MARINELLA
CORREGGIA: RELAZIONE AL CONVEGNO DI ROMA DEL 9
NOVEMBRE 2007
[Ringraziamo Marinella Correggia (per
contatti: mari.cor@libero.it) per averci messo a disposizione il testo della
sua relazione al convegno svoltosi il 9 novembre
Marinella
Correggia e' nata a Rocca d'Arazzo in provincia di Asti; scrittrice e
giornalista free lance particolarmente attenta ai temi dell'ambiente, della
pace, dei diritti umani, della solidarieta', della
nonviolenza; e' stata in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Serbia, Bosnia,
Bangladesh, Nepal, India, Vietnam, Sri Lanka e Burundi; si e' occupata di
campagne animaliste e vegetariane, di assistenza a prigionieri politici e
condannati a morte, di commercio equo e di azioni contro la guerra; si e'
dedicata allo studio delle disuguaglianze e del "sottosviluppo"; ha
scritto molto articoli e dossier sui modelli agroalimentari nel mondo e
sull'uso delle risorse; ha fatto parte del comitato progetti di Ctm (Commercio Equo e Solidale); e' stata il focal point per l'Italia delle rete "Global Unger Alliance";
collabora con diverse testate tra cui "il manifesto", e' autrice di
numerosi libri, e' attivista della campagna europea contro l'impatto climatico
e ambientale dell'aviazione. Tra le opere di Marinella Correggia: Ago e
scalpello: artigiani e materie del mondo, Ctm, 1997; Altroartigianato in Centroamerica,
Sonda, 1997; Altroartigianato in Asia, Sonda, 1998;
Manuale pratico di ecologia quotidiana, Mondadori, 2000; Addio alle carni, Lav, 2001; Cucina vegetariana dal Sud del mondo, Sonda,
2002; Si ferma una bomba in volo? L'utopia pacifista a Baghdad, Terre di mezzo,
2003; Diventare come balsami. Per ridurre la sofferenza del mondo: azioni
etiche ed ecologiche nella vita quotidiana, Sonda, 2004; Vita sobria. Scritti
tolstoiani e consigli pratici, Qualevita, 2004; Il
balcone dell'indipendenza. Un infinito minimo, Nuovi Equilibri, 2006; (a cura
di), Cambieresti? La sfida di mille famiglie alla societa'
dei consumi, Altra Economia, 2006; Week Ender 2. Alla
scoperta dell'Italia in un fine settimana di turismo
responsabile, Terre di Mezzo, 2007. La rivoluzione dei dettagli, Feltrinelli,
Milano 2007]
"Volare
low cost e' una conquista... pensate ai diciottenni
come mio figlio che adesso possono andare a Londra o in Spagna con 10
euro!"
(un
politico italiano)
"Solo
il 5% della popolazione mondiale - i ceti piu’
abbienti - vola, ma sono gli altri a subire maggiormente le conseguenze dei
cambiamenti climatici"
(dossier
Clearing the Air, Transport & Environment)
"In
un futuro che dovra' contenere il caos climatico e
far fronte alla penuria fossile, comportamenti come viaggiare in aereo dovranno
per forza essere imitati a una ristretta elite"
(dal
film The Crude Awakening, finalista a Cinemambiente 2007)
La
crescita del trasporto aereo di merci e persone si puo'
definire, in due aggettivi, come: ecologicamente insostenibile e socialmente
ingiusta.
Piu' aeroporti, piu' low cost, piu' gas serra, piu' distruzione, piu'
ingiustizie...
Per
solcare i cieli le panciute cavallette di ferro imbottite di kerosene
contribuiscono fino al 10% alle emissioni mondiali di gas serra, se si prende
in considerazione la totalita' dell'effetto climalterante provocato dai voli. Non solo: il trasporto
aereo e' fra tutti il comparto economico le cui emissioni crescono piu' velocemente: piu' 100%
rispetto al 1990, anno di riferimento del Protocollo di Kyoto; e secondo le
stime di Eurocontrol, nell'Unione Europea l'entita' delle emissioni raddoppiera'
nel 2020 rispetto ai dati 2003. E non dimentichiamo che anche i cinesi e gli
indiani cominciano a volare e acquistare merci lontane che hanno arato i cieli.
Un
circolo vizioso e' innescato in particolare dalla dittatura a basso prezzo
delle compagnie low cost - minori i prezzi, maggiore la domanda, piu' domanda piu' offerta; piu' voli piu' aeroporti, piu' aeroporti piu' voli. Il prezzo in denaro di un biglietto aereo su
corte, medie e lunghe distanze e' inversamente proporzionale al danno che il
volo provoca: le emissioni di gas serra per chilometro per passeggero di un
aereo (anche di quelli piu' efficienti... peraltro
ogni guadagno di efficienza viene annullato dall'aumento esponenziale dei voli)
sono dieci volte maggiori di quelle di un treno Intercity, eppure un biglietto
aereo low cost costa molto meno di un biglietto del
treno.
De
te fabula narratur: il terzo aeroporto nel Lazio sarebbe
appunto servitore dei low cost.
Se
all'impatto sul caos climatico e al consumo di risorse fossili sempre piu' scarse aggiungiamo i costi in termini di inquinamento
atmosferico e acustico locale, la cementificazione ulteriore del territorio e
la svalorizzazione del territorio interessato (come
ben sanno cittadini e comitati no-fly), non potremo
che stupirci per il trattamento privilegiato ricevuto dal settore del trasporto
aereo. Un trattamento con i guanti che appunto permette il bassissimo costo dei
voli rispetto al loro impatto, e quindi la crescita del comparto. Come dire:
denaro della collettivita' usato per sussidiare un
settore insostenibile a vantaggio dei profitti d'impresa e di un modello di
spostamenti individuali e collettivi falsamente moderno;
falsamente, perche' inadatto alla sopravvivenza dell'umanita' e del pianeta.
Riassumiamo
in breve i privilegi, degni di un ente di beneficienza. Niente tassazione sul
kerosene, con un mancato introito per le casse dei paesi europei di 35 miliardi
di euro all'anno! Niente obblighi (finora) di riduzione delle emissioni! Niente
Iva sui biglietti! Sussidi a tutto cielo! Gia':
neanche fosse Madre Teresa, l'intera industria dell'aviazione e' pesantemente
sussidiata, dall'ultimo ente locale che crede di attirare turismo, alla Banca
europea degli investimenti (Bei) che continua a sborsare denaro di tutti per
autostrade e aeroporti. Somme anche queste miliardarie in euro sottratte a
settori socialmente utili ed ecologicamente sostenibili. Si dice che l'Unione Europea
spende troppo per sostenere l'agricotura: ebbene,
spende di piu' per trattare con i guanti le
cavallette del cielo.
*
Possibili
lineamenti di una campagna italiana contro la fungazione
di nuovi aeroporti (grosse opere disutili) e per la riduzione del trasporto
aereo di persone e merci
Qualcuno
osera' forse dire - come quel tal politico - che
volare per
La
campagna "A terra, per
La
campagna, che dovrebbe essere policentrica e senza appropriazioni indebite,
lavorerebbe per i seguenti obiettivi:
1)
Contro la fungazione di nuovi aeroporti: le
resistenze locali potrebbero aggregarsi in una rete di mutuo soccorso, ed
essere sostenute a livello nazionale da altri soggetti.
2)
Per la riduzione delle concessioni di volo alle compagnie low cost. A chi
sostiene che nel Lazio occorrano nuovi aeroporti per rispondere all'aumento dei
voli (soprattutto low cost) si puo'
rispondere che le concessioni di volo non sono un diritto costituzionale o
umano e possono anche non essere date se non sussistono le condizioni di sostenibilita', locale e perfino... climatica.
3)
Fine delle esenzioni fiscali e riduzione dei sussidi. Basterebbe ridurre i
privilegi inusitati del settore aereo per indurre un aumento de prezzo dei
biglietti che fungerebbe da deterrente abbattendo la domanda. Ecco dunque
l'importanza di chiedere a livello di governo italiano e di Unione Europea: a)
una tassazione su kerosene a cominciare dai voli nazionali; e' legamente possibile e gia'
praticata ń ma con tasse irrisorie - da Paesi Bassi, Norvegia e Svizzera; b)
che la direttiva dell'Unione Europea in corso di definizione per l'inclusione
del settore aereo nel sistema europeo di commercio delle emissioni non sia
troppo blanda e dunque insufficiente a determinare una riduzione dei km
percorsi e un aumento dell'efficienza a km; c) tasse sui biglietti, Iva ecc.;
d) un ridimensionamento dei sussidi elargiti alla costruzione di aerei,
all'apertura di aeroporti, perfino ai decolli...; e)
l'impegno a destinare quelle somme al trasporto su rotaia e allo
"sviluppo" alternativo, anche occupazionale, delle aree altrimenti
destinate a ospitare nuovi aeroporti.
4)
Proposta ai cittadini (e relativo impegno da parte degli attivisti) di ridurre
la domanda di trasporto aereo di persone e merci. C'e' qualcosa di indecente
nel fatto che noi possiamo permetterci di volare dove vogliamo (la buona scusa,
turistico-conoscitiva o magari sociopolitica, si
trova sempre) mentre i mezzi usati dai migranti che fuggono dalla distruzione
provocata anche dal caos climatico arrivano qua in barconi... o un contadino
del Bangadesh che mai volera'
si vede i terreni sommersi dall'aumento del livello dei mari. Inoltre in un
piano mondiale di riduzione dei voli (cosi' come di
molto altro), dovremmo lasciare maggior spazio per gli altri... Cio' in omaggio a un elementare principio di giustizia:
un'equa distribuzione di un diritto di emissioni pro capite di gas serra che va
grandemente ridotto. Si tratterebbe di proporre alternative di trasporto piu' sostenibili, turismo di vicinato, videoconferenze di
lavoro, acquisti a chilometri zero...
*
Bibliografia
-
Dossier "Low contro slow", in "Valori", n. 51,
luglio-agosto 2007.
- Capitolo "Volare? A terra, a terra...", in Marinella Correggia, La rivoluzione dei
dettagli, Feltrinelli, Milano 2007.
- Dossier "Clearing
the Air" redatto da
Transport and Environment, 2006.