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COI PIEDI
PER TERRA
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Supplemento
de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 174
dell'8 aprile 2009
In questo
numero:
1. Il
turismo secondo Attila
2. Osvaldo
Ercoli: La parata dei sogni impossibili
3. Una
diffida al Ministro dei Trasporti
4. Per la
solidarieta' con la popolazione colpita dal terremoto
5.
Associazione "Respirare": Il nucleare e il terremoto
6. Paolo
Berdini: Piedi d'argilla
7. Giovanni
Valentini: Responsabilita'
8. Saskia
Sassen: Definanziarizzare le economie
9. Per
contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna
per la riduzione del trasporto aereo
1.
EDITORIALE. IL TURISMO SECONDO ATTILA
Manifesti
affissi per ogni dove nella citta' di Viterbo annunciano una Conferenza provinciale
sul turismo.
E in questa
occasione varra' forse la pena di denunciare un paradosso: appena pochi giorni
fa una obnubilata ed euforica maggioranza di
consiglieri del Comune e della Provincia di Viterbo ha ribadito la volonta' di
realizzare un nocivo e distruttivo mega-aeroporto nell'area termale del
Bulicame, una zona di incommensurabile valore naturalistico, archeologico,
storico-culturale e terapeutico, una risorsa peculiare e prezioso che il
mega-aeroporto devasterebbe irreversibilmente.
Con quella
decisione quegli insipienti ed irresponsabili pubblici amministratori, che
magari a parole sostengono di voler favorire il turismo, in realta' si
impegnano per distruggere proprio quei beni grazie alla cui esistenza anche il
turismo ha un senso.
2.
RIFLESSIONE. OSVALDO ERCOLI:
[Ringraziamo Osvaldo Ercoli per questo intervento.
Osvaldo
Ercoli, gia' professore amatissimo da generazioni di allievi, gia' consigliere
comunale e provinciale, impegnato nel volontariato, nella difesa dell'ambiente,
per la pace e i diritti di tutti, e' per unanime consenso nel viterbese una
delle piu' prestigiose autorita' morali. Il suo rigore etico e la sua limpida
generosita' a Viterbo sono proverbiali. E' tra gli animatori del comitato che
si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto
aereo]
Il due
aprile 2009 e' stata convocata a Palazzo dei Priori una seduta congiunta dei consigli comunale e provinciale con un solo punto
all'ordine del giorno: l'aeroporto.
La compagine
politica ha preso posto sugli scranni, quasi tutta esultante e convinta, o
fingendosi tale, per dar vita ad un evento da considerare storico per la citta'
di Viterbo.
Il
dibattito era stato programmato per osannare, senza stonature, il realizzando
mega-aeroporto ed esaltare la compattezza di una innaturale,
eterogenea ed inconcepibile maggioranza; e doveva svolgersi con la sola voce
dei capigruppo, ed il resto dei consiglieri silenti e plaudenti alla voce del
padrone.
*
La
"giornata meravigliosa" intravista dal capogruppo del Pd si e'
improvvisamente oscurata per la presa di posizione del consigliere Fersini, del
Pd anch'egli, che ha rivendicato il diritto di liberta' di opinione e di parola
come consigliere comunale.
Vorrei
ricordare che una peculiarita' caratteristica dell'essere umano e' la sua
razionalita'; razionalita' che porta ad analizzare i problemi e anche le
decisioni gia' prese che possono risultare corrette o sbagliate; in
quest'ultimo caso con la convinzione che errare e' umano, e riparare e
correggere gli errori fatti e' un comportamento doveroso.
*
Invece di
brandire reprimende e minacce di espulsioni dal partito, non sarebbe stato piu'
opportuno e produttivo se i fautori dell'opera avessero tentato di confutare le
argomentazioni esposte contro la realizzazione del nocivo e distruttivo
mega-aeroporto? O forse anche loro si rendono ben conto che quell'opera e'
inammissibile per legge e irrealizzabile di fatto?
I
consiglieri si sono chiesti perche' Ciampino vuole liberarsi dell'aeroporto? Non
sono cittadini che hanno gli stessi problemi di lavoro e disoccupazione dei
viterbesi?
Come si fa
a progettare un aeroporto civile di rilevanti dimensioni su un'area adiacente
alla citta', un'area ricca di rilevanti emergenze archeologiche, ricca di
sorgenti di acque termali?
Non ci sono
problemi piu' urgenti e piu' assillanti per la sopravvivenza e lo sviluppo di
cui necessitano i viterbesi?
Volete
onestamente considerare tutti i pro e i contro, porli sui due piatti della
bilancia e quindi confrontarli?
Volete
riconoscere che dall'annuncio del "lieto evento" comunicato in pompa
magna dall'allora ministro Bianchi nel novembre del 2007, nulla e' stato
realizzato di concreto? E questo non solo per evidente mancanza di convinzione
anche nei palazzi del potere, ma soprattutto perche' il mega-aeroporto e'
irrealizzabile nel rispetto delle leggi, delle procedure e dei vincoli vigenti.
Questi a
mio avviso dovevano essere alcuni dei temi del dibattito che potevano portare
concreti elementi di riflessione; invece ad eccezione dei pochi consiglieri che
hanno negato il loro consenso ad un'opera illegale e insensata (il consigliere
Mezzetti, capogruppo della Sinistra Arcobaleno, che ha confermato la sua netta
opposizione gia' espressa anche in tutte le precedenti occasioni; i consiglieri
Fersini e Talotta, del Pd, che hanno negato il loro voto a una delibera
insostenibile), quanto agli altri quella seduta e' parsa simile a una parata di
sogni di persone sveglie.
*
E dire che
il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la
riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della
democrazia, dei diritti di tutti, aveva piu' volte messo a disposizione di
tutti i consiglieri un'ampia documentazione da cui si evince inconfutabilmente
che gli effetti della realizzazione di un mega-aeroporto nell'area termale del
Bulicame a Viterbo sarebbero disastrosi.
Bastera'
citare ad esempio quanto scritto riassuntivamente in una recente lettera dal
comitato indirizzata ai consiglieri comunali e provinciali:
"1. Impatto locale sull'ambiente: devastazione
dell'area termale del Bulicame, un bene naturalistico, storico-culturale,
terapeutico, economico, sociale e simbolico peculiare e insostituibile.
2. Impatto
sanitario sulla popolazione viterbese: gravissimi danni alla salute, alla
sicurezza, alla qualita' della vita.
3. Impatto
sanitario sulla popolazione dell'Alto Lazio: cumulandosi il mega-aeroporto con
le altre gravosissime servitu' gia' presenti (in particolare il polo energetico
Civitavecchia-Montalto) la sinergia dei fattori di inquinamento incrementera'
danni, disagi e patologie.
4. Impatto
sanitario globale: essendo il trasporto aereo fortemente inquinante, ogni suo
aumento si traduce in danno certo alla salute.
5. Impatto
sociale su Viterbo: il mega-aeroporto non solo costituira' una profonda
aggressione alla salute e alla sicurezza delle persone, ma provochera' anche un
grave degrado della qualita' della vita, una forte lesione a fondamentali
diritti dei cittadini, un grave danno all'economia e alla societa', il collasso
delle infrastrutture del trasporto locale (gia' gravemente insufficienti), la
distruzione di beni ambientali, culturali, agricoli, terapeutici, ricettivi,
produttivi, scientifici.
6. Impatto
sociale sull'Alto Lazio: accumulo di servitu' ed effetto sinergico dei fattori
di rischio e di depauperamento e degrado del territorio e della sua economia.
7. Impatto
politico locale: la devastazione del territorio, l'avvelenamento dei cittadini,
la distruzione di fondamentali beni comuni, la violazione di fondamentali
diritti della popolazione, sommati alla palese illegalita' dell'opera,
esporranno ancor piu' il territorio e la comunita' locale al degrado civile e
alla violenza di poteri speculativi e criminali.
8. Impatto
globale sull'ambiente: essendo il mega-aeroporto finalizzato all'incremento del
trasporto aereo complessivo, esso contribuira' ad accrescere l'inquinamento
e l'effetto serra responsabile dei mutamenti climatici che stanno
mettendo in pericolo il futuro dell'umanita' e gli equilibri della biosfera.
9. E per concludere: non solo il mega-aeroporto a Viterbo e' del
tutto fuorilegge, ma per realizzare un'opera fuorilegge verrebbero sperperate
ingenti risorse pubbliche (che pertanto verrebbero altresi' sottratte ad opere
e servizi realmente utili e fin indispensabili per la popolazione)".
3.
DOCUMENTI. UNA DIFFIDA AL MINISTRO DEI TRASPORTI
Al Ministro
dei Trasporti
e per opportuna conoscenza: alla Ministra
dell'Ambiente, al Ministro per i Beni culturali, al Ministro del Welfare, al
Prefetto di Viterbo, al Presidente della Regione Lazio, al Presidente della
Provincia di Viterbo, al Sindaco del Comune di Viterbo
Oggetto:
Diffida
Signor
Ministro,
dalla documentazione che l'Amministrazione
comunale di Viterbo ha recentemente reso pubblica mettendola a disposizione dei
consiglieri comunali, viene confermato inconfutabilmente che la realizzazione
di un mega-aeroporto nell'area termale del Bulicame a Viterbo devasterebbe
irreversibilmente un'area di enorme pregio con rilevanti emergenze
archeologiche e naturalistiche protette da rigorosi vincoli.
Basti
osservare
*
Peraltro
lei non ignora - poiche' l'abbiamo ripetutamente informata in merito inviandole
varie comunicazioni e segnalandole un'ampia documentazione - che la
realizzazione di un illegale e insensato mega-aeroporto nell'area termale del
Bulicame non solo devasterebbe quell'area di inestimabile valore naturalistico
e storico-culturale, terapeutico e sociale, economico e simbolico; ma
provocherebbe anche gravi danni alla salute, alla sicurezza e alla qualita'
della vita dei cittadini viterbesi; costituirebbe un immenso sperpero di denaro
pubblico per un'opera nociva e distruttiva; e' in contrasto con la vigente normativa
europea ed italiana a tutela di ambiente e salute; confligge con la vigente
pianificazione territoriale ed urbanistica regionale e comunale; ed infine la
sua stessa proposta, formulata sul finire del 2007 dal Ministro che l'ha
preceduta, era scandalosamente viziata da gravissimi errori di merito e
procedurali, e si fondava su informazioni palesemente errate, che occultavano
dolosamente come l'opera li' situata avrebbe prodotto un disastroso impatto
ambientale, sanitario e sociale in un'area di straordinario valore e protetta
da norme e vincoli che e' obbligatorio rispettare.
*
Con la presenta la si informa per l'ennesima volta di quanto
precede e la si diffida dal compiere atti intesi a realizzare un'opera illegale
che implicherebbe la devastazione del territorio e l'aggressione alla salute,
alla sicurezza e ai diritti della popolazione di Viterbo e dell'Alto Lazio.
Distinti
saluti,
la portavoce del Comitato che si oppone alla
realizzazione del mega-aeroporto a Viterbo e s'impegna per la riduzione del
trasporto aereo, Antonella Litta
il responsabile del Centro di ricerca per la
pace di Viterbo, Peppe Sini
Viterbo, 6
aprile 2009
4.
RIFERIMENTI. PER
Per la solidarieta' con la popolazione colpita dal sisma
segnaliamo particolarmente il sito della Caritas italiana:
www.caritasitaliana.it e il sito della Protezione civile:
www.protezionecivile.it, che contengono utili informazioni e proposte.
5.
RIFLESSIONE. ASSOCIAZIONE "RESPIRARE": IL NUCLEARE E IL TERREMOTO
[L'associazione "Respirare" e' stata
promossa dalla sezione di Viterbo dell'"Associazione medici per l'ambiente
(Isde - Italia)" e dal "Centro di ricerca per la pace" di
Viterbo]
Le
catastrofi naturali recano anche, col loro carico di immedicabile dolore, la
manifestazione di un'inesorabile verita'.
L'essere
umano e' fragile, fragili i suoi manufatti, fragile la
sua civilta'.
E la natura
e' un gioco di equilibri che possono improvvisamente spezzarsi.
Con questa
fragilita' e precarieta' occorre imparare a convivere, agendo in modo da
tenerne sempre conto.
*
Anche per
questo - oltre che per molti altri motivi - e' insensato voler realizzare opere
pericolose come le centrali nucleari in un paese ad alto rischio sismico come
l'Italia.
Anche per
questo e' criminale cementificare i suoli ed edificare oltre ogni ragionevole
limite, senza tener conto della capacita' di carico degli ecosistemi e senza
rispettare quelle norme edilizie ed urbanistiche che sole garantiscono - tra
l'altro - l'attenuazione dell'impatto dei sismi.
Anche per
questo occorre contrastare l'ideologia consumista e le sue concrete
realizzazioni che mercificano e devastano e alienano ed annichiliscono
l'ambiente, la salute, la dignita' della vita, i beni comuni e la stessa
umanita'.
*
Anche per
questo ci opponiamo alle opere nocive e distruttive, speculative e fuorilegge,
che poteri irresponsabili ed interessi illeciti vorrebbero imporre al nostro
territorio. Dal mega-aeroporto di Viterbo all'autostrada Livorno-Civitavecchia,
dalla centrale a carbone di Torvaldaliga Nord alla centrale nucleare a
Montalto.
6.
TERREMOTO. PAOLO BERDINI: PIEDI D'ARGILLA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 7
aprile 2009 col titolo "Un Paese e una politica dai piedi d'argilla"]
Sono
crollati ospedali, edifici pubblici e scuole costruiti
di recente. Dovevano rispettare rigorose norme antisismiche, ma il terremoto ha
tragicamente svelato una realta' che viene sistematicamente occultata: siamo il
paese delle regole scritte con solennita' e violate con estrema facilita'.
Siamo il paese in cui le funzioni pubbliche di controllo sono state cancellate
o messe nella condizione di non nuocere. Di fronte a questa realta', il "piano casa" della Presidenza del Consiglio
liberalizzava ulteriormente ogni intervento edilizio che poteva iniziare
attraverso una semplice denuncia di inizio attivita', e cioe' in modo che la
pubblica amministrazione perdesse per sempre ogni residua possibilita' di
controllo. Dappertutto, in zona sismica o in zona di rischio idrogeologico.
Sono poi
crollate in ogni parte anche le case private. Antiche, della prima o della
seconda meta' del Novecento. Segno evidente che anche esse sono state costruite
senza gli accorgimenti che ogni paese civile richiede. Invece di avviare questo
processo, il piano casa del governo autorizzava
aumenti automatici di cubatura (fino al 20%) senza contemporaneamente
costringere i proprietari a rendere piu' efficienti le strutture. Chiunque
chiude un balcone o una veranda, pur aumentando i pesi che le case devono
sopportare, non interviene sulle fondazioni o sulle strutture principali. E'
noto che questa anarchia e disorganicita' e' alla base di molti crolli e di
molte vittime.
La tragedia
dell'Abruzzo mostra dunque di quale cinismo e arretratezza culturale fosse
stato costruito il provvedimento tento reclamizzato da Berlusconi.
Cinismo
perche' faceva balenare in ciascuno la possibilita' di incrementare la
proprieta' senza tener conto dell'esistenza di equilibri piu' complessivi,
senza cioe' dover rispettare i beni comuni per eccellenza: le citta'.
Arretratezza
culturale perche' il terremoto ha dimostrato ancora una volta che il vero
problema del nostro paese e' quello di avere i piedi di argilla. In un paese ad
alto e diffuso rischio sismico, infrastrutture, servizi e abitazioni non sono
in grado di resistere ai terremoti.
Invece di
agevolare la sistematica messa in sicurezza del territorio e del patrimonio
edilizio, questo governo ha in mente una sola cultura: "aggiungere".
Nuove grandi opere, ad iniziare dal ponte sullo stretto e dalle centrali
nucleari, nuove espansioni edilizie. Invece di consolidare l'enorme patrimonio
edilizio esistente e rendere sicura la vita degli italiani, si continua con lo
scellerato meccanismo della rendita speculativa.
Stavolta la
colpa non e' di esclusiva responsabilita' politica. E' evidente in ogni settore
un consenso esplicito ed entusiasta della Confindustria e della cosiddetta
"classe dirigente". Quella, per intenderci, di cui fa parte Claudio
De Albertis, per molti anni presidente dei costruttori italiani e oggi
presidente di quelli milanesi. In un recentissimo dibattito nella rete
televisiva di "
Sono cosi'
miopi da non vedere che c'e' invece un altro modo per rilanciare la macchina
dell'edilizia. Basterebbero tre mosse. Prendere atto che il nostro patrimonio
abitativo e' fatiscente e lo Stato ha il dovere di favorirne la messa in
sicurezza, attraverso norme e finanziamenti. E se ci fosse qualcuno che afferma
che in questo modo si spendono soldi pubblici, si potrebbe rispondere che
stiamo spendendoli per acquistare i fondi tossici delle banche. Perche' non
potrebbero essere utilizzati anche per non veder morire intere famiglie? E poi,
gli interventi dentro una nuova concezione dell'edilizia favorirebbero la
nascita di nuove industrie in grado di realizzare e gestire sistemi di
risparmio energetico. In pochi anni i benefici complessivi supererebbero le
spese di investimento iniziale: basta soltanto dare il colpo di grazia alla
rendita immobiliare, come fanno in Europa.
Secondo.
Prendere atto che nell'ultimo decennio si e' costruito troppo e che e' venuto
il momento di dire basta ad ogni ulteriore consumo di suolo agricolo. Da
qualche mese e' nata su iniziativa del sindaco di Cassinetta di Lugagnano la
rete "stop al consumo di territorio" e sono molti i primi cittadini
che vogliono voltare pagina. La popolazione italiana non cresce piu' ed e'
economicamente molto piu' conveniente riqualificare l'esistente.
Terzo. La
definizione di un grande (stavolta si') programma di messa in sicurezza degli
edifici pubblici. Il volto dello stato si vede da come si presentano le scuole
dell'obbligo. L'ottanta per cento di esse e' fatiscente o non rispetta le norme
di sicurezza. Stesso discorso vale per gli ospedali e per gli altri servizi.
Una grande opera di ricostruzione del volto dei luoghi pubblici e delle citta',
che sono gli elementi portanti della convivenza civile di ogni paese civile. E
se qualcuno obiettasse spudoratamente che in questo modo si spendono soldi
pubblici, basterebbe mostrargli i volti dei giovani che in Abruzzo hanno perso
la vita soltanto perche' l'ideologia liberista ha imposto in questi anni la
distruzione di ogni funzione pubblica.
7. RASSEGNA
STAMPA. GIOVANNI VALENTINI: RESPONSABILITA'
[Dal quotidiano "
Non e'
certamente colpa di nessuno, tantomeno del governo in carica, se scoppia un
terremoto nel cuore della notte e devasta un'area sismica gia' censita nelle
mappe della paura, provocando una dolorosa catena di rovine, morti e feriti.
Quando l'instabilita' del territorio si combina purtroppo con la violenza della
natura, il cataclisma diviene inarrestabile e l'uomo non puo' che arrendersi
alla fatalita'.
E' doveroso ora far fronte all'emergenza, soccorrere le
vittime, assistere i sopravvissuti, ripristinare al piu' presto condizioni di
vita normali e dignitose per tutti. Ed e' senz'altro opportuno accantonare per
il momento qualsiasi polemica contingente, per
concentrare gli sforzi in un impegno comune di solidarieta'. Ma subito dopo
sara' necessario anche compilare l'inventario delle responsabilita', remote e
recenti, non solo per accertare che sia stato fatto davvero tutto il possibile per
prevenire un evento di tale portata, quanto per impedire che possa ripetersi in
futuro o perlomeno per contenerne eventualmente l'impatto.
Non
vogliamo riferirci qui tanto alla "querelle" fra il tecnico che nei
giorni scorsi aveva lanciato l'allarme e l'apparato della Protezione civile,
sostenuto dall'establishment del mondo scientifico, secondo cui un terremoto
non si puo' mai prevedere. Sara' pur vero che i sintomi registrati dai
sismografi o da altre apparecchiature non consentono di predisporre per tempo
un intervento funzionale, cioe' un'evacuazione di massa delle case, dei paesi e
delle citta'. E' altrettanto vero, pero', che in questo caso i segnali sono
stati evidentemente trascurati e sottovalutati, fino al punto di mettere sotto
inchiesta l'incauto tecnico in virtu' di un paradosso giuridico che prende il
nome di "procurato allarme".
La
questione fondamentale e' un'altra e si chiama piuttosto "cultura del
territorio". Vale a dire conoscenza e rispetto della natura; sensibilita'
e cura per l'ambiente; tutela del paesaggio e ancor piu' della salute, della
vita umana, di tanti destini in carne e ossa che in quel territorio incrociano
la propria esistenza. Non c'e' pieta' per le vittime e per i sopravvissuti di
questo o di altri terremoti, come di ogni disastro naturale, senza una
consapevolezza profonda di un tale contesto e senza una conseguente, concreta,
quotidiana assunzione di responsabilita'.
Fuori oggi
da una sterile polemica politica, non si puo' fare a meno tuttavia di
registrare l'enorme distanza - propriamente culturale - fra un approccio di
questo genere e il cosiddetto "piano casa"
recentemente varato dal governo di centrodestra, nel disperato tentativo
di rilanciare l'attivita' edilizia. In un Malpaese che trema distruggendo -
insieme a tante speranze e a tante vite - abitazioni, palazzi, ospedali, scuole
e chiese, e dove ancora aspettano di essere ricostruiti gli edifici crollati
nei precedenti terremoti come quello del Belice di quarant'anni fa, la
priorita' diventa invece la stanza in piu', la mansarda o la veranda da
aggiungere alla villa o alla villetta, in funzione di quel consumo del
territorio che si configura come un saccheggio privato a danno del bene comune.
Non saranno
magari le fughe di gas radon emesse dalla terra in ebollizione - come predica
l'inascoltato ricercatore abruzzese - a permetterci di prevedere i terremoti,
ma verosimilmente una rigorosa prevenzione anti-sismica puo' aiutarci a ridurre
al minimo i danni e soprattutto le vittime. Tanto piu' nelle regioni e nelle zone
dove il rischio e' notoriamente piu' alto. Ecco una grande occasione per
rilanciare l'attivita' edilizia nell'interesse generale, non gia' al servizio
della speculazione immobiliare ma semmai in funzione di un investimento umano e
sociale sul territorio.
Con i centocinquanta morti finora accertati, i mille e
cinquecento feriti, i settantamila sfollati, i diecimila edifici crollati o
danneggiati, il triste bollettino di guerra che arriva dall'Abruzzo interpella
una volta di piu' le ragioni di un "ambientalismo sostenibile":
cioe', pragmatico, costruttivo, effettivamente praticabile. Di fronte al primo
cataclisma del nuovo millennio, quello schieramento composito e trasversale che
vuole difendere l'immenso patrimonio naturale, storico e artistico dell'Italia
dagli egoismi individuali, e' chiamato a misurarsi piu' che mai con la sfida
della concretezza. Superata l'era delle vecchie ideologie, rosse o verdi che
fossero, ora c'e' da impugnare la bandiera del realismo civile.
8.
RIFLESSIONE. SASKIA SASSEN: DEFINANZIARIZZARE LE ECONOMIE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 5
aprile 2009 col titolo "La finanza malata d'ipertrofia", il sommario
"Capitalismo. Crisi. Salvare il sistema finanziario globale? Troppo tardi.
Ormai e' 'troppo grande per salvarlo'. Il valore
globale dei 'prodotti finanziari' e' parecchie volte il Pil mondiale. E'
troppo. La sfida reale non e' salvare il sistema ma
definanziarizzare le economie, argomenta Saskia Sassen" e la nota
"Questo testo e' tratto da 'Open Democracy', 2 aprile 2009"]
Quello che
viene impropriamente chiamato "gruppo dei venti" (G20) si e' riunito
a Londra il 2 aprile 2009 per discutere su come salvare il sistema finanziario
globale. E' troppo tardi. La prova e' che non abbiamo le risorse per salvare
questo sistema - neanche se volessimo. E' diventato "troppo grande da
salvare" (non "troppo grande per fallire", come si dice per
giustificare il soccorso ai colossi bancari - ndt): il valore degli assets
finanziari globali supera di parecchie volte il Prodotto interno lordo (Pil)
globale. La vera sfida non e' salvare questo sistema, ma definanziarizzare le
nostre economie, come premessa per superare il modello attuale di capitalismo.
Perche' mai il valore degli assets finanziari dovrebbe ammontare quasi al
quadruplo del Pil complessivo dell'Unione Europea, e ancor piu' per quanto
riguarda gli Usa? Che vantaggio hanno i comuni cittadini - o il pianeta - da
questo eccesso?
La domanda
si risponde da sola. Esplorare piu' a fondo i meccanismi nascosti del sistema
finanziario che ha portato il mondo a questa crisi significa anche intravedere
un futuro oltre la finanziarizzazione. Il compito che il G20 dovrebbe
affrontare non e' salvare questo sistema finanziario, ma cominciare a
definanziarizzare le principali economie in misura tale che il mondo possa
andare verso la creazione di un'economia reale capace di garantire sicurezza,
stabilita' e sostenibilita'. C'e' molto lavoro da fare.
*
La logica
Una
caratteristica specifica del periodo iniziato negli anni '80 e' l'uso di
strumenti estremamente complessi, tesi a nuove forme di accumulazione
originaria, per cui i soldi dei contribuenti sono l'ultima frontiera da
sfruttare. Le imprese globali che esternalizzano centinaia di migliaia di posti
di lavoro nei paesi a basso reddito hanno dovuto sviluppare modelli
organizzativi complessi, facendo ricorso a esperti estremamente costosi e
abili. A quale scopo? Poter contare su piu' lavoro possibile al prezzo piu'
basso possibile, compreso il lavoro non qualificato che sarebbe poco remunerato
anche nei paesi sviluppati. L'elemento insidioso e' che i milioni di centesimi
risparmiati si traducono in guadagni per gli azionisti.
La finanza
ha creato strumenti finanziari sofisticati per spremere i magri guadagni delle
famiglie a reddito modesto offrendo credito per beni superflui, e (ancor piu'
grave) promettendo loro la proprieta' di una casa. Lo scopo era assicurarsi il
maggior numero possibile di titolari di carte di credito e di mutui, per
adescarli agli strumenti d'investimento. Non importa poi che i mutui o le carte
di credito siano onorati: quel che conta e' assicurarsi un tot di prestiti da
trasformare in "prodotti d'investimento". Una volta creato il
meccanismo, l'investitore non dipende piu' dalla capacita' individuale di
ripagare il prestito o il mutuo. L'uso di queste sequenze complesse di
"prodotti" ha consentito agli investitori di accaparrarsi profitti di
migliaia di miliardi di dollari alle spalle di persone dal reddito modesto.
Ecco la logica della finanziarizzazione, diventata dominante dall'inizio
dell'era neoliberista, negli anni '80.
Cosi' negli
Stati Uniti - vivaio per queste forme di accumulazione originaria - ogni giorno
10.000 proprietari di casa, in media, perdono la propria abitazione perche'
pignorata. Si stima che nei prossimi quattro anni, negli Stati Uniti, da 10 a
12 milioni di famiglie non saranno in grado di pagare il mutuo; alle condizioni
attuali perderebbero la casa. E' una forma brutale di accumulazione originaria:
di fronte alla possibilita' (quasi sempre solo immaginaria) di possedere una
casa, molte persone a basso reddito porranno a garanzia i loro magri risparmi o
guadagni futuri.
Questo tipo
di complessita' mira a estrarre valore aggiunto ovunque sia possibile: dai
piccoli e modesti, e dai grandi e ricchi. Questo spiega perche' il sistema
finanziario globale e' in crisi permanente. A dire il vero, il termine
"crisi" e' fuorviante: quello che succede e' piu' vicino al business
as usual, e' il modo in cui funziona il capitalismo finanziarizzato nell'era
neoliberista.
A partire
dagli anni '80, la finanziarizzazione di sempre piu' vasti settori economici e'
diventata sia un segno del potere di questa logica finanziaria, sia un segno
del suo auto-esaurimento. Quando tutto e' finanziarizzato, la finanza non puo'
piu' estrarre valore. Ha bisogno di settori non finanziarizzati su cui basarsi.
L'ultima frontiera e' il denaro dei contribuenti: che e' denaro reale, alla
vecchia maniera, non (ancora) finanziarizzato.
*
Il limite
La
specificita' della crisi attuale sta proprio nel fatto che il capitalismo
finanziarizzato ha raggiunto i limiti imposti dalla sua stessa logica. Ha avuto
successo nell'estrarre valore da tutti i settori economici attraverso la loro
finanziarizzazione. Ha permeato una parte cosi' grande di ogni economia nazionale
(specie nel mondo altamente sviluppato), che le aree dell'economia da cui puo'
ancora estrarre capitale non finanziario sono diventate troppo ridotte, e non
possono fornire sufficiente capitale per salvare il sistema finanziario nel suo
insieme.
Per esempio: nel settembre 2008 - mentre la crisi esplodeva con
il crollo di Lehman Brothers - il valore globale degli assets finanziari
(cioe': indebitamento) nel mondo intero era di 160.000 miliardi di dollari:
ovvero tre volte e mezzo il Pil globale. I soldi disponibili non bastano per
salvare il sistema finanziario.
Prima che
l'attuale crisi esplodesse, il valore degli assets finanziari negli Usa aveva
raggiunto il 450% del Pil, vale a dire quattro volte e mezzo il Pil totale
(vedi "Mapping global capital markets", McKinsey Report, ottobre
2008). Nell'Unione Europea, esso ammontava al 356% del Pil. Piu' in generale,
il numero dei paesi dove gli assets finanziari superano il valore del Pil e'
piu' che raddoppiato, da 33 nel 1990 a 72 nel 2006.
Inoltre
nell'ultimo decennio il settore finanziario e' cresciuto in Europa piu' in
fretta che negli Stati Uniti, soprattutto perche' e' partito da un livello piu'
basso: il suo tasso composto di crescita annuale negli anni 1996-2006 e' stato
del 4,4%, a fronte del 2,8% per gli Stati Uniti.
Neanche le
economie capitalistiche - tralasciando se questo sia piu' o meno desiderabile -
hanno bisogno di assets finanziari quattro volte il valore del Pil. Anche in
una logica capitalistica, finanziare ancora il settore finanziario per
risolvere la crisi finanziaria non funzionera': non farebbe altro che
accrescere il vortice della finanziarizzazione delle economie.
*
Le
proporzioni
Un altro
modo di leggere la situazione e' attraverso i diversi ordini di grandezza del
sistema bancario e di quello finanziario. Nel settembre 2008, il valore degli
assets bancari ammontava a svariate migliaia di miliardi di dollari; ma il
valore totale dei Cds (credit-default swaps) - la goccia che ha fatto
traboccare il vaso - ammontava a quasi 60.000 miliardi di dollari. Si tratta di
una somma maggiore del Pil globale. Quando i debiti sono venuti a scadenza, i
soldi non c'erano. Piu' in generale - e ancora una volta, per dare un'idea
degli ordini di grandezza che il sistema finanziario ha creato a partire dagli
anni '80 - il valore totale dei derivati (una forma di indebitamento, e lo
strumento finanziario piu' comune) era di oltre 600.000 miliardi di dollari.
Questi assets finanziari sono cresciuti molto piu' rapidi di ogni altro settore
economico (Gillian Tett, "Lost through destructive creation",
Financial Times, 9 marzo 2009).
Il livello
del debito negli Stati Uniti oggi e' piu' alto che durante
Queste
cifre dimostrano che il momento attuale e' davvero estremo. Ma non e' anomalo, ne' e' determinato da fattori esogeni (come suggerirebbe
l'idea di crisi). Piuttosto, e' il modo normale di operare di questo
particolare tipo di sistema finanziario. Inoltre i governi (cioe' i cittadini e
i contribuenti), ogni volta che hanno salvato il sistema finanziario, sin dalla
prima crisi di questa fase - il crollo della borsa di New York del 1987 - hanno
dato alla finanza gli strumenti per continuare la sua corsa speculativa. Dagli
anni '80 a oggi ci sono state cinque manovre di salvataggio; ogni volta, i
soldi dei contribuenti sono stati usati per pompare liquidita' nel sistema
finanziario, e ogni volta la finanza li ha usati per speculare. Questa volta le
vacche grasse stanno finendo - abbiamo finito i soldi che servirebbero per le
enormi esigenze del sistema finanziario.
*
Il ponte
Quanto
sopra esposto implica che vi sono due sfide da affrontare: l'esigenza di
definanziarizzare le principali economie e l'esigenza di uscire dal modello
attuale del capitalismo.
Entrambe
saranno difficili, ma e' utile focalizzarsi su alcuni fatti basilari. L'attuale
stima della disoccupazione globale ufficiale e' di 50 milioni di unita';
l'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) calcola che altri 50 milioni
di persone potrebbero perdere il lavoro per l'aggravarsi della recessione.
Queste cifre sono tragiche per le persone coinvolte. Sono anche relativamente
modeste (senza minimizzare in alcun modo la realta' umana), se confrontate ai
due miliardi di persone nel mondo disperatamente povere. Ma quanti "posti
di lavoro" sarebbero creati se ci fosse un sistema il cui obiettivo fosse
sfamare questi due miliardi di persone e dare loro un alloggio? Il mondo allora
avrebbe bisogno di far lavorare questi 50 milioni di persone ora disoccupate -
e di far rientrare in gioco un altro miliardo di lavoratori.
In questa
luce, la crisi finanziaria potrebbe essere un ponte verso un nuovo ordine
sociale. Potrebbe aiutare tutti i soggetti interessati - cittadini e attivisti,
ong e ricercatori, comunita' locali e reti, governi democratici - a
focalizzarsi sul lavoro che serve per dare una casa a tutti, per depurare la
nostra acqua, per rendere piu' verdi i nostri edifici e le nostre citta', per
sviluppare un'agricoltura sostenibile (compresa l'agricoltura urbana) e per
fornire assistenza sanitaria universale. Questo nuovo ordine garantirebbe un
impiego a chiunque interessato a lavorare. Con tutto il lavoro che c'e' da fare, l'idea della disoccupazione di massa ha poco senso.
Gia' da
decenni esiste la tecnologia per sostenere questo lavoro, e contribuire a
debellare le malattie che affliggono milioni di persone, e produrre cibo per
tutti. Eppure milioni di esseri umani muoiono ancora per malattie prevenibili,
e ancor piu' soffrono la fame. La poverta' si e' radicalizzata: se un tempo
significava possedere solo un fazzoletto di terra che non produceva molto, oggi
consiste nel possedere solo il proprio corpo. Anche l'ineguaglianza e'
aumentata e ha assunto nuove dimensioni, compresi una
nuova classe globale di super.ricchi e l'impoverimento
dei tradizionali ceti medi.
La storia
dell'ultima generazione conferma che la forma neoliberista di economia di
mercato non rispondere ai problemi di malattie, fame, poverta' e ineguaglianza
- anzi li rafforza. Un mix di mercati "puliti" e di forte welfare
state (come in Scandinavia) ha prodotto fino a oggi i risultati migliori; ma
per la maggior parte delle economie capitalistiche anche approssimare questo
modello comporterebbe un cambiamento radicale (vedi Amartya Sen, "Capitalism
Beyond the Crisis", New York Review of Books, 26 marzo 2009).
*
Postilla.
La sociologa delle citta' globali
Saskia
Sassen e' nota in Italia soprattutto come teorica delle "citta'
globali", ma l'oggetto della sua analisi e' piu' in generale la sociologia
della globalizzazione (ha fatto anche parte del "gruppo di Lisbona").
Sassen ha insegnato alla London School of Economics e all'Universita' di
Chicago. Attualmente e' ordinaria di sociologia e membro del Committee on
Global Thought alla Columbia University di New York. Tra i suoi libri tradotti
in italiano: Territorio, autorita', diritti (Bruno Mondadori, Milano 2008); Una
sociologia della globalizzazione (Einaudi, Torino 2008); Globalizzati e
scontenti (Il Saggiatore, Milano 2002);
Migranti,
coloni, rifugiati: dall'emigrazione di massa alla fortezza Europa (Feltrinelli,
Milano 1999); Citta' globali: New York, Londra, Tokyo (Utet, Torino, 1997); Le
citta' nell'economia globale (Il Mulino, Bologna 1997).
9.
RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO DI
VITERBO E S'IMPEGNA PER
Per
informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e
s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute,
dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail:
info@coipiediperterra.org , sito:
www.coipiediperterra.org
Per
contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa Antonella
Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta@libero.it
Per ricevere
questo notiziario: nbawac@tin.it
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COI PIEDI
PER TERRA
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Supplemento
de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore
responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E,
01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Numero 174
dell'8 aprile 2009
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