ALESSANDRO
PIZZI: RELAZIONE AL CONVEGNO DI ROMA DEL 9 NOVEMBRE
2007
[Ringraziamo Alessandro Pizzi (per
contatti: alexpizzi@virgilio.it) per averci messo a disposizione
anticipatamente il testo integrale della relazione che svolgera'
oggi a Roma nel convegno promosso dal Prc del Lazio sulle ragioni
dell'opposizione al terzo polo aeroportuale regionale e per la riduzione del
trasporto aereo.
Alessandro
Pizzi, gia' apprezzatissimo
sindaco di Soriano nel Cimino (Vt), citta' in cui il suo rigore morale e la sua competenza
amministrativa sono diventati proverbiali, e' fortemente impegnato in campo
educativo e nel volontariato, ha preso parte a molte iniziative di pace, di solidarieta', ambientaliste, per i diritti umani e la
nonviolenza, tra cui l'azione diretta nonviolenta in Congo con i "Beati i
costruttori di pace"; ha promosso il corso di educazione alla pace presso
il liceo scientifico di Orte (istituto scolastico in
cui ha lungamente insegnato); e' uno dei principali animatori del comitato che
si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto
aereo. Sul tema del trasporto aereo, del suo impatto sugli ecosistemi locali e
sull'ecosistema globale, e sui modelli di mobilita'
in relazione ai modelli di sviluppo e ai diritti umani, ha tenuto rilevanti
relazioni a vari convegni di studio]
Ringrazio
gli organizzatori che ci hanno invitato a questo convegno.
Intervengo
a nome del comitato che si oppone all'aeroporto di
Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo.
Prima
di tutto voglio esprimere la nostra solidarieta' ai
cittadini e ai Comitati di Ciampino per la sentenza del Consiglio di Stato che
accoglie il ricorso della Ryanair. E' insieme a loro che dobbiamo lottare per
ridurre drasticamente il trasporto aereo. Cominciamo a pensare ad una campagna
di boicottaggio dei voli low cost a cominciare dalla
Ryanair.
Voci
di corridoio preannunciano che forse gia' la prossima
settimana il Ministro dei Trasporti potrebbe decidere in favore della
realizzazione di un terzo aeroporto del Lazio. Se e quando una decisione in
questo senso venisse presa, metteremo in campo tutte le iniziative
democratiche, tutte le azioni nonviolente, per bloccare il devastante aeroporto
e difendere i diritti dei cittadini, a cominciare dalla richiesta dell'intervento
delle competenti magistrature per impedire che si violi la vigente legislazione
sulla Valutazione d'Impatto Ambientale (Via) e sulla Valutazione Ambientale
Strategica (Vas), legislazione il cui rigoroso
rispetto renderebbe ipso facto impossibile la realizzazione di un'opera tanto
devastante.
A
mio parere se per sventura si procedesse alla realizzazione di un terzo polo
aeroportuale nel Lazio, allora in questa sciagurata ipotesi le istituzioni
complici della scelta avrebbero agito in perfetta continuita'
con il passato, avrebbero preferito ignorare le ragioni dell'ambiente, le leggi
della natura e del nostro ordinamento giuridico, i pericoli per la salute dei
cittadini, ed avrebbero scelto una grande opera devastatrice delle risorse
locali, segnata dalla corruzione e corruttrice anche del pensiero umano. Noi ci
stiamo impegnando perche' questo non accada.
In
questo intervento cerchero' di illustrare i motivi
che inducono a lottare per una drastica riduzione del trasporto aereo. Ed oggi
con maggiore energia di prima.
Il
trasporto aereo contribuisce in modo rilevante al riscaldamento del pianeta.
Chissa' se il Ministro dei Trasporti
e i sostenitori del terzo aeroporto nel Lazio hanno condiviso i motivi
dell'assegnazione del premio Nobel per la pace ad Al Gore e agli scienziati
dell'Ipcc (l'istituto dell'Onu che si occupa dei
cambiamenti climatici). Di sicuro questo riconoscimento a chi si occupa dei
cambiamenti climatici e denuncia i pericoli dovuti al surriscaldamento del
clima ci dice che la situazione e' estremamente critica e piena di rischi per
l'umanita'.
*
Il
modello di sviluppo dominante
I
cambiamenti climatici non avvengono per caso, ma sono provocati dall'attivita' dell'uomo, come ormai e' riconosciuto dalla comunita' scientifica. In particolare, piu'
che da generiche attivita' umane, i cambiamenti
climatici sono provocati dal modello di economia dominante, che da qualche
economista, non schiavo del pensiero unico, viene definita contro natura.
Contro
natura perche' non considera le leggi della natura,
in particolare l'entropia e i limiti fisici della Terra.
Il
modello dominante di economia e' antropocentrico e vede la natura come un
insieme di risorse passive a disposizione, cosi' che
negli ultimi due secoli, e in particolare negli ultimi cinquanta anni, e'
aumentata in modo esponenziale l'energia utilizzata, la potenza sviluppata, e
gli investimenti finanziari.
Nella
teoria classica del consumatore c'e' un assioma che e' conosciuto come Ipotesi
di non sazieta' (del consumatore). Questa ipotesi di
non sazieta' e' infondata dal punto di vista
biologico ed e' estremamente pericolosa. In biologia il
troppo come il troppo poco e' da considerarsi pericoloso: gli organismi
biologici ricercano condizioni di equilibrio omeostatico e non la
massimizzazione di qualche variabile: troppo ossigeno comporta la combustione
dei tessuti, come il troppo poco ossigeno comporta uno stato di asfissia.
In un mondo fisicamente limitato e in cui energia e materia sono sottoposte ad una irreversibile degradazione, secondo la legge
dell'entropia, non e' razionale, nonostante l'economia si consideri razionale, presupporre la
"non sazieta'" del consumatore, perche' significa postulare le condizioni di una crescita
infinita con consumi crescenti di energia e materia.
Il
modello di economia, oggi praticato, basato sul dominio sulla natura, sta
provocando danni ambientali, disuguaglianze sociali e guerre, che diventano
necessarie per mantenere il controllo della parte ricca sul resto dell'umanita' e per assicurarsi le materie prime. Anche
l'esercito italiano e' impegnato in tal senso: nei "Lineamenti di sviluppo
delle Forze Armate negli anni '90" si legge che gli "interessi
vitali" da difendere "ovunque" riguardano le materie prime
necessarie "alle economie dei paesi industrializzati", e quindi si
vuol difendere il dominio del piu' forte sul piu' debole.
Sin
dagli anni '
*
Il
modello di sviluppo dominante e' profondamente iniquo
Dire
che l'attuale modello di economia rende i ricchi piu'
ricchi non e' ideologia, ma e' un fatto che deriva dai dati pubblicati da
documenti e da libri.
Da
un rapporto delle Nazioni Unite nel 1960 il 20% della popolazione mondiale
residente nei paesi piu' ricchi aveva un reddito pro capite pari a trenta volte il reddito del 20%
dei cittadini residente nei paesi piu' poveri. Nel
1995 il reddito del 20% piu' ricco era 82 volte
quello del 20% piu' povero.
Secondo
Non
dobbiamo dimenticare che la poverta' e' causa delle
morti dei bambini per fame o denutrizione. Entro la prossima mezz'ora, 360
bambini in eta' prescolare moriranno per fame e
denutrizione. Dodici al minuto, ventiquattr'ore su ventiquattro:
piu' di sei milioni all'anno. In un mondo, ci ricorda
la rivista "Le Scienze" di novembre, dove la produzione di cibo e'
sufficiente a soddisfare il bisogno energetico e proteico di tutti gli abitanti
del pianeta. Un secolo di crescita economica ha prodotto nel mondo enormi disparita' tra ricchi e poveri. Differenza che e' evidente
anche nella nostre societa'
ricche.
*
Il
modello di sviluppo dominante provoca danni alla biosfera
Il
sistema che perpetua la poverta' ha la tendenza a
superare i limiti imposti dal mondo fisico.
Secondo
gli studi di Mathis Wackernagel,
l'deatore dell'indicatore
Impronta Ecologica: "il consumo di risorse da parte dell'umanita', messo a confronto con la superficie disponibile,
oltrepassa oggi la capacita' di carico globale di
circa il 20%. Vale a dire che la domanda umana ha superato le
risorse naturali".
L'Impronta
Ecologica (IE) misura, in unita' di superficie, la
natura che consumiamo (spazio per abitare, energia per scaldarci, per muoverci,
piante che producono l'ossigeno per respirare, area che fornisce il cibo). A
fronte di una produttivita' media della natura
pro-capite di
Per
l'emissione di gas ad effetto serra, prendendo come esempio solo
E'
evidente che la responsabilita' dei cambiamenti
climatici dei paesi e' assai diversa, cosi' come e'
diversa la responsabilita' dei cittadini (tra i
ricchi e i poveri).
Penso
a quelli africani o dell'America Latina o agli occidentali piu'
poveri, per questi dovranno essere disponibili quantita'
di energia e materia superiori a quella attuale e per i cittadini piu' ricchi tale quantita' dovra' essere ridotta drasticamente. Parlo di cittadini perche', come sostengono tre ricercatori dell'Universita' di Torino in un articolo apparso sul mensile
"Azione nonviolenta" di settembre: "Si delineano sempre piu' chiaramente due categorie: non piu'
Nord/Sud, o Paesi sviluppati e paesi sottosviluppati, ma
abitanti 'globalizzati' e abitanti 'localizzati': i primi si spostano
facilmente e godono in abbondanza delle risorse naturali provenienti da ogni
parte del mondo; i secondi sono vincolati alla loro terra, e possono usufruire
solo dei beni locali. Se questi vengono a mancare, sono
costretti a migrare per sopravvivere".
E'
arrivato il momento di chiedere alle persone agiate dei paesi ricchi di fare a
meno di alcune cose, auto potenti, i voli in Thailandia, in Florida o a Roma
per la notte bianca, a vantaggio degli altri.
Permettetemi
una citazione di Gandhi, diceva nel 1909: "Il nostro pianeta ha risorse
sufficienti per soddisfare i bisogni fondamentali di tutti, non l'avidita' di qualcuno".
Tra
qualche anno dovremmo spiegare alle nuove generazioni che ritenevamo piu' importante una vacanza in America o avere un'auto che
fosse in grado di passare da
*
I
cambiamenti climatici rappresentano una seria minaccia per l'umanita'
Gia' oggi con un innalzamento di soli 0,6°C, secondo
l'Organizzazione Mondiale della Sanita' 150.000
persone muoiono ogni anno per i cambiamenti climatici, poiche'
le malattie si diffondono piu' velocemente a
temperature superiori. Alcuni scienziati britannici stimano che 1'aumento di
Un
congresso di scienziati organizzato dal Met Office
del Regno Unito ha avvertito che a
Che
l'allarme sia serio lo dimostra un'intervista apparsa nella cronaca di Viterbo
del quotidiano "Il Messaggero" di sabato 15
settembre, rilasciata dal professor Riccardo Valentini
dell'Universita' della Tuscia.
Il professor Valentini sostiene: "la variabilita' climatica che
viviamo e' un segnale preoccupante, insieme all'innalzamento della temperatura
media. Sono fattori che possono influenzare molto l'economia
della Tuscia che ha un'anima votata all'agricoltura,
cui sono legate molte attivita', e i cambiamenti
climatici hanno un impatto molto negativo sul territorio".
L'aumento
di due gradi e' un valore importante, perche' si
tratta del punto in cui si prevede che abbiano inizio alcuni dei principali
impatti per l'umanita'. Se non riduciamo
sensibilmente le nostre emissioni, e' probabile, come indicano alcuni
scienziati, che le temperature raggiungano tale punto nel 2030.
*
Il
trasporto aereo contribuisce in modo rilevante al riscaldamento del pianeta
Il
trasporto aereo:
-
secondo calcoli di scienziati del prestigioso Caltech
California Institute of Tecnology(Istituto di Tecnologia
della California) provoca il 10% dell'effetto serra.
-
In Italia e in Europa e' il mezzo di trasporto che cresce piu'
rapidamente.
-
E' poco democratico: vola solo il 5% della popolazione mondiale; un'indagine
inglese, pubblicata da George Monbiot nel suo libro
Calore (edito da Longanesi), smentisce la favola che con i voli low cost possono volare tutti: infatti
prendere l'aereo riguarda solo il 6% delle classi meno agiate.
-
Non contabilizza nel prezzo di volo i costi dell'inquinamento, del rumore,
dell'effetto serra, della congestione, degli incidenti (secondo alcuni calcoli
la collettivita' paga oltre 2 miliardi di euro
all'anno per i costi "esterni"; Marinella Correggia, in un recente
articolo pubblicato su "Il manifesto", parla dei costi di una
campagna dei Medici Senza Frontiere contro la malnutrizione, e sostiene che la
spesa e' di 750 milioni di euro all'anno, che e' meno di un millesimo delle
spese per gli armamenti e un centesimo delle sovvenzioni europee al trasporto
aereo).
-
Gode di privilegi come esenzioni fiscali e non applicazione del protocollo di
Kyoto.
-
E' molto energivoro.
E'
per questo che dobbiamo impegnarci per diminuire il trasporto aereo.
La
necessita' della riduzione del trasporto aereo e'
sostenuta da studiosi, centri di ricerca sui cambiamenti climatici, come
l'inglese Tyndall, e soprattutto dall'Ipcc (organismo tecnico dell'Onu, che si occupa
dell'effetto serra, recentemente insignito del Nobel). Nel 1999 dedico' il suo primo studio all'impatto dell'aviazione
civile e sostenne la necessita' di "adottare
politiche di sostituzione con altri mezzi di trasporto" e
"disincentivare l'uso disinvolto del trasporto aereo" per evitare che
eventuali benefici del trattato di Kyoto negli altri settori fossero annullati.
Voglio
citare alcuni dati Enea, per il 2004, per la sola anidride carbonica, uno dei
principali gas ad effetto serra che causa l'innalzamento della temperatura: le
industrie energetiche emettono circa 1l 35% di CO2 del
totale, le industrie manifatturiere e costruzioni circa il 19%, i trasporti
circa il 28%, i settori commerciale, domestico, agricoltura circa il 18%.
Mettendo
a confronto i dati attuali con quelli del 1990 si evince che il settore dei
trasporti ha avuto l'incremento maggiore (+25%) e tra i trasporti quello che e'
cresciuto di piu' e' quello aereo (raddoppiato). Dopo
l'11 settembre 2001 c'e' stata una flessione, poi dal 2002 si e' registrato un
tasso di crescita dei voli maggiore di prima del
Il
trasporto aereo e' in grande crescita, destinata ad aumentare, ricordo per
inciso che dopo l'11 settembre 2001 c'e' stato un aumento dei voli con tasso di
crescita maggiore di quello precedente, e poiche' e'
fuori dal protocollo di Kyoto, rischia di vanificare eventuali benefici dovuti allíapplicazione del protocollo di Kyoto agli altri
settori.
Inoltre
si deve considerare che a detta di molti scienziati, compresi quelli che
lavorano per l'Ipcc, il contributo del trasporto
aereo al surriscaldamento del clima va ben oltre al solo rilascio di CO2; si
deve aggiungere, ad esempio, l'effetto del vapore d'acqua (le scie).
In
un documento del 21 aprile 2006 il Comitato economico e sociale europeo
suggerisce di "rendere piu' competitivi i modi
di trasporto di superficie, al fine di offrire alternative piu'
interessanti per il trasporto delle persone e delle merci all'interno
dell'Unione Europea".
Il
surriscaldamento del clima e' il problema che abbiamo di fronte.
Nel
convegno organizzato a Viterbo dal nostro comitato il 21 settembre scorso, e'
stato evidenziato da piu' interventi, in particolare
da quello del dottor Mauro Mocci, come i cambiamenti del clima hanno un effetto
negativo, gia' oggi, sull'agricoltura della Tuscia. Poi se si considerano anche i dati pubblicati dal
"Messaggero" sabato 6 ottobre per cui nel 2006 le emissioni di
anidride carbonica nella provincia di Viterbo hanno superato quasi dell'875%
(874,93%) i limiti del protocollo di Kyoto, logica e buon senso dovrebbero far si' che non si parli piu'
dell'aeroporto.
Purtroppo
cosi' non e'.
*
La
crescita esponenziale, ovvero: il ventinovesimo giorno
Inoltre
il modello di economia dominante si basa sulla crescita esponenziale di alcune
grandezze, come la popolazione o il capitale o la quantita'
di emissione di gas serra. Purtroppo la crescita esponenziale e' insidiosa perche' impedisce di accorgersi in tempo utile del
pericolo, e il ritardo dell'intervento provoca a sua volta danni.
Permettetemi
un esempio, un racconto metaforico, preso dal bello e indispensabile
libro I nuovi limiti dello sviluppo: "Immaginate di avere un laghetto. Un giorno vi accorgete
che nel laghetto cresce una ninfea. Sapete che le piante di ninfea raddoppiano
le proprie dimensioni ogni giorno. Vi rendete conto che se la pianta potesse
svilupparsi liberamente, in trenta giorni ricoprirebbe l'intera superficie del
laghetto, soffocando ogni altra forma di vita acquatica. Ma all'inizio la
pianta sembra piccola, cosi' per il momento decidete
di non intervenire. Affronterete il problema quando la pianta avra' ricoperto meta' del
laghetto. La domanda e': quanto tempo avrete allora a disposizione per salvare
il laghetto? La risposta e': un solo giorno! Il ventinovesimo giorno il
laghetto e' ricoperto per meta'. L'indomani ñ dopo
l'ultimo raddoppio ñ il laghetto sara' invaso
completamente. In un primo momento puo' sembrare
ragionevole aspettare che il laghetto sia ricoperto per meta'.
Il ventunesimo giorno la pianta ricopre solo lo 0,02% dello specchio d'acqua,
il venticinquesimo giorno solo il 3%. Eppure questa politica
ci concede appena un giorno per salvare il laghetto".
Commentano gli autori del libro: "E' facile capire come la
crescita esponenziale, combinata con i ritardi della risposta, possa condurre
al superamento dei limiti. La crescita appare a lungo
insignificante. Tutto sembra tranquillo. Poi, all'improvviso,
il cambiamento e' sempre piu' rapido, finche', con gli ultimi uno o due raddoppi, non c'e' piu' tempo per reagire".
Il
trasporto aereo gode di agevolazioni, le compagnie aeree conseguono profitti e
i cittadini pagano in termini di salute, soprattutto chi abita nei pressi degli
aeroporti, e in termini economici.
"Con
i favoritismi di cui gode", secondo
"Ma perche' mai gli altri settori
economici dovrebbero accettare un costoso taglio di emissioni, mentre il
comparto aereo avrebbe il permesso di triplicare il contributo al cambiamento
climatico fra il 1990 e il 2050? Non
includere gli aerei significa non poter raggiungere questo obiettivo di
riduzione globale". Questa critica e' contenuta in un rapporto del
giugno 2004,
Il
trasporto aereo non solo contribuisce al riscaldamento del clima, ma usa anche
una grande quantita' di energia: sempre da un
documento del Comitato economico e sociale europeo si viene a sapere che "benche' negli ultimi 40 anni l'efficienza dei carburanti
per aerei sia aumentata di oltre 1l 70%, nello stesso
periodo la quantita' totale del carburante utilizzato
e' cresciuta di oltre il 400%".
*
Un
nuovo modello di mobilita'
Un
nuovo modello di mobilita' deve vedere al centro il trasporto passeggeri e merci con il treno.
Ad
esempio per andare da Napoli a Milano l'aereo emette anidride carbonica (in Kg
per passeggero) quasi 4 volte il treno, l'auto a diesel quasi 3 volte il treno
e l'auto a benzina 2,5 volte il treno (calcoli che si possono effettuare in
diversi siti in internet come ad esempio "Azzero CO2"); per il
trasporto merci (300 tonnellate) da Gioia Tauro a Stoccarda l'aereo
emette CO2 piu' di 30 volte il treno, e un camion piu' di 4 volte il treno.
Per
favorire il trasporto con il treno, oltre ad incentivare tale mezzo (tariffe
basse e viaggi confortevoli) ci vorrebbero degli amministratori locali e
nazionali che avessero il coraggio e la lungimiranza di ostacolare le auto e
gli aerei. Ad esempio non costruendo nuove strade, nuovi parcheggi nei centri
storici, non costruendo nuove piste e nuovi aeroporti.
Il
26 ottobre il quotidiano "
Piu' spazio viene dato alle auto o agli aerei piu' viene riempito, e cosi' ne servira' dell'altro, all'infinito.
Dovremmo
avere governanti che vietano voli sotto una determinata soglia di km (ho fatto
l'esempio di Napoli-Milano); si dovrebbero fare
campagne per persuadere i cittadini a fare le vacanze "di vicinato"
per scoprire le bellezze naturali e culturali dei posti vicini piuttosto che
fare le vacanze in posti esotici e lontani, e magari a Natale in posti caldi, e
praticare il devastante turismo del "mordi e fuggi" con i voli low
cost.
Parlavo
di coraggio perche' per gli amministratori locali e i
governanti costruire una nuova strada o un aeroporto puo'
portare un consenso immediato, anche perche' i danni
si vedranno solo in seguito.
*
Il
dilemma del pescatore
Dovremmo
prendere coscienza che per la finitezza delle risorse, ognuno di noi ha a
disposizione un budget per l'uso dell'energia e per le emissioni dei gas serra,
consumato il quale, si danneggiano altri esseri umani.
E'
arrivato il momento, se ancora siamo in tempo, di cambiare stili di vita nel
mondo ricco (su questo tema c'e' un bel libro di Marinella Correggia, La
rivoluzione dei dettagli. Manuale di ecoazioni
individuali e collettive, Feltrinelli Editore). E'
arrivato il momento di assumersi le responsabilita',
sia come persone sia come organizzazioni politiche, per avviare una campagna
per contrastare lo sviluppo illimitato e per imboccare il cammino che porta
alla decrescita condivisa, alla sobrieta' felice.
A
me sembra che coloro che vedono l'aeroporto come volano dello sviluppo abbiano
in mente il modello di economia che ho prima ricordato: massiccio uso di energia
e materia, considerate illimitate, consumismo sfrenato non solo di beni
materiali, ma anche di turismo e di cultura. Non viene presa affatto in
considerazione la scarsita' delle risorse. Tutto
viene misurato in termini monetari.
A
questo proposito mi e' capitato di leggere in questi giorni un articolo
pubblicato sul sito www.matematica-unibocconi.it del professor Bischi dell'Universita' di
Urbino, esperto di modelli matematici. L'articolo, "Modelli matematici e
risorse rinnovabili: il dilemma del pescatore e altri apparenti
paradossi", riguardava lo sfruttamento delle risorse rinnovabili; voglio
citare due brani, uno iniziale e uno finale.
All'inizio dell'articolo si legge: "Col termine risorsa
rinnovabile intendiamo una popolazione vivente, cioe'
in grado di crescere e riprodursi, che possa essere sfruttata per fini
commerciali. Tipici esempi sono le popolazioni ittiche e le
foreste. Si parla di sfruttamento sostenibile quando il prelievo della risorsa
avviene in modo da non compromettere la capacita' di
rigenerarsi della risorsa stessa, permettendo cosi'
di tramandare intatta la risorsa alle generazioni successive. Invece, uno
sfruttamento eccessivo puo' condurre a situazioni di
inefficienza, sia biologica che economica, o addirittura provocare alterazioni
irreversibili (al limite anche l'estinzione) della risorsa stessa. Purtroppo,
la realta' ci mostra chiaramente che uno sfruttamento
eccessivo, quindi non sostenibile, delle risorse naturali costituisce piu' una regola che un'eccezione. Spesso gli agenti
economici che sfruttano una risorsa rinnovabile sono consapevoli di cio', ma non riescono a trovare un compromesso fra le
esigenze di sostenibilita' e di guadagno. Uno dei problemi che stanno alla base di simili difficolta'
e' costituito dal fatto che spesso gli agenti economici sono alla ricerca di
profitti immediati, mentre la sostenibilita' si basa
su una logica di lungo periodo".
Nelle conclusioni scrive: "Una conclusione che possiamo
ricavare dall'analisi svolta in questa breve nota e' che occorre essere molto
prudenti nello sfruttamento delle popolazioni naturali, e che quando i primi
effetti negativi vengono alla luce potrebbe essere troppo tardi per porvi
rimedio. Infatti, una delle caratteristiche che vengono
messe chiaramente in luce dai modelli sopra esaminati e' l'irreversibilita'
di certi fenomeni di degenerazione nelle dinamiche di lungo periodo. Questo ci spinge a evocare uno dei principi fondamentali nella
gestione dei sistemi ecologici, il cosiddetto principio di precauzione".
A
mio parere, le questioni dell'aeroporto e del trasporto aereo, che verrebbe, cosi', incrementato, rappresentano un esempio di cattivo
uso delle risorse e di non applicazione del principio di precauzione.
Inoltre
il trasporto aereo ben si inserisce nel modello di economia dominante: l'aereo
e' frutto dell'alta tecnologia, la tecnoscienza, usa
grandi quantita' di energia, produce grandi quantita' di gas ad effetto serra, raggiunge alte velocita', e' molto rumoroso, e' usato da una esigua minoranza, produce guadagni per le compagnie
aeree e costi per la collettivita', (sovvenzionamenti
pubblici alle compagnie private), provoca gravi danni alla salute dei cittadini
che vivono nei pressi degli aeroporti, danneggia in modo serio l'ambiente
contribuendo in modo considerevole al
riscaldamento del clima.
Insomma
tutto il contrario delle parole d'ordine scritte piu'
di dieci anni fa dall'indimenticabile Alexander Langer,
che riteneva necessarie per salvare il pianeta e l'umanita':
piu' lentamente, piu'
profondamente, piu' soavemente.
Inoltre
nuoce anche alla formazione del pensiero perche'
induce a credere che si puo' andare
in ogni parte in qualsiasi momento senza tener conto dei costi
collettivi in termini di salute e di spesa pubblica.
Chi
ha la responsabilita' di governo locale e nazionale
deve prendere decisioni lungimiranti per consegnare alle generazioni future a
partire dai bambini che oggi hanno dieci anni un mondo vivibile e non offeso da
catastrofi, che molti in modo ingannevole si ostinano a chiamare naturali, piu' di quelle che accadono oggi.
Sin
dai lontani anni '60 si sente dire che occorre favorire il trasporto delle
persone e delle merci su ferrovia rispetto al trasporto su gomma.
Per
sapere cosa ha fatto la politica per attuare cio'
basta leggere il rapporto annuale dell'Enea sull'Ambiente Italia (e a dire il
vero basterebbe osservare le citta' e le strade): si
scopre che nel
A
me sembra chiaro che chi aveva responsabilita' di
governo ha favorito un modello di mobilita'
insostenibile per l'ambiente e per la salute dei cittadini.
Per
il bene collettivo c'e' da augurarsi una presa di coscienza della societa' politica.
E
dire che scienziati ed economisti come Nicolas Georgescu-Roegen,
Barry Commoner, Giorgio Nebbia, Jeremy Rifkin, Enzo Tiezzi, ambientalisti come Alexander Langer,
movimenti come il movimento antinucleare o quelli recenti che si battono contro
il liberismo, da decenni pongono l'attenzione sui limiti fisici della Terra e
sulla necessita' di usare in modo appropriato
l'energia, che l'obiettivo fondamentale dell'economia moderna, la crescita
economica illimitata, essendo in contraddizione con le leggi fondamentali della
natura va abbandonato.
C'e'
da augurarsi, prima che sia troppo tardi, che i governanti di oggi sappiano
prendere misure drastiche che riducano il traffico automobilistico e aereo,
quelli maggiormente insostenibili, non mettendo piu'
a disposizione dei autovetture e camion nuove strade e
parcheggi, soprattutto nei centri storici, e nuovi aeroporti, abolendo i voli
sotto una certa distanza.
*
Verso
Samarcanda
Mi
viene in mente una canzone di Roberto Vecchioni, "Samarcanda", che
riprende una vecchia storia.
Un soldato nell'antica Bassora, pieno di paura, ando' dal suo re e gli disse: "Salvami, sovrano, fammi
fuggire di qua. Ero nella piazza del mercato e ho incontrato
Enzo Tiezzi, nel libro Tempi storici,
tempi biologici, commenta: "Forse c'e' una Samarcanda anche nel nostro
destino. La nostra cultura economica e sociale e' tutta
interna alla logica della ricerca del cavallo per arrivare a Samarcanda piu' in fretta, nella tecnologia per risolvere un problema
di oggi senza preoccuparsi se la risoluzione di quel problema va nella
direzione di aumentare i problemi per líumanita', di
avvicinare il momento dell'esaurimento delle risorse, di mettere in moto un
meccanismo senza ritorno di danni irreparabili alla biosfera, all'ambiente
necessario per sopravvivere. In fondo alla strada della
crescita senza limiti ci puo' essere una Samarcanda
che ci aspetta".
Oggi,
qui, mi sembra ,che il cavallo abbia la forma
dell'aeroporto.
Quindi
mi auguro che il Ministro dei Trasporti non regali il cavallo-aeroporto, ne' a
Viterbo, ne' a Frosinone, ne' ad altra citta'.
Ora,
credo che ci si debba impegnare per ottenere che il Ministro dei Trasporti
decida di non autorizzare il terzo scalo per voli low cost
e faccia diminuire drasticamente e immediatamente i voli a Ciampino; ma se il
Ministero scegliesse il contrario di cio' che noi
chiediamo, ancor piu' ci impegneremmo a moltiplicare
le azioni per impedire comunque la realizzazione del terzo aeroporto e per
ottenere la riduzione drastica e immediata del trasporto aereo a partire da
Ciampino.
*
Bibliografia
- Elena Camino, Giuseppe Barbiero,
Alice Benessia, "Abitanti globalizzati e
abitanti localizzati di un pianeta messo in crisi dagli umani.
Cornice teorica e piste
di ricerca didattica", in "Azione Nonviolenta", n. 8-9, 2007.
-
Marinella Correggia, La rivoluzione dei dettagli, Feltrinelli, Milano 2007.
-
Enea, Rapporto Ambiente Italia 2006.
-
Nicholas Georgescu-Roegen, Bioeconomia,
Bollati Boringhieri, Torino 2004.
- Donella Meadows, Dennis Meadows, Jorgen Randers, I nuovi limiti dello sviluppo, Mondadori, Milano
2006.
-
George Monbiot, Calore!,
Longanesi, Milano 2007.
-
Per Pinstrup-Andersen, Fuzhi
Cheng, in "Le Scienze", novembre 2007.
-
Enzo Tiezzi, Tempi storici Tempi biologici, Garzanti,
Milano 1984.
- Mathis Wackernagel, William E.Rees, L'Impronta Ecologica, Edizioni Ambiente.