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COI PIEDI
PER TERRA
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Supplemento
de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 280
del 2 luglio 2010
In questo
numero:
1. Franca Ongaro Basaglia: Man mano
2. Murray Bookchin: Lettera aperta al movimento ecologista (1980)
3. Per contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di
Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo
1. MAESTRE.
FRANCA ONGARO BASAGLIA: MAN MANO
[Da
Franca Ongaro Basaglia,
Manicomio perche'?, Emme, Milano 1982, p. 27.
Franca Ongaro Basaglia, intellettuale
italiana di straordinario impegno civile, pensatrice di profondita',
finezza e acutezza straordinarie, insieme al marito Franco Basaglia
e' stata tra i protagonisti del movimento di
psichiatria democratica; e' deceduta nel gennaio 2005. Tra i suoi libri
segnaliamo particolarmente: Salute/malattia, Einaudi, Torino 1982; Manicomio perche'?, Emme Edizioni, Milano
1982; Una voce: riflessioni sulla donna, Il Saggiatore, Milano 1982; Vita e
carriera di Mario Tommasini burocrate scomodo narrate
da lui medesimo, Editori Riuniti, Roma 1987; in collaborazione con Franco Basaglia ha scritto La maggioranza deviante, Crimini di
pace, Morire di classe, tutti presso Einaudi; ha collaborato anche a
L'istituzione negata, Che cos'e' la psichiatria, e a molti altri volumi
collettivi. Ha curato l'edizione degli Scritti di Franco Basaglia.
Dalla recente antologia di scritti di Franco Basaglia,
L'utopia della realta', Einaudi, Torino 2005, da
Franca Ongaro Basaglia
curata, riprendiamo la seguente notizia
biobibliografica, redatta da Maria Grazia Giannichedda,
che di entrambi fu collaboratrice: "Franca Ongaro
e' nata nel
La violenza
e la pericolosita' si riducevano man mano che si riducevano le costrizioni e le minacce, e man mano che
aumentavano le possibilita' di vita e di espressione.
2. MAESTRI. MURRAY BOOKCHIN: LETTERA APERTA AL MOVIMENTO ECOLOGISTA (1980)
[Riproponiamo il seguente testo estratto da "A. rivista anarchica",
n. 85, giugno 1980 (disponibile anche nel sito: www.arivista.org); in quel
fascicolo della prestigiosa rivista italiana il testo veniva cosi' presentato dalla redazione: "Originariamente
pubblicata su 'Comment' e subito ripresa da 'Open
Road' (Canada) e 'Peace News' (Inghilterra), questa
'lettera aperta al movimento ecologista' di Murray Bookchin
appare qui per la prima volta in italiano. Ci teniamo a precisare che in
questo, come in altri saggi tradotti dall'inglese su 'A'
abbiamo ritenuto di tradurre il termine 'radical' con
'rivoluzionario', per evitare gli equivoci che una traduzione piu' meccanica con il termine 'radicale' avrebbe
comportato".
Murray Bookchin, pensatore e militante libertario americano, e' stato tra i principali punti di riferimento della
"ecologia sociale"; nato a New York nel 1921, figlio di emigrati
russi (la nonna materna era una rivoluzionaria populista), ha fatto l'operaio
metalmeccanico, il sindacalista, lo scrittore, il docente universitario; e'
deceduto sul finire di luglio 2006. Tra le opere di Murray Bookchin: I limiti della citta',
Feltrinelli, Milano 1975; Post-scarcity anarchism, La Salamandra, Milano 1979; L'ecologia
della liberta', Eleuthera,
Milano 1988 (terza edizione); Per una societa'
ecologica, Eleuthera, Milano 1989; Filosofia
dell'ecologia sociale, Ila Palma, Palermo 1993;
Democrazia diretta, Eleuthera, Milano 1993. Un'ampia
scheda biografica e un'ampia bibliografia di Bookchin
sono nel n. 1438 de "La nonviolenza e' in
cammino"]
Gli anni '80
saranno un periodo estremamente critico per il
movimento ecologico, sia negli Stati Uniti, sia in Europa. Il pericolo e' quello di una crisi di identita'
e di obiettivi, ed e' in gioco la capacita' del
movimento di adempiere alle fertili aspettative di soluzioni progressiste in
alternativa alla sensibilita' dominante, alle
istituzioni gerarchiche politiche ed economiche e alle strategie manipolatorie
per la trasformazione sociale, che hanno provocato una frattura catastrofica
tra l'uomo e la natura.
Per dirla
senza mezzi termini: e' probabile che nel prossimo
decennio si decida definitivamente quale sara' il
ruolo futuro del movimento ecologico: semplice appendice decorativa di una societa' intrinsecamente malate e antiecologica,
perennemente dilaniata dal conflitto tra la natura e un'incontrollabile bisogno
di dominazione, di controllo e di sfruttamento; oppure, come speriamo, campo
sempre piu' vasto di esperienza e di apprendimento
per una nuova societa' ecologica fondata sulla
collaborazione reciproca, sulle comunita'
decentralizzate, sulla tecnologia popolare e su rapporti non-gerarchici,
libertari, che realizzino una nuova armonia non solo tra gli uomini, ma anche
tra l'uomo e la natura.
Potra'
forse sembrare presuntuoso che io, singolo individuo, rivolga un appello a
quell'ormai vasto gruppo di persone le cui attivita' sono ispirate da un impegno in campo ecologico. Tuttavia, le
mie preoccupazioni circa il futuro del movimento ecologico non sono
impersonali, ne' effimere. Per quasi trent'anni ho
affrontato nei miei scritti i problemi delle degenerazioni antiecologiche in
tutti i settori della vita del nostro paese. Inoltre, mi sono battuto
attivamente fin dal 1952 contro l'uso crescente degli insetticidi e degli
additivi alimentari; nel 1954 ho denunciato il rischio del fallout nucleare
dopo l'esplosione sperimentale della prima bomba all'idrogeno nel Pacifico; nel
1956 ho denunciato il rischio di inquinamento
radioattivo dopo l'"incidente" al reattore nucleare della centrale di
Windscale; nel
Sono
convinto che il mio lavoro e la mia esperienza in tutti i campi dell'impegno
ecologico avrebbero scarso significato, se si
limitassero ai problemi in se', per quanto ciascuno
di essi sia importante. Dire "no" al nucleare, o agli additivi
alimentari, all'industrializzazione dell'agricoltura, alla bomba atomica non e' sufficiente, se limitiamo il nostro orizzonte affrontando
isolatamente ciascun problema. E' ugualmente importante individuare e svelare
le cause sociali, i valori e i rapporti inumani che hanno portato alla
creazione di un pianeta gia' profondamente intriso di
veleni.
Ho sempre
pensato che ecologia fosse sinonimo di ecologia
sociale e percio' ho sempre nutrito la convinzione
che la stessa idea di dominare la natura derivi dalla dominazione dell'uomo
sull'uomo, o dell'uomo sulla donna, del vecchio sul giovane, di un gruppo
etnico su un altro, dello stato sulla societa', della
burocrazia sull'individuo, cosi' come di una classe
economica su un'altra e dei colonizzatori sui colonizzati. A mio avviso,
l'ecologia sociale deve iniziare la lotta per la liberta'
non solo in fabbrica, ma anche nella famiglia; non solo nell'economia, ma anche
nella psiche; non solo nelle condizioni materiali di vita, ma anche in quelle
spirituali. Se non interverremo modificando anche i rapporti molecolari
all'interno della societa' - e cioe'
quelli tra uomo e donna, tra adulti e bambini, tra gruppi razziali diversi, tra
etero ed omosessuali (l'elenco potrebbe continuare a
lungo) - il problema della dominazione restera'
immutato anche in una forma sociale "senza classi" e "senza
sfruttamento". E la societa' sarebbe intrisa di gerarchismo
anche se celebrasse i dubbi valori della "democrazia
popolare", del "socialismo" e della "proprieta'
collettiva" delle "risorse naturali". Finche'
durera' la gerarchia e finche'
la dominazione organizzera' l'umanita'
in un sistema elitario, l'obiettivo del dominio sulla
natura non verra' mai abbandonato e condurra' inevitabilmente il pianeta all'estinzione
ecologica.
Il nuovo
movimento delle donne, ancor piu' della
controcultura, della crociata per una tecnologia "appropriata" e del
movimento antinucleare (dal quale escluderei pero' la
frangia dell'"Earth Day",
con le sue sortite repulistiche) mira al cuore della
dominazione gerarchica che alimenta la nostra crisi ecologica. Il movimento
ecologico potra' realizzare tutta la sua ricca e
multiforme potenzialita' di trasformazione della societa' antiecologica e dei suoi valori solo se la
controcultura, il movimento per una tecnologia alternativa e il movimento
antinucleare si fonderanno sulla sensibilita' e sulle
strutture non-gerarchiche che risultano soprattutto
evidenti nelle tendenze veramente rivoluzionarie del femminismo. Infine, il
movimento ecologico potra' conservare intatta la sua
funzione di espressione di un nuovo equilibrio tra uomo e natura e il suo
obiettivo di una societa' veramente ecologica solo se
coltivera' coscientemente una sensibilita',
una struttura e una strategia per la trasformazione sociale non-gerarchica e
aliene dal concetto di dominazione.
OggiAggiungi un appuntamento per oggi questa funzione e questo
obiettivo sono seriamente minacciati.
L'ecologia e' diventata una disciplina alla moda, direi quasi bizzarra,
e la frivola popolarita' di cui gode ha fatto nascere
un nuovo tipo di maniaco dell'ambiente. Da una prospettiva e da un movimento
che perlomeno facevano sperare nella possibilita' di
una lotta contro la gerarchia e la dominazione e' nata
una forma di ambientalismo fondato non sulla volonta'
di modificare le istituzioni, i rapporti sociali, le tecnologie e i valori
esistenti, bensi' sulla volonta'
di rabberciarli alla meglio. In questo senso uso il termine
"ambientalismo" per significare un fenomeno in contrasto con
l'ecologia, e in particolare con l'ecologia sociale.
Mentre l'ecologia sociale mira all'eliminazione del concetto della dominazione
dell'uomo sulla natura attraverso l'eliminazione della dominazione dell'uomo
sull'uomo, l'ambientalismo e' il riflesso di una sensibilita' "strumentale" o tecnica, che
considera la natura un semplice habitat passivo, un agglomerato di forze e di
oggetti esterni, e si pone il fine di renderla piu'
"utile" all'uomo, senza curarsi troppo di quale uso egli intenda
farne. Di fatto, l'ambientalismo si riduce a mera ingegneria ambientale, e non
affronta il problema cruciale della societa' in cui
viviamo: la volonta' dell'uomo di dominare
*
La moda
dell'ecologia
Il satellite
solare "ecologico" di
Le ciance su
una nuova "era della terra", o del sole o del vento, cosi' come la futile retorica dei produttori di pannelli
solari e degli inventori "ecologici" alla frenetica ricerca di un
brevetto, riescono solo a nascondere la realta' dei
fatti: e cioe' che l'energia solare o eolica,
l'agricoltura organica, il culto della salubrita' e
le conversioni alla "semplicita'" modificheranno
in modo quasi impercettibile lo squilibrio tra l'uomo e la natura, se continueranno a esistere la famiglia patriarcale, le
multinazionali, le strutture politiche burocratiche e centralizzate, il sistema
della proprieta' privata e la razionalita'
tecnocratica che oggiAggiungi un appuntamento per
oggi prevalgono ovunque. L'energia solare, l'energia eolica, il metano,
l'energia geotermica resteranno sempre e soltanto
fonti di energia, finche' i mezzi per utilizzarle
saranno inutilmente complessi, controllati in modo burocratico, proprieta' di monopolio o centralizzati in forme
istituzionali.
Certo, il
danno che provocheranno alla salute degli esseri umani
sara' assai minore di quello prodotto potenzialmente
dalle centrali nucleari e dai combustibili fossili; tuttavia, la salute
spirituale, morale e sociale dell'umanita' subira' ugualmente un danno se le si considerera'
semplici tecniche, incapaci di generare nuovi rapporti tra l'uomo e la natura e
nell'ambito stesso della societa'. Il progettista, il
burocrate, il dirigente aziendale e il politico di carriera non arricchiscono
la societa' e la nostra sensibilita'
verso la natura in senso ecologico perche' seguono
una via energetica "dolce"; come tutti i "tecnocritici"
(per usare un appellativo che Amory Lovins adotto' per definire se
stesso in una conversazione con il sottoscritto), costoro tentano semplicemente
di sminuire o di occultare i pericoli per la biosfera e per la vita umana
costringendo le tecnologie ecologiche nella camicia di forza dei valori
gerarchici, invece di criticare i valori e le
istituzioni di cui sono rappresentanti.
*
Gerarchia e
dominazione
Alla stessa
stregua, anche la decentralizzazione perde ogni significato, se non presuppone
una dimensione piu' umana e fa invece propri i concetti
dell'accumulazione logistica delle scorte e del riciclaggio. Se il nostro
obiettivo per la decentralizzazione sociale (o, come amano dire gli
"ecologi" politici, per la ricerca di un equilibrio tra
centralizzazione e decentralizzazione) consiste nell'approvvigionamento di
"alimenti freschi" e nella possibilita' di
"riciclare i rifiuti", nel ridurre i "costi di trasporto" o
nell'"incrementare" il controllo popolare totale e completo) sulla
vita sociale, allora il concetto stesso di decentralizzazione perde il
significato ecologico e libertario che la caratterizza come creazione di una
rete di comunita' libere e naturalmente equilibrate,
fondate sulla democrazia diretta e sulla piena realizzazione dell'individuo, cioe' sulla possibilita' di
gestirsi ed agire in quella piena e totale autonomia
che e' una componente vitale nella realizzazione di una societa'
ecologica. Come la tecnologia alternativa, anche la decentralizzazione si
riduce a mero artificio tecnico finalizzato all'occultamento della gerarchia e
della dominazione. Gli ideali "ecologici" di un "controllo
municipale del potere", di una "nazionalizzazione
dell'industria", per non parlare di concetti vaghi come quello di
"democrazia economica", sembrano porre in forse il sistema dei
profitti e delle corporazioni industriali, ma in realta'
non scalfiscono il sistema di controllo sociale. Infatti, una
struttura corporativa nazionalizzata resta pur sempre una struttura burocratica
e gerarchica.
Come
individuo che per decenni si e' interessato, impegnato
e battuto per i problemi ecologici, mi rivolgo agli ecologi piu'
seri e consapevoli nella speranza di sensibilizzarli a un grave problema che
affligge il movimento.
Per
esprimere le mie preoccupazioni nel modo piu'
esplicito e diretto possibile: temo il diffondersi di una mentalita'
tecnocratica e di un opportunismo politico che minacciano di sostituire
all'ecologia sociale una nuova forma di ingegneria
sociale. Per un certo periodo il movimento e' parso
ben avviato verso la realizzazione del suo potenziale libertario e
non-gerarchico. Rinvigorito dalle nuove tendenze progressiste del movimento
femminista, omosessuale, comunitario e rivoluzionario, il movimento ecologico
sembrava finalmente pronto a concentrare le proprie forze nel tentativo di
trasformare le strutture basilari della societa'
anti-ecologica, e non semplicemente nel tentativo di trovare nuove tecniche piu' allettanti per perpetuarla o nuovi cosmetici
istituzionali per occultarne le piaghe inguaribili. La nascita e lo sviluppo
dei gruppi antinucleari, di una rete decentralizzata di gruppi di affinita' la cui attivita' si
fondava su processi decisionali direttamente democratici, sembro' alimentare questa speranza. Il problema del
movimento sembrava essere principalmente un problema di autoformazione e di
educazione sociale - la necessita' di comprendere a
fondo il significato della struttura dei gruppi di affinita' come forma durevole e "familiare", il
significato della democrazia diretta e del concetto di azione diretta come
qualcosa di piu' che una "strategia": una sensibilita' profonda, l'espressione del diritto che tutti
hanno di controllare in modo diretto la propria vita.
*
Il nuovo
opportunismo
Per colmo
d'ironia, gli anni '80, cosi' promettenti nel senso
di una trasformazione radicale dei valori e della consapevolezza, hanno visto nascere anche una nuova forma di opportunismo,
che minaccia di ridurre il movimento ecologico a una patina di belletto sul
volto della societa'. Molti dei piu'
intraprendenti "fondatori" dei gruppi antinucleari (e pensiamo
soprattutto alla Clamshell Alliance)
si sono trasformati in quelli che Andrew Kopkind ha definito " rivoluzionari manageriali" -
manipolatori di un consenso politico che opera all'interno del sistema
nonostante affermi di opporvisi.
Il
"rivoluzionario manageriale" non e' un
fenomeno nuovo. Jerry Brown (attuale governatore
democratico della California - n.d.r.), cosi' come la dinastia dei Kennedy, ha praticato quest'arte
in politica per anni. Cio' che colpisce nell'ultima
leva e' l'elevata percentuale di provenienza dai piu' importanti movimenti rivoluzionari degli anni '60 e,
fatto ancor piu' significativo, dal movimento
ecologico degli anni '70. Ai rivoluzionari e agli idealisti degli anni '30 sono
occorsi decenni per maturare quel cinismo da mezza eta'
che li ha portati a cedere le armi, e in ogni caso hanno avuto l'onesta' di
ammetterlo pubblicamente. I membri della Sds (Students for Democratic
Society) e dei gruppi di azione ecologici hanno capitolato nella tarda
giovinezza o nei primi anni della maturita' e all'eta' di 25, 30, 35 anni hanno
scritto autobiografie "amareggiate", cercando di giustificare
razionalmente la resa allo status quo. Per quel che riguarda Tom Hayden (uno
dei leader del movimento pacifista, attuale marito di Jane Fonda - n.d.r.), il suo discorso di quest'autunno a Seabrook contro l'azione diretta non ha bisogno di ulteriori commenti, e mi risparmia il compito di criticarlo.
Peggio
ancora, forse, sono le nuove organizzazioni come il "Citizen's
Party" di Barry Commoner, o le istituzioni
finanziarie come la Muse (Musician United for Safe
Energy), cosi' come la celebrazione della "Semplicita' Volontaria" ad opera di una societa' dualistica formata da una parte dalle elites intellettuali in blue-jeans delle classi medie e
dall'altra dai poveri cristi in abbigliamento convenzionale delle classi
lavoratrici e consumatrici; una societa' dualistica
partorita dai cervelloni dello Stanford Research Institute, finanziato dalle corporazioni industriali.
*
I
rivoluzionari manageriali
In tutti
questi casi, i connotati radicali di una societa'
decentralizzata fondata sull'uso di tecnologie alternative e su un saldo
tessuto comunitario vengono cinicamente e astutamente asserviti alla sensibilita' tecnocratica dei "rivoluzionari manageriali" e degli opportunisti che mirano alla
carriera politica. Il pericolo piu' grave e' rappresentato dall'incapacita'
di molti idealisti di affrontare i grandi problemi sociali nei termini che sono
loro propri - di riconoscere l'evidente incompatibilita'
di obiettivi in profondo contrasto gli uni con gli altri, di obiettivi che non
possono necessariamente coesistere senza consegnare il movimento ecologico
nelle mani dei suoi peggiori nemici. Spesso, purtroppo, questi nemici sono quei
"leaders" e quei "fondatori" del
movimento, i quali hanno cercato di manipolarlo per renderlo conforme a quel
sistema e a quelle ideologie che impediscono ogni forma di riconciliazione
sociale o ecologica nella forma di una societa' ecologica.
Il fascino
dell'"influenza", della "politica istituzionale",
dell'"efficacia" dimostra in modo lampante la mancanza di coerenza e
di consapevolezza che affligge il movimento ecologico dei giorni nostri. I
gruppi di affinita', la democrazia diretta e l'azione
diretta potranno difficilmente essere allettanti - o, se e'
per questo, neppure comprensibili - ai milioni di individui che passano la vita
in solitudine nei bar e nelle discoteche. Quel che e'
tragico e' che questi milioni di individui hanno delegato il loro potere
sociale, anzi hanno ceduto la loro personalita', a
politicanti e burocrati che vivono in una dimensione di obbedienza e di comando
nella quale loro, gli individui, sono normalmente tenuti a giocare un ruolo
subordinato. Eppure e' proprio questa la causa piu' immediata della crisi ecologica che affligge il nostro
tempo - una causa che ha la sua origine storica nella societa'
mercantile che ci sommerge. Chiedere a coloro che sono
privi di potere di riconquistare il controllo sulla loro esistenza e' anche piu' importante che installare un collettore solare,
complicato, costoso e spesso incomprensibile, sul tetto della casa in cui
abitano. Finche' costoro non riacquisteranno un senso
di potere sulla vita, finche' non creeranno un
sistema autonomo di gestione in contrapposizione a quello
gerarchico attuale, finche' non troveranno nuovi
valori ecologici con i quali sostituire i valori sociali del sistema dominante
- un processo, questo, che i collettori solari, i mulini a vento e
l'orticoltura possono facilitare, ma non rimpiazzare - nessuna trasformazione
sociale potra' instaurare un nuovo equilibrio con il
mondo naturale.
Ovviamente, coloro che sono privi di potere non saranno propensi ad
accettare, in situazioni normali, i gruppi di affinita',
la democrazia diretta e l'azione diretta. Tuttavia, il fatto che essi nutrano
impulsi basilari tali da determinare una elevata suscettibilita' nei confronti di queste forme e di queste attivita' - fatto che non manca mai di sorprendere i
"rivoluzionari manageriali" in periodi di crisi e di conflitto - esprime
una potenzialita' che deve ancora essere pienamente
valutata, compresa e resa intellettualmente coerente mediante un paziente
lavoro di educazione e con un continuo ricorso all'esemplificazione. Ed e' precisamente questa educazione e questa esemplificazione
che certi gruppi femministi e antinucleari hanno cominciato a fornire.
Il carattere
piu' sorprendentemente reazionario del tecnicismo e
della politica elettorale dei tecnocrati ambientalisti e dei
"rivoluzionari manageriali" di oggiAggiungi un appuntamento per oggi e' insito nel
tentativo di ricreare, nel nome di una via "dolce" all'energia, di
una "decentralizzazione" del tutto speciosa e di strutture partitiche
intrinsecamente gerarchiche, le forme e le abitudini peggiori che incrementano
nell'opinione pubblica americana la passivita',
l'obbedienza e la vulnerabilita' nei confronti dei
mass-media. La politica pubblicistica di Brown, di
Hayden, di Commoner e dei "fondatori" della
Clamshell come Wasserman e Lovejoy, cosi' come le recenti,
enormi manifestazioni a Washington e a New York, non educano
cittadini: allevano masse. Le masse, infatti, sono sempre l'oggetto manipolato
dai mass-media, sia quando li usa la Exxon, sia quando li usano la Ced
(Campaign for Economic Democracy), il Citizen's Party o
Tutto cio' potra' fare la fortuna di
chi usa i problemi ecologici per dare la scalata al prestigio e al potere, ma potra' essere la tomba di un movimento che coltivava
l'ideale di un mondo nuovo, nel quale le masse si
tramutino in individui, nel quale le risorse naturali si tramutino in natura e
nel quale entrambe queste entita' godano del rispetto
dovuto alla loro unicita' e spiritualita'.
*
L'ecologia
sociale
Un nuovo
movimento femminista orientato in senso ecologico sta nascendo e i gruppi
antinucleari non sono ancora scomparsi. La fusione di entrambi con altri
movimenti che probabilmente emergeranno dalle svariate crisi che funestano la
nostra epoca potra' inaugurare uno dei decenni piu' esaltanti e libertari del
secolo. Il problema ecologico non deve essere separato dal sessismo, dal
problema degli anziani, dall'oppressione razziale, dalla "crisi
energetica", dal problema del potere delle corporazioni, dalla medicina
tradizionale, dalla manipolazione burocratica, dalla coscrizione, dal
militarismo, dalla degradazione urbana, dal centralismo politico. I
denominatori comuni di tutti questi problemi, e il bersaglio principale di una ecologia sociale radicale, sono la gerarchia e la
dominazione.
Credo sia
necessario che tutti coloro che militano nel movimento
ecologico decidano una volta per tutte: gli anni '80 saranno ancora vissuti
all'insegna dell'ideale visionario di un futuro ecologico fondato sull'impegno
libertario verso la decentralizzazione, la tecnologia alternativa, i gruppi di affinita', la democrazia diretta, l'azione diretta, oppure
saranno contrassegnati da un angoscioso regresso nell'oscurantismo ideologico e
nella "politica istituzionale", che mira al "potere" e
all'"efficacia" conservando quelle stesse istituzioni che dovrebbe
distruggere? Il movimento cerchera' di aggregare
"vasti gruppi" del tutto fittizi, imitando quelle stesse forme di
manipolazione di massa e usando quegli stessi mass-media e quella stessa cultura di massa che dichiarava di aborrire? Le due
vie sono incompatibili.
Il nostro
uso dei "media", le nostre azioni e mobilitazioni devono stimolare la
mente e lo spirito, non fondarsi su riflessi condizionati e su tattiche d'urto
che non lasciano spazio alla ragione e all'umanita'.
In ogni caso, e' giunto il momento di scegliere, e
bisogna farlo ora, prima che il movimento assuma il carattere di un'istituzione
e diventi una semplice appendice del sistema la cui struttura e i cui metodi
vuole contrastare. E la scelta dev'essere definitiva
e consapevole, altrimenti non solo questo decennio, ma
tutto il secolo sara' perduto.
3.
RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL
MEGA-AEROPORTO DI VITERBO E S'IMPEGNA PER
Per
informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e
s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute,
dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail:
info@coipiediperterra.org , sito:
www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato,
Per ricevere
questo notiziario: nbawac@tin.it
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responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532,
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Numero 280
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