CHARLES C.
WALKER: MANUALE PER L'AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA
[Riproponiamo
questo vecchio ma sempre utile manuale, riprendendolo dall'edizione italiana
rivista e integrata a cura del Movimento Nonviolento: Charles C. Walker,
Manuale per l'azione diretta nonviolenta, Edizioni del Movimento Nonviolento,
Perugia 1982 (l'edizione originale edita dalla War Resisters' International e'
del 1961, Charles C. Walker era allora direttore del Laboratorio della
nonviolenza di Cheney, Pa, Usa). L'opuscolo integrale (noi qui presentiamo
solo la parte del manuale di Walker
vero e proprio, l'opuscolo presenta anche altri utili materiali) puo' essere
richiesto al Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax 0458009212, e-mail: azionenonviolenta@sis.it, sito:
www.nonviolenti.org]
Introduzione
[dell'edizione italiana]
Questo manuale
non e' un'opera definitiva che esaurisca ogni aspetto dell'azione diretta
nonviolenta (non fosse altro, va ricordato che siamo ancora nell'infanzia di
questo metodo; ma dice peraltro Capitini: "La ragione, messa al servizio
dell'orientamento nonviolento, escogitera' mille altre cose"). Non si
presume ne' che tutte le forme dell'azione nonviolenta debbano essere quelle
secondo i modelli qui esposti a grandi linee, ne' che tutti i suoi suggerimenti
siano applicabili a qualsivoglia situazione. Senza pensare quindi ad una sorta
di ricettario bell'e pronto e sicuro per ogni evenienza, questo lavoro va
inteso come semplice guida e aiuto per coloro che vengono trovando nella nonviolenza
il principio ideale e lo strumento pratico nella doverosa indispensabile lotta
per la pace e la giustizia sociale - di la' dall'indifferenza e dall'inerzia
degli uni, o gli orrori e le follie della violenza "giusta" degli
altri.
Va di contro
notato che il manuale include aspetti che ogni buon organizzatore saprebbe
d'ordinario prevedere e fronteggiare da se', senza bisogno di richiamarli
esplicitamente; ma tali considerazioni dettagliate possono avere tuttavia la
loro utilita', perche' talvolta si tende a trascurarle, o perche' riguardano
problemi peculiari al metodo di azione nonviolenta, o anche perche' molti
militanti nonviolenti sono giovani e inesperti.
Un indubbio
valore di questo manuale e' che esso promuove la democrazia di base. Il
dirigente che, tutto solo, intende le dinamiche di una lotta e sa le tecniche
per condurla, dispone di un monopolio del potere. Il potere deriva a coloro che
comprendono cio' che sta accadendo. Quando la conoscenza e la comprensione sono
condivise, piu' persone possono assumere una parte responsabile nelle
decisioni. Quanti credono nella democrazia di base troveranno che i
suggerimenti proposti in questo manuale aiutano a rendere un gruppo, un
movimento, piu' democratico ed i suoi partecipanti piu' responsabili.
Anche a questo
riguardo vale sottolineare che, se gli aspetti organizzativi sono nel manuale
molto accentuati, essi devono sempre venir considerati nel quadro d'insieme,
assegnando loro un posto subordinato rispetto ai valori e obiettivi basilari
dell'agire nonviolento.
*
Sommario del
Manuale per l'azione diretta nonviolenta
I.
Preparazione.
II. Lancio di
un programma costruttivo.
III. Aspetti
generali del metodo.
IV.
L'addestramento.
V. Il piano
dell'azione.
VI. I
preparativi dell'azione.
VII. Studio
della situazione legale.
VIII. Messa a
punto di una disciplina collettiva.
IX. Sviluppo
di una campagna di propaganda.
X. Raduno dei
partecipanti.
XI. Inizio
dell'azione.
XII. Come
fronteggiare le rappresaglie.
XIII.
Mantenere la vitalita' del movimento.
XIV. I dirigenti.
XV. Quando la
lotta si prolunga.
*
Sezione I.
Preparazione
A. Scegliere e
presentare chiaramente gli obiettivi, come ad esempio:
1. Mettere in
risalto una situazione ingiusta.
2. Far uscire
da un vicolo cieco un negoziato in corso.
3. Protestare
contro un abuso.
4. Mobilitare
l'appoggio del pubblico.
5. Abolire una
palese ingiustizia.
B. Sviluppare
la volonta' di resistere
1. Diffondere
continuamente le notizie e i commenti appropriati, con un appello all'azione
immediata.
2. Analizzare
le diverse eventualita' e alternative:
a)
Inadeguatezza dei metodi impiegati finora per affrontare il problema;
b)
Possibilita' che si scateni della violenza e si determini una situazione
irrazionale o incontrollabile;
c) Le
alternative offerte da un'azione diretta nonviolenta.
3. Mettere gli
scettici e gli indifferenti di fronte al problema.
4. Esporre
alle vittime una migliore situazione (per es., i vantaggi dell'abolizione di
insediamenti e servituí militari).
5.
Intraprendere un'azione pionieristica - ad es., infrangere un divieto, ponendo
cosi' in risalto la "propaganda del fatto".
C. Mettersi in
rapporto con organizzazioni similari
1. Consultare
le organizzazioni che hanno scopi identici o affini ai tuoi, la cui base puo'
essere influenzata dalla tua azione.
2. Consultare
i gruppi alleati o simpatizzanti della zona dove avra' luogo l'azione.
3. Assicurarsi
i nomi e gli indirizzi delle persone che possono collaborare sul luogo.
4. Evitare di
diffondere dei piani definitivi d'azione; ricercare il parere e l'assistenza di
tutti ad ogni livello di sviluppo della situazione.
5. Se dei
gruppi rifiutano la loro collaborazione, adottare una politica di neutralita'
piuttosto che di ostilita'.
*
Sezione II.
Lancio di un programma costruttivo
A.
Definizione: e' un programma con cui si colpisce un male alla radice, si viene
in aiuto alle vittime, si esemplificano in atto gli atteggiamenti nonviolenti,
e si sviluppa cio' che Vinoba Bhave chiama "il potere di indipendenza del
popolo".
B. Valori
interni di un programma costruttivo:
1. Tutti si
mettono al lavoro immediatamente.
2. Aiuta i
partecipanti a comprendere meglio il problema e le sue implicazioni.
3. Fornisce un
creativo antidoto all'apatia e al risentimento.
4. Sviluppa le
qualita' necessarie alla resistenza nonviolenta: autodisciplina, perseveranza,
pazienza, fiducia in se', rispetto dell'altro, sopportazione delle fatiche,
spirito d'iniziativa, accettazione gaia della disciplina collettiva, ecc.
5. Costruisce
l'appoggio popolare.
6. Esemplifica
l'atteggiamento di servizio disinteressato alla comunita', ispirando cosi'
fiducia nel movimento e nella sua lealta'.
C. Esempi di
lavoro costruttivo in preparazione dell'azione nonviolenta:
1. Campi di
lavoro.
2.
Cooperative.
3. Assistenza
alle vittime dell'ingiustizia.
4. Opere di carita'
e assistenza a persone sofferenti o disagiate.
5. Lavoro in
enti di servizio comunitario.
6. Doposcuola.
D. Complemento
all'azione diretta
Nessuna
"bonaccia" nel movimento allorche' la campagna d'azione diretta e'
sospesa.
Dopo un
periodo di estrema tensione nervosa, risulta specialmente utile un lavoro
costruttivo, e in particolare quello implicante un lavoro fisico.
*
Sezione III.
Aspetti generali del metodo
A. Sette fasi
dell'azione diretta nonviolenta
1. Indagine.
Determinare:
a) Fatti e
atteggiamenti riguardanti il male in questione;
b) Forze
implicate nella situazione: sociali, politiche, economiche, ecc.;
c) Struttura
del potere della comunita';
d) Ruolo della
stampa, della polizia, dei dirigenti politici;
e)
Atteggiamento dei principali gruppi della comunita';
f) Situazione
legale;
g)
Responsabili delle decisioni politiche;
h) Fonti delle
voci in circolazione;
i) Fatti reali
che sottostanno a ricorrenti racconti romanzati;
j) Prossimi
passi che gli enti della comunita' e/o taluni dirigenti sono preparati a fare.
2. Negoziato:
a) Sulla base
dei fatti constatati, ricercare una politica per il cambiamento;
b) Esser certi
di trattare con coloro che hanno il potere di cambiare o influenzare la
politica in corso;
c) Utilizzare
tutte le organizzazioni disponibili nella comunita', capaci di negoziare;
d) Registrare
dettagliatamente lo sviluppo del negoziato.
3.
Mobilitazione dell'opinione pubblica:
a) Utilizzare
i grandi mezzi di informazione: radio, tv, giornali; procurare articoli,
notizie, foto, interviste;
b) Servirsi di
oratori, riunioni pubbliche e private, rappresentazioni cinematografiche e
teatrali;
c) Suscitare
discorsi e dibattiti pubblici, prediche;
d) Pubblicare
bollettini speciali, volantini, opuscoli; riprodurre articoli e discorsi;
e) Effettuare
sondaggi dell'opinione pubblica;
f) Sollecitare
dichiarazioni pubbliche di personalita' importanti, fatte a nome proprio o
dell'organizzazione alla quale appartengono;
g)
Incoraggiare l'adozione di risoluzioni di sostegno e pubblicizzarle;
h) Raccogliere
petizioni;
i) Svolgere
manifestazioni, assemblee;
j) Organizzare
rappresentanze e delegazioni;
k) Fare
appello a organizzazioni speciali: religiose, operaie, contadine, educative,
giovanili, femminili, professionali, commerciali, politiche, etniche, ecc.
l)
Intrattenere colloqui costanti con i dirigenti della comunita'.
4. Appelli
straordinari:
Appello alle
massime autorita' istituzionali, locali o nazionali. Dichiararsi disponibili ad
accettare l'arbitrato o le offerte di mediazione sia di un organismo che agisca
in nome di un ente locale o governativo, sia di un comitato apposito di
cittadini.
5. Atti di
sacrificio:
a) Un giorno o
piu' di digiuno, di preghiera;
b) Offrire una
concessione importante, qualora non costituisca una violazione di principio o
non vada sostanzialmente contro il fine perseguito;
c) Rinunciare
a onorificenze o ricompense elargite dai fautori dell'ingiustizia.
6. Ultimatum:
a) Esporre le
lagnanze precise, i precedenti tentativi di negoziato, le concessioni offerte e
l'accoglienza che fu loro riservata;
b) Poiche'
tutte le azioni anteriori non hanno dato alcun risultato o solamente causato
degli indugi o perfino rappresaglie, fissare una data limite per il
conseguimento di rivendicazioni minime;
c) Informare
per iscritto i responsabili della politica in atto; cosi' pure ogni altra
persona che possa esservi implicata.
7. Azione
diretta (vedere C qui di seguito)
Non
intraprendere l'azione diretta che come ultimo ricorso, quando tutti gli sforzi
di persuasione siano falliti, quando l'attesa mostra di far peggiorare la
situazione, e la sola alternativa sarebbe di perpetuare uno stato di cose
intollerabile.
B. Tre
avvertenze
Non rompere
mai definitivamente i negoziati:
a) Prima o poi
sara' necessario riprenderli in ogni caso;
b) I negoziatori
delle parti avverse possono vedersi l'un l'altro come esseri umani, non come
degli ostacoli o delle persone senza scrupoli che cercano soltanto il proprio
vantaggio;
c) Ciascuna
parte puo' cosi' rispondere a tono alle false voci o alle interpretazioni
inesatte circa la propria posizione;
d) Evitare i
mercanteggiamenti e le piccole controversie.
2. Tenere
costantemente al corrente della situazione quelli che parteggiano per te:
a) Far uscire
articoli e notizie nei relativi organi d'informazione, e nella stampa;
b) Tenere
riunioni periodiche;
c) Poicheí il
costo della lotta puo' essere alto e la sua durata considerevole, un appello
all'azione diretta puo' risultare efficace solo quando i partecipanti
potenziali sono, come i dirigenti, convinti che nessun'altra via onorevole puo'
essere intrapresa.
3. Cooperare
con la parte avversaria su questioni onorevoli, ad esempio unendosi ad essa in
una iniziativa a favore della comunita'.
C. Forme e
aspetti dell'azione diretta nonviolenta
1. Picchetto,
veglia in un luogo simbolico.
2. Pedinamento
(presenza insistente, anche con telefonate, per ricordare ad una persona
l'immoralita' del suo comportamento).
3. Digiuno o
sciopero della fame.
4.
Noncollaborazione (ad es. di ditte che rifiutano appalti per la costruzione o
manutenzione di centrali nucleari, o di installazioni militari).
5.
Boicottaggio.
6. Sospensione
del lavoro per un breve periodo.
7. Sciopero.
8. Sciopero a
rovescio (lavorando dove e quando non permesso).
9. Occupazione
(ad es., entrare in un luogo vietato e rifiutarsi di uscire).
10.
Disobbedienza civile (es.: rifiuto della chiamata militare, di pagare la
percentuale di tasse destinata al bilancio militare, di prestare giuramento).
11.
Migrazione.
12.
Manifestazioni varie: cortei, marce, proteste, assemblee, ecc.
D. Un insieme
di forza e di persuasione
1. L'azione
diretta nonviolenta unisce la forza sociale della protesta e della
noncollaborazione alla forza morale della sofferenza volontariamente accettata
per il bene degli altri.
2. Anche
l'azione in se' puo' essere considerata come una forma di persuasione: il suo
scopo e' di modificare le convinzioni e la volonta' della parte avversa.
*
Sezione IV.
L'addestramento
A. Studiare la
teoria e la pratica della nonviolenza.
B. Studiare
nei dettagli alcune grandi campagne nonviolente.
C. Osservare,
se possibile, un'azione diretta in atto.
D. Organizzare
delle riunioni pubbliche all'aperto (sono degli eccellenti modelli di quanto
bisognera' affrontare in seguito a piu' larga scala).
E. Organizzare
un gruppo di studio periodico, e per il quale potra' servire questo manuale.
F. Organizzare
un seminario sulla nonviolenza:
1. Esporre a
grandi linee la teoria e la pratica della nonviolenza.
2. Studiare
fotografie, diapositive o films riguardanti manifestazioni sia nonviolente sia
violente.
3. Preparare e
tenere una riunione pubblica all'aperto.
4. Eseguire la
"drammatizzazione" o "gioco dei ruoli" (sotto forma
teatrale, viene riprodotta una situazione conflittuale di idee o di interessi).
G. Badare al
buon comportamento individuale:
1. Pulizia
della persona e degli abiti.
2. Pulizia
dell'ambiente personale circostante.
3.
Puntualita'.
4. Buon umore.
5. Note
particolari:
Il gruppo
sara' accusato di esser sporco, disordinato, malfido, nevrotico, ecc.
L'abitudine a modi ordinati rafforza il rispetto di se' e quello pubblico;
b) Ad evitare
superbia o presunzione circa questa disciplina, temperarne le virtu' con
spirito umoristico.
H.
Familiarizzarsi con l'esercizio regolare della meditazione.
I. Far uso di
trattenimenti collettivi: il cantare in coro, la danza, il racconto di fatti
eroici e costruttivi, le meditazioni di gruppo, i pasti in comune.
J. Sviluppare
capacita' personali che al momento giusto saranno necessarie per il compimento
di incarichi determinati; ad es.:
1. Uso
efficace del materiale.
2. Lavori
manuali.
3.
Comunicazione verbale: facilita' di parola, resoconti, ecc.
4.
Comunicazione non verbale: il modo in cui ci si comporta, in cui si ascolta,
ecc.
5. Padronanza
di se stessi.
6.
Partecipazione ad incarichi futuri (determinazione del ruolo del partecipante;
che lo capisca bene; che sia ben disposto a compierlo, e ne sia ben capace).
K. Stabilire
diversi programmi di addestramento che possano essere adattati a bisogni,
tempi, partecipanti diversi.
L. Ammettere che
ogni addestramento di questo tipo e' provvisorio. Distinguere tra "addestramento generale" e quello
particolare che si applica a un progetto d'azione determinato.
M. Le
abitudini e le capacita' sviluppate nel condurre un lavoro costruttivo,
rafforzeranno la fiducia nel tipo di forze su cui fa assegnamento la
nonviolenza.
*
Sezione V. Il
piano di campagna dell'azione diretta
A. Scegliere
le forme appropriata di azione diretta
1. La forma
appropriata dovrebbe emergere in via naturale dalla logica della situazione e
dei sentimenti di coloro che vi sono coinvolti.
2. La forma
d'azione prescelta deve essere di fatto o potenzialmente alla portata della
comprensione e capacita' dei partecipanti.
3. Non dare
troppa importanza a considerazioni di pubblicita' (sebbene vi sia
raccomandabile ogni accorgimento - vedi al riguardo la sez. IX); assicurarsi
piuttosto che l'azione progettata rifletta realmente e debitamente le piu'
profonde verita' e sentimenti che i partecipanti vogliono comunicare.
B. Impiantare
la struttura organizzativa
1.
Determinarne la forma, quale ad es.:
a) Un gruppo
gia' esistente;
b)
Un'organizzazione apposita, composta sia di gruppi, sia di individui, sia di
entrambi;
c) La
coordinazione di piu' sforzi da condurre in comune.
2. Mettere a
punto i rapporti tra l'organizzazione e i gruppi collegati o simpatizzanti.
3. Definire
chiare linee di autorita' e di responsabilita'.
4. Stabilire
un'esatta procedura per le decisioni.
5. Nominare
dei comitati e/o dei coordinatori:
a) Comitato
direttivo, responsabile supremo;
b) Comitato
amministrativo;
c) Direttore
dei progetto;
d)
Coordinatori o comitati speciali, quali: rapporti con la comunita';
pubblicita'; lavoro d'ufficio; mezzi di trasporto; stampati, volantini, ecc.;
alloggio; cibo; finanze (v. sez. VI, F); volontari; comunicazioni (se si tratta
di un'azione a largo raggio).
C. Enucleare
il piano d'esecuzione
1. Essere
attenti al valore simbolico che puo' essere evocato all'inizio dell'azione, o
in particolari occasioni durante il suo svolgimento, oppure alla fine.
2. Redigere il
piano delle attivita' preliminari: raduni, veglie, corsi di addestramento, e
annunciarle abbastanza in anticipo.
3. Non
divulgare il piano di esecuzione ne' il susseguirsi degli avvenimenti previsti
prima di una completa consultazione con i gruppi interessati (per cio' che
concerne, ad esempio, una marcia attraverso varie citta').
4. Attenersi
alle date previste; sta ai partecipanti apportarvi eventuali adattamenti
personali, cosi' l'azione avra' meno possibilita' di indugiare e impantanarsi
in ritardi frustranti, ed al contrario avra' maggior impulso vitale.
D. Mobilitare
speciali concorsi utili, quali:
esperti
nell'addestramento; consiglieri legali; consiglieri finanziari (abbozzare un
preventivo di massima); alleati nella comunita'; alleati esterni alla
comunita'; specialisti organizzativi; specialisti pubblicitari.
*
Sezione VI. I
preparativi dell'azione diretta
A. Apertura
della sede centrale delle operazioni
1. Scegliere
accuratamente il luogo per la sua comodita' ed eventualmente per il suo
significato simbolico. Puo' essere un edificio in affitto, una tenda, una
roulotte, un magazzino, una dipendenza di chiesa, ecc.
2. Tenerla
ordinata e pulita.
3. Esporre
tutto il materiale pubblicitario: manifesti, avvisi, stendardi, ingrandimenti
fotografici, ritagli di giornale, disegni satirici, ecc.
4. Annunciare
l'inaugurazione.
5. Tenere una
conferenza-stampa il giorno dell'inaugurazione.
B. Inviare
avvisi formali dell'azione imminente
1. Lettere
alle autorita' interessate; eventualmente, far seguire delle visite.
2. Lettere ad
altre persone e organizzazioni implicate.
3. Annunci nei
giornali, radio, TV.
C. Finanze
1. Aprire un
conto in banca, se necessario.
2. Tenere una
contabilita' semplice (il tesoriere puo' risultare indisponibile).
3. Aver cura
di essere esatti e onesti fino alla mania nelle questioni finanziarie (oltre le
ragioni consuete, potrebbero esserci delle accuse di sottrazione o abuso di
fondi, o delle inchieste ufficiali).
4. Effettuare
delle verifiche periodiche dei fondi.
5. Definire un
bilancio.
6. Ricercare
tutte le possibili fonti di entrata:
a) Lettere
circolari sulla base di nomi accuratamente scelti;
b) Collette a
convegni e riunioni pubbliche;
c) Contributi
di sostenitori;
d) Fondi di
mutuo aiuto;
e) Doni in natura:
materiali, alimenti, ecc.;
f) Impegni per
contributi ad un tempo stabilito.
D. Predisporre
locali e luoghi di riunione (per riunioni di comitati, raduni di massa, servizi
di pasto per molta gente, ecc.).
E. Tenere
pronto il materiale e le forniture indispensabili
1. Una buona
macchina da scrivere per le matrici del ciclostile.
2. Altre
macchine da scrivere.
3. Ciclostile
e accessori.
4. Carta
intestata, fornitura d'ufficio, francobolli.
5. Utensili e
materiale.
6. Materiale
d'affissione.
7. Mobili, sedie,
schedario.
8. Letti e
sacchi a pelo per casi di bisogno.
9. Automobili
o altri mezzi di trasporto.
F. Raccogliere
tutte le informazioni sui diversi servizi utilizzabili nelle vicinanze.
G. Provvedere
ai mezzi di comunicazione
1. Telefono
(preferibilmente piu' di una linea).
2.
Altoparlanti, e emittenti-riceventi quando si tratta di gruppi di migliaia di
persone.
3.Automobili
per messaggeri speciali.
4. Bollettini
giornalieri per azioni prolungate.
5. Se c'e' il
rischio di arresti, scegliere in anticipo degli osservatori non suscettibili di
venire arrestati, incaricati di trasmettere ai centri direttivi le informazioni
sull'evento in corso.
6. Tutti i
messaggi importanti devono essere redatti: indicare a chi, da chi, da dove, in
quale data.
H. Preparare le
istruzioni appropriate
1. Distribuire
a ciascun partecipante informazioni dettagliate sui movimenti del gruppo.
2.
Ciclostilare il regolamento di disciplina collettiva (vedi sez. VIII).
3. Preparare
istruzioni precise e complete per ciascun coordinatore e capogruppo.
4. Preparare
le informazioni o questioni preliminari da inviare ai partecipanti prima del
loro arrivo.
I. Registrare
i partecipanti, possibilmente prima dell'inizio dell'azione
1. Per inviare
loro delle informazioni man mano che l'azione prende corpo.
2. Per
acquisire dati sulle loro capacita' individuali.
3. Per fare un
sondaggio su come e' accolta l'azione progettata, quali problemi solleva e come
la si immagina.
J. Preparare
cartelli, volantini e altri avvisi
1. I cartelli
indicatori siano chiari e attraenti.
2. Dipingere
le principali insegne in lettere nere sufficientemente grandi e marcate
affinche' possano dare buone fotografie.
3. Le scritte
siano brevi e chiare; ripetere i motti piu' importanti.
4. Tutte le
insegne e scritte in genere devono essere preliminarmente approvate dal
comitato direttivo.
5. Qualora si
prevedano momenti di particolare tensione, non fissare i cartelli a dei
bastoni, poiche' se si determinasse un attacco potrebbero venir usati per
colpire qualcuno, e ne sarebbe biasimato il gruppo; legare invece due cartelli
insieme sulle spalle, tipo sandwich.
6. Il testo
dei volantini deve essere chiaro, abbastanza lungo perche' il messaggio sia
efficace e abbastanza succinto per incoraggiarne la lettura immediata; essere
chiari sullo scopo del volantino, e che cosa proponi che il lettore faccia di
conseguenza.
7. Preparare
volantini e cartelli con molto anticipo - altrimenti si determinano spesso dei
ritardi.
*
Sezione VII.
Studio preliminare della situazione legale
A. Verificare
quali sono i diritti di proprieta', pubblica e privata.
B. Verificare
i regolamenti locali interessanti l'area dell'azione progettata.
C. Studiare le
disposizioni di legge relative alle manifestazioni.
D. Sapere dove
ottenere assistenza legale
1. Avvocati.
2. Il
magistrato piu' vicino per eventuali ricorsi alla giustizia.
*
Sezione VIII.
Messa a punto di una disciplina collettiva
A. Una
disciplina collettiva assolve a tre funzioni:
1. Una
disciplina e' come un attrezzo. Gli attrezzi, in senso proprio o figurato,
permettono a persone ordinarie di compiere cio' che fino a quel momento era
possibile soltanto ad uomini dotati di forza, capacita' o intelligenza
eccezionale".
2. Aiuta a
prevenire azioni o reazioni che portano a disunione o confusione, o ad operare
contro gli stessi obiettivi dell'azione.
3. Costituisce
un mezzo col quale un gruppo di persone puo' collettivamente realizzare il
compito che si e' fissato.
B. La
partecipazione all'azione deve essere condizionata dall'accettazione
preliminare della disciplina - non devono venir ammesse eccezioni.
C. I termini
di questa disciplina devono essere sanzionati dal comitato direttivo.
D. I termini
della disciplina potrebbero essere, in forma semplificata, i seguenti:
1. Noi ci
sforzeremo in ogni momento, e specialmente di fronte a provocazioni o a
condizioni difficili, di dare prova di buona volonta'.
2. Se siamo
attaccati, non faremo ritorsioni, al contrario ci sforzeremo di essere benevoli
e tolleranti.
3. Accettiamo
che una persona designata sia responsabile di determinate iniziative e di
sottostare alle sue decisioni anche se, in certi casi, non saremo del tutto
d'accordo sulla decisione o non la comprendiamo bene.
4. Se in
coscienza non possiamo rispettare simile decisione, non faremo nulla per
contrastarla senza comunque partecipare a questa fase dell'azione, nella
fiducia che a causa di cio' non vi sara' da entrambe le parti nessun sentimento
di biasimo o di rottura della solidarieta'.
5. In caso di
arresto ci lasceremo prendere senza resistenza e con calma.
6. Ci
sforzeremo di essere puntuali in ogni circostanza, e di assolvere in coscienza
ai compiti per i quali ci siamo offerti volontariamente o che ci sono stati
assegnati.
7.
Partecipando all'azione ci atterremo alle prescrizioni del comitato direttivo.
8.
Presenteremo i nostri punti di vista tenendo debito conto di quelli degli
altri, cercando sempre di agire di comune accordo.
E. L'aderenza
alla disciplina dipende da molti fattori, in particolare la lealta', il
coraggio e l'abnegazione (vedi sez. XIII, H).
*
Sezione IX.
Sviluppo di una campagna di propaganda
A. Definire
con chiarezza gli obiettivi da raggiungere, per poter:
1. Fare ben
conoscere la questione all'opinione pubblica.
2. Assicurare
che i tuoi scopi e dichiarazioni siano riportati fedelmente, cosi' come li hai
espressi.
3. Rettificare
le false impressioni, le dicerie tendenziose, le notizie false.
4. Raggiungere
meglio dei simpatizzanti sconosciuti.
B. Redigere un
piano di esecuzione
C. Preparare:
1. Un
memorandum esplicativo generale.
2. Delle brevi
biografie di dirigenti e partecipanti piu' rinomati, e di altre persone che
offrano uno speciale interesse.
3. Indicazioni
su come preparare e pubblicare un bollettino di notizie.
4. Un modello
di notiziario che i partecipanti potrebbero far riprodurre nei loro rispettivi
giornali locali.
D. Diffondere
comunicati, per esempio a:
1. Giornali
nazionali e locali, agenzie di stampa.
2. Giornali in
lingua estera, agenzie di stampa estere.
3. Notiziari
di emittenti radiofoniche e televisive.
4. Redattori
di editoriali dei principali periodici.
E. Utilizzare
la radio e la televisione
1. Preparare
delle interviste in anticipo.
2. Predisporre
"documenti" su fatti e personalita' rilevanti, che a un momento dato
verranno di attualita'.
3. Registrare
su nastro magnetico i discorsi piu' importanti perche' possano poi essere
trasmessi per radio.
F. Visitare le
persone influenti
1.
Capi-redattori.
2. Direttori
di giornali-radio e televisivi.
3. Giornalisti
speciali.
G. Scrivere
"lettere al direttore":
1. Periodicamente
da persone responsabili del progetto.
2. Da
partecipanti.
3. Da
sostenitori.
H.
Suggerimenti per l'azione in svolgimento
1. Designare
un responsabile del servizio stampa. Questi potra' nominare altri perche'
assolvano a tempo dei compiti speciali.
2. Verificare
da dove provengano i giornalisti e i fotografi per essere in grado di meglio
seguirli e trar profitto dal loro lavoro.
3. Definire
chiaramente la persona autorizzata a parlare a nome del progetto.
I.
Raccomandazioni generali
1. Badare a
che i fattori pubblicitari non falsino il senso dell'azione, soprattutto ai
suoi inizi.
2. Diffondere
informazioni con regolarita'.
3. Chiedere ai
sostenitori di raccogliere ogni ritaglio utile di giornale, indicandovi titolo
e data.
4. Non essere
troppo avidi di pubblicita'. Si tratta soprattutto di informare, non di vedere
un nome o una fotografia nei giornali, ne' di esagerare il senso dell'azione o
i risultati ottenuti.
5. Avere una
cura estrema della fedelta' delle citazioni; verificarle piu' volte.
6. Tenere
aggiornata una documentazione completa dei bollettini di propaganda e dei
comunicati stampa; pubblicarli e diffonderli regolarmente per posta.
7. Riprodurre
i documenti importanti o foto appropriata ad uso volantino, da distribuire
localmente o per posta. Fare un montaggio di fotografie e di ritagli di
giornali.
8. Fare
attenzione a notizie locali, nazionali o internazionali che possono aiutare a
dare impulso alle vicende in corso.
9. Studiare
qualche manuale di pratica pubblicitaria.
*
Sezione X.
Raduno dei partecipanti
A. Iscrivere i
partecipanti, per:
1. Poter
mettersi in immediato contatto con essi, in caso d'urgenza.
2. Raccogliere
tutte le informazioni utili ai fini della propaganda.
3. Disporre
dei loro nomi, indirizzi e attitudini particolari, cosa che aiutera' i diversi
comitati nello stabilire i propri piani.
4. Formare una
lista di coloro ai quali saranno inviati in seguito bollettini, richieste di
fondi, suggerimenti di azione.
B. Salutare e
accogliere caldamente le persone; farle sentire parte dell'iniziativa fin
dall'inizio.
C. Tenere una
riunione dei partecipanti
1. vedi
sez. IV, I: come formare l'unita' di
gruppo.
2.
Riconfermare i maggiori obiettivi dell'azione e il suo piano di esecuzione.
3. Leggere le
dichiarazioni e le risoluzioni di sostegno.
4. Distribuire
gli stampati di maggior rilievo.
5.
Sottolineare le procedure e le istruzioni.
6. Discutere e
chiarire le questioni e i problemi sollevati.
D. Se l'azione
richiede uno sforzo prolungato, sara' necessario convocare riunioni regolari per:
1. Fare
prender bene ai nuovi aderenti la coscienza dell'unita' d'azione.
2. Spiegare
novita' o modifiche nelle modalita' o mezzi di esecuzione.
3. Render
conto di nuovi sviluppi o proposte.
4. Prendere
ogni disposizione utile di valore generale.
E. Due buoni
consigli
1. Scegliere
con cura il presidente delle riunioni; egli deve avere un'idea chiara degli
obiettivi di esse. Suo compito principale saraí di ispirare fiducia nella causa
e nella sua conduzione. Evitare la
tentazione di scegliere un "nome famoso" senza avere sufficientemente
soppesato gli elementi suddetti.
2. Distinguere
nettamente le questioni che devono essere trattate nelle riunioni generali
dalle questioni che sara' meglio lasciare alla cura dei comitati appositi.
*
Sezione XI.
Inizio dell'azione
A. Scegliere
con cura i partecipanti che inizieranno l'azione
1. Se l'azione
rischia di sfociare in atti di violenza o in disordini (da parte di avversari,
spettatori o polizia), scegliere un piccolo numero di militanti tra i piu'
disciplinati e fidati.
2. Non
scegliere persone solo perche' si offrono volontariamente, ma perche' hanno le
qualita' richieste. Nominare un comitato che provveda alla scelta.
3. Premunirsi
per l'eventualita' di sostituzioni o di un successivo gruppo d'intervento.
4. Scegliere
il portavoce del gruppo.
B. Riunirsi
nel luogo stabilito
1. Fissare un
orario appropriato per i movimenti del gruppo, specialmente di grandi folle;
altrimenti, gli orari non saranno osservati oppure i capigruppo tenderanno a
riunire i partecipanti alla maniera di un gregge.
2. Distribuire
il materiale: cartelli, volantini, insegne, ecc.
3. Impartire
in modo chiaro le istruzioni. Ripeterle nel caso, piuttosto che darle per
scontate.
C.
Incominciare l'azione
l. Portarsi
dal luogo del raduno al luogo prefissato per l'azione.
2. Fare il
massimo per evitare che si crei confusione e perche' questa fase iniziale
proceda con ordine e dignita'.
3. E' compito
dei capigruppo di fornire l'esempio, e gli altri prontamente vi si intoneranno.
4. I
partecipanti risponderanno a eventuali interlocutori, forze dell'ordine o
giornalisti, di rivolgersi al coordinatore o al portavoce dell'azione
prestabiliti.
5. Stare in
piedi o sfilare o stare seduti, a testa alta e in modo composto: non agitarsi,
gridare, ridere sguaiatamente, buffoneggiare; in talune circostanze, sarebbe
bene non fumare.
6. Seguire le
istruzioni dei capigruppo con prontezza e buon umore.
7. Non
abbandonare mai il posto assegnato senza aver prima informato personalmente il
capogruppo.
8. Astenersi
dal prendere fotografie mentre si e' al proprio posto; verificare col
capogruppo quale sia il momento e l'opportunita' di farlo.
D.
Distribuzione dei volantini
1. Designare
preferibilmente almeno due persone per ogni posto di distribuzione.
2. Assicurarsi
di poter fornire regolarmente ai distributori la quantita' di volantini
necessaria.
3. Insegnare
ai distributori come dovranno sinteticamente rispondere a chi chiedera' loro:
"Di che cosa si tratta?", oppure "A quale organizzazione
appartenete?".
4. I
distributori devono raccogliere tutti i volantini gettati (per non essere
spiacevolmente accusati di cospargere la strada di rifiuti).
5. Per strada,
sul marciapiede o in un'area pubblica, stare attenti a non disturbare il libero
passaggio dei pedoni o dei veicoli.
6. In caso di
pioggia, premunirsi di un sacchetto di plastica per proteggere i volantini.
E. Consigli
circa le veglie silenziose
1. Tenersi in
piedi, non in modo rigido ma in un atteggiamento naturale, disteso.
2. Mantenere
per quanto possibile il silenzio assoluto; solo raramente un commento o una
parola possono essere cosi' importanti da non poter essere taciuti.
3. Camminare
in modo ordinato, in un percorso adiacente ogni mezz'ora circa e per qualche
minuto (con piu' frequenza se fa freddo).
Cio' non significhera' "rompere" la veglia.
4. Cambiare i
turni ogni due ore circa.
5. Far uso di
insegne con sobrieta'; concentrare l'effetto sulla qualita' della veglia: qui
il numero non e' decisivo, ma la convinzione e la costanza.
F.
Raccomandazioni ai capigruppo
1. Cercare di
evitare ogni inutile movimento affrettato.
2. Dare le
istruzioni con voce chiara e sicura, evitando peraltro gli ordini perentori e
modi imperiosi.
3. Non
dimenticare che l'esempio dato dal capogruppo si diffonde agli altri.
*
Sezione XII.
Come affrontare le rappresaglie
A.
Provocazioni
1. Uno dei
maggiori obiettivi dell'avversario puo' essere quello di provocare il gruppo
dei partecipanti:
a) a
pronunciare parole inopportune;
b) a lanciare
accuse esagerate o imprecise e che non possono poi essere provate;
c) a
comportarsi in modo agitato e indegno;
d) ad
abbandonarsi alla confusione e al disordine;
e) al
contrasto tra gli stessi capigruppo;
f) alle
defezioni nelle file del gruppo;
g) alla
violenza.
2. Di fronte
alle provocazioni, occorre evitare sia di accettarle con leggerezza sia di
stare al gioco, e assumere invece una piena compostezza. Non abbandonare la
propria calma. Di fronte al ridicolo, le ingiurie o le bravate, rimanere
dignitosi e comprensivi nei confronti dei provocatori.
3. Meglio
ancora: di la' dal semplice autocontrollo, dimostrarsi creativi e capaci,
secondo l'ispirazione del momento, di qualche iniziativa felice.
B. Violenza
1. Mettere a
punto e tenere sotto controllo i modi per dominare, contenere o prevenire la
violenza:
a) impegno
alla nonviolenza;
b) stretta
osservanza della disciplina collettiva;
c) lealta'
reciproca tra i partecipanti;
d) buon ordine
dell'azione (non permettere di rompere le fila).
2. I
partecipanti devono agire solo su disposizioni del capogruppo: non intervenire,
salvo che per soccorrere una persona ferita; ricordarsi che ci siamo dichiarati
disponibili a subire un'eventuale violenza, e che nondimeno esiste anche la
possibilita' di dar prova di spirito creativo.
3. Se il colpo
dell'aggressore non e' troppo duro o paralizzante, la persona attaccata puo'
tentare di riprendere l'iniziativa; ad es., con la voce piu' calma possibile,
puo' chiedere: "Signore, posso farle una domanda?".
4. Compete al
capogruppo di far allontanare i feriti, fornire se necessario i primi soccorsi
o assicurare l'assistenza di un medico.
5. Talvolta il
gruppo puo' spontaneamente intonare una canzone o recitare una preghiera.
6. Non
ricorrere alla polizia per aiuto.
7. Osservare
accuratamente l'atteggiamento degli spettatori: puo' risultare di capitale
importanza non soltanto per determinare l'esito fisico dell'incidente, ma anche
per interpretarlo meglio piu' tardi o nei suoi effetti sul pubblico.
8. Tenere
presente che talvolta un uomo non ritorna alla ragione che quando vede se stesso
commettere un atto di violenza per perpetuare la propria situazione di
privilegio, il proprio torto o ingiustizia.
C. Arresto e
incarcerazione
1. Salvo rare
eccezioni, non opporre resistenza all'arresto e far capire chiaramente fin
dall'inizio che questa e' la tua intenzione.
2. Decidere,
dopo aver consultato esperti, se dichiararsi colpevole o innocente.
3. Considerare
se accettare o no l'assistenza di un legale all'interrogatorio o al processo.
Un legale che non condivida le tue convinzioni nonviolente puo' creare
facilmente al processo un clima emotivo non propizio.
4. Soddisfare
di buon grado alla disciplina del carcere, ad eccezione di affronti oltraggiosi
o di ordini la cui esecuzione violerebbe la coscienza.
5. Informarsi
anticipatamente sulla vita in carcere.
6.
Rappresentanti del gruppo dovrebbero visitare le famiglie dei reclusi e fornire
un aiuto a quelle particolarmente bisognose.
7. Non cercare
deliberatamente di venire arrestato o messo in carcere, ma se cio' dovesse
risultare quale sbocco naturale del tuo impegno, accettalo non come una penosa
necessita' ma come un degno servizio alla causa per la quale stai combattendo.
D.
Rappresaglie
1. Possono
consistere in: percosse; attentati nelle case private, nella sede centrale, nei
raduni; vessazioni e minacce di vario genere; telefonate villane o minacciose;
sottrazione o distruzione di beni; sequestro di ostaggi; boicottaggio;
sospensione dal proprio lavoro o incarico; noie giudiziarie; arresti in massa,
proibizione delle assemblee e delle stesse organizzazioni; ecc.
2. Possono
essere dirette contro: dirigenti; partecipanti e/o loro parenti e amici;
sostenitori o simpatizzanti; perfino contro semplici spettatori.
3. Simili
rappresaglie mettono a dura prova l'unita' e la perseveranza del gruppo.
4. Premere
sulle autorita' affinche' agiscano (e non facciano semplici deplorazioni) per
reprimere la violenza e il disprezzo delle leggi.
5. Reclamare
che una inchiesta sia aperta da un rappresentante delle autorita', o da
un'organizzazione indipendente, oppure da un comitato di cittadini.
6. Dare ogni
assistenza possibile alle vittime, in particolare a quelle che si siano trovate
implicate per caso.
7. Ricordare
costantemente che queste azioni malvagie risultano dai veleni prodotti da
ingiustizie e da mali prolungati che alcuni vorrebbero perpetuare; che la
controviolenza o la controrappresaglia non farebbero che diffondere ancor piu'
quei veleni, i quali possono esser rimossi soltanto dall'accettazione della
sofferenza volontaria di coloro che si assumono la responsabilita' di agire
decisamente contro questi mali.
*
Sezione XIII.
Assicurare la vitalita' del movimento
A. Elaborare
nuovi simboli
1. Azioni
eroiche e quelli che le hanno compiute.
2. Le vittime
delle rappresaglie.
3. Quelli che
sono in prigione.
4. Anniversari
di avvenimenti rimarcabili.
5. Distintivi,
adesivi, insegne, vestiti, bracciali, ecc.
B. Perseguire
costantemente gli sforzi di persuasione
1. Fare in
modo che il pubblico non perda di vista i principali obiettivi.
2. Ricercare
l'appoggio di persone non ancora impegnate o indecise.
3. Sforzarsi
soprattutto di persuadere l'avversario: per esempio, fare appello a quelli che
si sono abbandonati alla violenza affinche' non partecipino piu' a tali
indegnita' e aderiscano al movimento.
4. Tenere regolarmente
al corrente gli aderenti, in particolare sui progressi realizzati, le
iniziative di sostegno, il contributo dato dal partecipanti.
5. Sforzarsi
di estendere la cerchia dei partecipanti e dei simpatizzanti.
C.
Incoraggiare ed organizzare delle azioni di sostegno
1.
Dichiarazioni di personalita' eminenti.
2. Risoluzioni
di gruppi simpatizzanti.
3.
Manifestazioni o raduni di sostegno.
4. Lettere e
visite alle autorita'.
5. Gruppi di
mutua assistenza.
D. Saper
conservare l'iniziativa
1. Rispondere
in maniera costruttiva alle calunnie e alle rappresaglie.
2. Quando la
situazione sembra non aver via d'uscita, sperimentare un nuovo modo di
affrontarla.
3. Elaborare
nuove proposte e offerte per un negoziato.
E. Trattare i
dissenzienti con pazienza e lealta'
1. Non
impiegare mezzi antidemocratici nel caso di obiezioni ai dirigenti, alla
disciplina o agli obiettivi da raggiungere.
2. Di fronte a
lagnanze o proteste, anche se di partecipanti di carattere problematico,
riconoscere in esse i sintomi di uno stato di cose non soddisfacente. Non
tenere unicamente conto dei "fatti" che motivano la lamentela, ma
anche dei sentimenti che essa riflette.
3. Smascherare
gli agenti provocatori senza, tuttavia, abbandonarsi alla collera o alla
ritorsione. Sforzarsi piuttosto di guadagnarli alla buona causa (se non pure di
riguadagnarli: sono infatti spesso dei vecchi aderenti di cui sa servirsi la
parte avversa).
4. Sforzarsi
di affrontare ogni situazione imprevista senza che il pubblico vi trovi a
ridire. Tentando personalmente e con calma di risolvere le difficolta' insorte,
sara' piu' facile per i dissidenti cambiare le loro opinioni e atteggiamenti, e
saranno risparmiate al movimento molte contrarieta'.
5. Una nota
speciale circa i rapporti con forze opportuniste. Se delle persone conosciute o
sospettate di appartenere a tali forze si uniscono al movimento, a nome
personale e in numero ristretto, e' dovere dei dirigenti assicurarsi che lo
fanno non strumentalmente, ma per motivi e fini lodevoli; in certi casi, si
puo' loro richiedere di desistere. Nessuna di quelle persone dovra' comunque
introdursi nei quadri dell'organizzazione. Di contro, opporsi immediatamente,
in maniera decisa e democratica, a qualsiasi tentativo di sovvertire o far
deviare il gruppo dal suoi obiettivi principali o dal suo impegno alla
nonviolenza.
F. Proseguire
senza sosta l'addestramento, l'educazione e l'istruzione degli aderenti
1. Tutti hanno
bisogno di rafforzare i propri ideali fondamentali, il loro senso dei valori.
2. Sono sempre
necessari nuovi dirigenti, sia nel corso normale degli eventi, sia specialmente
quando un gruppo in carica sia stato arrestato o colpito o isolato.
3.
Incoraggiare lo studio e la discussione tanto della teoria quanto della pratica
della nonviolenza.
4. Da notare
questa osservazione di un esperto militare: "E' necessario ammettere per
principio che l'addestramento prosegue sul campo di battaglia fino al termine
delle ostilita', senza tregua, anche per i migliori soldati".
G. Impiegare
il maggior numero possibile di volontari
1. Malgrado la
sua difficolta' e complessita', questa raccomandazione e' da seguire al fine
di:
a) ripartire
giudiziosamente il carico di lavoro;
b)
intensificare l'unita' e il morale del movimento;
c) scoprire e
valorizzare nuovi dirigenti;
d) evitare,
con un piu' esteso controllo e partecipazione, che il potere di agire possa
concentrarsi nelle mani di una elite;
e) aprire la
strada a una partecipazione democratica al nuovo ordine sociale che il
movimento cerca di realizzare.
2. Dare al
volontari l'opportunita' di assumere responsabilita', decisioni e iniziative
significative; non dovrebbero essere confinati soltanto a lavori abitudinari.
3. Un
movimento i cui partecipanti sono profondamente, regolarmente e individualmente
coinvolti nel loro compiti e' il miglior antidoto a molti mali, quali ad es.:
a) accuse di
manipolazione di pochi dirigenti avidi di potere;
b) sentimenti
di vanagloria in dirigenti eminenti;
c) agenti
provocatori;
d) esagerate
tendenze burocratiche;
e) disfattismo
in tempi difficili.
H. Il morale
dei partecipanti
1. Il morale
non e' un fattore distinto e autonomo al di fuori delle considerazioni di
questa sezione, esso rappresenta la risposta d'insieme dei partecipanti; e' il
pensiero e il sentimento del gruppo.
2. Il morale
sara' elevato se l'esperienza dei partecipanti da' loro la possibilita' di
vivere creativamente, di superare le prove, e di operare lealmente con i propri
compagni votati anch'essi a valori e a fini comuni.
3. "La
vera disciplina e' il prodotto del morale".
4. I partecipanti
non devono pensare ne' credere di essere delle ruote di una macchina o dei nomi
registrati in uno schedario, ma, al contrario, di far parte d'un gruppo che si
interessa veramente di loro come esseri umani e del loro bene.
5. Il morale
non diverra' necessariamente piu' alto per il semplice impegno verbale a
servire una causa o un gruppo, o per la dichiarata determinazione a "fare
la propria parte di lavoro", oppure per la probabilita' di riuscita di
questa o quell'azione; esso sara' piuttosto fondato sulle concrete attivita'
della vita quotidiana.
I. Il gruppo
deve, in numerose e svariate maniere, dare l'esempio della nonviolenza come
marchio del suo carattere, come distintivo della sua meritevolezza; nonviolenza
che e' "incremento continuo del rapporto con tutti", "apertura
all'esistenza, alla liberta', allo sviluppo di ogni essere".
*
Sezione XIV. I
dirigenti
A. Le qualita'
necessarie sono quelle generalmente richieste per dirigere con successo
iniziative di gruppo. Per quanto riguarda le azioni nonviolente, vi e' tuttavia
una importante differenza: la struttura o la tradizione autoritarie non vi
hanno posto alcuno.
B. Gia' prima
dell'azione, occorre che i dirigenti facciano tra loro l'esperienza del lavoro
di gruppo e, se possibile, anche durante il periodo preliminare di
addestramento.
C. Il
coordinatore non deve ritenersi "al di sopra" di tutta l'operazione,
ma come uno cui compete una funzione significativa: il coordinamento. Gli altri
lo considereranno, nell'esercizio della sua funzione, "primo tra
uguali".
D. Le
decisioni, per risultare efficaci, devono essere basate su informazioni
accurate, molte delle quali saranno apportate proprio dai dirigenti. Le
relazioni devono essere precise e presentare la nuda verita', distinguendo tra
il fatto e il giudizio di chi lo riferisce. Gli effetti cumulativi di
informazioni inesatte costituiscono un sostanziale ostacolo all'esecuzione
efficace di un piano d'azione.
E. Il ruolo di
dirigente esige, soprattutto, che sappia riflettere con chiarezza allorche' avvenimenti
o possibilita' impreviste lo investano all'improvviso.
F. Prima
dell'inizio dell'azione, i dirigenti superiori devono vigilare affinche' ci sia
equilibrio fra l'elaborazione del piano d'azione e la messa a punto delle
diverse attivita' interne al gruppo. Ad azione avviata, essi devono poter
contare sui loro collaboratori gia' designati per l'assolvimento di compiti
specifici, e concentrare il proprio pensiero ed energie
sull'"orizzonte" dell'azione.
G. La migliore
qualita' di un buon dirigente e' l'amalgama tra una dedizione integra e ferma,
e una capacita' di flessibilita' tattica e di salvaguardia dei sentimenti
umani. Si e' presto e pienamente leali
con tali dirigenti.
*
Sezione XV.
Quando la lotta si prolunga
A. Secondo
Gandhi una campagna nonviolenta provoca cinque reazioni tipiche:
l'indifferenza, il ridicolo, l'insulto, la repressione, il rispetto. Il
raggiungimento di quest'ultimo stadio puo' richiedere un'azione prolungata o
parecchie campagne.
B. Un
programma costruttivo acquista grande significato quando il conflitto si
protrae. La resistenza prolungata puo' indebolire l'avversario, ma non si
tratta di vincerlo bensi' di convertirlo, di realizzare la giustizia e la
riconciliazione. L'effetto congiunto di una sostenuta ed eroica resistenza
attraverso la nonviolenza e i risultati positivi ottenuti mediante il suo
lavoro e servizio costruttivi, possono provocare l'adesione dei non impegnati
(la cui influenza puo' essere decisiva).
C. Puo'
esservi diversita' di vedute sul fatto di allargare gli obiettivi dell'azione o
del movimento, o invece di concentrarsi su un obiettivo dominante. Le due
strategie hanno ognuna il proprio merito. Di solito non si decide, al riguardo,
sollecitati automaticamente da una questione di principio, ma basandosi sul proprio
giudizio o sul "senso della situazione".
D. Cio' a cui
si tende non e' ne' la vittoria in se' ne' la disfatta dell'avversario nel
senso angustamente personale o organizzativo, ma una trasformazione dei
rapporti tra le parti interessate: cio' all'interno di una certa struttura
sociale, ovvero tra gli individui e i gruppi che agiscono in essa, o ancora in
un nuovo ordine sociale. La vittoria sara' quella della giustizia e della
dignita' umana. Questa trasformazione nei rapporti deve, dall'inizio alla fine,
restare il momento centrale, la ragion d'essere dell'intera iniziativa,
conformandovi l'atteggiamento sia interno sia esterno del gruppo dell'azione.
E. Una lotta
prolungata puo' essere necessaria, poiche' antichi torti non sono rapidamente
riparabili, ne' gli sfruttatori rinunciano facilmente al profitto dei loro
sfruttamento. Allora si accentua il bisogno di organizzazione; ma
l'organizzazione tende a perpetuare se' stessa e, di conseguenza, a perpetuare
la spaccatura tra i gruppi contendenti. Gli aderenti alla nonviolenza devono
sforzarsi di trascendere i confini della lotta in atto, e di portare a
stabilire rapporti costruttivi tra le parti interessate.
F. "La
forza della verita' e' una forza ben piu' grande delle armi o delle prigioni,
piu' stimolante della gloria o della paura, del successo o del denaro, piu'
persuasiva di ognuna delle idee con le quali gli uomini cercano di allargare il
proprio "ego" e di darsi un'importanza indebita nelle manifestazioni
esterne della loro vita, Essa trionfa sull'oppressione, dissolve la paura,
scuote il cuore del potente, rinvigorisce i muscoli del debole".