ALESSANDRO PIZZI: RELAZIONE ALLA CONFERENZA "VITERBO INCONTRA CIAMPINO" DEL 3 MAGGIO 2008

[Alessandro Pizzi (per contatti: alexpizzi@virgilio.it), gia' apprezzatissimo sindaco di Soriano nel Cimino (Vt), citta' in cui il suo rigore morale e la sua competenza amministrativa sono diventati proverbiali, e' fortemente impegnato in campo educativo e nel volontariato, ha preso parte a molte iniziative di pace, di solidarieta', ambientaliste, per i diritti umani e la nonviolenza, tra cui l'azione diretta nonviolenta in Congo con i "Beati i costruttori di pace"; ha promosso il corso di educazione alla pace presso il liceo scientifico di Orte (istituto scolastico in cui ha lungamente insegnato); e' uno dei principali animatori del comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo. Sul tema del trasporto aereo, del suo impatto sugli ecosistemi locali e sull'ecosistema globale, e sui modelli di mobilita' in relazione ai modelli di sviluppo e ai diritti umani, ha tenuto rilevanti relazioni a vari convegni di studio]

 

Gentili signore e gentili signori,

prima di dare la parola agli illustri ospiti di Ciampino cui va tutta la mia e nostra solidarieta' per la loro lotta in difesa della salute, il Comitato vuole ribadire i motivi dell'opposizione alla costruzione dell'aeroporto. Inoltre, voglio condividere con voi alcune riflessioni, sperando che siano utili a tutti.

Voglio partire dalla trasmissione "Report" di domenica 27 aprile scorso dedicata alla situazione degli aeroporti in Italia.

Emerge una situazione di completo caos; l'immagine data dal Ministro Bianchi e' di mancanza di programmazione; anche un articolo pubblicato da "La Stampa" di Torino il 26 novembre 2007 dal titolo significativo: "Aeroporto di condominio", metteva in evidenza la mancanza di "una vera programmazione nazionale. Il numero degli scali rischia di crescere in maniera incontrollata". Tutto sembra lasciato in balia degli interessi di gruppi d'affari politico-industriali. D'altra parte lo afferma anche l'ex sindaco di Viterbo nell'intervista a "Report" dicendo che l'aeroporto e' un mezzo, non un fine, ci vuole l'aeroporto per incentivare il trasporto del futuro: la ferrovia; come dire, gli aeroporti si costruiscono per fini diversi dalle esigenze del trasporto aereo.

La trasmissione ha messo in evidenza la crescita dei voli con la previsione che in una decina d'anni essi raddoppieranno: Massimo Garbini, responsabile operativo Enav, ha affermato che: "Il problema maggiore viene riscontrato evidentemente in questo momento sugli aeroporti. Risulta che nel 2020 60 hubs europei saranno completamente saturi, 24 ore su 24, e che circa 4 milioni di voli non sapranno dove atterrare". La giornalista Giovanna Boursier commenta: "Per far spazio a 4 milioni di voli si apriranno nuovi aeroporti, e le emissioni di CO2 arriveranno a 284 milioni di tonnellate. Da questa stima, pero', sono escluse le emissioni dei voli internazionali perche' oggi ogni paese calcola quanto inquina sommando solo i voli nazionali. Come dire: se uno da Roma va a Torino inquina, ma se va a Parigi no".

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E' bene ribadire le nostre ragioni di opposizione alla costruzione dell'aeroporto.

a) Sull'impatto disastroso di un aeroporto

Siamo contro l'aeroporto a Viterbo perche':

1. Lo abbiamo affermato piu' volte ma e' bene ripeterlo: arrecherebbe un grave danno alla zona termale. Il Bulicame e' un vanto per tutta la provincia di Viterbo e rappresenta una grande risorsa. Perche' metterla a rischio per far posto ad un aeroporto a servizio di Roma per il turismo "mordi e fuggi"? Non e' una iniziativa razionale.

2. Nuocerebbe alla salute dei cittadini che abitano nei pressi dell'aeroporto, in generale tutta Viterbo, per l'inquinamento acustico e per le polveri sottili. Per soddisfare desideri indotti dalla pubblicita' e dalle agenzie di viaggio, per soddisfare la voglia di profitto delle compagnie low cost come la Ryanair (che, tra l'altro, tratta i lavoratori dipendenti senza riconoscer loro i diritti elementari stabiliti dalla legislazione italiana) e di qualche affarista locale si crea un grave danno alla salute dei cittadini che abitano vicino all'aeroporto e in qualche misura ai cittadini di gran parte della provincia. Un aeroporto nelle vicinanze di una citta' e' nocivo per la salute dei cittadini. Ce lo diranno tra poco i rappresentanti dei comitati di Ciampino. Voglio solo citare un articolo pubblicato da una rivista molto diffusa come "L'Espresso" di qualche settimana fa dal titolo "L'aeroporto fa male al cuore"; e si riferisce solo al rumore. Anche per l'inquinamento atmosferico ci diranno qualcosa i cittadini di Ciampino; e come se ce lo diranno! Voglio solo porre l'accento sulle PM10, particelle che vengono rilevate per legge come indicatori dell'inquinamento dell'aria. E piu' pericolose delle particelle PM10 sono le particelle di dimensioni piu' ridotte, anche piu' di mille volte piu' piccole (nanoparticelle); piu' pericolose perche', come dimostrato dai lavori dello scienziato Stefano Montanari, queste particelle hanno la proprieta' di penetrare piu' in profondita' nel corpo umano, persino nel nucleo delle cellule, con possibile danneggiamento del Dna. Per la legge una particella da 10 micron (PM10) equivale in massa a 1000 particelle da 1 micron, cioe' dieci volte piu' piccole, o a un milione di particelle mille volte piu' piccole. Dal punto di vista della pericolosita' per la salute quelle piu' piccole sono di gran lunga piu' nocive; un conto e' l'impatto con una PM10 e un conto ancora peggiore e' l'impatto don un milione di particelle piu' penetranti.

3. Possibile impatto dei campi elettromagnetici generati dai radar e dal sistema di comunicazione terra-aereo. Sarebbe opportuno conoscere la situazione attuale intorno alla zona dove dovrebbe essere costruito l'aeroporto e in citta'. Soprattutto si dovrebbe conoscere il progetto dell'aeroporto stesso, Ma in realta' non esiste ne' un progetto ne' uno studio di Valutazione d'impatto ambientale (Via) o di Valutazione d'impatto sulla salute (Vas): la scelta di Viterbo e' stata fatta dal Ministro Bianchi senza tenere conto delle leggi italiane, come emerge da uno studio di carattere giuridico del Centro studi "Demetra".

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b) Sull'impatto disastroso dell'incremento del trasporto aereo.

Come detto sopra, anche la trasmissione "Report" ha parlato della crescita del trasporto aereo. Con l'aumento del trasporto aereo aumenteranno le emissioni di CO2, uno dei principali gas ad effetto serra che contribuisce in modo significativo al surriscaldamento del clima; e per gli aerei deve essere tenuto in conto anche l'effetto del vapore acqueo (le scie). E i cambiamenti climatici cominciano a far sentire gli effetti nefasti sugli ecosistemi; e andando avanti di questo passo tra qualche decennio non si riuscira' a mantenere l'aumento della temperatura ai due gradi centigradi, che pure danno luogo a scenari drammatici per molti abitanti del pianeta a partire dagli africani. Per questo noi ci battiamo al fianco dei cittadini di Ciampino per ridurre drasticamente i voli (o addirittura chiudere del tutto l'aeroporto) e contro il terzo aeroporto del Lazio (e speriamo di non dover dire, tra poco, anche contro il quarto a Frosinone, viste le promesse elettorali di un ministro).

Tra tutti i settori economici, secondo i dati dell'Enea, dal 1990 quello che ha avuto un incremento maggiore e' quello dei trasporti (+25%) e tra i trasporti quello che e' piu' cresciuto e' quello aereo (raddoppiato) con conseguente aumento di consumo di carburante e quindi di emissione di CO2.

La Commissione Europea calcola che se la crescita del trasporto aereo proseguira' al ritmo attuale, entro il 2012 le emissioni di CO2 prodotte dai voli internazionali in partenza dagli scali europei aumenteranno del 150% rispetto al valore del 1990. Un aumento che vanificherebbe piu' di un quarto delle riduzioni necessarie per realizzare l'obiettivo comunitario fissato dal Protocollo di Kyoto. Ricordo, inoltre, che in un documento, piu' volte citato in altri incontri, del Comitato economico e sociale europeo, si mette in evidenza l'impatto sul clima del trasporto aereo e si consigli di "rendere piu' competitivi i modi di trasporto di superficie, al fine di offrire alternative piu' interessanti per il trasporto delle persone e delle merci all'interno dell'Unione Europea". Secondo la Commissione Ambientale d'Inchiesta (Eac) della House of Commons (Camera dei Comuni) britannica, "nel 2050, il solo settore dell'aviazione rappresentera' ben il 66% delle emissioni del Paese".

Il trasporto aereo non solo contribuisce al surriscaldamento del clima, ma usa anche una grande quantita' di energia: sempre da un documento del Comitato economico e sociale europeo si viene a sapere che "Benche' negli ultimi 40 anni l'efficienza dei carburanti per aerei sia aumentata di oltre il 70%, nello stesso periodo la quantita' totale del carburante utilizzato e' cresciuta di oltre il 400%".

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Il trasporto aereo si inserisce bene nel modello di economia dominante: l'aereo e' frutto dell'alta tecnologia, usa grandi quantita' di energia, produce grandi quantita' di gas ad effetto serra, raggiunge alte velocita', e' molto rumoroso, e' usato da una esigua minoranza della popolazione mondiale, produce guadagni per le compagnie aeree e costi per la collettivita' (sovvenzionamenti pubblici alle compagnie private), provoca gravi danni alla salute dei cittadini che vivono nei pressi degli aeroporti, danneggia in modo serio l'ambiente contribuendo in modo considerevole al riscaldamento del clima. E chi vede nell'aeroporto un volano dello sviluppo si trova immerso nel modello di economia dominante che non considera le risorse locali, i beni ambientali locali, che privilegia interventi estranei alle vocazioni del territorio, che fa un uso massiccio di energia e materia, considerate illimitate, che si basa su un consumismo sfrenato non solo di beni materiali, ma anche di turismo e di cultura, che non prende affatto in considerazione la scarsita' delle risorse, tutto  misura in termini monetari, mai in termini energetici (se usassimo come moneta di scambio l'unita' di misura dell'energia ci accorgeremmo di stare, e da un pezzo, in rosso), non vengono rispettati i principi fondamentali della natura, in particolare i principi che ci ricordano che ad ogni trasformazione energetica (in pratica il processo produttivo) energia e materia si degradano, e che cio' che non puo' essere recuperato va ad inquinare. Questa economia dovremmo definirla economia violenta e contro natura.

Modello di economia dominante che si basa sulla capacita' autoaccrescitiva del sistema capitalistico, che per sua natura genera poverta', disuguaglianze e crisi ecologica. Da un rapporto dell'Onu del 2006 risulta che il rapporto tra il reddito del 20% degli abitanti piu' ricchi del pianeta e il 20% piu' povero era nel 1820 di 3 a 1, nel 1913 di 11 a 1, nel 1960 di 30 a 1, nel 1990 di 60 a 1, nel 2001 di 80 a 1, tipico fenomeno a crescita esponenziale; da notare come il fenomeno sia diventato piu' evidente con il liberismo tipico della globalizzazione.

Cosi' come i danni alla biosfera sono causati in modo piu' consistente dai paesi industrializzati e dal modello di consumo delle popolazioni ricche. Se prendiamo uno degli indicatori del consumo, l'impronta ecologica (ricordo brevemente che l'Impronta Ecologica - in sigla: IE - misura, in unita' di superficie, la natura che consumiamo - spazio per abitare, energia per scaldarci, per muoverci, piante che producono l'ossigeno per respirare, area che fornisce il cibo), si vede che un nordamericano ha un impronta ecologica quasi 8 volte l'impronta che spetterebbe mediamente ad ogni abitante della terra e 13 volte quella di un africano. E' evidente che la responsabilita' dei vari paesi per i cambiamenti climatici e' assai diversa, cosi' come e' diversa la responsabilita' dei cittadini (tra i ricchi e i poveri). Penso a quelli africani o dell'America Latina, o agli occidentali piu' poveri: per questi dovranno essere disponibili quantita' di energia e materia superiori a quella attuale, e per i cittadini piu' ricchi tale quantita' dovra' essere ridotta drasticamente.

Non dobbiamo dimenticare che la poverta' e' causa delle morti dei bambini per fame o denutrizione, piu' di sei milioni all'anno. Scienziati sostengono che la produzione di cibo e' sufficiente a soddisfare il bisogno energetico e proteico di tutti gli abitanti del pianeta. Questo concetto lo ribadi' anche Gandhi all'inizio del secolo scorso: "Il nostro pianeta ha risorse sufficienti per soddisfare i bisogni fondamentali di tutti, non l'avidita'" di qualcuno".

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E' di questi giorni la crisi alimentare nei paesi piu' poveri, e tra le cause c'e' la produzione di biocarburante ricavato da prodotti alimentari come la soia o il mais. Ancora una volta responsabile e' il nostro modello di mobilita' basato sulle auto e sugli aerei. Si deturpano intere zone e centri storici per costruire aeroporti o strade o parcheggi per agevolare la mobilita' di passeggeri e merci su gomma, altamente inquinanti e consumatori di energia. Alla faccia degli impegni assunti con la sottoscrizione degli accordi di Kyoto, la ferrovia viene penalizzata. Il treno e' il mezzo che meno inquina e dovrebbe essere incoraggiato: invece dal 1939 al 2005 la rete ferroviaria italiana e' stata amputata di 7.077 chilometri, di cui 4386 dal 1970 al 2005; piu' del 60% della rete ferroviaria e' a binario unico, mentre in Francia e Germania l'estensione delle ferrovie a doppio binario e' pari a quasi tutta la rete italiana. Pero' si investono soldi per l'alta velocita'. L'alta velocita' secondo alcuni studi inglesi consuma per passeggero piu' combustibile di un Airbus A321 per la tratta Londra-Edimburgo.

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Credo che se vogliamo una qualita' della vita migliore e se vogliamo lasciare un pianeta alle future generazioni meno rovinato di quello di oggi, dobbiamo invertire la tendenza alla crescita dei consumi, dovremmo smetterla di rapinare le risorse, dovremmo abbandonare l'idea del dominio sulla natura, dovremmo pensare che le risorse del pianeta sono limitate e che si degradano, dovremmo smetterla di pensare all'accumulazione crescente del capitale come fine, dovremmo pensare ad una economia basata sulle risorse locali e cercare di vivere e produrre secondo il motto del sempre presente nei nostri cuori e nella nostra mente Alexander Langer, esponente prestigioso del movimento nonviolento, impegnato per evitare la guerra in Jugoslavia: "lentius, profondius, soavius": piu' lentamente, piu' profondamente, piu' soavemente.

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Permettetemi di chiudere leggendo alcuni brani dell'appello di Aqqaluk Lynge, rappresentante degli Inuit della Groenlandia, contenuto in articolo pubblicato da "La Stampa" il 31 maggio 2007.

"Quello che accade al Sud, in Gran Bretagna, colpisce noi al Nord. Potete anche pensare che l'allargamento dell'aeroporto di Stansted sia una piccola cosa nell'accelerare l'effetto serra. Ma chiunque puo' dire la stessa cosa su quello che sta facendo. E' una scusa per non prendere decisioni e il risultato e' la catastrofe.

"Noi Inuit cacciamo sul ghiaccio da cinquemila anni, per generazioni abbiamo potuto prevedere con assoluta precisione gli spostamenti delle nostre prede, foche, balene, orsi, e procurarci cibo e tutto quello che era necessario senza distruggere la natura. Oggi non e' piu' possibile.

"Ma per noi l'effetto serra non e' solo un'ipotesi, uno studio scientifico. E' una realta'. E potrebbe esserlo anche per voi nel giro di pochi decenni.

"E' troppo chiedere un po' di moderazione per la salvezza del mio popolo oggi e del vostro popolo domani?.

"Il mio e' un piccolo popolo, ma quello che gli sta accadendo riguarda tutti voi. Quando ero giovane, il ghiaccio si formava a novembre. Ora parecchi mesi dopo. Non so se sia tutta colpa degli aerei che passano sopra la Groenlandia per raggiungere gli Stati Uniti. So pero' che e' anche colpa di quegli aerei. Le compagnie a basso costo hanno appena deciso di triplicare il numero dei voli transoceanici, da 80.000 a 240.000 l'anno. Ma cosi' facendo distruggeranno la nostra e la vostra terra. Fermateli. Fermatevi".

Fermateli a Ciampino. Fermatevi a Viterbo. E' questo il nostro appello, il nostro grido.