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COI PIEDI
PER TERRA
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Supplemento
de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 273
del 25 giugno 2010
In questo
numero:
1.
Segnalazioni librarie
2. Guenther
Anders: Tesi sull'eta' atomica
3. Per
contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna
per la riduzione del trasporto aereo
1.
SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Adriana
Cavarero, Franco Restaino, Le filosofie femministe, Paravia, Torino 1999, Bruno
Mondadori, Milano 2002, 2009, pp. VI + 266.
- Pieranna
Garavaso, Nicla Vassallo, Filosofia delle donne, Laterza, Roma-Bari 2007, pp.
VIII + 170.
- Wanda
Tommasi, I filosofi e le donne, Tre Lune Edizioni, Mantova 2001, pp. 272.
- Chiara
Zamboni, La filosofia donna, Demetra, Colognola ai colli (Verona) 1997, pp.
160.
2. TESTI.
GUENTHER ANDERS: TESI SULL'ETA' ATOMICA
[Ancora una
volta ripubblichiamo questo breve ma capitale testo di Guenther Anders.
Riprendiamo il testo dall'appendice all'edizione italiana del libro di Guenther
Anders, Der Mann auf der Brueke. Tagebuch aus Hiroshima und Nagasaki, apparso
col titolo Essere o non essere, presso Einaudi, Torino 1961, nella traduzione
di Renato Solmi (questo maestro grande e generoso che cogliamo l'occasione per
salutare e ringraziare ancora una volta). Come li' si specifica, queste Tesi
sulleta' atomica sono "un testo improvvisato dall'autore dopo un
dibattito sui problemi morali dell'eta' atomica organizzato da un gruppo di
studenti dell'Universita' di Berlino-Ovest, e uscito nellottobre
1960 nella rivista 'Das Argument - Berliner Hefte fuer Politik und Kultur' -
nota del
traduttore".
Guenther
Anders (pseudonimo di Guenther Stern, "anders" significa
"altro" e fu lo pseudonimo assunto quando le riviste su cui scriveva
gli chiesero di non comparire col suo vero cognome) e' nato a Breslavia nel
1902, figlio dell'illustre psicologo Wilhelm Stern, fu allievo di Husserl e si
laureo' in filosofia nel 1925. Costretto all'esilio dall'avvento del nazismo,
trasferitosi negli Stati Uniti d'America, visse di disparati mestieri. Tornato
in Europa nel 1950, si stabili' a Vienna. E' scomparso nel 1992. Strenuamente
impegnato contro la violenza del potere e particolarmente contro il riarmo
atomico, e' uno dei maggiori filosofi contemporanei; e' stato il pensatore che
con piu' rigore e concentrazione e tenacia ha pensato la condizione dell'umanita'
nell'epoca delle armi che mettono in pericolo la sopravvivenza stessa della
civilta' umana; insieme a Hannah Arendt (di cui fu coniuge), ad Hans Jonas (e
ad altre e altri, certo) e' tra gli ineludibili punti di riferimento del nostro
riflettere e del nostro agire. Opere di Guenther Anders: Essere o non essere,
Einaudi, Torino 1961; La coscienza al bando. Il carteggio del pilota di
Hiroshima Claude Eatherly e di Guenther Anders, Einaudi, Torino 1962, poi Linea
d'ombra, Milano 1992 (col titolo: Il pilota di Hiroshima ovvero: la coscienza
al bando); L'uomo e' antiquato, vol. I (sottotitolo: Considerazioni sull'anima
nell'era della seconda rivoluzione industriale), Il Saggiatore, Milano 1963,
poi Bollati Boringhieri, Torino 2003; L'uomo e' antiquato, vol. II
(sottotitolo: Sulla distruzione della vita nell'epoca della terza rivoluzione
industriale), Bollati Boringhieri, Torino 1992, 2003; Discorso sulle tre guerre
mondiali, Linea d'ombra, Milano 1990; Opinioni di un eretico, Theoria,
Roma-Napoli 1991; Noi figli di Eichmann, Giuntina, Firenze 1995; Stato di
necessita' e legittima difesa, Edizioni Cultura della Pace, San Domenico di
Fiesole (Fi) 1997. Si vedano inoltre: Kafka. Pro e contro, Corbo, Ferrara 1989;
Uomo senza mondo, Spazio Libri, Ferrara 1991; Patologia della liberta',
Palomar, Bari 1993; Amare, ieri, Bollati Boringhieri, Torino 2004; L'odio e'
antiquato, Bollati Boringhieri, Torino 2006; Discesa all'Ade, Bollati
Boringhieri, Torino
Renato Solmi
e' stato tra i pilastri della casa editrice Einaudi, ha introdotto in Italia
opere fondamentali della scuola di Francoforte e del pensiero critico
contemporaneo, e' uno dei maestri autentici e profondi di generazioni di
persone impegnate per la democrazia e la dignita' umana, che attraverso i suoi
scritti e le sue traduzioni hanno costruito tanta parte della propria
strumentazione intellettuale; e' impegnato nel Movimento Nonviolento del
Piemonte e della Valle d'Aosta. Dal risvolto di copertina del recente volume in
cui sono raccolti taluni dei frutti mggiori del suo magistero riprendiamo la
seguente scheda: "Renato Solmi (Aosta 1927) ha studiato a Milano, dove si
e' laureato in storia greca con una tesi su Platone in Sicilia. Dopo aver
trascorso un anno a Napoli presso l'Istituto italiano per gli studi storici di
Benedetto Croce, ha lavorato dal 1951 al 1963 nella redazione della casa
editrice Einaudi. A meta' degli anni '
Hiroshima
come stato del mondo. Il 6 agosto 1945, giorno di Hiroshima, e' cominciata un
nuova era: l'era in cui possiamo trasformare in qualunque momento ogni luogo,
anzi la terra intera, in un'altra Hiroshima. Da quel giorno siamo onnipotenti
modo negativo; ma potendo essere distrutti ad ogni momento, cio' significa
anche che da quel giorno siamo totalmente impotenti. Indipendentemente dalla
sua lunghezza e dalla sua durata, quest'epoca e' l'ultima: poiche' la sua
differenza specifica, la possibilita' dell'autodistruzione del genere umano,
non puo' aver fine - che con la fine stessa.
*
Eta' finale
e fine dei tempi. La nostra vita si definisce quindi come
"dilazione"; siamo quelli-che-esistono-ancora. Questo fatto ha
trasformato il problema morale fondamentale: alla domanda "Come dobbiamo
vivere?" si e' sostituita quella: "Vivremo ancora?". Alla
domanda del "come" c'e' - per noi che viviamo in questa proroga - una
sola risposta: "Dobbiamo fare in modo che l'eta' finale, che potrebbe
rovesciarsi ad ogni momento in fine dei tempi, non abbia mai fine; o che questo
rovesciamento non abbia mai luogo". Poiche' crediamo alla possibilita' di
una "fine dei tempi", possiamo dirci apocalittici; ma poiche'
lottiamo contro l"apocalissi da noi stessi creata, siamo (e' un tipo che
non c'e' mai stato finora) "nemici dell'apocalissi".
*
Non armi
atomiche nella situazione politica, ma azioni politiche nella situazione
atomica. La tesi apparentemente plausibile che nell'attuale situazione politica
ci sarebbero (fra l'altro) anche "armi atomiche", e' un inganno.
Poiche' la situazione attuale e' determinata esclusivamente dall'esistenza di
"armi atomiche", e' vero il contrario: che le cosiddette azioni
politiche hanno luogo entro la situazione atomica.
*
Non arma ma
nemico. Cio' contro cui lottiamo, non e' questo o quell'avversario che potrebbe
essere attaccato o liquidato con mezzi atomici, ma la situazione atomica in
se'. Poiche' questo nemico e' nemico di tutti gli uomini, quelli che si sono
considerati finora come nemici dovrebbero allearsi contro la minaccia comune.
Organizzazioni e manifestazioni pacifiche da cui sono esclusi proprio quelli
con cui si tratta di creare la pace, si risolvono in ipocrisia, presunzione
compiaciuta e spreco di tempo.
*
Carattere
totalitario della minaccia atomica. La tesi prediletta da Jaspers fino a Strauss
suona: "La minaccia totalitaria puo' essere neutralizzata solo con la
minaccia della distruzione totale". E' un argomento che non regge. 1) La
bomba atomica e' stata impiegata, e in una situazione in cui non c'era affatto
il pericolo, per chi la impiego', di soccombere a un potere totalitario. 2)
L'argomento e' un relitto dell'epoca del monopolio atomico; oggiAggiungi un
appuntamento per oggi e' un argomento suicida. 3) Lo slogan
"totalitario" e' desunto da una situazione politica, che non solo e'
gia' essenzialmente mutata, ma continuera' a cambiare; mentre la guerra atomica
esclude ogni possibilita' di trasformazione. 4) La minaccia della guerra
atomica, della distruzione totale, e' totalitaria per sua natura: poiche' vive
del ricatto e trasforma la terra in un solo Lager senza uscita. Adoperare, nel
preteso interesse della liberta', lassoluta privazione della
stessa, e' il non plus ultra dell'ipocrisia.
*
Cio' che
puo' colpire chiunque riguarda chiunque. Le nubi radioattive non badano alle
pietre miliari, ai confini nazionali o alle "cortine". Cosi',
nell'eta' finale, non ci sono piu' distanze. Ognuno puo' colpire chiunque ed
essere colpito da chiunque. Se non vogliamo restare moralmente indietro agli
effetti dei nostri prodotti (che non ci procurerebbe solo ignominia mortale, ma
morte ignominiosa), dobbiamo fare in modo che l'orizzonte di cio' che ci
riguarda, e cioe' l'orizzonte della nostra responsabilita', coincida con
l'orizzonte entro il quale possiamo colpire o essere colpiti; e cioe' che diventi
anch'esso globale. Non ci sono piu' che "vicini".
*
Internazionale
delle generazioni. Cio' che si tratta di ampliare, non e' solo l'orizzonte
spaziale della responsabilita' per i nostri vicini, ma anche quello temporale.
Poiche' le nostre azioni odierne, per esempio le esplosioni sperimentali,
toccano le generazioni venture, anch'esse rientrano nell'ambito del nostro
presente. Tutto cio' che e' "venturo" e' gia' qui, presso di noi,
poiche' dipende da noi. C'e', oggiAggiungi un appuntamento per oggi, un'"internazionale
delle generazioni", a cui appartengono gia' anche i nostri nipoti. Sono i
nostri vicini nel tempo. Se diamo fuoco alla nostra casa odierna, il fuoco si
appicca anche al futuro, e con la nostra cadono anche le case non ancora costruite
di quelli che non sono ancora nati. E anche i nostri antenati appartengono a
questa "internazionale": poiche' con la nostra fine perirebbero
anch'essi, per la seconda volta (se cosi' si puo' dire) e definitivamente.
Anche adesso sono "solo stati"; ma con questa seconda morte sarebbero
stati solo come se non fossero mai stati.
*
Il nulla non
concepito. Cio' che conferisce il massimo di pericolosita' al pericolo
apocalittico in cui viviamo, e' il fatto che non siamo attrezzati alla sua
stregua, che siamo incapaci di rappresentarci
*
Utopisti a
rovescio. Ecco quindi il dilemma fondamentale della nostra epoca: "Noi
siamo inferiori a noi stessi", siamo incapaci di farci un'immagine di cio'
che noi stessi abbiamo fatto. In questo senso siamo "utopisti a
rovescio": mentre gli utopisti non sanno produrre cio' che concepiscono,
noi non sappiamo immaginare cio' che abbiamo prodotto.
*
Lo
"scarto prometeico". Non e' questo un fatto fra gli altri; esso
definisce, invece, la situazione morale dell'uomo odierno: la frattura che
divide l'uomo (o l'umanita') non passa, oggiAggiungi un appuntamento per oggi,
fra lo spirito e la carne, fra il dovere e l'inclinazione, ma fra la nostra
capacita' produttiva e la nostra capacita' immaginativa. Lo "scarto
prometeico".
*
Il
"sopraliminare". Questo "scarto" non divide solo
immaginazione e produzione, ma anche sentimento e produzione, responsabilita' e
produzione. Si puo' forse immaginare, sentire, o ci si puo' assumere la
responsabilita', dell'uccisione di una persona singola; ma non di quella di
centomila. Quanto piu' grande e' l'effetto possibile dell'agire, e tanto piu'
e' difficile concepirlo, sentirlo e poterne rispondere; quanto piu' grande lo
"scarto", tanto piu' debole il meccanismo inibitorio. Liquidare
centomila persone premendo un tasto, e' infinitamente piu' facile che ammazzare
una sola persona. Al "subliminare", noto dalla psicologia (lo stimolo
troppo piccolo per provocare gia' una reazione), corrisponde il
"sopraliminare": cio' che e' troppo grande per provocare ancora una
reazione (per esempio un meccanismo inibitorio).
*
La
sensibilita' deforma, la fantasia e' realistica. Poiche' il nostro orizzonte
vitale (l'orizzonte entro cui possiamo colpire ed essere colpiti) e l'orizzonte
dei nostri effetti e' ormai illimitato, siamo tenuti, anche se questo tentativo
contraddice alla "naturale ottusita'" della nostra immaginazione, a
immaginare questo orizzonte illimitato. Nonostante la sua naturale
insufficienza, e' solo l'immaginazione che puo' fungere da organo della
verita'. In ogni caso, non e' certo
Di qui il
nostro (legittimo) disagio e la nostra diffidenza verso i quadri normali
(dipinti, cioe', secondo la prospettiva normale): benche' realistici in senso
tradizionale, sono (proprio loro) irrealistici, perche' sono in contrasto con
la realta' del nostro mondo dagli orizzonti infinitamente dilatati.
*
Il coraggio
di aver paura. La viva "rappresentazione del nulla" non si identifica
con cio' che si intende in psicologia per "rappresentazione"; ma si
realizza in concreto come angoscia. Ad essere troppo piccolo, e a non
corrispondere alla realta' e al grado della minaccia, e' quindi il grado della
nostra angoscia. - Nulla di piu' falso della frase cara alle persone di mezza
cultura, per cui vivremmo gia' nell'"epoca dell'angoscia". Questa
tesi ci e' inculcata dagli agenti ideologici di coloro che temono solo che noi
si possa realizzare sul serio la vera paura, adeguata al pericolo. Noi viviamo
piuttosto nell'epoca della minimizzazione e dell'inettitudine all'angoscia.
L'imperativo di allargare la nostra immaginazione significa quindi in concreto
che dobbiamo estendere e allargare la nostra paura. Postulato: "Non aver
paura della paura, abbi coraggio di aver paura. E anche quello di far paura.
Fa' paura al tuo vicino come a te stesso". Va da se' che questa nostra
angoscia deve essere di un tipo affatto speciale: 1) Un'angoscia senza timore,
poiche' esclude la paura di quelli che potrebbero schernirci come paurosi. 2)
Un'angoscia vivificante, poiche' invece di rinchiuderci nelle nostre stanze ci
fa uscire sulle piazze. 3) Un'angoscia amante, che ha paura per il mondo, e non
solo di cio' che potrebbe capitarci.
*
Fallimento
produttivo. L'imperativo di allargare la portata della nostra immaginazione e
della nostra angoscia finche' corrispondano a quella di cio' che possiamo
produrre e provocare, si rivelera' continuamente irrealizzabile. Non e' nemmeno
detto che questi tentativi ci consentano di fare qualche passo in avanti. Ma
anche in questo caso non dobbiamo lasciarci spaventare; il fallimento ripetuto
non depone contro la ripetizione del tentativo. Anzi, ogni nuovo insuccesso e'
salutare, poiche' ci mette in guardia contro il pericolo di continuare a
produrre cio' che non possiamo immaginare.
*
Trasferimento
della distanza. Riassumendo cio' che si e' detto sulla "fine delle
distanze" e sullo "scarto" tra le varie facolta' (e solo cosi'
ci si puo' fare un'idea completa della situazione), risulta che le distanze
spaziali e temporali sono state bensi' "soppresse"; ma questa
soppressione e' stata pagata a caro prezzo con una nuova specie di
"distanza": quella, che diventa ogni giorno piu' grande, fra la
produzione e la capacita' di immaginare cio' che si produce.
*
Fine del
comparativo. I nostri prodotti e i loro effetti non sono solo diventati
maggiori di cio' che possiamo concepire (sentire, o di cui possiamo assumerci
la responsabilita'), ma anche maggiori di cio' che possiamo utilizzare
sensatamente. E' noto che la nostra produzione e la nostra offerta superano
spesso la nostra domanda (e ci costringono a produrre appositamente nuovi
bisogni e richieste); ma la nostra offerta trascende addirittura il nostro
bisogno, consiste di cose di cui non possiamo avere bisogno: cose troppo grandi
in senso assoluto. Cosi' ci siamo messi nella situazione paradossale di dover
addomesticare i nostri stessi prodotti; di doverli addomesticare come abbiamo
addomesticato finora le forze della natura. I nostri tentativi di produrre armi
cosiddette "pulite", sono senza precedenti nel loro genere: poiche'
con essi cerchiamo di migliorare certi prodotti peggiorandoli, e cioe'
diminuendo i loro effetti.
L'aumento
dei prodotti non ha quindi piu' senso. Se il numero e gli effetti delle armi
gia' oggiAggiungi un appuntamento per oggi esistenti bastano a raggiungere il
fine assurdo della distruzione del genere umano, l'aumento e miglioramento
della produzione, che continuano ancora su larghissima scala, sono ancora piu'
assurdi; e dimostrano che i produttori non si rendono conto, in definitiva, di
che cosa hanno prodotto. Il comparativo - principio del progresso e della
concorrenza - ha perduto ogni senso. Piu' morto che morto non e' possibile
diventare. Distruggere meglio di quanto gia' si possa, non sara' possibile
neppure in seguito.
*
Richiamarsi
alla competenza e' prova d'incompetenza morale. Sarebbe una leggerezza pensare
(come fa, per esempio, Jaspers) che i "signori dell'apocalissi",
quelli che sono responsabili delle decisioni, grazie a posizioni di potere
politico o militare comunque acquisite, siano piu' di noi all'altezza di queste
esigenze schiaccianti, o che sappiano immaginare l'inaudito meglio di noi,
semplici "morituri"; o anche solo che siano consapevoli di doverlo
fare. Assai piu' legittimo e' il sospetto: che ne siano affatto inconsapevoli.
Ed essi lo provano dicendo che noi siamo incompetenti nel "campo dei
problemi atomici e del riarmo", e invitandoci a non
"immischiarci". L'uso di questi termini e' addirittura la prova della
loro incompetenza morale: poiche' in tal modo essi mostrano di credere che la
loro posizione dia loro il monopolio e la competenza per decidere del "to
be or not to be" dell'umanita'; e di considerare lapocalissi
come un "ramo specifico". E' vero che molti di loro si appellano alla
"competenza" solo
per mascherare il carattere antidemocratico del loro monopolio. Se la parola
"democrazia" ha un senso, e' proprio quello che abbiamo il diritto e
il dovere di partecipare alle decisioni che concernono la "res
publica", che vanno, cioe', al di la' della nostra competenza
professionale e non ci riguardano come professionisti, ma come cittadini o come
uomini. E non si puo' dire che cosi' facendo ci "immischiamo" di
nulla, poiche' come cittadini e come uomini siamo "immischiati" da
sempre, perche' anche noi siamo la "res publica". E un problema piu'
"pubblico" dell'attuale decisione sulla nostra sopravvivenza non c'e'
mai stato e non ci sara' mai. Rinunciando a "immischiarci",
mancheremmo anche al nostro dovere democratico.
*
Liquidazione
dell'"agire". La distruzione possibile dell'umanita' appare come
un'"azione"; e chi collabora ad essa come un individuo che agisce. E'
giusto? Si' e no. Perche' no?
Perche'
l'"agire"" in senso behavioristico non esiste pressoche' piu'. E
cioe': poiche' cio' che un tempo accadeva come agire, ed era inteso come tale
dall'agente, e' stato sostituito da processi di altro tipo: 1) dal lavorare; 2)
dall'azionare.
1) Lavoro
come surrogato dell'azione. Gia' quelli che erano impiegati negli impianti di
liquidazione hitleriani non avevano "fatto nulla", credevano di non
aver fatto nulla perche' si erano limitati a "lavorare". Per questo
"lavorare" intendo quel tipo di prestazione (naturale e dominante,
nella fase attuale della rivoluzione industriale) in cui l'eidos del lavoro
rimane invisibile per chi lo esegue, anzi, non lo riguarda piu', e non puo' ne'
deve piu' riguardarlo. Caratteristica del lavoro odierno e' che esso resta
moralmente neutrale: "non olet", nessuno scopo (per quanto cattivo)
del suo lavoro puo' macchiare chi lo esegue. A questo tipo dominante di
prestazione sono oggiAggiungi un appuntamento per oggi assimilate quasi tutte
le azioni affidate agli uomini. Lavoro come mimetizzamento. Questo
mimetizzamento evita all'autore di un eccidio di sentirsi colpevole, poiche'
non solo non occorre rispondere del lavoro che si fa, ma esso - in teoria - non
puo' rendere colpevoli. Stando cosi' le cose, dobbiamo rovesciare l'equazione
attuale ("ogni agire e' lavorare") nell'altra: "ogni lavorare e'
un agire".
2) Azionare
come surrogato del lavoro. Cio' che vale per il lavoro, vale a maggior ragione
per l'azionare, poiche' l'azionare e' il lavoro in cui e' abolito anche il
carattere specifico del lavoro: lo sforzo e il senso dello sforzo. Azionare
come mimetizzamento. OggiAggiungi un appuntamento per oggi, in realta', si puo'
fare in tal modo pressoche' tutto, si puo' avviare una serie di azionamenti
successivi schiacciando un solo bottone; compreso, quindi, il massacro di
milioni. In questo caso (dal punto di vista behavioristico) questo intervento
non e' piu' un lavoro (per non parlare di un'azione). Propriamente parlando non
si fa nulla (anche se l'effetto di questo non-far-nulla e' il nulla e
l'annientamento). L'uomo che schiaccia il tasto (ammesso che sia ancora
necessario) non si accorge piu' nemmeno di fare qualcosa; e poiche' il luogo
dell'azione e quello che la subisce non coincidono piu', poiche' la causa e
l'effetto sono dissociati, non puo' vedere che cosa fa.
"Schizotopia", in analogia a "schizofrenia". E' chiaro che
solo chi arriva a immaginare l'effetto ha la possibilita' della verita'; la
percezione non serve a nulla. Questo genere di mimetizzamento e' senza
precedenti: mentre prima i mimetizzamenti miravano a impedire alla vittima
designata dell'azione, e cioe' al nemico, di scorgere il pericolo imminente (o
a proteggere gli autori dal nemico), oggiAggiungi un appuntamento per oggi il
mimetizzamento mira solo a impedire all'autore di sapere quello che fa. In
questo senso anche l'autore e' una vittima; in questo senso Eatherly e' una
delle vittime della sua azione.
*
Le forme
menzognere della menzogna attuale. Gli esempi di mascheramento ci istruiscono
sul carattere della menzogna attuale. Poiche' oggiAggiungi un appuntamento per
oggi le menzogne non hanno piu' bisogno di figurare come asserzioni ("fine
delle ideologie"). La loro astuzia consiste proprio nello scegliere forme
di travestimento davanti a cui non puo' piu' sorgere il sospetto che possa
trattarsi di menzogne; e cio' perche' questi travestimenti non sono piu'
asserzioni. Mentre le menzogne, finora, si erano camuffate ingenuamente da
verita', ora si camuffano in altre guise:
1) Al posto
di false asserzioni subentrano parole singole, che danno l'impressione di non
affermare ancora nulla, anche se, in realta', hanno gia' in se' il loro
(bugiardo) predicato. Cosi', per esempio, lespressione
"armi atomiche" e' gia' un'asserzione menzognera, poiche'
sottintende, poiche' da' per scontato, che si tratta di armi.
2) Al posto
di false asserzioni sulla realta' subentrano (e siamo al punto che abbiamo
appena trattato) realta' falsificate. Cosi' determinate azioni, presentandosi
come "lavori", sono rese diverse e irriconoscibili; cose'
irriconoscibili, e diverse da un'azione, che non rivelano piu' (neppure
all'agente) quello che sono (e cioe' azioni); e gli permettono, purche' lavori
"coscienziosamente', di essere un criminale con la miglior coscienza del
mondo.
3) Al posto
di false asserzioni subentrano cose. Finche' l'agire si traveste ancora da
"lavorare", e' pur sempre l'uomo ad essere attivo; anche se non sa
che cosa fa lavorando, e cioe' che agisce. La menzogna celebra il suo trionfo
solo quando liquida anche quest'ultimo residuo: il che e' gia' accaduto.
Poiche' l'agire si e' trasferito (naturalmente in seguito all'agire degli uomini)
dalle mani dell'uomo in tutt'altra sfera: in quella dei prodotti. Essi sono,
per cosi' dire, "azioni incarnate". La bomba atomica (per il semplice
fatto di esistere) e' un ricatto costante: e nessuno potra' negare che il
ricatto e' un'azione. Qui la menzogna ha trovato la sua forma piu' menzognera:
non ne sappiamo nulla, abbiamo le mani pulite, non c'entriamo. Assurdita' della
situazione: nell'atto stesso in cui siamo capaci dell'azione piu' enorme - la
distruzione del mondo - l'"agire", in apparenza, e' completamente
scomparso. Poiche' la semplice esistenza dei nostri prodotti e' gia' un
"agire", la domanda consueta: che cosa dobbiamo "fare" dei
nostri prodotti (se, ad esempio, dobbiamo usarli solo come
"deterrent"), e' una questione secondaria, anzi fallace, in quanto
omette che le cose, per il fatto stesso di esistere, hanno sempre agito.
*
Non
reificazione, ma pseudopersonalizzazione. Con l'espressione
"reificazione" non si coglie il fatto che i prodotti sono, per cosi'
dire, "agire incarnato", poiche' essa indica esclusivamente il fatto
che l'uomo e' ridotto qui alla funzione di cosa; ma si tratta invece dell'altro
lato (trascurato, finora, dalla filosofia) dello stesso processo: e cioe' del
fatto che cio' che e' sottratto all'uomo dalla reificazione, si aggiunge ai
prodotti: i quali, facendo qualcosa gia' per il semplice fatto di esistere,
diventano pseudopersone.
*
Le massime
delle pseudopersone. Queste pseudopersone hanno i loro rigidi principii. Cosi',
per esempio, il principio delle "armi atomiche" e' affatto
nichilistico, poiche' per esse "tutto e' uguale". In esse il
nichilismo ha toccato il suo culmine, dando luogo all'"annichilismo"
piu' totale.
Poiche' il
nostro agire si e' trasferito nel lavoro e nei prodotti, un esame di coscienza
non puo' consistere oggiAggiungi un appuntamento per oggi soltanto
nell'ascoltare la voce nel nostro petto, ma anche nel captare i principii e le
massime mute dei nostri lavori e dei nostri prodotti; e nel revocare e rendere
inoperante quel trasferimento: e cioe' nel compiere solo quei lavori dei cui
effetti potremmo rispondere anche se fossero effetti del nostro agire diretto;
e nell'avere solo quei prodotti la cui presenza "incarna" un agire
che potremmo assumerci come agire personale.
*
Macabra
liquidazione dell'ostilita'. Se il luogo dell'azione e quello che la subisce
sono, come si e' detto, dissociati, e non si soffre piu' nel luogo dell'azione,
l'agire diventa agire senza effetto visibile, e il subire subire senza causa
riconoscibile. Si determina cosi' un'assenza d'ostilita', peraltro affatto
fallace.
La guerra
atomica possibile sara' la piu' priva d'odio che si sia mai vista. Chi colpisce
non odiera' il nemico, poiche' non potra' vederlo; e la vittima non odiera' chi
lo colpisce, poiche' questi non sara' reperibile. Nulla di piu' macabro di
questa mitezza (che non ha nulla a che fare con l'amore positivo). Cio' che
piu' sorprende nei racconti delle vittime di Hiroshima, e' quanto poco (e con
che poco odio) vi siano ricordati gli autori del colpo.
Certo l'odio
sara' ritenuto indispensabile anche in questa guerra, e sara' quindi prodotto
come articolo a se'. Per alimentarlo, si indicheranno (e, al caso,
s'inventeranno) oggetti d'odio ben visibili e identificabili, "ebrei"
di ogni tipo; in ogni caso nemici interni: poiche' per poter odiare veramente
occorre qualcosa che possa cadere in mano. Ma quest'odio non potra' entrare
minimamente in rapporto con le azioni di guerra vere e proprie: e la
schizofrenia della situazione si rivelera' anche in cio', che odiare e colpire
saranno rivolti a oggetti completamente diversi.
*
Non solo per
quest'ultima tesi, ma per tutte quelle qui formulate, bisogna aggiungere che
sono state scritte perche' non risultino vere. Poiche' esse potranno non
avverarsi solo se terremo continuamente presente la loro alta probabilita', e
se agiremo in conseguenza. Nulla di piu' terribile che aver ragione. Ma a
quelli che, paralizzati dalla fosca probabilita' della catastrofe, si perdono
di coraggio, non resta altro che seguire, per amore degli uomini, la massima
cinica: "Se siamo disperati, che ce ne importa? Continuiamo come se non lo
fossimo!".
3.
RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO DI
VITERBO E S'IMPEGNA PER
Per
informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e
s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute,
dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail:
info@coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org
Per
contattare direttamente la portavoce del comitato,
Per ricevere
questo notiziario: nbawac@tin.it
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COI PIEDI
PER TERRA
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Supplemento
de "La nonviolenza e' in cammino"
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Numero 273
del 25 giugno 2010
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