiali, merci. Vi e' una diretta corrispondenza tra ricchezze e risorse.
Anche le situazioni apparentemente meno connesse quali i mercati finanziari
sono fondate sull'uso o sulle potenzialita' d'uso di spazi fisici, di risorse,
di materiali.
Un soggetto
che ha accumulato denaro ha di fatto utilizzato una quantita' di risorse
direttamente proporzionata. Maggiore e' l'accumulo e maggiore e' la quantita'
di danni provocati all'ambiente ed ai beni comuni.
E' dunque
necessario agire su coloro i quali hanno accumulato per riportare quell'energia
al sistema ovvero per ritrasformare quei capitali in recupero di condizioni di
qualita' ambientale e sociale, qualita' che hanno ridotto privandola delle
risorse attraverso le quali hanno accumulato.
Accanto al
sempre troppo esteso gruppo dei grandi accumulatori vi sono centinaia di
milioni di persone che hanno accumulato piccole ricchezze. Una casa in piu',
oggetti, terreni sottoutilizzati, soldi. Ognuna di queste cose ha comportato un
uso di energia e una trasformazione dell'ambiente. Questo tipo di accumulo non
e' necessariamente speculativo. Esso spesso e' motivato dalla necessita' di
avere garanzie per il futuro. Ma queste garanzie non possono essere ricercate a
livello individuale a meno di enormi sprechi di materiali ed energia. Queste
garanzie debbono essere trovate nelle relazioni sociali e le risorse accumulate
debbono essere redistribuite nella comunita' al fine di ridurre la continua
richiesta di materiale e raggiungere un benessere che se comune e' meno
energivoro e piu' soddisfacente.
Le risorse
debbono rimanere disponibili e quindi non possono essere trasformate solo per
essere accumulate.
*
Denunciare
Denunciare le
imprese, le attivita' e le merci che non pongono attenzione all'ambiente ed
alle comunita'. In questo e' necessario porre attenzione a dividere tra cio'
che non e' corretto anche rispetto ai valori diffusi di questa societa' (ad
esempio lavoro minorile, inquinamento, sfruttamento oltre i limiti sindacali) e
cio' che non e' corretto in quanto attua le regole istituzionalizzate
dell'attuale modello.
I primi, in
questo momento, hanno una maggiore potenzialita' nella capacita' di evidenziare
i limiti del modello vigente; ad esempio la vastita' della loro presenza,
ritenuta una aberrazione, in realta' dimostra la congenicita' rispetto alle
pratiche di globalizzazione, colonizzazione e industrializzazione praticate.
*
Riaccomunare i
beni
Mantenere i
beni comuni e indivisibili. Acque, terreni, etc.
Ricomporre un
patrimonio indiviso (con amici, parenti, piccole comunita'). Attraverso di esso
si aumenta la sicurezza personale nel futuro, si rende meno necessario attuare
degli accumuli per garantire l'eventualita' di situazioni di improduttivita' e
quindi in questa societa' di benessere individuale.
*
Gestire i beni
Il fine della
gestione non e' quello di ottimizzare i profitti che scaturiscono dall'uso
delle risorse ma quello di conservare i caratteri dell'oggetto di uso onde garantirne
una qualificata utilizzazione nel tempo.
L'interesse
deve essere rivolto non alla trasformazione ed alla commercializzazione ma al
mantenimento di una potenzialita' ed al suo usufrutto nel tempo.
Il soggetto a
cui puo' essere demandata la gestione non puo' che essere la comunita'
insediata che riesce a distribuire direttamente i benefici ottenibili dalla
conservazione delle risorse tra i propri componenti.
La comunita'
e' interessata al mantenimento delle proprie condizioni di benessere e dunque
alla possibilita' di mantenere o migliorare le condizioni ambientali in cui
essa e' insediata. Tale mantenimento prevede una utilizzazione non alterante e
non distruttiva dei caratteri dei luoghi e degli elementi usufruiti dalla
societa' insediata.
Cio' non implica
la costituzione di comunita' chiuse, autistiche, isolate. Implica
esclusivamente la possibilita' di consapevolezza da parte della singola persona
della disponibilita' dei beni e delle interazioni che esistono tra i propri
comportamenti e le condizioni dell'ambiente.
*
Alcune
iniziative in corso
Di seguito si
illustrano molto sinteticamente alcune recenti iniziative che promuovono delle
soluzioni per ridurre gli effetti negativi del sistema. Nonostante la loro
efficacia in alcuni casi sia piuttosto discutibile sono iniziative che
sostengono pratiche alternative a quelle perseguite dal modello vigente.
*
Il controllo
del prezzo delle materie prime
Il caffe' di
qualita' "arabica" aveva un prezzo per cento libbre di 180 dollari
nel 1998 e di 55 dollari nel 2001. Attraverso la riduzione del prezzo da parte
degli importatori si attua una politica di controllo del mercato, si
sottomettono ed impoveriscono interi paesi, si producono enormi danni alle
persone e all'ambiente.
Un'azione
richiesta e' quella di un controllo politico dei prezzi delle materie prime da
parte dei paesi importatori. "Acquisti trasparenti" che influenzino
positivamente le condizioni sociali e ambientali di produzione, che favoriscano
le merci che usano materie prime correttamente pagate, che permettano ai paesi
importatori di vigilare sul proprio mercato.
*
Annullamento
del debito estero
I paesi in via
di sviluppo (Pvs) pagano ogni anno tra i 250 e i 300 Mld di dollari di
interessi per i prestiti ricevuti ovvero circa cinque volte quanto ricevono in
aiuti.
Attivita'
volte a favore della eliminazione del debito dei paesi in via di sviluppo nei
confronti dei paesi ricchi. Gran parte del prodotto dei paesi poveri e'
dedicato al pagamento degli interessi dei prestiti ricevuti. Il fare prestiti ai
paesi e' il meccanismo di massima destabilizzazione dei governi ed il maggiore
strumento di controllo delle popolazioni.
E' evidente
che la riduzione o eliminazione di tale debito permetterebbe ai paesi oggi
sottoposti ad una vera vessazione economica di potere investire in settori
finalizzati al benessere della popolazione. E' altrettanto evidente che e' una
battaglia perseguibile solo considerando l'emergenza della situazione in quanto
non cambia assolutamente i rapporti tra i paesi ne' costituisce alcun percorso
verso situazioni future diverse.
*
Revisione
delle politiche di cooperazione
I paesi
industrializzati trasferiscono una quota minima del Prodotto nazionale lordo ai
Pvs; meno dello 0,22% (50 Mld di dollari) con una riduzione continua degli
importi (ad esempio solo dal 1999 al 2000 sono stati ridotti del 6%). Le
risorse private volte alla speculazione stanziano circa 250 Mld di dollari in
alcuni di questi paesi.
Vi e' un
movimento che tende al rilancio della cooperazione pubblica, con l'obiettivo preciso
dell'aumento del benessere delle popolazioni (e quindi non al sostegno di
azioni imprenditoriali), e con la richiesta ai paesi di finanziamenti con un
elemento di dono almeno del 25% del totale degli importi.
*
Tobin tax
L'ipotesi e'
che siano tassati tutti i movimenti finanziari. Attualmente il reddito di una
persona e' definito al di la' di quelle che sono le transazioni e i capitali
investiti in borsa. Questo avviene anche per le societa'. Ipotizzando che gran
parte dei profitti negli ultimi decenni sono stati ottenuti attraverso
operazioni di borsa e che a queste azioni hanno corrisposto effetti in campo
sociale e ambientale di portata enorme, tassarle sembra essere un sistema per
controllare e per avere una significativa disponibilita' economica (riducendo
di poco i profitti) da utilizzare per l'interesse comune.
La Tobin tax
e' stata ed e' elemento di caratterizzazione della politica fiscale di alcuni
partiti della sinistra in Europa. Fieramente osteggiata dell'economia
liberista, ha un carattere di palliativo nei confronti di un meccanismo molto
piu' destrutturante di quello che si riesce a controllare attraverso
l'imposizione di questa tassa.
*
Bilanci di
giustizia
Iniziativa a
cui aderiscono singoli individui che vogliono ridurre i propri consumi. Il
valore e' quello di tenere in relazione persone che hanno fatto scelte di vita
autonome e che di fatto aumentano l'autonomia personale rispetto al sistema.
*
Sostegno
diretto a comunita'
Il sostegno
diretto alle comunita' dei paesi in via di sviluppo e' stato per anni monopolio
delle organizzazioni missionarie. Oggi il quadro si e' sufficientemente
allargato sia in ambito cattolico dove sono molto numerosi i gruppi di base
direttamente connessi a comunita' locali sia nel mondo laico dove si sono strutturati
gruppi ed associazioni con il medesimo fine. La grande acquisizione culturale
effettuata negli ultimi anni e' che il rapporto con le comunita' locali non e'
fondato solo sull'invio di materiali ma nel tentativo di comporre una relazione
paritetica basata sullo scambio culturale e di merci.
*
Il commercio
equo e solidale
Una delle
attivita' piu' innovative realizzate nel corso degli ultimi anni. Le
associazioni che partecipano a tale rete distribuiscono nei paesi ricchi merci
prodotte direttamente dalle comunita' locali.
In questa
maniera non si utilizzano intermediari, si riesce a valutare in maniera
significativamente piu' consistente il lavoro degli operatori locali, si
garantisce nel corso degli anni una continuita' nella quantita' di merci e una
stabilita' nel prezzo che le forme di sfruttamento attuate dalle grandi
compagnie ed in genere dal mercato non solo non garantiscono ma ostacolano.
Gli esiti di
tale azione sono la maggiore autonomia delle comunita' locali, il maggiore
benessere economico da parte degli operatori locali, la possibilita' di
indirizzare la produzione verso forme di minore impatto ambientale, il
controllo di qualita' delle merci, la ricomposizione di una relazione quasi
diretta tra produttore e consumatore.
Le
"botteghe del mondo" in Europa sono circa 3.000 sostenute da circa
96.000 volontari per un giro di affari di prodotti equosolidali di circa 400
milioni di euro.
*
Caricare la
produzione di tutti gli oneri
Il prezzo
delle merci non considera appieno il valore del prelievo ambientale e degli
effetti negativi che la loro produzione, il loro consumo ed il loro smaltimento
comportano nell'ambiente e nella societa'.
Introdurre
all'interno della definizione del prezzo tali variabili potrebbe modificare
integralmente il valore delle merci e potrebbe consentire il recupero di una
parte di tali importi al fine del recupero ambientale e della riduzione degli
effetti negativi sociali comportati dalle merci.
Tale
considerazione dovrebbe essere estesa ai bilanci degli stati. Il essi le quantita'
sono considerate in termini di Prodotto interno lordo; anche in questo non sono
valutati i costi relativi all'impoverimento sociale ed ai danni ambientali
connessi.
Le ipotesi di
recuperare all'interno dei costi di produzione le variabili ambientali e
sociali sono alla base della posizione di alcune associazione ed in parte di
alcuni organizzazione politiche.
*
Finanza etica
E' stato
calcolato, dalla stessa Banca Mondiale, che i paesi ricchi investendo un
dollaro nei paesi poveri ne otterranno 13 di guadagno; questo dato unito a
quello dell'importo dei 50 Mld di dollari annui di interessi sui prestiti
dimostra come siano i paesi poveri a finanziare quelli ricchi. E cio' e'
ottenuto attraverso la distruzione dell'ambiente e delle societa' locali.
Alcune
organizzazioni hanno lanciato l'ipotesi di una finanza etica ovvero
investimenti privati o pubblici socialmente e ambientalmente responsabili,
volti alla gestione trasparente del risparmio, al rifiuto della logica
speculativa, alla valorizzazione delle persone e non delle attivita'.
Nell'ambito di
questa azione da una parte si e' avviato un controllo degli investimenti
attuati dai paesi e dagli investitori e dall'altro si e' promossa
l'organizzazione di "banche etiche".
Sono soggetti,
molto diffusi nell'Europa centro-settentrionale, finalizzati alla gestione dei
risparmi in maniera corretta socialmente ed ambientalmente. Aderire a tali
iniziative e' garanzia che i propri risparmi non finiscano in armi, al
finanziamento di guerre, al sostegno di operazioni commerciali socialmente e
ambientalmente dannose; bensi' che i propri risparmi diano luogo, a interessi
contenuti, a prestiti ad iniziative di persone e comunita' volte al recupero
dell'autonomia alimentare, produttiva, culturale, politica.
*
Su questo
tema:
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*
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Milano.
Wwf (2001),
Rapporto Living Planet 2000, in "Attenzione" n. 21, Editrice Edicomp.
*
Questo
volantone e' stato realizzato da Adriano Paolella e Zelinda Carloni. Per
contattarli via e-mail, scrivete a antiglo@email.it
Questo
volantone e' il quarto di una serie - tutta curata da Adriano e Zelinda -
iniziata con Globalizzazione - Idee per capire, vivere ed opporsi al nuovo
modello di profitto, uscito nel n. 274 (estate 2001) in versione bilingue
(italiano ed inglese) in coincidenza con la mobilitazione a Genova contro il
G8. Nel novembre 2001 e' poi seguito Le strategie della fame, supplemento al n.
276, realizzato in vista del vertice di Roma (poi rimandato) della Fao. Nel
marzo del 2002 e' stato pubblicato il terzo, Riscaldamento globale e controllo
sociale, come supplemento al n. 279. Ne sono previsti altri, in un prossimo futuro.
Chi volesse ricevere copie singole e/o per la diffusione, ci contatti per
conoscerne disponibilita' e prezzi.
Questo
volantone esce come supplemento al n. 283 (estate 2002) della rivista mensile
anarchica "A", direttrice responsabile Fausta Bizzozzero...
"A" esce regolarmente nove volte l'anno dal febbraio 1971. Non esce
nei mesi di gennaio, agosto e settembre. E' in vendita per abbonamento postale,
in numerose librerie e presso centri sociali, circoli anarchici, botteghe ecc.
E' possibile richiederne una copia/saggio. Per qualsiasi informazione... Editrice A, cas. post. 17120, 20170 Milano, tel.
022896627, fax: 0228001271, e-mail: arivista@tin.it, sito:
www.anarca-bolo.ch/a-rivista o anche www.arivista.org, conto corrente postale
12552204.