ALESSANDRO PIZZI: RELAZIONE INTRODUTTIVA AL CONVEGNO DEL 18 OTTOBRE 2007

[Riportiamo il testo della relazione introduttiva del professor Alessandro Pizzi al convegno svoltosi a Viterbo il 18 ottobre 2007.

Alessandro Pizzi, gia' apprezzatissimo sindaco di Soriano nel Cimino (Vt), citta' in cui il suo rigore morale e la sua competenza amministrativa sono diventati proverbiali, e' fortemente impegnato in campo educativo e nel volontariato, ha preso parte a molte iniziative di pace, di solidarieta', ambientaliste, per i diritti umani e la nonviolenza, tra cui l'azione diretta nonviolenta in Congo con i "Beati i costruttori di pace"; ha promosso il corso di educazione alla pace presso il liceo scientifico di Orte (istituto scolastico in cui ha lungamente insegnato); e' uno dei principali animatori del comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo. Sul tema del trasporto aereo, del suo impatto sugli ecosistemi locali e sull'ecosistema globale, e sui modelli di mobilita' in relazione ai modelli di sviluppo e ai diritti umani, ha tenuto rilevanti relazioni a vari convegni di studio]

 

Gentili signore e gentili signori,

prima di dare la parola agli illustri ospiti, il Comitato vuole ribadire i motivi dell'opposizione alla costruzione dell'aeroporto.

Inoltre, vogliamo condividere con voi alcune riflessioni, sperando che siano utili a tutti.

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Due incontri importanti: a Roma...

Nell'ultima settimana abbiamo avuto due incontri importanti, a Roma e a Frosinone.

Un incontro martedi' 16 ottobre, con la segreteria tecnica del Ministro della Solidarieta' Sociale Ferrero, guidata dal dottor Porcaro. E' stato un incontro molto cordiale, i tecnici del Ministero hanno condiviso la nostra lotta. Il dottor Porcaro ha assicurato che lui e il Ministro seguiranno tutta la vicenda con estremo interesse e attenzione.

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... e a Frosinone

Giovedi' 11 ottobre 2007, presso la Biblioteca comunale di Frosinone, si sono riuniti i comitati, le associazioni, i partiti che sono contro la realizzazione dell'aeroporto a Frosinone. Erano presenti tra gli altri i rappresentanti dei comitati di Ferentino, del Comitato "No aeroporto" di Frosinone, Rifondazione comunista, Partito comunista dei lavoratori, Sindacato dei Lavoratori settore trasporto aereo, Attac Italia, Alternativa verde, Tribunale dei diritti del malato, Calimero tv ed altre associazioni locali. Hanno aderito le organizzazioni ambientaliste.

Tutti gli intervenuti hanno detto in modo netto che l'aeroporto e' dannoso per l'ambiente, per l'economia frusinate e per la salute dei cittadini. Per l'economia di Frosinone e provincia occorre partire dalle risorse locali a partire dal recupero della Valle del Sacco. L'aeroporto frenerebbe questa valorizzazione e favorirebbe solo la speculazione. Modello che conosciamo: pochi speculatori guadagnano e la maggioranza dei cittadini paga in termini economici e soprattutto in salute. Di particolare interesse l'intervento del rappresentante del Tribunale dei diritti del malato che ha denunciato il crescente numero di bambini affetti da allergia. E' stato evidenziato, riportando i dati dell'Agenzia Regionale Protezione Ambiente (in sigla: Arpa), lo stato di inquinamento da polveri sottili di Frosinone, stato che verrebbe peggiorato dalla presenza dell'aeroporto. Il sindacalista del Sindacati dei Lavoratori del trasporto aereo ha centrato l'attenzione sulle compagnie low-cost come la Ryanair, denunciando che il sistema low-cost implica una compressione dei diritti dei lavoratori.

A me sembra che tra i comitati di Frosinone e di Viterbo, che si oppongono all'aeroporto, ci siano molte affinita': l'aeroporto viene visto come ostacolo per la valorizzazione delle risorse locali e come fattore di ulteriore inquinamento da polveri sottili, per il rumore e per le emissioni dei gas ad effetto serra degli aerei. Siamo sicuramente concordi nel dire che a Ciampino i voli devono essere ulteriormente ridotti e non deve essere realizzato il terzo aeroporto del Lazio. Per di piu' questo aeroporto e' al servizio di Roma per i voli low cost per il turismo "mordi e fuggi", distruttivo non solo dell'ambiente ma anche del modo di ragionare delle persone.

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Un monito dall'Onu e dall'Unione Europea

E' bene ribadire che il trasporto aereo va ridotto per questioni ambientali e di salute dei cittadini.

Voglio citare alcuni documenti ufficiali della Comunita' Europea e dell'Ipcc (l'Istituto dell'Onu che si occupa dei cambiamenti climatici del pianeta), insignito del premio Nobel per la pace, sugli effetti del trasporto aereo sul clima.

Il trasporto aereo e' in grande crescita, destinata ad aumentare (ricordo per inciso che dopo l'11 settembre 2001 c'e' stato un aumento dei voli con tasso di crescita maggiore di quello precedente), e poiche' e' fuori dal protocollo di Kyoto, rischia di vanificare eventuali benefici dovuti all'applicazione del protocollo di Kyoto agli altri settori.

La Commissione Europea calcola che se la crescita del trasporto aereo proseguira' al ritmo attuale, entro il 2012 le emissioni di CO2 prodotte dai voli internazionali in partenza dagli scali europei aumenteranno del 150% rispetto al valore del 1990. Un aumento che vanificherebbe piu' di un quarto (secondo i verdi europei piu' della meta') delle riduzioni necessarie per realizzare l'obiettivo comunitario fissato dal Protocollo di Kyoto.

Inoltre si deve considerare che a detta di molti scienziati, compresi quelli che lavorano per l'Ipcc, il contributo del trasporto aereo al surriscaldamento del clima va ben oltre il solo rilascio di CO2: si deve aggiungere, ad esempio, l'effetto del vapore d'acqua (le scie).

In un documento del 21 aprile 2006 il Comitato economico e sociale europeo suggerisce di "rendere piu' competitivi i modi di trasporto di superficie, al fine di offrire alternative piu' interessanti per il trasporto delle persone e delle merci all'interno dell'Unione Europea".

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Scenari drammatici per l'umanita'

Il surriscaldamento del clima e' il problema che abbiamo di fronte.

Nel nostro primo convegno del 21 settembre 2007 e' stato evidenziato da piu' interventi, in particolare in quello del dottor Mauro Mocci, come i cambiamenti del clima hanno un effetto negativo, gia' oggi, sull'agricoltura della Tuscia. Poi se si considerano anche i dati pubblicati dal quotidiano "Il Messaggero" sabato 6 ottobre, per cui nel 2006 le emissioni di anidride carbonica nella provincia hanno superato quasi dell'875% (874,93%) i limiti del protocollo di Kyoto, logica e buon senso dovrebbero far si' che non si parli piu' dell'aeroporto: purtroppo cosi' non e'.

Inoltre gli scienziati prospettano scenari drammatici per l'umanita', a cominciare dalla parte piu' povera, per aumenti della temperatura anche di pochi gradi centigradi: ne bastano 2 per causare catastrofi. Su questo argomento probabilmente sentiremo parlare anche qualche altro relatore di questa sera.

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Il ventinovesimo giorno

Inoltre il modello di economia dominante si basa sulla crescita esponenziale di alcune grandezze, come la popolazione o il capitale o la quantita' di emissione di gas serra. Purtroppo la crescita esponenziale e' insidiosa perche' impedisce di accorgersi in tempo utile del pericolo, e il ritardo dell'intervento provoca a sua volta danni.

Permettetemi un esempio, una metafora, presa dal bello e indispensabile libro I nuovi limiti dello sviluppo: "Immaginate  di avere un laghetto. Un giorno vi accorgete che nel laghetto cresce una ninfea. Sapete che le piante di ninfea raddoppiano le proprie dimensioni ogni giorno. Vi rendete conto che se la pianta potesse svilupparsi liberamente, in trenta giorni le ninfee ricoprirebbero l'intera superficie del laghetto, soffocando ogni altra forma di vita acquatica. Ma all'inizio la pianta sembra piccola, cosi' per il momento decidete di non intervenire. Affronterete il problema quando le ninfee avranno ricoperto meta' del laghetto. La domanda e': quanto tempo avrete allora a disposizione per salvare il laghetto? La risposta e' un solo giorno! Il ventinovesimo giorno il laghetto e' ricoperto per meta'. L'indomani - dopo l'ultimo raddoppio - il laghetto sara' invaso completamente. In un primo momento puo' sembrare ragionevole aspettare che il laghetto sia ricoperto per meta'. Il ventunesimo giorno la pianta ricopre solo lo 0,02% dello specchio d'acqua, il venticinquesimo giorno solo il 3%. Eppure questa politica ci concede appena un giorno per salvare il laghetto".

Commentano gli autori del libro: "E' facile capire come la crescita esponenziale, combinata con i ritardi della risposta, possa condurre al superamento dei limiti. La crescita appare a lungo insignificante. Tutto sembra tranquillo. Poi, all'improvviso, il cambiamento e' sempre piu' rapido, finche', con gli ultimi uno o due raddoppi, non c'e' piu' tempo per reagire".

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Il volo e l'abisso

L'Ipcc, nel lontano 1999 in un rapporto dedicato all'impatto dell'aviazione civile, scatenando le ire del giro d'affari aereo e petrolifero, suggeri' di: "adottare politiche di sostituzione con altri mezzi di trasporto" e "disincentivare l'uso disinvolto del trasporto aereo con tasse o prelievi ambientali e con il commercio dei diritti di emissione". Non se ne fece nulla.

"Con i favoritismi di cui gode", secondo la Commissione Ambientale d'Inchiesta (in sigla: Eac) della House of Commons (la Camera dei Comuni) britannica, "nel 2050, il solo settore dell'aviazione rappresentera' ben il 66% delle emissioni del Paese". Il governo inglese, unico in Europa, si e' dato (cfr. il "Libro Bianco sull'Energia"), entro il 2050, l'obiettivo di ridurre del 60% rispetto al 1990 le emissioni, per rispondere all'obiettivo di "salvezza climatica" indicato dall'Ipcc. "Ma perche' mai gli altri settori economici dovrebbero accettare un costoso taglio di emissioni, mentre il comparto aereo avrebbe il permesso di triplicare il contributo al cambiamento climatico fra il 1990 e il 2050? Non includere gli aerei significa non poter raggiungere questo obiettivo di riduzione globale". Questa critica e' contenuta in un rapporto del giugno 2004, la Sustainable Development Commission (Sdc, Commissione per lo sviluppo sostenibile) nominata dal governo britannico.

Il trasporto aereo non solo contribuisce al riscaldamento del clima, ma usa anche una grande quantita' di energia, sempre da un documento del Comitato economico e sociale europeo si viene a sapere che: "Benche' negli ultimi 40 anni l'efficienza dei carburanti per aerei sia aumentata di oltre 1l 70%, nello stesso periodo la quantita' totale del carburante utilizzato e' cresciuta di oltre il 400%".

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Il modello di economia dominante

Molti, cittadini e politici, hanno espresso soddisfazione per l'assegnazione del premio Nobel per la pace ad Al Gore e agli scienziati dell'Ipcc impegnati a denunciare i cambiamenti climatici e il riscaldamento della Terra. Pero' oltre ad esprimere soddisfazione i politici e i partiti che hanno responsabilita' di governo locale e nazionale dovrebbero comportarsi di conseguenza.

I cambiamenti climatici non avvengono per caso, ma sono provocati dall'attivita' dell'uomo, come ormai e' riconosciuto dalla comunita' scientifica. In particolare, piu' che da generiche attivita' umane, i cambiamenti climatici sono provocati dal modello di economia dominante, che definirei contro natura perche' non considera le leggi della natura e i limiti fisici della Terra provocando danni ambientali e disuguaglianze sociali e guerre, che diventano necessarie per mantenere il dominio della parte ricca sul resto dell'umanita'.

Dire che l'attuale modello di economia rende i ricchi piu' ricchi non e' ideologia, ma e' un fatto che deriva dai dati pubblicati da documenti e da libri.

Da un rapporto delle Nazioni Unite risulta che nel 1960 il 20% della popolazione mondiale residente nei paesi piu' ricchi aveva un reddito pro capite pari a trenta volte il reddito del 20% residente nei paesi piu' poveri. Nel 1995 il reddito del 20% piu' ricco era 82 volte quello del 20% piu' povero. Un secolo di crescita economica ha prodotto nel mondo enormi disparita' tra ricchi e poveri.

Il sistema che perpetua la poverta' ha la tendenza a superare i limiti imposti dal mondo fisico. Secondo gli studi di Mathis Wackernagel, l'ideatore dell'indicatore Impronta Ecologica, di cui abbiamo parlato nel primo convegno, confermati da un rapporto del Wwf reperibile nel suo sito: "il consumo di risorse da parte dell'umanita', messo a confronto con la superficie disponibile, oltrepassa oggi la capacita' di carico globale di circa il 20%. Vale a dire che la domanda umana ha superato le risorse naturali".

Certo la responsabilita' non e' uguale per tutti, per cui per molti cittadini, penso a quelli africani o dell'America Latina o agli occidentali piu' poveri, dovranno essere disponibili quantita' di energia e materia superiore a quella attuale, e per i cittadini piu' ricchi tale quantita' dovra' essere ridotta drasticamente.

Parlo di cittadini perche', come sostengono tre ricercatori delle Universita' di Torino e Catania, in un articolo apparso sul mensile "Azione Nonviolenta" di settembre: "Si delineano sempre piu' chiaramente due categorie: non piu' Nord/Sud, o Paesi sviluppati e paesi sottosviluppati, ma abitanti 'globalizzati' e abitanti 'localizzati': i primi si spostano facilmente e godono in abbondanza delle risorse naturali provenienti da ogni parte del mondo; i secondi sono vincolati alla loro terra, e possono usufruire solo dei beni locali. Se questi vengono a mancare, sono costretti a migrare per sopravvivere".

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Il dilemma del pescatore

A me sembra che coloro che vedono l'aeroporto come volano dello sviluppo del viterbese abbiano in mente quel modello di economia che ho prima ricordato: massiccio uso di energia e materia, considerate illimitate, consumismo sfrenato non solo di beni materiali, ma anche di turismo e di cultura. Non viene presa affatto in considerazione la scarsita' delle risorse. Tutto viene misurato in termini monetari.

A questo proposito mi e' capitato di leggere in questi giorni un articolo pubblicato sul sito www.matematica-unibocconi.it del professor Bischi dell'Universita' di Urbino, esperto di modelli matematici. L'articolo riguardava lo sfruttamento delle risorse rinnovabili ("Modelli matematici e risorse rinnovabili: il dilemma del pescatore e altri apparenti paradossi"); voglio citare due brani, uno iniziale e uno finale.

All'inizio dell'articolo si legge: "Col termine risorsa rinnovabile intendiamo una popolazione vivente, cioe' in grado di crescere e riprodursi, che possa essere sfruttata per fini commerciali. Tipici esempi sono le popolazioni ittiche e le foreste. Si parla di sfruttamento sostenibile quando il prelievo della risorsa avviene in modo da non compromettere la capacita' di rigenerarsi della risorsa stessa, permettendo cosi' di tramandare intatta la risorsa alle generazioni successive. Invece, uno sfruttamento eccessivo puo' condurre a situazioni di inefficienza, sia biologica che economica, o addirittura provocare alterazioni irreversibili (al limite anche l'estinzione) della risorsa stessa. Purtroppo, la realta' ci mostra chiaramente che uno sfruttamento eccessivo, quindi non sostenibile, delle risorse naturali costituisce piu' una regola che un'eccezione. Spesso gli agenti economici che sfruttano una risorsa rinnovabile sono consapevoli di cio', ma non riescono a trovare un compromesso fra le esigenze di sostenibilita' e di guadagno. Uno dei problemi che stanno alla base di simili difficolta' e' costituito dal fatto che spesso gli agenti economici sono alla ricerca di profitti immediati, mentre la sostenibilita' si basa su una logica di lungo periodo".

Nelle conclusioni scrive: "Una conclusione che possiamo ricavare dall'analisi svolta in questa breve nota e' che occorre essere molto prudenti nello sfruttamento delle popolazioni naturali, e che quando i primi effetti negativi vengono alla luce potrebbe essere troppo tardi per porvi rimedio. Infatti, una delle caratteristiche che vengono messe chiaramente in luce dai modelli sopra esaminati e' l'irreversibilita' di certi fenomeni di degenerazione nelle dinamiche di lungo periodo. Questo ci spinge a evocare uno dei principi fondamentali nella gestione dei sistemi ecologici, il cosiddetto principio di precauzione".

A mio parere, le questioni dell'aeroporto e del trasporto aereo, che verrebbe, cosi', incrementato rappresentano un esempio di cattivo uso delle risorse e di non applicazione del principio di precauzione.

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Le parole di Alexander Langer

Inoltre il trasporto aereo ben si inserisce nel modello di economia dominante: l'aereo e' frutto dell'alta tecnologia, la tecnoscienza, usa grandi quantita' di energia, produce grandi quantita' di gas ad effetto serra, raggiunge alte velocita', e' molto rumoroso, e' usato da una esigua minoranza, produce guadagni per le compagnie aeree e costi per la collettivita', (anche nella forma dei sovvenzionamenti pubblici alle compagnie private), provoca gravi danni alla salute dei cittadini che vivono nei pressi degli aeroporti, danneggia in modo serio l'ambiente contribuendo in modo considerevole al riscaldamento del clima.

Insomma tutto il contrario delle parole d'ordine scritte piu' di dieci anni fa dall'indimenticabile Alexander Langer, che le riteneva necessarie per salvare il pianeta: piu' lentamente, piu' profondamente, piu' soavemente.

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Una presa di coscienza prima che sia troppo tardi

Chi ha responsabilita' di governo locale e nazionale deve prendere decisioni lungimiranti per consegnare alle generazioni future, a partire dai bambini che oggi hanno 10 anni, un mondo vivibile e non offeso da catastrofi, che molti in modo ingannevole si ostinano a chiamare naturali, piu' di quelle che accadono oggi.

Sin dai lontani anni '60 si sente dire che occorre favorire il trasporto delle persone e delle merci su ferrovia rispetto al trasporto su gomma.

Per sapere cosa ha fatto la politica per attuare cio' basta leggere il rapporto annuale dell'Enea sull'Ambiente Italia (e a dire il vero basterebbe osservare le citta' e le strade): si scopre che nel 2005 l'incidenza percentuale del trasporto merci e passeggeri con il treno e' diminuita, e nello stesso periodo e' aumentata l'incidenza del trasporto su gomma dei passeggeri e delle merci (nel 1990 il trasporto merci con il treno incideva per il 13%, nel 2005 per il 10%, mentre il trasporto su gomma nel 1990 incideva per il 62%, nel 2005 per il 66%. Per i passeggeri la situazione e' analoga: nel 1990 il treno incideva per il 6% nel 2005 per il 4,8%, il trasporto con autovetture nel 1990 incideva per il 72%, e nel 2005 per oltre il 74%). E poi ci meravigliamo se l'aria delle nostre citta' e' avvelenata e aumentano le allergie. A me sembra chiaro che chi aveva responsabilita' di governo ha favorito un modello di mobilita' insostenibile per l'ambiente e per la salute dei cittadini.

Per il bene collettivo c'e' da augurarsi una presa di coscienza del ceto politico e amministrativo. E dire che scienziati ed economisti come Nicolas Georgescu-Roegen, Barry Commoner, Giorgio Nebbia, Jeremy Rifkin, Enzo Tiezzi, e movimenti come il movimento antinucleare o quelli recenti che si battono contro il liberismo e in difesa dei beni comuni, da decenni pongono l'attenzione sui limiti fisici della Terra, sulla necessita' di usare in modo appropriato l'energia, segnalando che l'obiettivo fondamentale dell'economia moderna, la crescita economica illimitata, essendo in contraddizione con le leggi fondamentali della natura va abbandonato.

C'e' da augurarsi, prima che sia troppo tardi, che i governanti di oggi sappiano prendere misure drastiche che riducano il traffico automobilistico e aereo, quelli maggiormente insostenibili, non mettendo piu' a disposizione delle autovetture e camion nuove strade e parcheggi, soprattutto nei centri storici, ne' nuovi aeroporti, abolendo anche i voli sotto una certa distanza.

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Verso Samarcanda

Mi viene in mente la canzone di Roberto Vecchioni, "Samarcanda", che riprende una vecchia storia.

Un soldato nell'antica Bassora, pieno di paura, ando' dal suo re e gli disse: "Salvami, sovrano, fammi fuggire di qua. Ero nella piazza del mercato e ho incontrato la Morte vestita di nero, che mi ha guardato con malignit'. Prestami il tuo cavallo cosi' che possa correre fino a Samarcanda. Temo per la mia vita a restare qua". "Dategli il miglior destriero", disse il sovrano, "figlio del lampo, degno di un re". Piu' tardi il re incontro' la Morte in citta' e le disse: "Il mio soldato era molto impaurito. Mi ha detto che ti ha incontrato oggi al mercato e che lo guardavi con malignita'". "Oh no", rispose la Morte, "il mio era solamente uno sguardo stupito, perche' lo aspettavo per stanotte a Samarcanda. Stamani ne era lontanissimo".

Enzo Tiezzi, nel libro Tempi storici, tempi biologici, commenta: "Forse ce'e' una Samarcanda anche nel nostro destino. La nostra cultura economica e sociale e' tutta interna alla logica della ricerca del cavallo per arrivare a Samarcanda piu' in fretta, nella tecnologia per risolvere un problema di oggi senza preoccuparsi se la risoluzione di quel problema va nella direzione di aumentare i problemi per l'umanita', di avvicinare il momento dell'esaurimento delle risorse, di mettere in moto un meccanismo senza ritorno di danni irreparabili alla biosfera, all'ambiente necessario per sopravvivere. In fondo alla strada della crescita senza limiti ci puo' essere una Samarcanda che ci aspetta".

Oggi, qui, mi sembra che il cavallo abbia la forma dell'aeroporto.

Quindi mi auguro che il Ministro dei Trasporti non  regali il cavallo-aeroporto, ne' a Viterbo, ne' a Frosinone, ne' ad altra citta'.

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Bibliografia

- Elena Camino, Giuseppe Barbiero, Alice Benessia, "Abitanti globalizzati e abitanti localizzati di un pianeta messo in crisi dagli umani. Cornice teorica e  piste di ricerca didattica", in "Azione Nonviolenta", n. 8-9, 2007.

- Marinella Correggia, La rivoluzione dei dettagli, Feltrinelli, Milano 2007.

- Nicholas Georgescu-Roegen, Bioeconomia, Bollati Boringhieri, Torino 2004.

- Donella Meadows, Dennis Meadows, Jorgen Randers, I nuovi limiti dello sviluppo, Mondadori, Milano 2006.

- George Monbiot, Calore!, Longanesi, Milano 2007.

- Enzo Tiezzi, Tempi storici Tempi biologici, Garzanti, Milano 1984.