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COI PIEDI
PER TERRA
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Supplemento
de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 269
del 21 giugno 2010
In questo
numero:
1. Alcuni
estratti da “Il nucleare impossibile” a cura di Virginio Bettini
e Giorgio Nebbia (parte seconda)
2. Leoluca
Orlando: Interrogazione parlamentare sul mega-aeroporto di Viterbo del 7 maggio
2009
3. Per contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di
Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo
1. LIBRI.
ALCUNI ESTRATTI DA IL NUCLEARE IMPOSSIBILE A CURA DI VIRGINIO
BETTINI E GIORGIO NEBBIA (PARTE SECONDA)
[Dal
sito www.tecalibri.it riprendiamo i seguenti estratti dal libro di Virginio Bettini, Giorgio Nebbia (a cura di), Il nucleare
impossibile. Perche non conviene tornare al nucleare, Utet Libreria,
Torino 2009]
Da pagina 82
Questo e' un fattore di rischio decisamente sottovalutato, specie
se posto in relazione alla vita operativa degli impianti, che dovrebbe
dissuadere coloro che operano nel settore nucleare (utilities, finanziatori)
dall'accettare valutazioni economiche basate su prezzi del combustibile
costanti (chi lo farebbe oggiAggiungi un appuntamento
per oggi per il gas o il petrolio?) sul quale gravano anche i servizi di
arricchimento e riprocessamento, perche'
se, come si e' visto, l'impegno energetico necessario ad estrarre l'uranio
cresce in modo esponenziale al diminuire del grado di concentrazione
dell'uranio nel giacimento, allora anche i costi economici sono destinati a
crescere in modo "imprevedibile" (ma certamente non lineare) almeno
per tre ordini di motivi:
- perche' cresce il costo unitario dell'energia necessaria ai
processi di estrazione, lavorazione e arricchimento;
- perche' col diminuire del grado di concentrazione dei
giacimenti, cresce la quantita' di energia necessaria
ad estrarre lo stesso quantitativo di uranio;
- perche' il prezzo dell'uranio, una volta consolidato il
rilancio del nucleare, non lo fara' la legge della
domanda e dell'offerta, ma le sette compagnie che ne detengono l'85% della produzione mondiale.
I conti non
tornano!
All'inizio
di questo capitolo avevamo detto che una quantificazione puntuale dei costi
della tecnologia nucleare e' difficile e crediamo di
averlo illustrato. Ciononostante la letteratura scientifica e quella a
carattere divulgativo, continuano a esporre cifre decisamente
inferiori alle valutazioni da noi riportate che non trovano, a nostro avviso,
una ragionevole giustificazione: non stiamo parlando di differenze che corrono
sul filo dei "decimali", ma di differenziali che arrivano anche al
90-100%. Il che ci fa pensare che se i conti non tornano (e non tornano a
questo livello di differenze) e' perche'
il metodo di calcolo e' perlomeno approssimativo (per non dire taroccato) come
quando, ad esempio, alla voce costi di costruzione ci si imbatte nel famigerato
richiamo con asterisco che recita "incluso decommissioning",
oppure quando si liquida il problema delle emissioni del nucleare con la parola
"trascurabili".
Non è
azzardato affermare che un terzo delle voci che concorrono alla formazione dei
costi del kwh nucleare o sono costituite da stime, o sono omesse del tutto a
cominciare dal decommissioning (di impianto
e delle miniere), per finire al trattamento e confinamento dei rifiuti,
passando per l'uso sconsiderato dei costi budgetari (di progetto o di
manutenzione). Se dopo quaranta anni di esperienza di centrali nucleari il decommissioning viene ancora
"stimato" e' perche' nessuno ha voluto
realizzarlo (neanche con finanziamenti statali) per paura che i costi di questa
operazione inficiassero la proclamata competitivita'
del nucleare. Lo stesso dicasi per il risanamento
delle miniere di uranio, e per il ciclo dei rifiuti di terza categoria per i
quali ancora non esiste al mondo un deposito operativo: quello di Yucca
Mountain nel Nevada e' costato finora 10 miliardi di dollari solo per studi e
ricerche. Nessuno puo' dire di quanto aumenterebbe il
kwh nucleare se queste attivita', peraltro previste
dalla normativa internazionale, fossero effettivamente realizzate, ma una cosa e' certa: se i sostenitori del nucleare possono permettersi
di esporre costi del kwh cosi' bassi, e' proprio perche' sanno che queste attivita'
non si porteranno mai a termine, lasciando che il conto lo paghino le future
generazioni.
Del resto,
queste conclusioni sono platealmente confermate dal fatto che le imprese
private, o le banche, sono tutt'altro che propense a buttarsi nel finanziamento
di imprese nucleari, a meno che solide garanzie
statali (cioe' dei contribuenti) non garantiscano i
capitali che verrebbero investiti e i loro rendimenti! Amory Lovins
ha commentato sarcasticamente: "Sostanzialmente, possiamo avere tante
centrali nucleari quante il Congresso sara' capace di
far pagare ai contribuenti. Ma non ne avrete nessuna
in un'economia di mercato".
A questo
proposito bisognerebbe seriamente riflettere sulle reali prospettive di
realizzazione dei nuovi programmi nucleari nell'attuale contesto
di liberismo imperante in ogni attivita' industriale.
Come accennato all'inizio di questo paragrafo, le peculiarita'
della tecnologia nucleare richiedono un aggiornamento costante nei metodi di
fabbricazione e controllo di materiali e componenti,
al fine di mantenere gli standard qualitativi richiesti dalle normative
applicabili. Cio' comporta che, al di fuori degli
ambiti ristretti ai progetti nucleari di ricerca, i comparti industriali
interessati devono poter contare su una continuita'
di commesse tale da poter sostenere i costi di questa loro specializzazione,
altrimenti l'abbandonano per altri settori di
produzione meno impegnativi. Negli ultimi venti anni e'
successo esattamente questo ed oggiAggiungi un
appuntamento per oggi il sistema industriale nucleare valutato su scala
internazionale (con l'esclusione della Russia) a malapena riesce a soddisfare
un terzo degli ordinativi che si realizzavano negli anni Ottanta. Negli Usa il
calo dei fornitori qualificati e' stato dell'80% con
l'abbandono significativo di tutto il comparto di meccanica pesante di
vocazione nucleare; e
A ben vedere infatti, gia' a cavallo di quegli
anni si delineava la non competitivita' degli
impianti nucleari affetti da una forte escalation dei costi (primo fra tutti
quello dell'uranio) e da una congenita limitazione del loro rendimento, a
fronte di un mercato delle fonti di energia che "offriva" carbone e
soprattutto gas a prezzi estremamente concorrenziali. Altro fatto importante e' che in poco piu' di un decennio
le tecnologie associate a questi combustibili hanno consentito di ottenere
rendimenti del 40% per il carbone e di oltre il 52% per il gas in ciclo
combinato con tempi di costruzione contenuti e modalita'
realizzative e gestionali piuttosto semplici. Lungi
da noi voler fare l'apologia di questi impianti che sono tra i primi
responsabili dell'inquinamento atmosferico, ma nemmeno si puo'
accettare che oggiAggiungi
un appuntamento per oggi la tecnologia nucleare venga riproposta come il
miglior know how
disponibile per produrre energia elettrica, quando i rendimenti dei nuovi
reattori sono pressoche' fermi a quelli di trenta
anni fa (36% teorico) a conferma che la generazione elettrica da fissione
nucleare termica (quella veloce e' di la' da venire)
non puo' che essere realizzata con una macchina complicata,
costosa e dalle modeste prestazioni come il reattore: una macchina che una societa' "ingegnerizzata" ed efficientista come
la nostra non potrebbe che definire obsoleta.
Ma
i problemi non finiscono qui perche' molti altri sono
i fattori che possono incidere sui costi del nucleare, in parte nascosti, e
fortemente dipendenti da situazioni specifiche dei singoli Stati. Un costo
nascosto puo' essere quello per la sicurezza, sia per
quanto riguarda i costi finanziari in caso di
incidente che quelli di sicurezza per i siti e la prevenzione dei problemi. La
filiera nucleare francese e' sotto lo stretto
controllo dello stato ed e' strettamente connessa con le attivita'
militari relative all'arsenale atomico: questo ovviamente consente notevoli
economie di scala e di integrazione di impianti e processi (per l'intrinseco dual-use della tecnologia nucleare), ma consente anche di
"mascherare" molti costi del programma nucleare civile tra quelli
relativi alla force de frappe. Non si puo' essere sicuri che il vero prezzo del kwh nucleare sia
quello che pagano direttamente i cittadini francesi, poiche'
essi potrebbero pagare ulteriori costi nelle tasse
(sotto forma di costi militari), il cui livello e' uno dei piu'
alti al mondo. Un indizio di questo e' dato dall'alto
livello di spese militari della Francia, 2,6% del Pil rispetto all'1,5 della
Germania o all'1,8 dell'Italia: rispetto a quest'ultima la Francia spende circa
23 miliardi di dollari in piu' all'anno; livelli
simili si riscontrano anche per altri paesi detentori di arsenali nucleari. Le
vicende della Corea del Nord - risolte paradigmaticamente
quando il paese ha esploso nell'ottobre 2006 una testata nucleare - comprovano,
se ve ne fosse bisogno, il ruolo primario costituito dagli interessi di
proliferazione militare nella promozione di programmi
nucleari: e se questi dovessero davvero svilupparsi in modo notevole, si
dovrebbero mettere in conto, come gia' abbiamo
accennato, anche notevoli investimenti per il rafforzamento del controllo di
questi programmi da parte della Iaea.
Per quanto
riguarda la Francia si deve menzionare ancora il fatto, unico, che Areva controlla (nel bene e nel male) l'intero ciclo del
combustibile. "Ulteriori affermazioni che i costi
dell'energia nucleare della Francia sono 'i piu' bassi
del mondo' e sono insostenibili perche'
nessuno conosce il costo dell'intero programma nucleare nazionale. Per decenni
il programma civile ha usufruito di sussidi diretti e indiretti, in particolare
attraverso il finanziamento incrociato con il programma nucleare militare. Le
stime correnti non tengono adeguatamente in conto eventuali costi di decommissioning e di trattamento dei residui, che rimangono
una preoccupazione, e molto incerti. In aggiunta ai residui post-fissione, 46 anni di attivita' estrattiva
dell'uranio hanno lasciato 50 milioni di tonnellate di scarti da ripulire e
sistemare, il cui costo e' sconosciuto. Stime ufficiali dei costi di
smaltimento finale dei residui di fissione a vita lunga e di livello alto e
intermedio variano tra 21 e 90 milioni di
dollari".
*
Da pagina 86
E per
l'Italia?
Per un paese
come il nostro lo sviluppo di un programma nucleare implicherebbe una serie di
costi e di diseconomie aggiuntive, che a nostro avviso porterebbero
assolutamente fuori scala! Sconcerta innanzitutto il grado di
improvvisazione con cui si e' annunciato questo programma nucleare,
calato in un contesto normativo e industriale inadeguato a garantire affidabilita' e sicurezza durante le fasi di progettazione,
costruzione ed esercizio di questi impianti. Progettazione che non si fara' in Italia (sia chiaro anche a quei dipendenti Enea
che saranno chiamati a pronunciarsi sul tipo di reattore da ordinare): come del
resto non si fece per Trino, Latina, Garigliano e Caorso,
ma almeno quel programma ci aveva messo in grado di capire e intervenire sul
progetto e di arrivare, dopo 15 anni, alla definizione
del Pun (Progetto Unificato Nucleare).
Per cio' che riguarda la costruzione, il nanismo dell'industria
italiana, che pure non ha impedito lauti profitti ad
una miriade di piccoli e medi imprenditori, non permette illusioni circa
l'affidamento delle commesse nucleari, essendo state distrutte o cedute le
competenze e le capacita' del settore
elettromeccanico nazionale. Restano (ahinoi), i soliti noti dell'ingegneria
civile Impregilo (inceneritore di Acerra) e
Italcementi (cemento fasullo) e le minimizzate capacita'
dell'Ansaldo.
Quanto
all'esercizio, una volta fiore all'occhiello della
vecchia Enel pubblica, insieme al personale specializzato sono andati in
pensione anche i criteri (e con essi le strutture) che sovrintendevano alla
gestione degli impianti nucleari: qualificazione del personale, ottimizzazione
del ciclo del combustibile, gestione delle salvaguardie, quality
assurance ed altre specifiche attivita'
tipicamente nucleari che non si improvvisano da un giorno all'altro. Esiziale
infine, ai fini della credibilita' del programma, e' l'impreparazione del fattore umano di qualsiasi livello, perche' in tutti questi anni le industrie e i governi (di
qualsiasi colore) non hanno speso un soldo nella ricerca e nella formazione
(universitaria e non). Come rimediare a queste mancanze? L'organico dell'Enea e' sottodimensionato, e largamente composto di
personale con contratti a termine. La preparazione di personale specializzato
richiede non solo tempo, ma anche una struttura universitaria che nel nostro
paese e' gia' fortemente
inadeguata, e lo sara' sempre piu'
dopo l'immobilismo del governo Prodi ed i provvedimenti distruttivi del governo
Berlusconi: il quale sembra proprio volere "la botte piena e la moglie
ubriaca"! Intendiamoci, in linea di principio questi deficit strutturali
potrebbero essere colmati con l'ingaggio di contractors
e consulenti stranieri, cosa assai probabile data la facilita'
con cui i moderni managers spendono enormi somme di
denaro per circondarsi di consulenti esterni: ma anche a prescindere dagli ulteriori costi, c'e' da chiedersi quale autorita'
di sicurezza (se esiste) sara' in grado di portare
avanti l'istruttoria necessaria a validare il progetto e a rilasciare la
licenza di esercizio per questi impianti?
Dal canto
suo il governo ha approntato un Ddl specifico da cui
si evince che: a) i nuovi impianti nucleari possono essere di piu' tipologie; b) la scelta dei siti e i criteri di
localizzazione di questi impianti (e del deposito nazionale per le scorie) sono
delegati al governo; c) questi criteri includono quello della sicurezza
nazionale; d) l'unico organo abilitato a dirimere le controversie relative a questi impianti e' il Tar del Lazio e che
eventuali misure cautelari prese da altra autorita'
giudiziaria restano sospese fino a pronuncia dello stesso.
Il primo
punto lascia intendere che la scelta del tipo di reattore potrebbe non essere
unica. Vale a dire che se la Francia e' in pole
position per la scelta del reattore Epr (considerati
gli stretti legami di Edf con Edison ed Enel, e le
simpatie per Sarkozy), la piaggeria di Berlusconi nei
confronti degli Stati Uniti resta sempre una porta aperta per l'AP1000 della Westinghouse, anche se optare per due diverse tipologie di
impianto a fronte di un programma di sole 5 centrali nucleari costituirebbe il
massimo dell'inettitudine!Alla fine, nel gennaio
A
conclusione di queste considerazioni, non si deve dimenticare che nella
discussione della scelta nucleare non si puo'
comunque rimanere imbrigliati nei soli aspetti energetici ed
ambientali, ma che il problema e' ben piu' generale, perche' si inquadra nelle strategie di dominio - economico
e militare - che sempre piu' gravano sulle
prospettive del mondo. OggiAggiungi un appuntamento
per oggi la diffusione della tecnologia nucleare serve piu'
a rafforzare il controllo delle altre scarseggianti riserve planetarie ed il predominio mondiale di nazioni potenti, che non a
garantire maggiore indipendenza e disponibilita'
nell'approvvigionamento di energia.
Scrive in
proposito Saraceno: "L'idea del nucleare, propugnata da alcuni sedicenti
esperti, come fonte di indipendenza energetica e'
dunque un mito, anche in un paese come la Francia, che grazie al basso prezzo
dell'energia nucleare ed alla propria influenza geopolitica, ha vissuto con
molta leggerezza l'aumento dei consumi e degli sprechi energetici anche di
prodotti petroliferi. Il nucleare non si puo'
sostituire completamente agli idrocarburi se non attuando drastiche
soluzioni di efficienza energetica come l'adozione in grande stile del
trasporto mediante veicoli elettrici e l'utilizzo generalizzato di sonde
geotermiche per il riscaldamento/raffrescamento.
Queste soluzioni, insieme al sempre conveniente risparmio energetico,
potrebbero permettere di utilizzare in modo efficiente l'energia elettrica
nucleare al posto degli altrimenti insostituibili idrocarburi per quasi tutti
gli usi finali, lasciando a gas e petrolio un ruolo nell'unico settore dove e' veramente arduo se non impossibile sostituirli, la
chimica.
Se non si
arriva a questo l'uso del nucleare e' ben lungi dal
conferire l'indipendenza energetica completa e si riduce ad una lista di
vantaggi/svantaggi: minor costo del kwh rispetto agli idrocarburi (agli attuali
prezzi) e minori emissioni contro produzione di scorie radioattive millenarie
(di cui non si sa bene cosa fare se non lasciare il problema ai posteri) e
rischio di incidenti, riduzione della volatilita' dei
prezzi energetici contro costi militari e di sicurezza sempre maggiori. E
sostanzialmente, visto che anche l'uranio, a meno di importanti
e ad oggiAggiungi un appuntamento per oggi ancora non
prevedibili evoluzioni tecnologiche nei reattori e nelle tecniche estrattive,
in prospettiva si esaurira' entro alcuni decenni, piu' che una scelta di indipendenza energetica una scelta
di indipendenza politica".
Una scelta
tutt'altro che neutra, aggiungiamo noi, per cio' che
riguarda gli equilibri politici internazionali, anche se non e'
questa la sede per introdurre tale analisi. Non si tratta solo del carattere dual-use della tecnologia nucleare, anche se esso e' ovviamente funzionale alle strategie sia economiche sia
militari, scambiando strumentalmente i termini della questione a seconda delle
convenienze. I problemi della Corea del Nord e dell'Iran, nonche'
la partnership nucleare con la potenza nucleare di fatto
dell'India o le strategie di Sarkozy, dimostrano
incontrovertibilmente, se ce ne fosse bisogno, come la diffusione della
tecnologia nucleare sia funzionale alle strategie di predominio mondiale.
E' questo il
"lato oscuro" che la scelta nucleare porta con se'
da quando Eisenhower tento' di "convertire"
l'energia atomica da forza distruttiva, quale era
nata, a fattore di sviluppo sociale con il programma Atoms
for peace: inutilmente pero' che' gia'
da allora l'intreccio tra nucleare civile e militare si era fatto
indissolubile.
Se oggiAggiungi un appuntamento per
oggi questo intreccio e' ancora piu' difficile da
controllare, come piu' volte denunciato dallo stesso
direttore dell'Iaea El Baradei, lo si deve anche alla indifferenza (o addirittura
alla complicita') di buona parte del mondo
scientifico che, consapevolmente o no, ha fatto suo quanto sosteneva Heidegger, e cioe' che "la
scienza non pensa, perche' non e' il suo
compito", consentendo cosi' che delle scoperte
scientifiche (non ultima quella nucleare) fossero gli architetti del caos, gli
industriali e i militari, a deciderne l'impiego anche quando era palesemente in
contrasto con gli scopi che loro stessi si erano prefissi. Quanto alla politica
essa ha perso ogni legame con la vita dell'uomo sulla terra, non solo perche' incapace di tutelarne gli interessi contingenti, ma
anche perche' ne ha deluso
le aspettative quanto a capacita' di anticipare e
prospettare il suo destino. OggiAggiungi un
appuntamento per oggi l'umanita' non e' piu' in grado di pensare ad un
futuro quale che sia, schiacciata com'e' dai comandamenti del dio mercato e
costretta a vivere sotto l'equilibrio del terrore atomico susseguito alla
distruzione di Hiroshima e Nagasaki che, come ha scritto Dario Paccino nel suo
ultimo libro, "segnano la fine della continuita'
fra la storia di quando la Terra costituiva un'affidabile dimora sine die per la nostra specie, e
la Terra del presente, quando non c'e' piu' nessuno
che possa garantire circa la durata della sua ospitabilita'
non solo per quanto ci riguarda, ma anche per lo stesso sistema della
vita".
(parte
seconda - segue)
2. ARCHIVIO.
LEOLUCA ORLANDO: INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SUL
MEGA-AEROPORTO DI VITERBO DEL 7 MAGGIO 2009
[Riproponiamo ancora una volta l'interrogazione parlamentare presentata
dall'on. Leoluca Orlando il 7 maggio 2009]
Al Ministro dell'Ambiente, al Ministro delle Infrastrutture e
Trasporti e al Ministro dell'Economia
Premesso
che,
- a Viterbo
moltissimi cittadini, sostenuti da illustri scienziati, cattedratici, personalita' delle istituzioni e dell'impegno civile, si
oppongono alla decisione di realizzare nell'area termale del Bulicame un
mega-aeroporto delle dimensioni atte ad accogliere un volume di traffico di
vari milioni di passeggeri all'anno; un'opera del
tutto priva dei requisiti di legge e del tutto irrealizzabile alla luce della
situazione reale dell'area e dei vincoli paesaggistici, idrogeologici,
archeologici, termali in essa presenti.
Infatti tale opera:
I. non
potrebbe mai superare un rigoroso espletamento della Valutazione d'impatto
ambientale e della Valutazione ambientale strategica
obbligatorie per legge;
II. confligge con precise norme di
tutela dei beni pubblici sia nazionali che europee;
III. e' in contrasto con le norme ed i vincoli di salvaguardia in
vigore nell'area considerata ai sensi della pianificazione territoriale ed
urbanistica tanto regionale quanto comunale;
IV.
provocherebbe la devastazione di rilevanti beni archeologici, naturalistici,
paesaggistici, storico-culturali, scientifici, terapeutici ed economici
insistenti nell'area;
V.
provocherebbe un grave nocumento alla salute, alla sicurezza e alla qualita' della vita della popolazione dei
quartieri cittadini prossimi all'area;
VI.
confligge con attuali
esigenze di sicurezza militari di rilevanza strategica nazionale;
VII. porterebbe al collasso la rete infrastrutturale della mobilita' locale;
VIII. costituirebbe uno sperpero immenso di pubblico denaro;
IX.
la procedura sin qui seguita per l'individuazione dell'area e' viziata da
flagranti errori di merito e di metodo (tali per cui un ente locale ha gia' presentato un ricorso al Tribunale Amministrativo
Regionale del Lazio e qualificati centri studi di settore hanno ripetutamente
denunciato l'inammissibilita' dell'opera);
*
- in una
recente comunicazione agli Amministratori locali il Comitato dei cittadini che
si oppongono all'opera ha elencato i seguenti effetti della realizzazione di un
mega-aeroporto nell'area termale del Bulicame a Viterbo:
1. Impatto
locale sull'ambiente: devastazione dell'area termale del Bulicame, un bene
naturalistico, storico-culturale, terapeutico, economico, sociale e simbolico
peculiare e insostituibile.
2. Impatto
sanitario sulla popolazione viterbese: gravissimi danni alla salute, alla
sicurezza, alla qualita' della vita.
3. Impatto
sanitario sulla popolazione dell'Alto Lazio: cumulandosi il mega-aeroporto con
le altre gravosissime servitu' gia'
presenti (in particolare il polo energetico Civitavecchia-Montalto)
la sinergia dei fattori di inquinamento incrementera' danni, disagi e patologie.
4. Impatto
sanitario globale: essendo il trasporto aereo fortemente
inquinante, ogni suo aumento si traduce in danno certo alla salute.
5. Impatto
sociale su Viterbo: il mega-aeroporto non solo costituira'
una profonda aggressione alla salute e alla sicurezza delle persone, ma provochera' anche un grave degrado della qualita' della vita, una forte lesione a fondamentali
diritti dei cittadini, un grave danno all'economia e alla societa',
il collasso delle infrastrutture del trasporto locale (gia'
gravemente insufficienti), la distruzione di beni ambientali, culturali,
agricoli, terapeutici, ricettivi, produttivi, scientifici.
6. Impatto
sociale sull'Alto Lazio: accumulo di servitu' ed
effetto sinergico dei fattori di rischio e di depauperamento e degrado del
territorio e della sua economia.
7. Impatto
globale sull'ambiente: essendo il mega-aeroporto finalizzato all'incremento del
trasporto aereo complessivo, esso contribuira' ad
accrescere l'inquinamento e l'effetto serra responsabile
dei mutamenti climatici che stanno mettendo in pericolo il futuro dell'umanita' e gli equilibri della biosfera.
8. Per
realizzare un'opera di tali dimensioni verrebbero
sperperate ingenti risorse pubbliche (che pertanto verrebbero altresi' sottratte ad opere e servizi realmente utili e fin
indispensabili per la popolazione);
*
- in un
recente esposto alla Soprintendenza per i beni archeologici per l'Etruria
Meridionale e' stato evidenziato che dalla Planimetria
redatta dal Comune di Viterbo recante i vincoli paesaggistici, idrogeologici,
archeologici, termali presenti nell'area che sarebbe investita dall'opera,
risulta che il mega-aeroporto sorgerebbe letteralmente sopra un'area di
interesse archeologico con presenza di beni archeologici che la legge tutela;
*
- gia' lo scorso anno, in una lettera
al Presidente della Repubblica del 4 agosto 2008, il Comitato dei cittadini che
si oppongono all'aeroporto segnalava, tra l'altro, che "la realizzazione a
Viterbo di un devastante mega-aeroporto per voli low cost
avrebbe i seguenti inaccettabili e disastrosi esiti:
a) grave
nocumento per la salute della popolazione, come dimostrato dal documento dell'Isde (International Society of Doctors for
the Environment - Italia) del 18 marzo 2008;
b) grave
devastazione dell'area termale del Bulicame, peculiare bene naturalistico e
storico-culturale, terapeutico e sociale, economico e simbolico, gia' citato da Dante nella Divina Commedia ed elemento
fondamentale dell'identita' di Viterbo;
c) grave
impatto su un rilevante bene archeologico come l'emergenza in situ del
tracciato dell'antica via consolare Cassia, come ammesso dall'assessore e
vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino;
d) grave
impatto inquinante sull'Orto botanico dell'Universita'
degli Studi della Tuscia,
bene scientifico, di ricerca e didattico di cospicua rilevanza;
e) grave
impatto inquinante sulle colture agricole - di qualita'
e biologiche - insistenti nell'area maggiormente investita;
f) conflitto
con attivita' ed esigenze di interesse
strategico nazionale dell'Aeronautica Militare, come evidenziato da ultimo dal
"Centro Studi Tuscia per lo sviluppo di un
aeroporto compatibile" in un recente documento diffuso il 2 agosto
g) immenso
sperpero di fondi pubblici per un'opera nociva e distruttiva, quando Viterbo e
l'Alto Lazio hanno bisogno di ben altri interventi della mano pubblica: e
particolarmente di un forte sostegno a difesa e valorizzazione dei beni
ambientali e culturali, dell'agricoltura di qualita',
delle peculiari risorse locali; e per quanto concerne la mobilita' un forte sostegno
al trasporto ferroviario (riaprendo
h)
aggravamento di una condizione di servitu' per l'Alto
Lazio, territorio gia' gravato da pesantissime servitu' energetiche, militari e speculative;
i) infine, poiche' il punto di riferimento da parte dei promotori
dell'opera e' il sedime di
Ciampino e l'attivita' che in esso si svolge, si
rileva come proprio la situazione di Ciampino sia insostenibile e gravemente
lesiva dei piu' elementari diritti della popolazione
locale, ed e' quindi evidentemente scandaloso voler "ciampinizzare"
un'altra citta' (occorre invece una drastica e
immediata riduzione dei voli su Ciampino).
A cio' si aggiunga che:
l) l'opera e' tuttora priva di adeguata progettazione, anzi della
stessa precisa definizione di collocazione e dimensioni, come ammesso dallo
stesso Consiglio comunale di Viterbo nella parte narrativa dell'atto
deliberativo n. 92 del 25 luglio
m) l'opera confligge con il Piano territoriale paesaggistico regionale
e le relative norme di salvaguardia, come riconosciuto
dallo stesso Consiglio comunale di Viterbo con l'atto deliberativo n. 92 del 25
luglio 2008;
n) l'opera e' totalmente priva di fondamentali verifiche e di
fondamentali requisiti previsti dalla legislazione italiana ed europea in
materia di Valutazione d'impatto ambientale, Valutazione ambientale strategica,
Valutazione d'impatto sulla salute.
Quanto alla
procedura di individuazione di Viterbo come sede di un
devastante mega-aeroporto per voli low cost del
turismo "mordi e fuggi" per Roma:
o) la
relazione ministeriale del novembre 2007 che ha dato il via ad
una serie di atti amministrativi successivi e' destituita di fondamento in
punto di diritto e di fatto, come dimostrato ad abundantiam
da un documento del 18 gennaio 2008 del "Centro studi Demetra" che
conclude la sua ampia ricognizione dichiarando che "gli atti ministeriali
risultano palesemente affetti da gravi vizi di illegittimita'
sotto il rilevato profilo dell'eccesso di potere per carenza dell'istruttoria
tecnica condotta dalla commissione istituita presso il Ministero dei
Trasporti";
p) non solo:
quella relazione contiene dichiarazioni semplicemente dereistiche
e si rivela nel merito come non rispondente ad
un'analisi fattuale della realta' territoriale: essa
infatti ignora del tutto il fatto che il sedime
indicato ricade nel cuore dell'area termale del Bulicame e a ridosso di
emergenze archeologiche, naturalistiche, scientifiche, culturali, agricole,
terapeutiche, economiche ed insediative tali da rendere l'opera ipso facto
irrealizzabile; cadendo quindi la validita' di quella
relazione, cadono con essa tutti gli atti amministrativi conseguenti, viziati
in radice dal vizio dell'atto presupposto e fondativo;
q) peraltro
la stessa compagnia aerea Ryan Air - che nelle dichiarazioni dei proponenti
l'opera avrebbe dovuto essere il soggetto imprenditoriale maggior fruitore della nuova struttura aeroportuale - ha
esplicitamente dichiarato di non intendere affatto trasferire la sua attivita' nell'eventuale scalo viterbese (cfr. intervista
trasmessa dalla Rai il 27 aprile 2008 nell'ambito del programma
"Report").
Infine:
r)
realizzare un nuovo mega-aeroporto e' insensato alla
luce della situazione aeroportuale italiana (cfr. la gia'
citata inchiesta televisiva della Rai: "Report", 27 aprile 2008);
s)
realizzare un nuovo mega-aeroporto e' insensato alla
luce dell'attuale trend del trasporto aereo internazionale (cfr. ad esempio
l'intervento dell'europarlamentare Giulietto Chiesa
del primo luglio 2008 che rinvia tra l'altro a un servizio
dell'"International Herald Tribune" del
28-29 giugno 2008);
t)
realizzare un nuovo mega-aeroporto e' insensato alla
luce dell'esigenza di ridurre il trasporto aereo per ridurre il
surriscaldamento globale del clima (come richiesto dall'Onu, dalla comunita' scientifica internazionale, dagli statisti piu' avvertiti);
u) occorre
procedere alla riduzione drastica e immediata del
trasporto aereo (particolarmente a fini di diporto), come richiesto da interventi
di autorevoli personalita' come i premi Nobel Desmond
Tutu e Wangari Maathai; e
sostenere invece un modello di mobilita' piu' adeguato, sostenibile e democratico": -
*
per
sapere:
quali
iniziative i Ministri interrogati intendano prendere per impedire che i
rilevanti beni naturalistici, culturali, terapeutici ed economici dell'area
termale del Bulicame siano devastati, e che la salute e la sicurezza dei
cittadini di Viterbo siano aggredite da un'opera aeroportuale priva dei
requisiti previsti dalla legge, opera la cui realizzazione costituirebbe un
sperpero di pubblici denari, un danno per la comunita'
locale ed una flagrante violazione delle norme e dei vincoli di salvaguardia
vigenti.
Roma, 7
maggio 2009
Leoluca
Orlando
3.
RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL
MEGA-AEROPORTO DI VITERBO E S'IMPEGNA PER
Per
informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e
s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute,
dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail:
info@coipiediperterra.org , sito:
www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato,
Per ricevere
questo notiziario: nbawac@tin.it
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COI PIEDI
PER TERRA
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Supplemento
de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore
responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532,
e-mail: nbawac@tin.it
Numero 269
del 21 giugno 2010
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