ADRIANO
PAOLELLA E ZELINDA CARLONI: ASSERVITI ALLA MOBILITA' (2002)
[Da "A.
rivista anarchica", anno 32, n. 286, dicembre 2002 - gennaio 2003,
riprendiamo il seguente dossier dal titolo "Asserviti alla
mobilita'", a cura di Adriano Paolella e Zelinda Carloni, parte della
serie sul tema "Globalizzazione. Idee per capire, vivere e opporsi al
nuovo modello di profitto" (disponibile anche nel sito www.arivista.org)]
Dalla liberta'
alla sudditanza
Nel 2000 in
media ogni cittadino europeo ha percorso 15.000 km (anche ogni neonato ed ogni
vecchio).
Per
percorrerli a piedi necessitano circa 8,2 ore al giorno; cumulandosi in una
vita media di un individuo corrispondono a 1.050.000 km; complessivamente fanno
si' che in Italia siano percorsi annualmente quasi 1.000.000.000.000 di km di
spostamenti.
Ogni cittadino
statunitense mediamente nel 2000 ha percorso circa 30.000 km, il doppio di un
europeo.
Questa
fittissima rete di movimenti non porta benessere alla comunita' (non e' che
muovendosi di piu' si sta meglio), e' la maggiore fonte di inquinamento del
pianeta (l'80% delle emissioni trae origine nel settore trasporti), comporta
degli scompensi sociali enormi (aumenta le differenze tra ricchi e poveri,
aumenta l'uniformita' sul territorio, non e' commensurabile con i sistemi
spaziali e culturali di riferimento dell'essere umano ñ la sua capacita' di
muoversi, la sua abitudine ai tempi ed ai luoghi delle relazioni), comporta
danni elevatissimi alla salute dell'essere umano (incidentalita', effetti
dell'inquinamento acustico e atmosferico, qualita' della vita urbana).
La motivazione
della sua esistenza e' che l'elevata mobilita' e' caratteristica tipica della
globalizzazione.
La
movimentazione di merci e' condizione indispensabile per produrre a basso costo
nei luoghi piu' convenienti, sfruttando le risorse naturali e sociali, e per
permettere la gestione del mercato a pochi soggetti che distribuiscono in tutto
il mondo.
I materiali e
le merci viaggiano e tenendo bassi i costi del trasporto (per fare questo basta
non considerare i costi indiretti e gli effetti negativi scaturiti,
scaricandoli cosi' come oneri sulla societa') si aumentano i profitti, nella
concentrazione della produzione, e si incrementa il numero degli acquirenti
della specifica merce.
La mobilita'
degli individui aumenta le connessioni tra le parti del sistema produttivo e
commerciale e ne rende possibile l'ottimizzazione.
Ma gli
individui si muovono anche in ragione di un atteggiamento culturale, una
sensazione di autonomia.
La maggiore
facilita' di muovere e muoversi da opzione si e' trasformata in necessita'. La
mobilita' e' un obbligo derivato dalle conformazioni urbane, dalla
localizzazione dei servizi, dei posti di lavoro, delle residenze. E ha perso di
senso: tutto si muove non producendo benefici diffusi, e tutti si muovono non
migliorando la qualita' della propria esistenza.
Questo modello
avrebbe grandi difficolta' a ridurre la mobilita' delle merci e tra esse anche
la mobilita' individuale.
Ridurre la
mobilita' ridurrebbe i profitti, renderebbe maggiormente difficile la loro
concentrazione in pochi soggetti, ridurrebbe l'inquinamento, darebbe autonomia
economica e sociale alle comunita' locali, insomma metterebbe in seria crisi la
globalizzazione.
*
La mobilita'
individuale
Il principale
mezzo utilizzato per la movimentazione di merci e persone e' il veicolo a
motore su gomma.
Il suo
successo dipende dal fatto di essere un mezzo individuale. Ogni persona puo'
avere il suo autoveicolo, lo puo' gestire come vuole, puo' andare nei tempi e
nei luoghi desiderati.
Questa
caratteristica ha innescato un meccanismo per cui il muoversi da' origine ad un
mercato di enormi dimensioni e lucro e permette al mezzo di essere un oggetto
di desiderio commerciale.
Gli
autoveicoli incarnano i criteri della societa' di mercato ed hanno contribuito
a strutturare l'immagine prima dell'uomo moderno e poi di quello contemporaneo.
Nonostante gli
autoveicoli a motore siano il mezzo a minore efficienza energetica, ed al loro
uso possano essere connessi i principali problemi ambientali e sociali del
pianeta, essi sono alla base della mobilita' contemporanea, avendo sostituito
gran parte delle altre modalita' di trasporto.
Nel 1950 un
individuo in Europa faceva meno di 2.000 km di cui 400 in auto, nel 1994 ne
faceva piu' di 14.000 di cui quasi 10.000 in auto (costante l'uso delle
ferrovie con circa 500 km).
Prima del 1930
poco meno del 90% del trasporto passeggeri e del 70% del traffico merci era su
ferrovie; da allora c'e' stata una continua riduzione degli investimenti
pubblici nelle ferrovie ed un continuo aumento nel mondo occidentale delle
infrastrutturazioni per autoveicoli. In Europa nel 2000 l'80% del trasporto
passeggeri su terra avviene in auto.
Quanto abbia
inciso la produzione di autoveicoli nel frenare soluzioni efficienti
alternative al mezzo privato e' evidente anche dal raffronto tra il numero di
sistemi di trasporto urbani su ferro presenti in aree geografiche: in Europa
occidentale 148, negli Usa e in Canada insieme 50, in Giappone 29, in America
Latina 17, nell'Europa dell'Est e in Asia Centrale 181.
Per permettere
l'ampliamento del mercato automobilistico in Europa i sistemi di trasporto
leggero urbano su rotaia sono passati da 438 del 1930 ai 91 del 1980 e solo
allora, in presenza di una impossibilita' di consistente aumento del mercato
veicolare e della sua manifesta inefficienza, sono aumentati fino a raggiungere
i 102 (quattro volte meno di settanta anni prima) nel 2000.
Anche oggi
tale politica prosegue. Ad esempio in tutti i paesi dell'est europeo la rete
ferroviaria e urbana pubblica giace in abbandono, nonostante in un recente
passato riuscisse a captare il 70-80% della mobilita' di passeggeri, mentre i
finanziamenti dei paesi occidentali si concentrano in strade e autostrade.
Gli
autoveicoli sono il mezzo di trasporto che crea maggiori profitti: una persona
compra il suo mezzo, consuma benzina, consuma l'autoveicolo, paga le tasse di
circolazione, le assicurazioni, la manutenzione, ricompra l'autoveicolo.
Le
infrastrutture sono economiche (costa meno una strada di una ferrovia), spesso
sono a pagamento (ogni anno 42 miliardi di dollari sono pagati dagli
automobilisti per pedaggi autostradali), nella costruzione delle strade si usa
materiale derivato dal petrolio consolidando la medesima lobby interessata alla
vendita degli autoveicoli.
Circa 600
milioni di autoveicoli al mondo rispondono piu' di ogni altra merce ad una
cultura non totalmente dipendente dal reddito, e dalle reali necessita'. Ad
esempio: in uno studio su di un campione di citta' europee e nordamericane, in
queste ultime si e' riscontrato un utilizzo medio dell'auto superiore del 141%
rispetto alle citta' europee a fronte di un reddito medio inferiore del 51%; da
uno studio effettuato a Surabaya (Indonesia) il 60% degli spostamenti in auto
potrebbe essere percorso in bici; tra il 1969 e il 1995 il numero degli
autoveicoli privati e' aumentato negli Usa ad un ritmo di 6 volte superiore a
quello della crescita della popolazione.
La presenza di
un autoveicolo ogni 1,8 abitanti negli Usa e di un autoveicolo ogni 1,9
abitanti in Italia (con una superficie 31 volte inferiore) da' l'idea di quanto
lo strumento automobile sia abusato nella quantita' e nell'uso.
Anche il
maggiore costo del vettore non sembra influire sulle scelte e nelle citta'
degli Stati Uniti e dell'Australia i cittadini spendono tra il 12 e il 13% del
loro reddito per il trasporto mentre nelle citta' europee, dove la dipendenza
dai veicoli privati e' minore, intorno all'8%.
*
Mobilita' e
assetto insediativo
L'esito
dell'attuale modello insediativo occidentale e' l'enorme consumo di suolo, le
basse densita' abitative, la dispersione dei luoghi di produzione nel
territorio anche quando afferenti allo stesso sistema produttivo. E' il modello
che produce piu' sprechi, che ignora gli interessi comuni, che sopraffa'
l'ambiente e la comunita' e specificatamente quello che crea la maggiore
quantita' di traffico.
Tale modello
insediativo e' fondato sulla continua crescita delle infrastrutture per
sostenere il traffico privato che a sua volta aumenta per la disponibilita'
delle infrastrutture.
La
capillarita' della rete stradale facilita gli insediamenti sparsi e rende
dunque ancora piu' forte la dipendenza dagli autoveicoli.
Il rapporto
tra densita' della popolazione e uso dell'auto in area urbana e' evidente:
negli Stati Uniti d'America un abitante di una citta' percorre mediamente 10,9
km/pro capite/giorno con un densita' abitativa di 14,7 ab/ha, in Europa 4,5 con
49,9 ab/ha, nell'Asia industrializzata 1,4 con 163,9 ab/ha, in Canada 6,9 con
26,2 ab/ha.
Sotto una
definita densita' insediativa non e' possibile mettere in opera sistemi di
trasporto pubblico efficienti; basse densita', localizzazione casuale degli
impianti produttivi e delle residenze derivano dal trasporto privato su gomma e
lo alimentano.
Anche la
dimensione degli insediamenti e' agevolata da tale tipo di mezzo: l'aumento
dell'estensione e' resa possibile solo dall'uso di autoveicoli. Nel 1959
Bangkok aveva una superficie di 67 kmq e si poteva attraversare a piedi di buon
passo da nord a sud in 3 ore nel 2000 aveva una superficie di 600 kmq ed e'
molto difficile attraversarla a piedi in un giorno.
Nonostante sia
noto il rischio sociale di avere gia' una gran parte della popolazione
assolutamente dipendente dall'uso degli autoveicoli privati, non sussistendo
localmente gli indispensabili servizi alla sopravvivenza, e nonostante sia
altrettanto noto che le citta' tra i 50.000 e i 500.000 abitanti sono quelle
che presentano una minore incidenza dei trasporti, il modello insediativo
praticato consolida l'esponenziale crescita della mobilita' privata su gomma.
Ad esempio gli ipermercati sono uno strumento per aumentare il traffico
veicolare. Raggiungibili solamente in auto, in quanto posizionati casualmente
nel territorio, il loro effetto e' stato evidente in quei paesi dove la loro
presenza si e' manifestata all'improvviso: nella Repubblica Ceca il trasporto
pubblico tra il 1997 e il 2000 e' diminuito via via che sono aumentati da 1 a
53 gli ipermercati.
*
Il traffico e
le sue ragioni
Se per quanto
attiene lo spostamento degli individui e' fondamentale l'assetto degli
insediamenti, per la movimentazione delle merci incide maggiormente la
struttura produttiva e di commercializzazione.
Il sistema
"just in time" fa si' che le componenti per la produzione arrivino in
tempo esatto evitando al produttore l'onere di immagazzinare. Cosi' facendo
pero' il numero dei viaggi per il rifornimento e' molto superiore e di fatto si
immagazzina sulle strade.
Ma anche la
frammentazione del processo di produzione e commercializzazione ha effetti sul
traffico. Quasi la meta' delle merci non percorre in Italia piu' di 50 km e
circa 3/4 meno di 200 km; l'elevato numero di passaggi, la differenziazione dei
mezzi necessari, la limitata distanza implica che l'unico sistema adatto e'
l'autotrasporto. E' del resto evidente come tali soluzioni produttive siano
praticate proprio considerando le caratteristiche dell'autotrasporto.
Inoltre
l'estendersi dei commerci degli stati verso l'estero porta ad una crescita
vertiginosa dei chilometri percorsi per la consegna: in Gran Bretagna si stima
che il percorso medio delle merci per raggiungere i consumatori sia di 1.000
chilometri.
Ma l'aumento
del traffico non implica l'aumento della produzione e della ricchezza. In
Italia gran parte di esso si localizza nelle regioni settentrionali sia come
origine delle merci, 67% del totale nazionale, sia come destinazione, 65%.
Questa percentuale e' in costante aumento, in modo superiore a quella
dell'aumento dei redditi e della produzione (del Pil). Il che vuol dire che a
parita' di produzione e consumo le merci si muovono maggiormente e provengono
da luoghi piu' lontani.
Questa
tendenza caratterizza il libero mercato e i paesi che lo praticano: la merce
commercializzata e' quella che garantisce i maggiori profitti da qualsiasi
parte provenga e ignorando i costi sociali e ambientali che essa comporta, ed
il traffico di mezzi connessi al commercio estero assorbe oramai oltre un
ottavo della produzione mondiale di petrolio.
Il fatto che
gran parte delle primizie ortofrutticole sono portate sui mercati dell'Europa
del nord dall'Africa settentrionale con gli aerei indica palesemente l'abuso
nella movimentazione delle merci.
*
Traffico e
infrastrutture in Italia: alcuni dati
Il traffico
I
passeggeri/chilometro (p/km) o le tonnellate/chilometro (T/km) corrispondono al
numero dei passeggeri o al peso del carico moltiplicati per la distanza
percorsa e divisi per la lunghezza della rete, o per il tratto, analizzata.
Il trasporto
merci in termini di tonnellate/chilometro trasportato e' aumentato in Italia
nel 1999 e nel 2000 di circa il 5% annuo, con un aumento complessivo rispetto
al 1990 del 36% pur rimanendo la quantita' di merci quasi stazionaria.
In Italia
viaggia su gomma l'82% delle merci; il 13% su navi e il 5% su ferro. La
situazione gia' anomala per l'Europa dove la quota di mobilita' di merci su
terra che usa la ferrovia e' comunque superiore (Francia 21%, Austria 93%,
Italia 10%), tende a peggiorare: tra il 1997 e il 2000 l'incremento di
ulteriori 36 miliardi di tonnellate km di merci e' stato assorbito per il 97%
dal trasporto su gomma.
Il traffico
passeggeri dopo una energica crescita tra il 1990 e il 1998 (+23% e triplicato
rispetto al 1970) dal 1999 si e' stabilizzato rimanendo comunque superiore rispetto
alla media europea (+15%).
Nell'ultimo
decennio il trasporto su mezzi privati e' cresciuto del 25,5% aumentando
ulteriormente la quota di trasporto persone su mezzi privati che nel 2000 e'
arrivata ad essere l'81,8% del totale (all'interno di questa percentuale il
trasporto auto e' cresciuto del 27% rispetto al 1990 e quello delle moto
dell'11%).
La contrazione
della mobilita' automobilistica sembra essere principalmente motivata dall'uso
in ambito urbano dove tra l'altro si notano segnali di ripresa dell'uso dei
mezzi pubblici.
Il traffico
aereo passeggeri e' in notevole aumento (197 milioni di p per km percorsi nel
1960, 10.497 milioni di p/km nel 2000) e copre l'1,2 degli spostamenti.
Dal 1990 ad
oggi il traffico passeggeri per modalita' di trasporto e' cosi' cambiato: mezzi
privati +212% (+1.183% rispetto al 1960); bus extraurbani +278%; mezzi pubblici
urbani +18,4%; ferrovie +34% (+51% rispetto al 1960); aereo +629%.
In Europa la
mobilita' delle persone dal 1970 e' piu' che raddoppiata, in Italia triplicata.
I dati
caratterizzanti l'Italia sono l'uso delle moto 7,5% piu' del doppio della media
europea ed un uso leggermente piu' basso del treno.
Molto anomala
rispetto all'Europa e' invece la ripartizione tra le modalita' del trasporto
merci dove la quantita' su gomma e' superiore alla media europea del 9,3%, e
quella su ferro e' nettamente inferiore del 59,2%.
Sulle acque
marine e fluviali transita il 14,9% del traffico; questo e' un dato in linea
con l'Europa (15,4%) ma molto ridotto rispetto alla potenzialita' del paese (si
pensi che il trasporto su acqua in Olanda e' pari al 44,3% delle merci).
Gli indicatori
segnalano che la quantita' di spostamenti aumenta molto piu' rapidamente del
reddito (il rapporto tra passeggeri km percorsi e milioni di Pil e' pari a
362,1 nel 1985 e a 455,3 nel 2000, mentre il rapporto tra tonnellate merci km
percorso e milioni di Pil e' pari a 138,8 nel 1985 e 167,2 nel 2000). Ci si
muove senza produrre.
*
Le dimensioni
delle infrastrutture
Dal 1979 ad
oggi la rete stradale italiana e' aumentata del 22% e quella autostradale del
70%. A questi vanno aggiunti tutti gli adeguamenti dei tracciati esistenti e
gli allargamenti (gli ingrandimenti da una a due corsie, da una a piu'
carreggiate, etc.).
La densita' di
infrastrutture extraurbane media e' di 550 m/kmq ma in alcune regioni supera i
700 m/kmq.
La rete
ferroviaria e' rimasta invariata dal 1970 ad oggi (sono aumentate solo le
tratte elettrificate) e solo il 38% della rete e' elettrificata a doppio
binario.
La densita'
territoriale delle infrastrutture ferroviarie e' molto minore di quelle
stradali: 53 m/kmq e 34 m/kmq per la rete elettrificata. E' evidente dal
confronto tra dimensione della rete stradale e quella ferroviaria come non si
sia voluto nel tempo adeguare i sistema di mobilita' su ferro alle necessita'
facendo privilegiare il trasporto privato su gomma supportando la sua crescita
con la continua infrastrutturazione.
166.324 sono i
km di rete stradale extraurbana e 10.350 i km di rete ferroviaria
elettrificata.
*
Il ruolo delle
infrastrutture stradali
Le
infrastrutture hanno un ruolo fondamentale per consolidare la modalita' di
trasporto su gomma. Tale ruolo puo' essere sintetizzato in tre aspetti:
- Ruolo di
traino alla vendita di autoveicoli. Piu' strade vi sono piu' si rafforza il
sistema della mobilita' su gomma e piu' autoveicoli si vendono.
- Ruolo di
consolidamento del modello sociale. La costruzione di una strada e' sempre
stata vista come un segnale della modernita' in arrivo, un indicatore di
sviluppo. Le comunita' locali hanno gradito quasi sempre la costruzione di
strade che legavano gli insediamenti tra loro, facilitavano i contatti,
consolidavano le relazioni. Attraverso di esse passava anche quindi il
consolidamento di un modello sociale di relazione e di sviluppo anche senza un
effettivo beneficio per la comunita'.
- Ruolo di
controllo del territorio. La costruzione di strade ha permesso il controllo
militare e lo sfruttamento dei territori. Il piu' significativo e recente caso
e' stata la Trans-amazzonica, un percorso di migliaia di chilometri che
attraversa interamente l'Amazzonia e intorno al quale si sono aggregati i
capisaldi per la penetrazione all'interno della foresta pluviale.
*
Gli effetti
della mobilita'
Per ogni
chilometro percorso da un passeggero con un'auto si emettono 28 milligrammi di
polveri sottili, con un bus 19 mg, con un treno 16 mg, con un aereo 8 mg.
Per ogni
chilometro percorso un autoveicolo emette mediamente 250 grammi di CO2.
L'autoveicolo
a motore e' il sistema meno conveniente di spostamento. Con esso un individuo
(70 kg) si muove spostando l'autoveicolo che ha un peso fisico di 1.000 kg e
per la cui costruzione sono stati lavorati circa 15.000 kg di materiali.
Ma e' anche un
sistema energivoro: l'industria automobilistica negli Stati Uniti d'America
copre 1/7 dei consumi totali del paese ed assorbe il 70% del piombo, il 34% del
ferro, il 20% dell'alluminio, dello zinco, del vetro, il 14% dell'acciaio e il
10% del rame (in Italia e Germania questa incidenza e' maggiore). Sempre negli
Stati Uniti vengono rottamate ogni anno piu' di 10 ml di auto, il 94% delle
quali viene smantellato: 3/4 della massa sono riciclati, 1/4 divengono rifiuti
tossici (2.350.000 tonn).
Alcuni dati:
- I consumi
energetici
I trasporti in
percentuale sono passati dal 27,1% del 1985, al 41,2% del 1999 superando
l'industria (38,5%) e uguagliando gli usi civili.
Nei paesi
industrializzati (19% della popolazione mondiale) si usa il 59% di tutta
l'energia mondiale per i trasporti. Gli Usa da soli 1/3. Nel 1997 il consumo
medio annuo di petroli per trasporti e' stato di 18 barili pro-capite in Usa,
13 in Canada, 6 in Europa, Giappone, Australia.
- Gli effetti
ambientali
I veicoli a
motore hanno originato il 58% delle emissioni di carbonio nel 1990 e il 73% nel
1997.
Nel 1999 in
Europa il 25% delle emissioni di CO2 e' stata prodotta dal settore trasporti
(nel 1990 era il 21%).
In Italia le
emissioni di CO2 da parte del settore trasporti e' il 27% del totale.
L'inquinamento
atmosferico nelle citta' e' molto elevato nonostante vi siano dei miglioramenti
per quanto attiene alcuni specifici inquinanti (la riduzione dei superamenti di
soglia deve essere presa solo come dato indicativo sia per il ridotto numero
delle centraline, sia per la condizione di diffusa e consistente presenza degli
inquinanti appena sotto la soglia).
Circa il 30%
dei giapponesi e il 17% degli europei e' esposto tutto il giorno a livelli di
rumore superiore ai 65 decibel.
I danni per
inquinamento idrico, ambientale, mutazioni climatiche, rumore, incidenti del
sistema della mobilita' su strada sono stati stimati in 125 mld di dollari
annui.
- Gli effetti
sulla salute
Ogni anno nel
mondo perdono la vita circa 885.000 persone in incidenti stradali (come se si
schiantassero 10 Jumbo al giorno per tutto l'anno).
Nel 2000 vi
sono stati in Italia 6.410 morti e 301.599 feriti per incidenti stradali. I
dati sono sottostimati in ragione sia dei tempi di rilevamento, sia delle
modalita' di rilevazione.
La riduzione
degli incidenti manifestatasi negli anni '70 e '80 non e' proseguita nel corso
degli anni '90 e sono cresciuti notevolmente i feriti (+46% nell'ultimo
decennio).
17.400 sono i
morti in Italia nel 2000 a causa delle emissioni stradali di polveri sottili
(PM10).
In Europa i
morti di tumore causati da traffico veicolare son stati stimati in circa 85.000
l'anno.
*
L'interruzione
della continuita'
L'urbanizzazione,
intendendo con essa anche la infrastrutturazione, incide sui sistemi naturali
non solamente attraverso l'occupazione diretta di suolo per la costruzione ma
anche e principalmente attraverso il loro frazionamento.
Ad esempio in
Italia la superficie urbanizzata (edifici, infrastrutture etc) e' pari al 7%
del totale. Tale superficie pero' non e' concentrata in determinate aree ma
distribuita in maniera indifferenziata ha interrotto la continuita' dell'unita'
di paesaggio, ha frazionato i sistemi, indebolendoli, marginalizzandoli,
degradandoli, fino a passare, negli ultimi quaranta anni, da una condizione in
cui gli insediamenti erano situati all'interno delle aree naturali o agricole
ad una condizione inversa in cui le aree naturali ed agricole sono localizzate
all'interno di un continuo costruito.
Il 7% di
superficie occupata da urbanizzato ha fatto si' che solo 347 siano gli areali
superiori a 100 kmq non interessati da viabilita' di media e alto scorrimento
(senza considerare la piccola viabilita'), solo 978 gli areali superiori a 100l
mq non interessati da centri urbani (senza considerare case sparse e piccoli
nuclei), che solo 289 siano le "aree selvagge" superiori a 20 kmq,
che solo 7 siano gli ambiti costieri liberi da edificato superiori a 20 km
lineari di costa.
Ma la
capacita' destrutturante delle infrastrutture necessarie non e' esclusivamente
addebitabile all'occupazione diretta dei suoli e alla frammentazione dello
spazio naturale: un'onda alterante infatti accompagna e precede l'insediamento.
Effetti connessi allo svolgimento di attivita' (rumore, inquinamento
atmosferico) ma anche effetti connessi alla gestione dei terreni (terreni in
attesa di essere edificati, terreni sottoutilizzati, asserviti
all'insediamento, depositi etc).
Un'onda che ha
una superficie ben piu' estesa di quella fisicamente interessata dagli
insediamenti, che ha una enorme capacita' a trasformare i contesti interessati.
Negli Stati
Uniti 6,2 ml di km di strade pubbliche coprono circe l'1% della superficie del
paese ma l'impatto stimato sulla fauna da parte della rete interessa il 20% del
territorio.
*
La finta
ricerca dell'efficienza
Nel 1973
un'auto prodotta negli Usa mediamente con un litro percorreva 5,6 km; nel 1986
con un litro 11,5 km. Un notevole miglioramento derivato dall'attenzione posta
in quegli anni ai consumi di benzina ma ancora molto lontano e dalle
prestazioni europee e dalle capacita' tecnologiche disponibili.
Sono stati
infatti predisposti negli anni Ottanta alcuni modelli con una elevata
efficienza energetica: Renault 50 km con un litro velocita' 130 Km/h; Volvo e
Peugeot 4-5 posti rispettivamente 50 e 28 km con un litro. Il primo si trova al
Museo della Scienza di Parigi e nessuno dei tre e' mai stato messo in
produzione.
Appare
evidente che le attuali auto non sono progettate per trasportare le persone in
maniera efficiente. A parte il rapporto trasportato/mezzo, che fa si' che il
peso del primo sia abitualmente 1/10 del secondo, ma l'80-85% dell'energia
contenuta nel carburante e' gia' sprecata prima di raggiungere la ruota; solo
1/6 dell'energia del carburante che raggiunge le ruote e' utilizzate per
muovere l'abitacolo. Peso eccessivo, grandi dimensioni, motori potenti che
funzionano molto lontano dalla loro ottimale efficienza.
Dell'energia
del carburante nel traffico cittadino 1/3 riscalda l'aria, 1/3 riscalda i
copertoni e il rivestimento stradale, 1/3 riscalda i freni.
Con adeguati
materiali una auto di 4-5 posti potrebbe arrivare a pesare solo 400 kg (3-4
volte in meno di un'auto); come "Ultralite" della GM: 0-100 km/h in 8
secondi, 111 cv, del 1991, non in produzione.
Vi sono
soluzioni di veicoli con celle a combustibile a idrogeno che emettono 70 gr di
CO2 a km, motori ibridi con il recupero elettrico dell'energia frenante che
permettono di arrivare a consumi prossimi ai 2 litri ogni 100 km; alcune
ricerche hanno portato a consumi di 0,4-1,6 litri ogni 100 km (250-62,5 km con
un litro) come ad esempio l'"Autoibrida" a due posti costruita nel
1994 dall'Universita' di Western Washington o l'auto ibrida a quattro posti
della "Esoco", piccola ditta svizzera, che fa 100 km con 2,1 litri.
Eppure la GM
nel 2001 ha comprato un brevetto di un'auto elettrica da una ditta europea con
l'accordo di commercializzarla e dopo solo un anno ha abbandonato il programma
nonostante l'auto avesse un'elevata efficienza e rispondesse adeguatamente alle
richieste. La motivazione ufficiale e' che non riusciva a venderla; ma la GM
non si e' peritata di fare un'adeguata comunicazione ed ha mantenuto dei prezzi
elevatissimi. Perche' allora l'ha comprata? La rincorsa delle grandi
produttrici di autoveicoli e' quella di comprare qualunque soluzione che possa
incidere sul proprio mercato di auto e benzina cosi' da evitare ogni forma di
concorrenza alle soluzioni che bruciano benzina e gasolio e consumano ferro.
La ricerca di
soluzioni non ha senso in quanto le soluzioni tecniche sono gia' state trovate;
e' che non possono e non vogliono essere praticate da chi fa la propria
ricchezza su auto che servono solo a consumare benzina, che riscaldano il mondo
e che durano cosi' poco da permettere il continuo aumento della produzione e
della concentrazione della ricchezza.
*
Il grande
business e' il grande amore
L'automobile
e' il piu' grande affare planetario (dopo la Borsa), e' la merce che provoca
piu' danni nell'ambiente ma e' anche aspirazione, oggetto di conversazione e di
soddisfacimento di gran parte dell'umanita'.
L'automobile
e' la dimostrazione di come un oggetto imposto possa essere il grande amore
della vita. Come nei matrimoni combinati per essere felici, veramente felici,
basta accettare il proprio ruolo.
Da stime il
valore complessivo degli autoveicoli circolanti nel mondo ammonta a circa
quindicimila miliardi di euro (15.000.000.000.000); ogni anno sono circa 2.100
miliardi di euro i costi sostenuti dai proprietari per utilizzare gli
autoveicoli, 1.100 miliardi di euro i costi a carico di chi non guida (solo in
Europa, Giappone e Usa) e 2.200 miliardi di euro l'importo del rinnovo del
parco esistente.
Un affare da
circa cinquemilacinquecento miliardi di euro (5.500.000.000.000) annui gestiti
per la quasi totalita' da pochi soggetti (meno di due dozzine di compagnie
petrolifere, produttrici di autoveicoli e assicurative).
La presenza
degli autoveicoli, al di la' delle cifre, permea l'intera societa'. Se ad
esempio la pubblicita' e' una promozione del prodotto e' anche il mezzo per
sostenere una rivista e su quasi tutte le riviste non specializzate in Italia
la pubblicita' degli autoveicoli e' intorno al 4% delle pagine occupate dalla
comunicazione commerciale. Il 4% costante indirizza la linea culturale di una
rivista su temi specifici quali ad esempio innovazione tecnologica, infrastrutture,
sviluppo, afferenti al settore automobilistico.
In numerose
riviste alle quattro pagine complete di promozione di auto, che sono una
costante vanno aggiunte le pubblicita' indirette (la presenza di autoveicoli
nella promozione di altre merci, nell'illustrazione di articoli) e la
pubblicita' sotto forma di inchieste o analisi delle merci (schede autoveicoli,
presentazioni di innovazioni tecniche etc.) che rendono la presenza piu' estesa
e permeante.
Eppure
nonostante il tempo in auto per ragioni di lavoro sia in continua crescita,
l'uso dell'autoveicolo e' connesso per gran parte ai divertimenti. Nei paesi
ricchi piu' del 50% dei chilometri degli autoveicoli privati non commerciali
viene percorso per vacanze o comunque svago, e sembra che la mancanza di tale
strumento darebbe una sensazione di limitazione insostenibile proprio nel tempo
libero. Stare fermi per ore ai caselli, passare ore in auto, andare in luoghi
in cui vi sono auto, non produce fastidio o almeno non produce tanto fastidio
da cambiare comportamenti.
Ma
l'innamoramento e' il mezzo per aumentare le vendite, per cambiare modelli, per
essere maggiormente presenti; nessun uomo ragionevole destinerebbe tanta
attenzione, fatica, desiderio, a fronte di fastidi e danni, se non fosse
innamorato.
Ed al
mantenimento di questa passione sono attenti i produttori di autoveicoli che
dietro le immagini accattivanti delle merci nascondono interessi, tragedie,
danni ambientali.
*
L'offerta del
mercato
Attualmente in
Italia sono commercializzati 68 marche, 280 modelli, 2.500 versioni di
autoveicoli non commerciali.
L'autoveicolo
piu' economico e' venduto a 7.951,00 euro (a tutti i prezzi seguenti vanno
aggiunti i dazi doganali e completamenti di alcune imposte per cui risultano
indicativi).
Sotto i 10.000,00
euro vi sono 45 versione (quasi tutte superiori ai 9.000,00 euro), sotto i
20.000,00 euro 755 versioni, tra i 50.000,00 e i 100.000,00 euro 174 versioni;
sopra i 100.000,00 euro 40 versioni (di cui 7 sopra i 200.000,00 euro e 7 sopra
i 300.000,00 euro), il piu' caro 357.628,00 euro.
La fascia con
maggiore numero di versioni, 1.486, e' quella tra i 20.000,00 e i 50.000,00
euro. Supponendo che lo stipendio di un professore di ruolo (ci si puo'
diventare dopo minimo una decina di anni di precariato, una laurea, una
abilitazione e diverse specializzazioni attraverso concorsi) si aggira intorno
ai 1.000,00 euro e' evidente che la maggiore domanda di autoveicoli non e'
espressa dai docenti.
Le versioni
con cilindrate sotto i 1.500 cc sono 456, tra i 1.500 e i 2.300 cc sono 1.424
versioni, sopra i 2.300 cc 620 versioni. Garantendo una cilindrata 1.500 cc
prestazioni e comfort elevati e' evidente che la maggior parte degli
autoveicoli vende prestazioni inutilmente sovradimensionate e ambientalmente
deleterie (nel ciclo urbano un veicolo di 2.800 cc consuma per 100 km 14 litri
di carburante mentre un veicolo di 700 cc la meta').
Nessun
autoveicolo e' venduto con velocita' massima inferiore ai 130 km/h; 688
versioni hanno una velocita' massima dichiarata sotto i 180 km/h (solo una
ventina 130 km/h); 1.655 modelli tra i 180 e i 250 km/h; 157 modelli con
velocita' massima sopra i 250 km/h: cio' evidenzia come tutta la produzione sia
abbondantemente fuori legge.
Interpretando
al meglio i caratteri della societa' dei consumi i modelli delle auto sono
numerosissimi ma anche molto simili. Vi e' una finta concorrenza tra le diverse
aziende; in realta' tutti i modelli sono accorpabili in classi a cui
corrispondono medesime caratteristiche e medesimi prezzi.
Come per tutto
il mercato globale, ad una apparente concorrenzialita' delle merci corrisponde
una uniformita' nelle soluzioni e nelle proposte. Assenti o inavvicinabili
soluzioni effettivamente alternative.
I 4 modelli
elettrici venduti hanno costi variabili tra i 13.500,00 e i 24.900,00 euro, e
dei 4 modelli di microvetture solo 2 costano meno dell'autoveicolo piu'
economico, mentre il prezzo medio si attesta intorno ai 10.500,00 euro (ovvero
quanto una auto 1.200 di cilindrata a 5 porte).
I costi
dell'autoveicolo non sono comunque connessi solo con l'acquisto; il costo medio
annuale per possedere e usare una vettura e' in Italia di 3.500,00 euro, con
variazioni tra un minimo di 2.000,00 euro per chi percorre 5.000 km e 5.000,00
euroo per chi percorre 30.000 km e oltre.
A questi vanno
aggiunti i costi di ammortamento dell'acquisto e di svalutazione
dell'autoveicolo, elemento questo che indica piu' di ogni altro la grande
rapina cui si sottopongono gli individui.
Una utilitaria
nel primo semestre dopo l'acquisto perde un valore tendente al 30% del suo
prezzo di acquisto, in un anno supera il 30% (fino ad arrivare in alcuni casi
al 40%); dopo quattro anni il suo prezzo di mercato puo' essere ridotto del 62%
rispetto a quello di acquisto. Tutto cio' facilitato dalla continua sostituzione
di modelli che svalutano i precedenti e dalla lontananza dei prezzi dai costi
ambientali e dal valore d'uso della merce.
*
Il parco
veicoli in Italia
Nel 2000 sono
circolanti in Italia circa 32,5 milioni di autoveicoli; 56,5 auto per ogni 100
abitanti (65 auto ogni 100 abitanti a Napoli e Torino, 66 a Milano, 67 a Roma).
Il secondo paese del mondo dopo gli Usa.
Il 49% delle
autovetture e' immatricolato dopo il 1993 (ha quindi meno di sette anni).
Nel 1971 in
Italia circolavano 11.307.090 veicoli (20,9 auto per ogni 100 abitanti): 1/3 di
quelli circolanti nel 1999.
Dal 1997 al
2000 ogni anno sono stati immatricolati circa 2.300.000 veicoli (4 su 100
abitanti): ogni 4 anni il 14% degli italiani ha comprato un autoveicolo nuovo.
La presenza di
un parco veicolare cosi' consistente si risente anche in termini di occupazione
di suolo: a Napoli vi sono 5.543 autoveicoli per kmq a Milano 4732. Immaginando
che la superficie stradale veicolabile urbana si aggiri intorno al 20% ci
sarebbero al massimo 200.000 mq disponibili di cui 55.000 mq gia' occupati da
auto in sosta. Si puo' immaginare quale siano le enormi necessita' di spazio
per parcheggi (abitazione, lavoro, acquisti) e movimentazione di ciascuna auto
e come siano incompatibili non solo con l'attuale struttura urbana ma con
qualunque ipotesi ragionevole di citta'.
*
Il
rafforzamento del modello
Se in Cina vi
fosse lo stesso uso dell'auto attuato negli Stati Uniti d'America, ogni anno vi
sarebbero 1 miliardo di tonnellate di CO2 di emissioni.
Ma questa
preoccupazione non si legge nell'azione delle amministrazioni. Anzi si
susseguono sovvenzioni e stimoli per la vendita di autoveicoli a paesi in cui
la mobilita' non era basata sul vettore gomme individuale.
Per il 2010 si
prevede in Europa l'aumento della mobilita' passeggeri del 24% e del trasporto
merci del 38% con un connesso aumento del consumo energetico tale da ipotizzare
l'aumento del contributo totale alle emissioni di gas serra dall'odierno 28% al
50%.
L'ipotesi
perseguita in Italia e' quello di costruire circa 2.000 km di nuove autostrade
per un investimento di circa 50 miliardi di euro e di completare il progetto
dell'alta velocita' ferroviaria per circa 23 miliardi di euro.
Per quanto
riguarda le aree urbane la pedonalizzazione e la limitazione del traffico per
parti di essa ha un andamento discordante. Ad un aumento della superficie tra
il 1997 e il 2000 nei capoluogo di provincia del 28% si e' riscontrata una
concentrazione di tali superfici in alcuni comuni (Roma, Napoli, Torino) e una
risposta assolutamente negativa in altre citta' con l'eliminazione di aree gia'
definite (per esempio Bologna) o comunque con l'abbandono dell'intento.
Tendenzialmente
e' leggibile un disinteresse generalizzato rispetto agli anni passati nei
confronti di soluzioni di questo tipo.
In Italia il
progetto del Ponte sullo Stretto e' la realizzazione di una politica che
sostiene la mobilita' su gomma anche dove non ha senso che esista e dove
sussistono soluzioni di cabotaggio che con poco potrebbero essere molto piu' efficienti.
*
I limiti
dell'attuale proposizione
E' difficile
incontrare qualcuno che dichiari il proprio piacere a stare delle ore in auto o
che non riesca a rendersi conto degli effettivi danni prodotti alla salute
dell'uomo e alle condizioni dell'ambiente da parte del sistema della mobilita'
cosi' come oggi impostato.
E' altrettanto
difficile imbattersi in amministrazioni che non abbiano messo al centro del
loro interesse la gestione della mobilita'. E questo in tutti i paesi, anche in
quelli dove l'azione regolamentativa delle amministrazione non viene
esercitata.
Molte sono le
soluzioni proposte: da quelle esclusivamente volte all'aumento dell'efficienza
dei veicoli, da quelle che interessano le modalita' insediative, dalla maggiore
infrastrutturazione ed uso dei mezzi pubblici fino a soluzioni di entita'
minore di auto comuni, taxi collettivi etc.
Le soluzioni
ci sono, le volonta' sono dichiarate, non dovrebbe esserci piu' il problema. In
realta' la questione della mobilita' non e' risolvibile sulla base delle
condizioni date. Essa anzi e' il caso forse di maggiore evidenza della
complessita' del modello.
Gran parte di
coloro che usano gli autoveicoli, e soffrono delle condizioni di inquinamento,
desidera l'autoveicolo, prova soddisfazione ad ottenere un veicolo di moda
anche quando questo e' piu' inquinante. Non e' un caso ad esempio che l'aumento
del consumo energetico nel settore automobilistico registrato recentemente
negli Stati Uniti d'America derivi proprio dalla crescente vendita della
tipologia di vetture "monovolume" e fuoristrada (risultate le piu'
vendute) tipologia che di fatto ha neutralizzato i miglioramenti in termini di
efficienza energetica ottenuti nel decennio precedente.
Si e' di
fronte a delle vittime che sono anche carnefici, oltre che degli altri anche di
loro stessi. Vittime-carnefici che utilizzano gli autoveicoli oltre la logica e
contribuiscono attivamente alla dipendenza da questo sistema di trasporto.
La stessa casa
in campagna e' il sistema di maggiore asservimento al veicolo in quanto, a
parita' di relazioni, rende impossibile ogni altra forma di collegamento se non
quella privata su gomma.
Gran parte
delle amministrazioni ha consapevolezza del problema ma continua a sostenere il
sistema della mobilita' su gomma. La Banca Mondiale, che dovrebbe avere
conoscenza e coscienza degli effetti ambientali e sociali della mobilita'
privata su gomma, dal 1997 al 1999 ha destinato i suoi prestiti afferenti la
mobilita' per il 63% ad opere autostradali.
La politica di
gran parte dei paesi e' volta all'aumento delle infrastrutture stradali ed alla
riduzione di quelle ferroviarie che sarebbero una valida alternativa al
trasporto privato.
Cosi' dalla
meta' degli anni Ottanta alla meta' degli anni Novanta la rete stradale degli
Stati Uniti d'America e del Giappone e' aumentata del 2% mentre quella
ferroviaria e' diminuita rispettivamente del 28% e del 12%. Questo partendo da
uno sviluppo della rete ferroviaria rispettivamente circa 35 e 100 volte
inferiore a quella stradale.
L'uso degli
autoveicoli e' motivato dall'uso della benzina e questo non soltanto e'
sostenuto dai petrolieri e dall'industria delle automobili ma non e'
contrastato dai governi sia per la loro disponibilita' nei confronti dei poteri
forti sia per l'interesse che hanno nella vendita della benzina. In Inghilterra
l'imposta sulla benzina e' del 76% del prezzo, in Francia del 69%, in Italia
del 64%, in Brasile del 65% etc.
Gli stati
attraverso il meccanismo delle imposte potrebbero avviare un'azione atta alla
riduzione degli inquinamenti e dei consumi con una politica dei prezzi o
impegnando queste entrate in opere di riqualificazione ambientale, in mobilita'
pubblica, nella prefigurazione di soluzioni alternative; ma cio' ridurrebbe le
entrate.
Di fatto anche
le amministrazione meno colluse divengono alleate dei petrolieri invece che
regolatrici dei loro interessi.
Ben diverse
sono le situazioni degli Stati Uniti (25%) o Indonesia (0%) dove lo stato
esercita minimamente o non esercita affatto un'azione regolamentativa degli
interessi privati.
L'azione di
stimolo alle amministrazioni deve dunque fare i conti con gli interessi dei
pochi e con il piacere dei tanti. Sono pochissime le amministrazioni che sono
riuscite a sostenere modelli di mobilita' diversa ma quando cio' e' avvenuto vi
e' sempre stata una modificazione di comportamenti alla base delle soluzioni
praticate.
Ma il
problema, a ben guardare, e' anche quello di una cultura fondata sul progresso
e sullo sviluppo, che vede nell'autoveicolo un simbolo indiscutibile, una merce
fondamentale e uno strumento di appagamento, che non solo permea la societa'
occidentale ma che e' utilizzata per l'espansione del suo mercato.
Proprio in
questo si incentra l'interesse del miglioramento delle prestazioni ambientali
degli autoveicoli (dei rimanenti vettori non se ne discute proprio).
Ma la maggiore
efficienza delle soluzioni attuate non consente comunque di garantire un
ulteriore incremento delle quantita'. Ad esempio attraverso l'uso di nuove
tecnologie, ed in particolare la catalizzazione, in Europa si e' riusciti a
ridurre le emissioni di Nox del 22% rispetto al 1990 e di CO del 38% ma non si
e' riusciti a contenere le emissioni di CO2 che sono aumentate in relazione
all'aumento del volume di traffico e dei consumi energetici del settore. L'efficienza
ambientale si ottiene solo agendo contemporaneamente nella riduzione del numero
degli autoveicoli, nell'allungamento della durata di uso, nella riduzione dei
chilometri percorsi e nell'aumento dell'efficienza tecnologica. Ogni soluzione
che si interessi esclusivamente di quest'ultimo tema e' parziale, non
risolutiva ed atta a garantire esclusivamente nuovi mercati industriali.
In sintesi non
e' possibile immaginare che si possa continuare sulla strada di questo modello
(ognuno la sua macchina a chilometraggio prestazioni, dimensioni, cilindrata
illimitati, con un modello nuovo ogni due anni) solo aumentando l'efficienza
dei prodotti.
*
Le soluzioni
proposte, le alternative praticate
Nei paesi
socialisti prima degli anni Novanta la soluzione praticata al problema della
mobilita' e' stata quella del trasporto pubblico. Questa soluzione ha
funzionato per la possibilita' sia di mantenere sotto controllo il mercato
delle auto sia di gestire le localizzazioni degli insediamenti.
Nei paesi
occidentali il trasporto pubblico non inserendosi in un sistema completamente
gestito non e' riuscito a sostituirsi a quello privato, anzi quasi sempre da
esso e' stato soffocato.
Dalla fine
degli anni Ottanta e' pero' cresciuta all'interno della popolazione, in particolare
europea, un crescente fastidio alla sudditanza al trasporto individuale su
gomma ed una crescente ricerca di soluzioni alternative siano esse programmate
dall'amministrazione siano esse ritrovate individualmente.
In alcuni
paesi del nord Europa si e' mantenuta anche negli anni culturalmente piu' bui
la struttura del trasporto pubblico e l'abitudine all'uso della bicicletta, in
altri si sono riprese alcune modalita' di trasporto che erano state
abbandonate.
Le
amministrazioni possono operare grandemente mantenendo una rete di trasporto
pubblico funzionante sia extraurbana sia urbana non cercando le grandi opere
(metropolitane etc.) che hanno costi elevatissimi ma applicando misure che
riducano lo spazio al trasporto privato su gomma in superficie e favoriscano
altri vettori. Una linea di mezzi pubblici anche su gomma su corsia
preferenziale riesce a captare un numero elevatissimo di persone se ben
posizionata con costi infinitamente inferiori a quelli di una metropolitana.
Vi sono anche
iniziative che hanno attualmente un valore sperimentale ma che mantengono il
senso di una alternativa: Taxi collettivo: piccoli mezzi pubblici 10-12 utenti,
con costo di biglietto inferiore a quello del taxi e superiore a quello
dell'autobus, con linee flessibili da personalizzare sulla necessita' degli
utenti (con supporto telematico), soluzione differenziata su percorsi
prestabiliti, a destinazioni comuni e origine differenziata (o inverso) od
altro; Car sharing: multiproprieta' autovettura destinata ad essere usata da piu'
persone; un parco automobili coordinato da un operatore che gestisce ed una
prenotazione per uso; oggi vi sono 100.000 associati a 40 organizzazioni in 230
citta' (Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi), 510.000 km annui risparmiati
di percorrenza; Mobility manager: gestione organica dei flussi e dei mezzi
delle grandi aziende e uffici pubblici.
Ma vi sono
soluzioni intraprese dai cittadini, indipendentemente dall'amministrazione, che
vanno capite, interpretate e sostenute con agevolazioni, come, per esempio
l'uso delle biciclette. Non e' possibile imporlo ma sicuramente e' possibile
facilitarlo, come lo stesso uso dei motocicli, che se praticato con mezzi non
inquinanti ha una capacita' di migliorare le condizioni del traffico mantenendo
il carattere di individualita' del trasporto.
*
I nodi da
risolvere
-
L'accessibilita'. L'attuale sistema di mobilita' fondato sull'autoveicolo
riduce l'accessibilita' ai servizi. Attraverso la disgregazione degli
insediamenti, resa possibile proprio dalla disponibilita' degli autoveicoli, si
rende impossibile raggiungere i luoghi che compongono gli insediamenti da parte
di coloro i quali non possiedono o non vogliono utilizzare l'auto. Cosi' mentre
in passato ciascun cittadino aveva ugualmente la possibilita' di raggiungere
cio' che gli serviva, oggi si sono create due categorie: una, quella
numericamente preminente: gli automobilisti; ed un'altra: coloro che non
vogliono o non hanno gli autoveicoli, che soffrono dell'handicap della
irraggiungibilita' di alcuni servizi primari (negozi, servizi, etc. sempre piu'
localizzati in un'ottica di accessibilita' veicolare). Quindi se questa
condizione dovesse esser mantenuta vi dovrebbe essere un servizio gratuito con
autista per coloro che non vogliono/non possono avere autoveicoli.
- Equita'. In
questo la societa' gia' parte iniqua diversificando le possibilita' di
benessere in ragione dell'asservimento ad uno strumento. Ma diventa ancora piu'
iniqua nel far si' che sia definito necessario uno strumento, l'autoveicolo,
che ha un costo di manutenzione e di acquisto elevato e che incide notevolmente
sulle disponibilita' economiche delle famiglie. Quindi se dovesse essere
mantenuto questo criterio vi dovrebbe essere un servizio che garantisse un'auto
gratuita in proprieta' per coloro che ne facciano esplicita richiesta.
- Salute. Gli
autoveicoli a motore fanno male. Comportandoci con le stesse modalita' bigotte
attuate negli Stati Uniti, non dovrebbero essere utilizzati pubblicamente per
non essere da "cattivo esempio" (come l'alcol). Dovrebbero essere
consumati in appositi locali onde non danneggiare gli altri (come le
sigarette), dovrebbero avere scritte tipo "nuoce gravemente alla
salute", "si sconsiglia l'uso ai minorenni", "non usare nei
luoghi pubblici". Quindi, volendo continuare a percorrere questa strada,
l'autovettura dovrebbe essere accompagnata da una serie di indicazioni tendenti
a ridurne i disastrosi effetti ambientali e sociali.
*
La soluzione:
non muovere, non muoversi
Non muovere
merci: scegliere le merci che provengono da luoghi prossimi, evitare di
consumare alimenti esotici che necessitano di lunghi trasporti. Prima tra
tutto: non muovere gli autoveicoli per muovere se stessi.
Non muoversi:
selezionare le cose da fare, dare valore agli spostamenti, non fare spostamenti
inutili.
Rallentare:
dare tempo agli spostamenti, non cercare di ridurne i tempi prendendo mezzi
piu' rapidi.
*
L'incredibile
cecita' di una cultura produttiva
La vicenda
della ristrutturazione della maggiore industria automobilistica italiana e'
rappresentativa della contemporanea incapacita' a proporre soluzioni ed
evidenziare limiti da parte di quei soggetti che tradizionalmente "si sono
fatti interpreti" della proposizione.
La Fiat auto
e' stata acquisita dalla GM che entrera' in campo quando la Fiat avra'
eliminato quelle parti della sua produzione che non interessano e quelle che
potrebbero essere delle rogne. La GM compra la Fiat per acquisire un mercato,
quello italiano, e per concentrare la produzione nei luoghi piu' convenienti e
non necessariamente negli attuali luoghi Fiat. Questa strategia e' nota alla
Fiat che ha operato alla stessa maniera con Innocenti, Lancia, Alfa Romeo, OM,
ed altro.
In questo
processo possono essere convenienti ma non indispensabili gli aiuti dello
stato; nell'epoca della globalizzazione i palliativi statali non sono ricercati
perche', seppur minimamente, pongono condizioni ad un processo che risulta
maggiormente efficace tanto piu' drastico, rapido e cruento si manifesta.
In questo
contesto, molto malamente analizzato dai maggiori sindacati, lo slogan
condiviso e' che in Italia si producono circa 1.200.000 autoveicoli e che
dunque si debba mantenere questa produzione per mantenere l'occupazione
connessa. Non si considera che produzione ed occupazione non sono piu' direttamente
collegate (lo stesso numero di autoveicoli aveva bisogno di circa quattro volte
l'attuale personale solo negli anni Settanta), e ancora piu' grave non si
considera che se il mercato degli autoveicoli non fosse alterato dalla
speculazione non vi sarebbe assolutamente bisogno di 1.200.000 autoveicoli
l'anno.
Si dovrebbe
partire dal numero ragionevolmente utile di autoveicoli, cercando di allungarne
il tempo di uso, di gestirne l'intero ciclo e da li' cominciare a parlare di
addetti.
I dipendenti
Fiat sono 28.450, con un indotto valutato variamente da 3 a 5 volte tanto. Si
parla quindi di circa 140.000 addetti. Se le macchine necessarie fossero la
meta', gli addetti in eccedenza sarebbero complessivamente 70.000. Avremmo
tolto dall'autostrada migliaia di Tir, avremmo ridotto il consumo di acqua e di
energia, avremmo ridotto una quantita' spaventosa di inquinamenti, avremmo
aumentato la disponibilita' economica delle famiglie, avremmo ridotto i
significativi profitti di alcuni gruppi internazionali (benzine, auto,
assicurazioni, etc).
Aziende
agricole, forestazioni, cabotaggio, gestione delle citta' urbane, opere di
manutenzione del territorio, altre produzioni manifatturiere, sono tutti ambiti
di attivita' in cui si puo' operare con quei settantamila ed in cui il
richiamato intervento dello stato puo' essere piu' efficace del mantenimento di
una produzione che non serve se non a chi accumula denaro con essa.
*
Velocita' di
spostamenti e omogeneizzazione del mondo
Centinaia di
milioni di persone si muovono ogni anno per trascorrere le proprie ferie in
posti diversi da quelli dove risiedono. Le compagnie di turismo organizzano
viaggi in localita' "selvagge" predisponendo strutture consone al
mercato. Tutto cio' per osservare il mondo, ma sempre da un osservatorio
privilegiato e piu' o meno sicuro. Mai come in questo periodo i resoconti dei
viaggi sono cosi' frustranti: sempre cose diverse vissute e apprese alla stessa
maniera.
I veloci
spostamenti sono lo strumento attraverso cui si portano esperienze ed esemplificazioni
del modello occidentale che lasciano tracce indelebili della loro presenza e
della loro modalita' di esistenza nei luoghi visitati.
Le persone che
viaggiano costituiscono la domanda; l'offerta si adegua ad essa e nei casi in
cui il luogo non sia conforme alla domanda sara' adeguato attraverso la
modificazione degli insediamenti, dei processi produttivi, delle abitudini
alimentari, dei costumi, finalizzandoli al soddisfacimento del visitatore.
Il viaggiatore
costituisce un riferimento culturale, un ambasciatore di un modello che si
mostra ricco e felice e le popolazioni visitate sono stimolate a tendere nella
direzione dell'uniformazione.
Maggiore e' la
velocita', e quindi la quantita' di questo tipo di relazioni, e maggiore sara'
l'uniformita' tra i luoghi: ad una velocita' infinitamente alta
corrisponderanno luoghi infinitamente simili.
*
Alcune cose da
non fare e cercare di non far fare
- Insediamenti
Evitare case
fuori citta' quando si lavora, si compra, si incontrano gli amici, si portano a
scuola i figli ed in campagna si guarda solo la televisione (aumentano
straordinariamente il livello di mobilita' necessaria e praticamente rendono
dipendenti dalla mobilita' privata).
Opporsi al
decentramento degli uffici.
Non
frequentare ipermercati esterni al tessuto consolidato ed opporsi alla loro
creazione.
- Merci
Tenersi la
macchina vecchia o comprare macchine usate (l'incidenza dell'occupazione in
fabbrica e' limitata ma lavora di piu' il carrozziere e il meccanico).
Comprare
macchine di piccola cilindrata, efficienti, leggermente piu' piccole di quello
che potrebbero servire.
- Lavoro
Ridurre la
propria mobilita' all'indispensabile.
Dove
possibile, operare alla riconfigurazione del lavoro in ragione della riduzione
della mobilita'.
Muoversi con
mezzi pubblici, utilizzare con altri i mezzi privati.
- Turismo
Organizzare
vacanze in posti non troppo lontani (non ricercatamente lontani).
Mettere in
relazione tempi e lontananza (nel caso uno non ne possa fare a meno, alle
Bahamas ci va per due mesi, "fuori porta" per una giornata).
Dare tempo
alla comprensione dei luoghi (no turismo sintetico, si' permanenza prolungata).
- Abitudini
Porsi dei
limiti (anche solo di riferimento) ai chilometri da percorrere con gli
autoveicoli.
Muoversi di
meno, trovare gusto nello stare, adeguare i posti dove uno risiede.
Muoversi a
piedi, in bici, con mezzi che non consumino energia.
Utilizzare, se
serve, tutti i mezzi disponibili e piu' convenienti allo spostamento (auto fino
al mezzo pubblico, poi mezzo pubblico, poi bici).
Trovare mezzi
di trasporto privato alternativi (anche moto, se piccole-medie cilindrate,
efficienti ambientalmente).
Muoversi con i
treni, le navi (da preferire comunque ad aerei e autovetture: minore efficienza
ambientale, maggiore impatto culturale).
*
Questo
volantone e' stato realizzato da Adriano Paolella e Zelinda Carloni. Per
contattarli via e-mail, scrivete a antiglo@email.it
Questo
volantone e' il quinto di una serie - tutta curata da Adriano e Zelinda -
iniziata con "Globalizzazione - Idee per capire, vivere ed opporsi al
nuovo modello di profitto", uscito nel n. 274 (estate 2001) in versione
bilingue (italiano ed inglese) in coincidenza con la mobilitazione a Genova
contro il G8. Nel novembre 2001 e' poi seguito "Le strategie della fame",
supplemento al n. 276, realizzato in vista del vertice di Roma (poi rimandato)
della Fao. Nel marzo del 2002 e' stato pubblicato il terzo, "Riscaldamento
globale e controllo sociale", come supplemento al n. 279. Nell'estate 2002
e' stato pubblicato il quarto, "Il controllo delle risorse", come
supplemento al n. 283. Ne sono previsti altri, in un prossimo futuro. Chi
volesse ricevere copie singole e/o per la diffusione, ci contatti per
conoscerne disponibilita' e prezzi.
Questo
volantone esce come supplemento al n. 286 (dicembre 2002) della rivista mensile
anarchica "A". "A" esce regolarmente 9 volte l'anno dal
febbraio 1971. Non esce nei mesi di gennaio, agosto e settembre. E' in vendita
per abbonamento postale, in numerose librerie e presso centri sociali, circoli
anarchici, botteghe ecc. Se ne vuoi una copia/saggio, chiedicela. Siamo alla
ricerca di nuovi diffusori. Per qualsiasi informazione...: Editrice A, cas.
post. 17120, 20170 Milano, tel. (+ 39) 022896627, fax (+ 39) 0228001271.
e-mail: arivista@tin.it, sito: www.anarca-bolo.ch/a-rivista e anche
www.arivista.org, conto corrente postale 12552204, conto corrente bancario n.
107397 presso Banca Etica filiale di Milano (Abi 05018, Cab 01600).