ALESSANDRO PIZZI: RELAZIONE ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEGLI ENTI LOCALI SVOLTASI A ROMA IL 23 NOVEMBRE 2007

[Riportiamo il testo della relazione tenuta dal professor Alessandro Pizzi il 23 novembre 2007 a Roma nella prima sessione dell'Assemblea nazionale degli Enti Locali promossa dalla "Rete del nuovo municipio".

Alessandro Pizzi, gia' apprezzatissimo sindaco di Soriano nel Cimino (Vt), citta' in cui il suo rigore morale e la sua competenza amministrativa sono diventati proverbiali, e' fortemente impegnato in campo educativo e nel volontariato, ha preso parte a molte iniziative di pace, di solidarieta', ambientaliste, per i diritti umani e la nonviolenza, tra cui l'azione diretta nonviolenta in Congo con i "Beati i costruttori di pace"; ha promosso il corso di educazione alla pace presso il liceo scientifico di Orte (istituto scolastico in cui ha lungamente insegnato); e' uno dei principali animatori del comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo. Sul tema del trasporto aereo, del suo impatto sugli ecosistemi locali e sull'ecosistema globale, e sui modelli di mobilita' in relazione ai modelli di sviluppo e ai diritti umani, ha tenuto rilevanti relazioni a vari convegni di studio]

 

Ringrazio gli organizzatori per averci invitato come comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo a questo incontro.

Il tema di questo incontro e': "I movimenti e la partecipazione". Considerata la mia passata esperienza da sindaco, e quindi l'esperienza nel fare i bilanci, affermo con forza che senza una adeguata informazione i cittadini non possono partecipare alla formazione delle decisioni.

Nel caso di cui mi occupo, ma potrei citarne altri, nessuno, escluso noi, ha informato i cittadini sull'impatto  del trasporto aereo sull'ambientale e sulla salute. Il comitato pro aeroporto ha fatto e fa solo propaganda, anche interessata, considerato che tra i suoi componenti vi e' chi gestisce attivita' imprenditoriali legate all'aeroporto. Tutti i partiti, esclusi Prc e Verdi, si sono accodati al comitato pro aeroporto blaterando di sviluppo, di occupazione e di ultima possibilita' per Viterbo.

Noi come comitato che si oppone all'aeroporto ci siamo assunti la responsabilita' di informare i cittadini documentando l'impatto devastante sull'ambiente e sulla salute del trasporto aereo. Responsabilita' che doveva essere dei Comuni, della Provincia e della Regione. Non hanno organizzato iniziative per valutare gli effetti del trasporto aereo, non hanno messo i cittadini in condizione di poter decidere, compresi quei Comuni che accedono ai finanziamenti regionali per la partecipazione. Hanno approvato mozioni a favore dell'aeroporto in consigli deserti e del tutto disinformati.

Provo ad elencare ancora una volta alcuni dei motivi per cui ci opponiamo al terzo aeroporto nel Lazio.

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Contro il mega-aeroporto a Viterbo

Siamo contro la realizzazione del mega-aeroporto per voli low cost a Viterbo perche':

a) devasterebbe la zona termale del Bulicame, citato da dante nella Divina Commedia. Possiamo immaginare cosa significa andare alle terme per curarsi e respirare gli scarichi degli aerei e ascoltare il loro rumore. Oltre tutto si tratta di un aeroporto del tutto estraneo alla vocazione del territorio della Tuscia. Un aeroporto che deve servire per i voli low cost per portare i turisti del "mordi e fuggi" a Roma, turisti che scendono nel "non luogo" e non vedono l'ora di andare a Roma.

b) nuocerebbe alla salute dei cittadini che abitano nei pressi dell'aeroporto, e in generale in tutta Viterbo, per l'inquinamento acustico e per le polveri sottili. Per soddisfare desideri indotti dalla pubblicita' e dalle agenzie di viaggio, per soddisfare la voglia di profitto delle compagnie low cost come la Ryanair, che tratta i lavoratori dipendenti senza riconoscere i diritti sindacali piu' elementari, e di qualche affarista locale, non solo si va a danneggiare la zona delle terme, ma si crea un grave danno alla salute dei cittadini che abitano vicino all'aeroporto e in qualche misura ai cittadini della provincia.

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Contro il terzo polo aeroportuale regionale, e per la riduzione drastica dei voli

Siamo contro il terzo aeroporto del Lazio e per la diminuzione drastica del trasporto aereo a cominciare da Ciampino.

Ci opponiamo alla realizzazione del terzo polo aeroportuale regionale sia a Viterbo che altrove: ovunque avrebbe un impatto disastroso sull'ambiente e sulla salute delle persone.

Costruire un nuovo aeroporto serve a breve termine solo agli interessi dei costruttori, e a lungo termine solo alle compagnie aeree che invaderanno il nuovo sito e continueranno ad inquinare Ciampino.

Sosteniamo la lotta dei comitati e dei cittadini di Ciampino per l'immediata drastica riduzione dei voli.

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I danni del trasporto aereo

Il trasporto aereo contribuisce all'aumento della temperatura e quindi ai cambiamenti climatici.

Secondo calcoli di scienziati del prestigioso Caltech California Institute of Tecnology  provoca il 10% dell'effetto serra; alla CO2 va sommato anche il vapore acqueo ed altre sostanze. Non dimentichiamo le denunce di questi giorni sui possibili tragici scenari dovuti al riscaldamento del clima: sono previsti catastrofi anche se si riesce a contenere l'aumento della temperatura a soli due gradi; obiettivo, tra l'altro, non facilmente raggiungibile a meno di drastiche misure per ridurre l'emissione di gas ad effetto serra. L'urgenza di intervenire sui cambiamenti climatici ci viene ricordata dall'assegnazione del premio Nobel per la Pace ad Al Gore e agli scienziati dell'Ipcc, come anche dalle recenti drammatiche parole del Segretario generale dell'Onu.

In Italia e in Europa e' il mezzo di trasporto che cresce piu' rapidamente; dal 1990 ad oggi e' piu' che raddoppiato e, fenomeno interessante, dopo l'11 settembre del 2001, in Italia e nel resto d'Europa e' cresciuto ad un tasso maggiore di quello di prima. La crescita rapida (crescita esponenziale) tipica dei fenomeni che caratterizzano l'economia dominante e' molto pericolosa perche' impedisce di capire il pericolo in tempo utile per porvi rimedio.

Non e' affatto democratico: vola solo il 5% della popolazione mondiale; secondo un'indagine inglese, pubblicata da Gorge Monbiot nel libro Calore edito da Longanesi, smentisce la favola che con i voli low cost possono volare tutti, infatti prendere l'aereo riguarda solo il 6% delle classi meno agiate.

Non contabilizza nel prezzo di volo i costi dell'inquinamento, del rumore, dell'effetto serra, della congestione, degli incidenti (secondo alcuni calcoli la collettivita' paga oltre 2 miliardi di euro all'anno per i costi "esterni").

Marinella Correggia, in un recente articolo pubblicato dal quotidiano "Il manifesto", parla dei costi di una campagna dei Medici Senza Frontiere contro la malnutrizione, e sostiene che la spesa e' di 750 milioni di euro all'anno, che e' meno di un millesimo delle spese per gli armamenti e un centesimo delle sovvenzioni europee al trasporto aereo.

Gode di privilegi come esenzioni fiscali e non applicazione del protocollo di Kyoto; anche se una recente direttiva europea prevede l'inserimento dei voli che fanno scalo in Europa nel protocollo di Kyoto.

E' molto energivoro. Da una relazione del Comitato economico e sociale europeo si viene a sapere che: "Benche' negli ultimi 40 anni l'efficienza dei carburanti per aerei sia aumentata di oltre il 70%, nello stesso periodo la quantita' totale del carburante utilizzato e' cresciuta di oltre il 400%".

La Commissione Europea calcola che se la crescita del trasporto aereo proseguira' al ritmo attuale, entro il 2012 le emissioni di CO2 prodotte dai voli internazionali in partenza dagli scali europei aumenteranno del 150% rispetto al valore del 1990. Un aumento che vanificherebbe piu' di un quarto (secondo i Verdi piu' della meta') delle riduzioni necessarie per realizzare l'obiettivo comunitario fissato dal Protocollo di Kyoto.

Il trasporto aereo gode di agevolazioni, le compagnie aeree conseguono profitti e i cittadini pagano in termini di salute, soprattutto chi abita nei pressi degli aeroporti, e in termini economici. "Con i favoritismi di cui gode", secondo la Commissione Ambientale d'Inchiesta (Eac) della House of Commons  britannica, "nel 2050, il solo settore dell'aviazione rappresentera' ben il 66% delle emissioni del Paese". Il governo inglese si e' dato (nel "Libro Bianco sull'Energia"), entro il 2050, l'obiettivo di ridurre del 60% rispetto al 1990 le emissioni, per rispondere all'obiettivo di "salvezza climatica" indicato dall'Ipcc. Ma perche' mai gli altri settori economici dovrebbero accettare un costoso taglio di emissioni, mentre il comparto aereo avrebbe il permesso di triplicare il contributo al cambiamento climatico fra il 1990 e il 2050?

Il trasporto aereo ha costi ambientali e consumi di energia, per chilometro percorso da una persona o da una tonnellata di merce, piu' grandi rispetto ad altri sistemi di trasporto, molto piu' grandi rispetto al treno.

Spesso il trasporto aereo ha le caratteristiche delle cose superflue, soprattutto per il low cost al servizio del turismo "mordi e fuggi".

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Quale modello di mobilita': la scelta della ferrovia

Un nuovo modello di mobilita' deve vedere al centro il trasporto passeggeri e merci con il treno, ad esempio per andare da Napoli a Milano l'aereo emette anidride carbonica (in kg per passeggero) quasi 4 volte il treno, l'auto a diesel quasi 3 volte il treno e l'auto a benzina 2,5 volte il treno (calcoli che si possono effettuare in diversi siti in internet come ad esempio "Azzero CO2"); per il trasporto merci (300 tonnellate) da Gioia Tauro a Stoccarda l'aereo emette CO2 piu' di 30 volte il treno e un camion piu' di 4 volte il treno.

Per favorire il trasporto con il treno, oltre ad incentivare tale mezzo (tariffe basse e viaggi confortevoli) ci vorrebbero degli amministratori a livello locali e statale che avessero il coraggio e la lungimiranza di ostacolare le auto e gli aerei. Ad esempio non costruendo nuove strade, ne' nuovi parcheggi nei centri storici, ne' nuove piste e nuovi aeroporti.

Piu' spazio viene dato alle auto o agli aerei piu' viene riempito e cosi' ne servira' dell'altro, all'infinito.

Dovrebbero essere vietati i voli sotto una determinata soglia di km (ho fatto l'esempio del tragitto Napoli-Milano); si dovrebbero fare campagne per persuadere i cittadini a fare le vacanze "di vicinato" per scoprire le bellezze naturali e culturali dei posti vicini piuttosto che fare le vacanze in posti esotici e lontani e magari il Natale in posti caldi oppure praticare il devastante turismo "mordi e fuggi" con i voli low cost.

Parlavo di coraggio perche' per gli amministratori locali e i governanti costruire una nuova strada o un aeroporto puo' portare un consenso immediato, anche perche' i danni si vedranno solo in seguito.

Parlavo di incentivi per il treno, purtroppo i governi di destra e di sinistra si sono trovati d'accordo nel penalizzare il treno. Basta leggere il rapporto annuale dell'Enea su Ambiente Italia - e a dire il vero basterebbe osservare le citta' e le strade - e si scopre che nel 2005 l'incidenza percentuale del trasporto merci e passeggeri con il treno e' diminuita, e nello stesso periodo e' aumentata l'incidenza del trasporto su gomma dei passeggeri e delle merci, nello stesso periodo il trasporto aereo e' raddoppiato.

Nel 1990 il trasporto merci con il treno incideva per il 13%, nel 2005 per il 10% mentre il trasporto su gomma nel 1990 incideva per il 62%, nel 2005 per il 66%. Per i passeggeri la situazione e' analoga: nel 1990 il treno incideva per il 6%, nel 2005 per il 4,8%, il trasporto con autovetture nel 1990 incideva per il 72%, e nel 2005 per oltre il 74%. Dal 1970 al 2005 sono stati soppressi 4386 km di ferrovie. Si fanno ingenti investimenti per le linee ad alta velocita' (che a conti fatti fanno risparmiare pochi minuti) mentre il prezioso servizio dei treni locali regionali viene penalizzato. Addirittura la linea Civitavecchia-Orte (che collegava la zona industriale di Terni e Narni con il porto di Civitavecchia) e' stata sostituita da un'inquinante e pericolosa linea di autocorriere, alla faccia degli impegni assunti con il protocollo di Kyoto. E poi ci meravigliamo se l'aria delle nostre citta' e' avvelenata e aumentano le allergie. A me sembra chiaro che chi aveva responsabilita' di governo ha favorito un modello di mobilita' insostenibile per l'ambiente e per la salute dei cittadini.

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Il momento e' ora

E' arrivato il momento, se ancora siamo in tempo, di cambiare stili di vita nel mondo ricco (su questo tema c'e' un bel libro di Marinella Correggia, La rivoluzione dei dettagli. Manuale di ecoazioni individuali e collettive, Feltrinelli, Milano 2007). E' arrivato il momento di assumersi le responsabilita', sia come persone sia come organizzazioni politiche ed istituzioni per avviare una campagna per contrastare lo sviluppo illimitato e per imboccare il cammino che porta alla decrescita condivisa, alla sobrieta' felice.

Dovremmo prendere coscienza che stante la finitezza delle risorse, ognuno di noi ha a disposizione un "budget" limitato per l'uso dell'energia e per le emissioni dei gas serra, consumato il quale, si danneggiano altri esseri umani.

A me sembra che coloro che vedono l'aeroporto come volano dello sviluppo abbiano in mente il modello di economia dominante che tanti danni sociali e ambientali ha provocato: massiccio uso di energia e materia, considerate illimitate, e consumismo sfrenato non solo di beni materiali, ma anche di turismo e di cultura. Non viene presa affatto in considerazione la scarsita' delle risorse. Tutto viene misurato in termini monetari.

Chi ha responsabilita' di governo locale e centrale deve prendere decisioni lungimiranti per consegnare alle generazioni future, a partire dai bambini che oggi hanno dieci anni, un mondo vivibile e non offeso da catastrofi (che molti in modo ingannevole si ostinano a chiamare "naturali"), piu' di quelle che accadono oggi.

Inoltre il trasporto aereo ben si inserisce nel modello di economia dominante: l'aereo E' frutto dell'alta tecnologia, la tecnoscienza, usa grandi quantita' di energia, produce grandi quantita' di gas ad effetto serra, raggiunge alte velocita', e' molto rumoroso, e' usato da una esigua minoranza, produce guadagni per le compagnie aeree e costi per la collettivita', porta ingenti sovvenzionamenti pubblici alle compagnie private togliendoli alla collettivita', provoca gravi danni alla salute dei cittadini che vivono nei pressi degli aeroporti, danneggia in modo grave l'ambiente contribuendo in modo considerevole  al surriscaldamento del clima. Insomma tutto il contrario delle parole d'ordine proposte piu' di dieci anni fa dall'indimenticabile Alexander Langer, che le riteneva necessarie per salvare il pianeta e l'umanita': "piu' lentamente, piu' profondamente, piu' soavemente".

Infine il modello culturale veicolato dal trasporto aereo nuoce anche alla formazione del pensiero, perche' induce a credere che si puo' andare in ogni parte in qualsiasi momento senza tener conto dei costi collettivi in termini di salute e di spesa pubblica.

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Un modello di economia contro la natura

Il trasporto aereo si inserisce in quel modello di economia dominante che e' contro natura perche' non considera le leggi della natura, in particolare la degradazione dell'energia (l'entropia) e i limiti fisici della Terra, che provoca disastri sociali producendo poverta': i ricchi sono sempre piu' ricchi e i poveri sempre piu' poveri (come dimostrano i rapporti dell'Onu); non dobbiamo dimenticare che la poverta' e' causa delle morti dei bambini per fame o denutrizione. Entro la prossima mezz'ora, 360 bambini in eta' prescolare moriranno per fame e denutrizione. Dodici al minuto, ventiquattr'ore su ventiquattro: piu' di sei milioni all'anno. In un mondo, come ci ricorda la rivista "Le Scienze" di novembre, dove la produzione di cibo e' sufficiente a soddisfare il bisogno energetico e proteico di tutti gli abitanti del pianeta. Nel 1909 Gandhi sosteneva che: "Il nostro pianeta ha risorse sufficienti per soddisfare i bisogni fondamentali di tutti, non l'avidita' di qualcuno".

Un modello di economia (basato sul mercato) che e' profondamente violento e per questo deve far ricorso alla guerra. E stiamo a discutere di un aeroporto per voli low cost?

Tra qualche anno dovremmo spiegare alle nuove generazioni che ritenevamo piu' importante una vacanza in America o avere un'auto che fosse in grado di passare da 0 a 100 km/h in meno di 5 secondi, piuttosto che avere a cuore l'equilibrio ecologico della Terra.

E' evidente che non tutti consumiamo energia e materia allo stesso modo, cosi' come non tutti contribuiamo nella stessa misura ad emettere i gas serra: I cittadini delle nazioni piu' ricche hanno, mediamente, impronte ecologiche molto maggiori dei cittadini dei paesi che consumano meno.

il sistema che perpetua la poverta' ha la tendenza a superare i limiti imposti dal mondo fisico. Secondo gli studi di Mathis Wackernagel, l'ideatore dell'indicatore Impronta Ecologica: "il consumo di risorse da parte dell'umanita', messo a confronto con la superficie disponibile, oltrepassa oggi la capacita' di carico globale di circa il 20%. Vale a dire che la domanda umana ha superato le risorse naturali". l'Impronta Ecologica (IE) misura, in unita' di superficie, la natura che consumiamo (spazio per abitare, energia per scaldarci, per muoverci, piante che producono l'ossigeno per respirare, area che fornisce il cibo). A fronte di una produttivita' media della natura pro-capite di 30 acri, l'IE media pro-capite in Africa e' di 18 acri e in Nord America di 234 acri (dati da Camino, Barbiero, Benessia, in "Azione nonviolenta" cit. in bibliografia).

Per l'emissione di gas ad effetto serra, prendendo come esempio solo la CO2, tra i  responsabili dei cambiamenti climatici, voglio citare alcuni dati, riferiti al 2003, pubblicati da uno studio americano e dall'Enea (Ambiente Italia 2006): mediamente un cittadino del Lussemburgo contribuisce ad emettere CO2 405 volte un cittadino dell'Etiopia e 101 volte un cittadino del Bangladesh; un cittadino Usa 333 volte un etiope e 83 volte un cittadino del Bangladesh; un cittadino del Regno Unito 158 volte un etiope e 40 volte un cittadino del Bangladesh; un italiano 137 volte un etiope e 34 volte un cittadino del Bangladesh.

E' evidente che la responsabilita' dei diversi paesi per i cambiamenti climatici e' assai diversa, cosi' come e' diversa la responsabilita' dei cittadini (tra i ricchi e i poveri).

Penso a quelli africani o dell'America Latina o agli occidentali piu' poveri: per questi dovranno essere disponibili quantita' di energia e materia superiori a quella attuale, e per i cittadini piu' ricchi tale quantita' dovra' essere ridotta drasticamente. Parlo di cittadini perche', come sostengono tre ricercatori dell'Universita' di Torino nel gia' citato studio apparso sul mensile "Azione nonviolenta": "Si delineano sempre piu' chiaramente due categorie: non piu' Nord/Sud, o Paesi sviluppati e Paesi sottosviluppati, ma abitanti 'globalizzati' e abitanti 'localizzati': i primi si spostano facilmente e godono in abbondanza delle risorse naturali provenienti da ogni parte del mondo; i secondi sono vincolati alla loro terra, e possono usufruire solo dei beni locali. Se questi vengono a mancare, sono costretti a migrare per sopravvivere".

E' arrivato il momento di chiedere alle persone agiate dei paesi ricchi di fare a meno di alcune cose - auto potenti, i voli in Thailandia, in Florida o a Roma per la notte bianca - a vantaggio degli altri.

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I vincoli ecologici, le sorti del pianeta

Qualche tempo fa si diceva "un altro mondo e' possibile". Per rendere operativa questa parola d'ordine e' necessario che gli amministratori regionali, provinciali e comunali diano segnali forti come quello di non costruire il terzo aeroporto nel Lazio e si impegnino per la drastica riduzione del trasporto aereo e automobilistico.

Si parla di partecipazione ma il Ministro indichera' il sito senza che ci sia la Valutazione di Impatto Ambientale, per non parlare della Valutazione Ambientale Strategica; e i Comuni della Tuscia che hanno approvato  una mozione a favore dell'aeroporto non hanno chiamato i cittadini alla discussione, anche quei comuni che hanno preso dalla Regione Lazio i finanziamenti per la partecipazione.

Certo, considerate le scelte del Governo e della Regione Lazio di costruire nuove strade e nuovi aeroporti, c'e' da chiedersi se ha piu' senso parlare di differenza tra destra e sinistra. Ha ragione Wolfgang Sachs del Wuppertal Institute che afferma: "Il mondo non sara' piu' diviso tra le ideologie di 'destra' e di 'sinistra', ma tra coloro che accettano i vincoli ecologici e coloro che non li accettano".

Se abbiamo a cuore la sorte del pianeta, d'ora in poi dobbiamo chiederci se le nostre azioni rispettano i vincoli ecologici o non li rispettano, e agire di conseguenza.

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Bibliografia

- Elena Camino, Giuseppe Barbiero, Alice Benessia, "Abitanti globalizzati e abitanti localizzati di un pianeta messo in crisi dagli umani. Cornice teorica e  piste di ricerca didattica", in "Azione Nonviolenta", n. 8-9, 2007.

- Marinella Correggia, La rivoluzione dei dettagli, Feltrinelli, Milano 2007.

- Enea, Rapporto Ambiente Italia 2006.

- Nicholas Georgescu-Roegen, Bioeconomia, Bollati Boringhieri, Torino 2004.

- Donella Meadows, Dennis Meadows, Jorgen Randers, I nuovi limiti dello sviluppo, Mondadori, Milano 2006.

- George Monbiot, Calore!, Longanesi, Milano 2007.

- Per Pinstrup-Andersen, Fuzhi Cheng, in "Le Scienze", novembre 2007.

- Fulco Pratesi, articolo in "Gaia" n. 33, autunno 2007.

- Enzo Tiezzi, Tempi storici Tempi biologici, Garzanti, Milano 1984.

- Mathis Wackernagel, William E.Rees, L'Impronta Ecologica, Edizioni Ambiente.