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VOCI
E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento
settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero
117 del 4 dicembre 2007
In
questo numero:
1.
Stefano Beccastrini: In morte di Lorenzo Tomatis
2.
Luigi Bisanti: Renzo Tomatis, scienziato libero e uomo giusto
3.
Pietro Comba: Un maestro
4.
Luigi Mara: L'estremo saluto di "Medicina democratica" a Lorenzo
Tomatis
5.
Rodolfo Saracci: Renzo ricercatore
6.
Giorgio Tamburlini: I messaggi di Lorenzo Tomatis
7.
Benedetto Terracini: Sfide da raccogliere
1.
MEMORIA. STEFANO BECCASTRINI: IN MORTE DI LORENZO TOMATIS
[Dal
fascicolo monografico di "Epidemiologia & prevenzione"
(www.epidemiologiaeprevenzione.it) in ricordo di Lorenzo Tomatis riprendiamo il
testo di questa commemorazione pronunciata in occasione dell'assemblea
costitutiva dell'Associazione "Futuro e/e' salute" (Cortona, 28
settembre 2007)]
Pochi
giorni fa e' morto Lorenzo Tomatis: un grande medico, un insigne maestro, un
uomo perbene, un amico dei cittadini e dei lavoratori la cui salute e' messa a
rischio dalla societa' dei consumi, dalla troppo diffusa liberta'
d'inquinamento, dalla pavida acquiescenza di troppi politici e dalla vile -
quando non prezzolata - benedizione di troppi cosiddetti luminari della
scienza.
Lorenzo
Tomatis qui a Cortona, cosi' come nella vicina Arezzo, era di casa in quanto
proprio ad Arezzo si trova la sede nazionale dell'Isde (l'Associazione Medici
per l'Ambiente) del cui comitato scientifico internazionale era presidente
(proprio a Cortona l'Isde si e' costituita nel 1990 e ha fatto, anche in tempi
recenti, molte delle sue iniziative: tutte interessanti, per attualita'
tematica e presenza di relatori di valore, ma anche, almeno per me ma credo
anche per gli altri, in quanto occasione d'incontrare Lorenzo e di apprendere -
magari soltanto scambiandoci due parole durante le pause - dalla sua
intelligente umilta', dalla sua aperta disponibilita' al dialogo, dalla sua
attenzione alle cose del mondo e soprattutto a quelle degli esseri umani, dal
respiro e dall'orizzonte internazionale delle sue conoscenze e delle sue
riflessioni sempre profonde).
Per
chi, come me, ha letto entusiasmandosi - ancora da studente in medicina e poi
da medico neolaureato e subito orientato a farsi operatore della prevenzione
primaria - i suoi libri (Il laboratorio, La ricerca illimitata...), e poi ha
avuto, piu' in la' con gli anni, la fortuna di conoscerlo, di frequentarlo
(l'ultima volta che ci siamo incontrati, qualche mese fa, gli ho regalato il
mio libro sul cinema e la medicina, e lui mi ha regalato il suo ultimo
"romanzo" - cosi' lo chiamava, in realta' era una autobiografia
appena mascherata - Il fuoriuscito), di militare nella stessa associazione
(quella, appunto, dei medici per l'ambiente), e' molto forte la tentazione di
lasciarsi andare - commemorandolo oggi - ai ricordi commossi e all'evocazione
dolentemente nostalgica dei momenti passati assieme.
Credo
pero' che una simile commemorazione non gli sarebbe piaciuta: Renzo era una persona
di sobrio carattere, di austera moralita', di poche e dense parole (seppur
spesso anche ironiche, scherzose, disposte al riso proprio e altrui) e non
gradirebbe essere rammentato con quel tono sentimentale che, seppur intimamente
sentito e sincero, finisce inevitabilmente col farsi, da elegiaco, in qualche
misura retorico.
Avrebbe
certamente preferito una commemorazione piu' "alla Tomatis".
Innanzitutto breve e concisa. Poi, orientata piu' a mettere in luce i suoi
meriti di scienziato e di uomo socialmente impegnato che quelli personali (che
pure erano il presupposto etico e direi biografico degli altri). Infine, piu'
indirizzata a trarre dalla sua, purtroppo esistenzialmente conclusa, esperienza
d'uomo perbene e di ricercatore scientifico indirizzi su cosa fare domani,
anche senza di lui (ma nel suo pensiero trovando consiglio), piuttosto che
ricordi di ieri, quand'egli era ancora tra noi.
Cerchero'
di attenermi a tali tomatisiani principi, validi anche per la sua
commemorazione.
Lorenzo
era un grande scienziato e un grande ricercatore (basti dire che e' stato per
anni direttore della Iarc, l'Agenzia per la ricerca sul cancro dell'Oms, con
sede in Lione, ove e' morto) ma fu costretto a lasciare l'Italia, ove un serio
ricercatore aveva (ha?) scarse prospettive di lavoro, perche' le attivita' di
ricerca erano (sono?) feudalizzate e clientelari oltre che scarsamente
finanziate (a meno che non facessero comodo a qualcuno). Ricordarlo degnamente
significa dunque lottare affinche', in futuro, cio' non avvenga piu' (avviene
tuttora, purtroppo).
Lorenzo
credeva nella prevenzione primaria (per merito suo conosciamo ormai gli effetti
cancerogeni di molte sostanze, utilizzate nei cicli lavorativi ed emesse
nell'ambiente) e nell'informazione e nella comunicazione del rischio
ambientale-sanitario, in tema di cancerogeni e d'altro, ma gli ci vollero anni
(e ci volle il coraggio dell'Oms in una fase ñ eroica, coraggiosa, ormai
appartenente al passato ñ della sua attivita' istituzionale), per poter,
appunto tramite
Lorenzo
era convinto che occorresse una stretta alleanza tra quanti lavoravano per la
promozione della salute e quanti lavoravano per la protezione dell'ambiente
(senza che, per far questo, sia necessario far parte dello stesso ente). Per
questo credette fortemente nell'Isde e con passione rivesti' il ruolo di
presidente del suo comitato scientifico internazionale fin dalla sua
costituzione. Ma cio' che osservava con tristezza, anche nel nostro Paese, era
che invece tale alleanza non c'era ed era poco cercata, anzi si tendeva a
dimenticare anche quanto, in passato, in tal direzione si era fatto (faccio un
solo esempio: sono anni che attendiamo l'atto di indirizzo, per la cooperazione
tra Asl e Arpa, previsto dal Bindi Ter e su cui aveva lavorato la cosiddetta
commissione Oleari, ma esso non esce, chissa' in quale cassetto del Ministero
della Salute o di quello dell'Ambiente giace e, del resto, non si riusci',
nonostante molti tentativi fatti a tale scopo, a far scrivere due righe
sull'argomento neppure nell'enciclopedico Programma con cui Prodi ando' alle
elezioni). Ricordare degnamente Renzo significa, anche, porre al centro del
nostro agire una visione non soltanto tecnologico-aziendale ma anche e
soprattutto socio-ecologica della salute.
Commemorare
degnamente Lorenzo significa, insomma, restare testardamente fedeli ai
principi, ai pensieri, ai metodi che ci ha insegnato (al pessimismo della sua
intelligenza e all'ottimismo della sua volonta', mi verrebbe da dire). C'e' da
augurarsi che l'associazione cui stiamo qui dando vita sappia farli propri.
2.
MEMORIA. LUIGI BISANTI: RENZO TOMATIS, SCIENZIATO LIBERO E UOMO GIUSTO
[Dal
fascicolo monografico di "Epidemiologia & prevenzione"
(www.epidemiologiaeprevenzione.it) in ricordo di Lorenzo Tomatis riprendiamo il
seguente testo precedentemente apparso nel "Notiziario dell'Associazione
italiana di epidemiologia"]
Lorenzo
Tomatis e' morto lo scorso venerdi' 21 settembre a Lione. Questo evento ha
avuto un impatto emotivo non inferiore a quello razionale. La sua morte,
infatti, ha reso consapevoli tutti - anche chi lo ha conosciuto solo, o quasi,
attraverso le sue opere - che figure della sua levatura, capaci di illuminare
di luce nuova e, soprattutto, di lasciare una scia, transitano sull'ambiente
scientifico come eventi rari.
Renzo
era uomo di cultura nel senso pieno di questa espressione; non c'e' stato
momento della sua vita professionale e della sua produzione scientifica in cui
il rigore del metodo non fosse associato alla rilevanza del tema e alla
fruibilita' dei risultati. E' stato sempre libero, anche quando il ruolo e le
responsabilita' ne facevano una scelta difficile e, anzi, ha denunciato l'ambiguita'
e l'opportunismo degli uomini di scienza disposti a venire a patti o a tacere
per tornaconto personale. L'impegno sociale non e' stato per lui un orpello da
esibire ma un modo di interpretare il lavoro e l'esistenza. L'umanesimo di
Renzo Tomatis lo troviamo nella sua produzione del sapere per l'emancipazione
di tutti gli esseri umani dal bisogno e dall'ingiustizia. Renzo Tomatis e'
morto ma non ci ha lasciati, non e' scomparso. La sua scia e' fulgida e
duratura.
Troveremo
il modo per onorare Renzo con il dovuto rilievo nel nostro prossimo congresso
di Ostuni e, piu' stabilmente, negli anni a venire. Sentivamo pero' la
necessita' di condividere subito con tutti i soci, soprattutto con quelli piu'
giovani che forse meno lo hanno conosciuto, alcune testimonianze di chi lo ha
frequentato piu' intimamente come collega e come amico.
3.
MEMORIA. PIETRO COMBA: UN MAESTRO
[Dal
fascicolo monografico di "Epidemiologia & prevenzione"
(www.epidemiologiaeprevenzione.it) in ricordo di Lorenzo Tomatis]
Ho
conosciuto Renzo Tomatis nell'agosto
Nell'ottobre
1981, Tomatis venne a Padova per parlare al convegno della Societa' italiana di
medicina del lavoro, dedicato quell'anno ai tumori professionali. Mentre
eravamo li', si seppe che era stato nominato direttore della Iarc, e questa
notizia fu da noi accolta con entusiasmo, anche perche' avevamo la sensazione,
in qualche misura, di giocare nella sua stessa squadra, pur svolgendo un ruolo
enormemente piu' modesto e circoscritto.
Qualche
anno dopo, nel novembre
Quando
Renzo torno' in Italia, fu piu' facile per noi avere contatti con lui, anche
perche' grazie alla posta elettronica gli si poteva chiedere per esempio di
leggere un lavoro e formulare dei commenti, compito al quale non si sottraeva,
ovvero di dare un parere su un particolare progetto di ricerca. Coerentemente
con la sua impostazione ben riflessa nel progetto delle Monografie Iarc, il suo
interesse andava soprattutto agli studi relativi ad agenti la cui
cancerogenicita' era sospetta ma non provata, come i campi elettromagnetici e
le emissioni degli inceneritori. Gli scambi con lui su questi temi costituirono
per noi una fonte di grande arricchimento.
Ho
incontrato Renzo l'ultima volta a Mantova nel dicembre scorso. A pranzo chiese
che gli portassero solo delle mele (di cui elogio' la bonta'). Nei mesi
successivi lavoro' ancora molto grazie alla posta elettronica. A maggio, a
fronte di una ulteriore serie di documenti che gli chiedevo di leggere, mi
scrisse che era stanco. E questo, come ho capito dopo, era stato il suo garbato
e discreto modo di salutarmi.
4.
MEMORIA. LUIGI MARA: L'ESTREMO SALUTO DI "MEDICINA DEMOCRATICA" A
LORENZO TOMATIS
[Dal
fascicolo monografico di "Epidemiologia & prevenzione"
(www.epidemiologiaeprevenzione.it) in ricordo di Lorenzo Tomatis]
Care
compagne e cari compagni,
apprendo
sgomento che da ieri sera il carissimo Lorenzo Tomatis non e' piu' tra noi.
Con
lui, uomo libero di profonda cultura, limpida figura di scienziato, da sempre
impegnato civilmente e socialmente, noi di Medicina Democratica - cosi' come
molte altre persone - perdiamo un amico e un compagno di tante lotte, sicuro
punto di riferimento per affermare la salute e i diritti umani in ogni dove.
Carissimo
Lorenzo,
nel
nostro impegno quotidiano faremo tesoro della tua opera e di quanto ci hai
insegnato da uomo libero e di scienza.
Ai
familiari esprimiamo le nostre piu' sentite condoglianze a nome personale e di
"Medicina Democratica".
5.
MEMORIA. RODOLFO SARACCI: RENZO RICERCATORE
[Dal
fascicolo monografico di "Epidemiologia & prevenzione"
(www.epidemiologiaeprevenzione.it) in ricordo di Lorenzo Tomatis riprendiamo il
seguente testo precedentemente apparso nel "Notiziario dell'Associazione
italiana di epidemiologia"]
Sono
entrato, e piu' ancora sono restato e ho lavorato per lunghi anni alla
International Agency for Research on Cancer (Iarc), perche' c'era Renzo
Tomatis. Per sei anni, dal 1976 al 1981, e' stato non solo il responsabile dei
laboratori piu' attivi di carcinogenesi sperimentale della Iarc ma anche il
punto di riferimento per quegli epidemiologi che collocavano la loro ricerca
nella prospettiva della salute ambientale e occupazionale e della prevenzione
primaria.
Dal
1982, con la sua nomina a direttore della Iarc e fino al termine del suo
mandato alla fine del 1993, sono stati dodici anni di collaborazione
praticamente quotidiana, rinforzata e alleggerita al tempo stesso dalle
chiacchierate e dalle telefonate serali che erano il nostro angolo del
"gossip" e della cultura, che Renzo possedeva ampia come pochi e
animata da una finissima sensibilita' che non ho ancora incontrato in altri. Mi
balza ora agli occhi il privilegio che ho avuto e che e' dovuto alla tranquilla
attrazione che Renzo aveva saputo esercitare su un numero di ricercatori che
erano entrati alla Iarc: il privilegio di lavorare in un gruppo di responsabili
di unita' di ricerca che potevano operare "guardando avanti" nello
sviluppo di idee e programmi, senza dover spendere e tempo e mente per
"guardarsi le spalle" come accade - per quello che ho constatato
nella mia esperienza - nella maggioranza dei contesti di lavoro. Eravamo,
compreso un intelligente amministratore, una mezza dozzina di "senior"
ciascuno con le proprie idee ed ambizioni, ma condividevamo i principi di
ricerca e di condotta di Renzo e - soprattutto - eravamo sicuri che in
qualunque questione toccasse questi principi non ci saremmo mai trovati uno a
manovrare dietro le spalle degli altri. Se problema c'era l'interessato ne
avrebbe parlato e discusso con Renzo e insieme a Renzo con gli altri. Creare un
clima di ricerca di questo genere e' stato uno dei grandi meriti di Renzo e si
e' eclissato nella Iarc dopo di lui.
Se
questo e' un merito che solo chi ha vissuto quegli anni puo' ricordare, l'altro
grande merito di Renzo, questo piu' largamente riconosciuto dentro e fuori il
mondo della ricerca, e' il programma delle Monografie. Forse non ci si rende
sufficientemente conto che le Monografie sono state un programma evidence-based
ante litteram o piuttosto che il metodo ed il rigore scientifico di cui Renzo
aveva idee e pratiche chiare gli ha permesso di fare, senza etichette
particolari e senza copiare da nessuno, dell'autentico lavoro evidence-based.
All'inizio
degli anni Settanta si era accumulata una sostanziale massa di dati, peraltro
dispersi, sia sperimentali che epidemiologici sugli agenti cancerogeni chimici,
fisici e biologici. Ma non ne esisteva nessuna lista largamente accreditata
presso la comunita' scientifica e l'Organizzazione Mondiale della Sanita'
suggeri' alla Iarc di allestirne una, un lavoro presunto di alcuni mesi o un
paio di anni. La reazione di Renzo e' stata quella non tanto di compiacere
magari diplomaticamente a questa legittima richiesta ma anzitutto di saper
osservare (che e' la qualita' prima del ricercatore) la realta' come
effettivamente si presentava: come era possibile produrre una lista senza aver
condotto una valutazione critica e comprensiva di tutte le evidenze esistenti
su un agente (gia' la semplice idea di riunire in modo sistematico dati
sperimentali ed epidemiologici suonava innovativa rispetto, se non alla teoria,
alla pratica del tempo)? E come e' possibile condurre questo tipo di
valutazione approfondita senza riunire e far interagire esperti di ciascuno dei
settori di ricerca pertinenti? La "lista" poteva dunque solo essere,
se doveva essere scientificamente solida, il prodotto di lunga lena di un
lavoro interdisciplinare di valutazione: da qui sono nate le Monografie. In un
certo senso controcorrente.
Colleghi
e ricercatori reputati gli dissero che era una bella idea ma irrealizzabile, i
piu' ottimisti gli predissero che dopo la valutazione di uno o due agenti
(asbesto, amine aromatiche) il programma si sarebbe afflosciato perche'
mancavano i dati, e se
Di
Renzo ricercatore ci sarebbe molto da dire. Ma questi due meriti, l'aver creato
un insieme coeso di ricercatori "senior", all'origine con i loro
collaboratori di programmi di cui fino ad oggi si vedono i risultati
scientifici, e l'aver anticipato nel settore del rischio cancerogeno per l'uomo
un lavoro evidence-based sono tra i maggiori.
6.
MEMORIA. GIORGIO TAMBURLINI: I MESSAGGI DI LORENZO TOMATIS
[Dal
fascicolo monografico di "Epidemiologia & prevenzione"
(www.epidemiologiaeprevenzione.it) in ricordo di Lorenzo Tomatis]
Lorenzo
Tomatis e' stato innanzitutto e soprattutto un ricercatore e un direttore di
ricerca che ha, con assoluta coerenza, contribuito a sviluppare e trasmettere
un messaggio scientifico. E' stato, inoltre, un intellettuale impegnato che ha
sviluppato una sua visione di politica della scienza e, in questo ambito, un
messaggio altrettanto chiaro e coerente. E' stato anche uno scrittore e un uomo
con una sua visione del mondo, a me pare strettamente legata alla sua
esperienza professionale. Mi sono riproposto di ricordarli, questi suoi
messaggi, entrambi inerenti a temi che mi sono particolarmente cari.
*
In
quanto ricercatore impegnato nel campo della carcinogenesi sperimentale,
Lorenzo Tomatis ha contribuito alle nostre conoscenze sulla carcinogenicita' di
numerose sostanze chimiche. Per citarne solo alcune, piu' note al pubblico:
l'asbesto, il cadmio, il Ddt, il tricloroetilene, il benzene. Il suo lavoro,
prima come ricercatore in laboratorio e poi come direttore dal 1984 al 1993
dello Iarc, e' stato quello di studiare i meccanismi della carcinogenesi
chimica e di testare le diverse sostanze in modo da evidenziarne la eventuale
carcinogenicita'. Fondamentale il suo contributo alle monografie che lo Iarc ha
prodotto a partire dagli anni '70, che classificano le sostanze a seconda del
rischio di indurre il cancro, consentendo cosi' al legislatore azioni per
ridurne l'immissione nell'ambiente o perlomeno l'esposizione nella popolazione
generale e nei lavoratori esposti. La sua linea di pensiero era che ogni
sostanza dovesse essere adeguatamente testata per il suo potenziale carcinogeno
prima di essere immessa nell'ambiente e che basarsi sulla sola evidenza
epidemiologica, benche' fondamentale, rischiasse di farci arrivare troppo tardi
per consentire una azione di prevenzione sufficientemente precoce.
Analogamente, Tomatis ha sempre sostenuto che, certo, la diagnosi precoce dei
tumori e' essenziale, ma che la prima linea di difesa contro il cancro deve
essere quella della prevenzione primaria, quindi della riduzione o eliminazione
della esposizione ai carcinogeni ambientali. Avendo sempre sostenuto la
rilevanza della carcinogenesi ambientale, si e' trovato a contrastare le
opinioni, di volta in volta prevalenti fra gli oncologi ricercatori, che la
maggior parte dei tumori potesse avere una origina infettiva, in particolare
virale, o, in seguito, sostanzialmente genetica. Oggi sappiamo che l'eziologia
dei tumori e' multifattoriale, cioe' che, a seconda del tipo di tumore, vi
contribuiscono in misura diversa tutti questi elementi, e non vi e' alcun
dubbio che fattori ambientali sono decisivi nell'indurre modificazioni del Dna,
che a loro volta poi possono portare al cancro, oppure nel contribuire allo
sviluppo del cancro in individui geneticamente predisposti. Vorrei ancora
ricordare, qui, in un istituto materno-infantile, che uno dei suoi piu' recenti
campi di interesse era la carcinogenesi transgenerazionale, dimostrata
sperimentalmente nei topi ma anche, purtroppo, dagli "esperimenti
naturali" sull'uomo, basti citare il caso del dietilstilbestrolo.
*
Come
uomo impegnato prima nella ricerca di laboratorio, prima all'Universita' di
Torino, poi soprattutto a Chicago, suo luogo cruciale di formazione come
ricercatore, Lorenzo Tomatis si e' misurato molto precocemente con gli
interessi che possono alterare la missione della ricerca scientifica in
particolare nel campo biomedico: in un primo momento i tradizionali nepotismi
che caratterizzavano, e ancora caratterizzano, una parte del mondo
universitario e della ricerca, soprattutto in Italia; in un secondo momento, e
per tutto il resto della sua vita, i potenti interessi commerciali in grado di
impedire la ricerca, distorcerne i risultati, impedire la pubblicazione dei
risultati non graditi, promuovere studi che hanno gia' risposte precostituite.
E' da ricordare la sua battaglia all'interno dello Iarc, agenzia che per il suo
mandato e' sempre stata sottoposta a pressioni da parte degli interessi
commerciali, ad un certo punto toccata dallo scandalo riguardante l'attivita'
delle grandi multinazionali del tabacco e la loro penetrazione tra alcuni
ricercatori; la sua polemica con lo stesso Iarc, una volta uscitone nel 1993,
quando a suo parere l'Agenzia era diventata troppo morbida nei confronti della
pressione dell'industria; i suoi lavori a denuncia di quello che chiamava il
"business bias" e cioe' quegli studi direttamente o indirettamente
finanziati dall'industria e tesi a contrastare le evidenze sulla
carcinogenicita' di alcune sostanze prodotte dalla ricerca indipendente. A
causa di queste posizioni, Lorenzo Tomatis e' entrato in contrasto con una
parte non piccola del mondo oncologico e scientifico, italiano e internazionale.
Il
suo piu' recente romanzo, Il fuoriuscito, e' sostanzialmente una autobiografia
che ripercorre le tappe del suo esilio, prima dall'Italia come ricercatore, poi
da una parte del mondo scientifico come fautore irriducibile dell'indipendenza
della ricerca, e fustigatore di molti esperti internazionali collusi con gli
interessi dell'industria. Un altro aspetto del suo impegno, a meta' strada fra
la ricerca e l'impegno politico, era la dimostrazione e la denuncia delle
disuguaglianze sociali nella esposizione ai carcinogeni ambientali, e quindi
dell'intreccio inesorabile tra la poverta' e la gran parte dei tumori.
*
Tomatis
e' stato quindi un pioniere di istanze che sono oggi attualissime: la
valutazione preventiva e a carico dell'industria del rischio biologico delle
sostanze immesse nell'ambiente, il principio di precauzione per cui di fronte
al rischio di un danno irreversibile misure devono essere prese per proteggere
la popolazione dagli inquinanti ambientali anche in attesa di prove
incontrovertibili di nocivita', la necessita' della dichiarazione di eventuali
conflitti di interessi da parte di ricercatori e consulenti. Tutti principi ora
accolti: i primi nel programma Reach approvato dalla Commissione Europea,
l'ultimo dalle maggiori testate scientifiche e dalle organizzazioni
internazionali.
*
Per
questi suoi contributi di uomo di scienza a tutto tondo, pensiamo che dovrebbe
essere ricordato dal Burlo ogni anno con un premio a lui intitolato, da
attribuirsi ad un ricercatore che abbia dato un contributo importante nel campo
della prevenzione.
*
Infine,
qualche ricordo personale: il primo incontro, gia' significativo, agli inizi
degli anni '80, quando allora giovane medico ebbi a constatare la sua grande
preoccupazione perche' ad un bimbo ricoverato al Burlo per un piccolo
intervento era stato somministrata delle chemicetina (cloramfenicolo), farmaco
noto per il rischio di danno midollare. Nel '96, quando Sergio Nordio lascio'
la direzione dell'Istituto, mi attivai per portarlo al Burlo Garofolo come
direttore scientifico, e, una volta strappatogli questo impegno, nel
coadiuvarlo nell'attivita' di vaglio dei progetti di ricerca che impiantammo
allora con un rigore fino ad allora non conosciuto. Ebbi modo allora di
conoscerlo meglio. Non fu un rapporto sempre facile, vi era tra noi una
tensione, che a volte sfociava in confronti anche paradossali, come quando in
una occasione mi accuso' di eccessivo moralismo e di presunzione. Credo mi
considerasse allora troppo giovane per essere in grado di misurarmi e misurare
gli altri. Ricordo anche che, in quel triennio in cui resto' direttore
scientifico, fece anche parte, su richiesta del Ministro Bindi, della
commissione Di Bella: non particolarmente entusiasta di questo incarico, che lo
costringeva ad occuparsi di questioni parascientifiche in un ambiente non
esaltante, lo aveva accettato perche' pensava cosi' di essere utile
all'Istituto. Fu naturalmente, assieme al meglio (ma non alla maggioranza)
degli oncologi italiani, fortemente critico di quell'approccio, agli antipodi
del rigore scientifico. Piu' recentemente ci siamo ritrovati in diverse
occasioni (come quando, due anni fa, gli fu attribuito il prestigioso Award del
Collegium Internazionale Ramazzini) per interessi comuni nel campo della salute
ambientale, di cui era divenuto un fervente promotore. Era molto attivo in
questo campo quale presidente del consiglio scientifico dell'International
Society Doctors for Environment e della sua sezione italiana.
*
La
sua visione del mondo, per lo meno per la parte che mi e' stato dato di
conoscere, era quella, disincantata e amara, di un mondo dominato dagli
interessi. Chi ha letto i suoi romanzi trovera' lo stile asciutto dell'uomo di
scienza, ma anche l'amarezza di chi si e' trovato spesso sconfitto. Questa visione
lo portava a volte a manifestare una certa sfiducia nella capacita' delle
persone di restare intellettualmente integre, o a criticarne il protagonismo,
lui che certamente era per natura schivo e si teneva lontano dai riflettori.
Anche il suo rapporto con l'Istituto e' stato contrastato: pensava, e diceva,
che le professionalita' presenti in Istituto erano straordinarie, ma l'Istituto
nel suo insieme troppo poco valorizzato in sede politica, ed allo stesso tempo,
con queste professionalita', o meglio con gli uomini che le incarnavano, non
aveva sempre rapporti facili. Ma l'affetto c'era, sempre: era solito
ricordarsi, ad esempio, dei suoi passati collaboratori presso la direzione
scientifica con qualche pensiero.
Caro
Lorenzo, noi tutti ci auguriamo che tu possa ora, libero dagli affanni,
sorridere con pienezza, soprattutto nel vedere quanti sono ancora quelli che
ancora si adoperano per lasciare un mondo migliore.
7.
MEMORIA. BENEDETTO TERRACINI: SFIDE DA RACCOGLIERE
[Dal
fascicolo monografico di "Epidemiologia & prevenzione"
(www.epidemiologiaeprevenzione.it) in ricordo di Lorenzo Tomatis riprendiamo il
seguente testo precedentemente apparso nel "Notiziario dell'Associazione
italiana di epidemiologia"]
Nell'estate
del 1948 andavo a casa di Renzo Tomatis, in via Sagliano Micca, in bicicletta,
a studiare istologia. Dopo la laurea, eravamo ambedue all'istituto di Anatomia
Patologica dell'Universita' di Torino. Alla fine degli anni '50, siamo stati
insieme all'unita' di cancerogenesi sperimentale della Chicago Medical School.
In Anatomia Patologica, io ero entrato come "volontario" un po' prima
di lui. Secondo le regole del tempo, avevo quindi piu' diritti per avere un
posto di assistente: cosi' tornai in Italia nel 1960 senza preoccuparmi troppo
del mio futuro scientifico. Le chance di Renzo di trovare lavoro in una
istituzione di ricerca in Italia erano poche e lui non sarebbe tornato in
Italia senza la garanzia di poter fare ricerca. I suoi primi insuccessi per
rientrare sono ben raccontati nel libro Il laboratorio. L'ultima frustrazione
ebbe luogo negli anni '80, quando presento' domanda a un concorso per un posto
di professore universitario di oncologia, domanda che decise di ritirare dopo
che gli venne garbatamente fatto notare che un candidato del suo calibro
avrebbe cozzato con decisioni gia' prese nei salotti baronali, con conseguenze
indicibili. Chissa' se qualcuno si preoccupera' mai di misurare il danno
culturale causato dalla esclusione di Renzo da parte dell'accademia italiana.
Secondo
me, il maggior successo scientifico di Renzo sono state le Monografie Iarc.
Verso il 1970, nella sua qualita' di responsabile dell'Unita' di Cancerogenesi
Chimica, era tempestato di richieste di elenchi di cancerogeni. Sindacati e
industriali si illudevano ñ per motivi diversi ñ di potersi muovere su un
terreno sicuro in tema di rischi di cancro professionale. Per i governi, poi,
scaricare qualsiasi responsabilita' per il controllo dei rischi lavorativi su
un organismo internazionale era un invito a nozze. Renzo capi' immediatamente
quanto equivoche sarebbe stata una "lista nera" avallata da un
organismo come lo Iarc. L'alternativa era una elaborazione responsabile delle
osservazioni scientifiche (precorrendo l'attualmente tanto decantata
"evidenza"). Ma Renzo capi' altre due cose che allora erano
rivoluzionarie: una valutazione dei dati scientifici sottintendeva
interdisciplinarieta' del gruppo di lavoro e il gruppo di lavoro doveva
spiegare il proprio ragionamento in modo trasparente, facendolo capire anche ai
non scienziati. La composizione e il modo di lavorare del gruppo di lavoro sono
stati cruciali per la credibilita' delle monografie (soltanto dopo l'uscita di
scena di Renzo in ambiente Oms ci si e' posti il problema di verificare i
conflitti di interesse dei membri dei vari gruppi di lavoro).
In
tema di rischi di cancro, Renzo lascia due sfide a chi vuole raccoglierne
l'eredita'. Uno riguarda i "possibili" cancerogeni presenti
nell'ambiente di lavoro, che (diversamente dai "probabili" e dai
"certi") non sono oggetto di regolamentazione, ne' nell'Unione
Europea ne' altrove. L'incertezza retrostante l'aggettivo "possibile"
talora riflette contraddizioni biologiche difficili da comprendere. Ma molto
spesso l'incertezza deriva dai limiti degli studi epidemiologici, che a loro
volta derivano dalla scarsa disponibilita' delle aziende: poverta' dei
database, carenza di misurazioni ambientali e soprattutto riluttanza a
collaborare, nel timori che le ricerche svelino chissa' quali responsabilita'.
L'altra
sfida, piu' sottile, vuole superare l'abitudine di concentrarsi su un agente
per volta. Nei luoghi di lavoro, le circostanze sono cambiate: da esposizioni
massicce a poche sostanze si e' passati a esposizioni contenute a molti agenti.
Per la maggior parte di questi, della nocivita' se ne sa assai poco. Ancora di
meno si sa sulla possibilita' che interagiscano tra di loro. A fronte degli
algoritmi tradizionali per misurare la nocivita' di ciascun agente sono quindi
necessarie strategie precauzionali nuove, alla cui definizione sono chiamati
gli epidemiologi di tutto il mondo.
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E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Numero
117 del 4 dicembre 2007
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