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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 173 del 6 aprile 2009
In questo numero:
1. Alessandro Pizzi: Tre ragioni dell'opposizione al
mega-aeroporto a Viterbo
2. Jekyll e Hyde in consiglio comunale
3. Associazione "Respirare": I paradisi artificiali
della propaganda e la nuda verita' dei fatti
4. Agli amministratori comunali e provinciali di Viterbo,
perche' aprano gli occhi
5. Al convegno nazionale dei Medici per l'ambiente la dottoressa
Antonella Litta relatrice sulla vicenda del mega-aeroporto di Viterbo
6. Manuela Cartosio: Eternit
7. Marina Forti: Niyamgiri
8. Daniele Pernigotti: Clima
9. Per contattare il comitato che si oppone all'aeroporto di
Viterbo
1. EDITORIALE. ALESSANDRO PIZZI: TRE RAGIONI DELL'OPPOSIZIONE AL
MEGA-AEROPORTO A VITERBO
[Ringraziamo Alessandro Pizzi (per contatti:
alexpizzi@virgilio.it) per questo intervento.
Alessandro Pizzi, gia' apprezzatissimo sindaco di Soriano nel
Cimino (Vt), citta' in cui il suo rigore morale e la sua competenza
amministrativa sono diventati proverbiali, e' fortemente impegnato in campo
educativo e nel volontariato, ha preso parte a molte iniziative di pace, di
solidarieta', ambientaliste, per i diritti umani e la nonviolenza, tra cui l'azione
diretta nonviolenta in Congo con i "Beati i costruttori di pace"; ha
promosso il corso di educazione alla pace presso il liceo scientifico di Orte
(istituto scolastico in cui ha lungamente insegnato); e' uno dei principali
animatori del comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per
la riduzione del trasporto aereo. Sul tema del trasporto aereo, del suo impatto
sugli ecosistemi locali e sull'ecosistema globale, e sui modelli di mobilita'
in relazione ai modelli di sviluppo e ai diritti umani, ha tenuto rilevanti
relazioni a vari convegni di studio]
E' bene ribadire ancora una volta le ragioni dell'opposizione
alla costruzione del mega-aeroporto a Viterbo.
*
1. Il mega-aeroporto arrecherebbe un grave danno alla zona
termale.
Il Bulicame e' un vanto per tutta la provincia di Viterbo e
rappresenta una grande risorsa. Perche' metterla a rischio per far posto ad un
aeroporto a servizio di Roma per il turismo del "mordi e fuggi"? Non
e' una iniziativa razionale.
La zona interessata dall'aeroporto e' sottoposta a stringenti
vincoli paesaggistici, archeologici, ambientali. Per rendersene conto basta
vedere
*
2. Nuocerebbe alla salute dei cittadini che abitano nei pressi
dell'aeroporto, in generale tutta Viterbo, per l'inquinamento acustico e per le
polveri sottili.
Per soddisfare desideri indotti dalla pubblicita' e dalle
agenzie di viaggio, per soddisfare la voglia di profitto delle compagnie low
cost e di qualche affarista locale si crea un grave danno alla salute dei
cittadini che abitano vicino all'aeroporto e in qualche misura ai cittadini
della provincia. Un aeroporto nelle vicinanze di una citta' e' nocivo per la
salute dei cittadini.
Ormai sono numerosi gli studi epidemiologici sugli effetti
devastanti per la salute dei cittadini che abitano nelle vicinanze di un
aeroporto, per le polveri sottili e l'inquinamento acustico. Ne sono ben
consapevoli i cittadini di Ciampino, del X Municipio di Roma e di Marino, a cui
va tutta la nostra solidarieta'.
Un altro motivo di preoccupazione e' il possibile impatto dei
campi elettromagnetici generati dai radar e dal sistema di comunicazione
terra-aereo.
Sarebbe opportuno conoscere la situazione attuale intorno alla
zona dove dovrebbe essere costruito l'aeroporto e in citta'. Soprattutto si
dovrebbe conoscere il progetto dell'aeroporto stesso. Ma in realta' non esiste
ne' un progetto ne' uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale ne'
*
3. Incrementerebbe il trasporto aereo con danno per la biosfera.
Con l'aumento del trasporto aereo aumenteranno le emissioni di
CO2, uno dei principali gas ad effetto serra che contribuisce in modo
significativo al surriscaldamento del clima; e per gli aerei deve essere tenuto
in conto anche l'effetto del vapore acqueo (le scie). E i cambiamenti climatici
cominciano a far sentire gli effetti nefasti sugli ecosistemi; e andando avanti
di questo passo, anche se nell'ultimo anno il settore del trasporto aereo ha
risentito degli effetti negativi della crisi, tra qualche decennio non si
riuscira' a mantenere l'aumento della temperatura nemmeno ai due gradi
centigradi, che pure daranno luogo a scenari drammatici per molti abitanti del
pianeta a partire dagli africani. Tra tutti i settori economici, dal 1990
quello che ha avuto un incremento maggiore e' quello dei trasporti (+25%) e tra
i trasporti quello che e' piu' cresciuto e' quello aereo con conseguente
aumento di consumo di carburante e quindi di emissione di CO2.
Il trasporto aereo non solo contribuisce al riscaldamento del
clima, ma usa anche una grande quantita' di energia. Considerato che le risorse
della terra sono limitate, e' necessario ridurre l'uso di energia e materia a
partire dal settore dei trasporti.
2. RIFLESSIONE. JEKYLL E HYDE IN CONSIGLIO COMUNALE
La stessa Amministrazione comunale di Viterbo che e' stata
costretta a rendere pubblica la planimetria dei vincoli paesaggistici,
idrogeologici, archeologici e termali presenti nell'area del Bulicame, da cui
si evince inequivocabilmente l'assoluta irrealizzabilita' tanto de jure quanto
de facto del devastante e nocivo mega-aeroporto, ebbene, come se nulla fosse il
2 aprile ha espresso ancora una volta una sciagurata, grottesca e schizofrenica
posizione a favore di un'opera speculativa che e' stato dimostrato finanche dai
documenti esibiti dal Comune stesso essere del tutto illegale, insensata,
impossibile.
C'e' del metodo in questa follia.
*
Per non dire dello sport piu' in voga nei corridoi del Comune (e
della Provincia) di Viterbo: una sorta di nicodemismo degli stenterelli e di
apoteosi dell'ipocrisia, per cui vari consiglieri che in aula votano come un
sol uomo per devastare l'area del Bulicame e mettere in pericolo la salute, la
sicurezza e la qualita' della vita dei cittadini, ebbene, nei corridoi invece
confidano di essere del tutto contrari e giurano che comunque il mega-aeroporto
non si fara' mai.
C'e' del metodo in questa follia.
*
Questo ignobile teatrino, questo turpe inganno, questo squallido
imbroglio deve cessare.
La cittadinanza viterbese ha capito da tempo che il
mega-aeroporto e' solo un'operazione speculativa a vantaggio di pochi affaristi
e a danno di tutti i cittadini; ha capito da tempo che devastare l'area termale
del Bulicame e' un crimine e una follia; ha capito da tempo che un
mega-aeroporto a ridosso di popolosi quartieri della citta' provoca un immenso
danno alla salute, alla sicurezza, alla qualita' della vita, ai diritti
soggettivi ed ai legittimi interessi della popolazione residente.
E' ora che le istituzioni la smettano di essere asservite a una
lobby nefasta di speculatori ed avvelenatori, e che una buona volta si torni al
rispetto della legalita' e della decenza, al rispetto del bene comune e
dell'etica pubblica, al rispetto della popolazione e della propria stessa
dignita'.
3. RIFLESSIONE. ASSOCIAZIONE "RESPIRARE": I PARADISI
ARTIFICIALI DELLE PROPAGANDA E
[Riportiamo il seguente comunicato del 4 aprile 2009.
L'associazione "Respirare" e' stata promossa dalla sezione di Viterbo
dell'"Associazione medici per l'ambiente (Isde - Italia)" e dal
"Centro di ricerca per la pace" di Viterbo]
Solo nei paradisi artificiali della propaganda dei mangiatori di
oppio un'opera nociva e distruttiva come il mega-aeroporto diviene il migliore
dei mondi possibili.
*
Invece nel mondo della realta' il mega-aeroporto a Viterbo
avrebbe come inevitabile conseguenza:
a) l'irreversibile devastazione dell'area termale del Bulicame e
dei beni archeologici, naturalistici, culturali, economici, terapeutici e
scientifici che li' si trovano;
b) una gravissima aggressione alla salute, alla sicurezza e alla
qualita' della vita dei cittadini di popolosi quartieri della citta';
c) un impoverimento del territorio che sarebbe vittima di un
inquinamento enorme;
d) un gigantesco sperpero di soldi pubblici per un'opera del
tutto dannosa per la collettivita';
e) una criminale violazione di leggi italiane ed europee e delle
norme e dei vincoli di salvaguardia previsti dalla pianificazione territoriale
regionale e comunale.
*
Viterbo e l'Alto Lazio hanno gia' subito troppe devastazioni
ambientali da parte di poteri speculativi, corrotti e criminali.
La popolazione di Viterbo e dell'Alto Lazio e' decisa a
difendere il territorio, la propria salute e sicurezza, i beni comuni e la
legalita' dall'assalto dei nuovi barbari. Nuovi barbari che in alcuni casi sono
poi gli stessi di altre precedenti aggressioni (la centrale di Montalto docet).
Noi non dimentichiamo. Noi difendiamo i diritti di tutti e la
casa comune.
4. LETTERE. AGLI AMMINISTRATORI COMUNALI E PROVINCIALI DI
VITERBO, PERCHE' APRANO GLI OCCHI
Signori amministratori comunali e provinciali di Viterbo,
abbiamo assistito con vivo sconcerto e profonda tristezza alla
vostra surreale riunione del 2 aprile 2009, uno spettacolo allucinato a cavallo
tra psicodramma e teatro dell'assurdo; ed a quelli di voi che, pur in presenza
della documentazione cartografica predisposta dal Comune che dimostrava come la
realizzazione del mega-aeroporto nell'area termale del Bulicame sia illegale e
impossibile, si sono irresponsabilmente espressi a favore di un'opera illecita
e insensata, vorremmo proporre alcuni argomenti su cui riflettere.
*
Quali sarebbero gli effetti della realizzazione di un
mega-aeroporto nell'area termale del Bulicame a Viterbo?
1. Impatto locale sull'ambiente: devastazione dell'area termale
del Bulicame, un bene naturalistico, storico-culturale, terapeutico, economico,
sociale e simbolico peculiare e insostituibile.
2. Impatto sanitario sulla popolazione viterbese: gravissimi
danni alla salute, alla sicurezza, alla qualita' della vita.
3. Impatto sanitario sulla popolazione dell'Alto Lazio:
cumulandosi il mega-aeroporto con le altre gravosissime servitu' gia' presenti
(in particolare il polo energetico Civitavecchia-Montalto) la sinergia dei
fattori di inquinamento incrementera' danni, disagi e patologie.
4. Impatto sanitario globale: essendo il trasporto aereo
fortemente inquinante, ogni suo aumento si traduce in danno certo alla salute.
5. Impatto sociale su Viterbo: il mega-aeroporto non solo
costituira' una profonda aggressione alla salute e alla sicurezza delle
persone, ma provochera' anche un grave degrado della qualita' della vita, una
forte lesione a fondamentali diritti dei cittadini, un grave danno all'economia
e alla societa', il collasso delle infrastrutture del trasporto locale (gia'
gravemente insufficienti), la distruzione di beni ambientali, culturali,
agricoli, terapeutici, ricettivi, produttivi, scientifici.
6. Impatto sociale sull'Alto Lazio: accumulo di servitu' ed
effetto sinergico dei fattori di rischio e di depauperamento e degrado del
territorio e della sua economia.
7. Impatto politico locale: la devastazione del territorio,
l'avvelenamento dei cittadini, la distruzione di fondamentali beni comuni, la
violazione di fondamentali diritti della popolazione, sommati alla palese
illegalita' dell'opera, esporranno ancor piu' il territorio e la comunita'
locale al degrado civile e alla violenza di poteri speculativi e criminali.
8. Impatto globale sull'ambiente: essendo il mega-aeroporto
finalizzato all'incremento del trasporto aereo complessivo, esso contribuira'
ad accrescere l'inquinamento e l'effetto serra responsabile dei mutamenti
climatici che stanno mettendo in pericolo il futuro dell'umanita' e gli
equilibri della biosfera.
9. E per concludere: non solo il mega-aeroporto a Viterbo e' del
tutto fuorilegge, ma per realizzare un'opera fuorilegge verrebbero sperperate
ingenti risorse pubbliche (che pertanto verrebbero altresi' sottratte ad opere
e servizi realmente utili e fin indispensabili per la popolazione).
*
Confidando di avervi messo a disposizione un breve ma utile
promemoria su cui riflettere, vogliate gradire distinti saluti.
Il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e
s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute,
dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti
Viterbo, 3 aprile 2009
5. INCONTRI. AL CONVEGNO NAZIONALE DEI MEDICI PER L'AMBIENTE
La dottoressa Antonella Litta e' stata relatrice al Convegno
nazionale dell'associazione "Medici per l'ambiente" (sezione italiana
della prestigiosa "International Society of Doctors for the
Environment") che si e' svolto a Salsomaggiore Terme dal 3 al 5 aprile
2009 sul tema "Promuovere ambiente e salute a livello locale".
*
La relazione della dottoressa Litta ha illustrato il gravissimo
impatto ambientale e sanitario della eventuale realizzazione di un nocivo e distruttivo
mega-aeroporto a Viterbo (mega-aeroporto del tutto illegale alla luce tanto
della legislazione italiana ed europea quanto della pianificazione territoriale
e urbanistica locale e dei relativi vincoli di salvaguardia), e l'esperienza
condotta dal comitato che si oppone al mega-aeroporto e s'impegna per la
riduzione del trasporto aereo, esperienza proposta come modello di iniziativa
civile in difesa di ambiente e salute.
*
Antonella Litta e' la portavoce del Comitato che si oppone alla
realizzazione del mega-aeroporto a Viterbo; svolge l'attivita' di medico di
medicina generale a Nepi (in provincia di Viterbo). E' specialista in
Reumatologia ed ha condotto una intensa attivita' di ricerca scientifica presso
l'Universita' di Roma "
6. CRIMINI DI PACE. MANUELA CARTOSIO: ETERNIT
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 4 aprile 2009 col
titolo "Il magnate svizzero e il barone belga. Eternit: processo
europeo" e il sommario "Storie. Lunedi' a Torino si apre il processo
contro la 'cupola' dell'Eternit. Quasi tremila vittime dell'amianto, la maggior
parte a Casale Monferrato. Per sfoltire le parti civili Stephan Schmidheiny
offre un risarcimento"]
Da Paray le Monial, piccolo centro della Borgogna, arriveranno
due pullman carichi di francesi. Un avvocato belga, uno tedesco, uno svizzero e
uno francese affiancheranno i legali italiani di parte civile. Le imputazioni
per disastro doloso e omissione dolosa di misure di sicurezza pendono su un
barone belga e un magnate svizzero. Bastano questi particolari, e il nome
Eternit, per qualificare come "europeo" il processo che si apre
lunedi' a Torino.
Se il giudice dell'udienza preliminare accogliera' le richieste
del procuratore della Repubblica Raffaele Guariniello, sara' il piu' grande
processo penale mai celebrato nella secolare e luttuosa storia dall'amianto.
Per la prima volta non ci saranno alla sbarra dirigenti di medio calibro, ma
quella che Bruno Pesce, coordinatore dell'Associazione familiari vittime
dell'amianto di Casale Monferrato, chiama "la cupola dell'Eternit".
Eric Jonckheere, fondatore di Abeva (l'omologa associazione belga), la famiglia
distrutta dall'amianto, la chiama "la piovra dell'amianto". In
effetti, c'era parecchio di mafioso nel patto sottoscritto nel 1929, su impulso
di Eternit Svizzera ed Eternit Belgio, dalle aziende produttrici di
cemento-amianto. Il patto funziono' come "cartello" oligopolistico e
come lobby per occultare quel che via via i medici constatavano: l'amianto e'
un killer, provoca asbestosi, tumori ai polmoni e alla pleura (mesoteliomi). La
latenza dei tumori e' di 20-30 anni. Per questo nell'Unione europea che ha
messo al bando l'amianto (di fatto solo nel 2005) si continuera' a morire a
vagonate - 90.000 decessi l'anno - fino al picco previsto nel 2020-2030. Nel
resto del mondo, soprattutto nei paesi poveri che hanno scoperto piu' tardi le
delizie dell'indistruttibile amianto, "si stanno prenotando milioni di
persone" a una morte precoce e orribile, dice Bruno Pesce. "E'
scandaloso che le organizzazioni internazionali si inchinino alla legge del
profitto, tollerino la replica di un'ecatombe che noi abbiamo gia'
subito".
L'inchiesta di Guariniello copre un arco storico che va dal 1952
al 1986, anno di chiusura dei siti produttivi dell'Eternit in Italia
(Cavagnolo, Casale, Rubiera, Bagnoli). Poiche' le morti non si fermano - a
Casale si registrano una quarantina di casi di mesotelioma l'anno - l'elenco
delle vittime si allunghera' fino al dibattimento. La richiesta di rinvio a
giudizio conteggiava 2.056 decessi e 830 malati, per tre quarti concentrati a
Casale. Delle vittime casalesi, 267 non avevano mai messo piede dentro lo
stabilimento. Era l'amianto a uscire fuori. Scappava dai sacchi di iuta
trasportati sui vagoncini che facevano la spola tra la stazione ferroviaria e
l'Eternit. Si depositava sulle tute che gli operai portavano a casa alle mogli
da lavare. Scavalcava il recinto della fabbrica quando sul piazzale venivano
frantumati a cielo aperto gli scarti di lavorazione. Finiva in cortili,
vialetti, cantine, sottotetti che i casalesi sistemavano usando il
"polverino" regalato al popolo dalla munifica azienda. E' soprattutto
sulla distribuzione del "polverino" che poggia l'accusa di disastro
doloso. Quanto alla dolosa inosservanza delle norme di sicurezza, Guariniello
scrive: "Gli imputati hanno omesso di adottare i provvedimenti per
contenere l'esposizione all'amianto: impianti di aspirazione, adeguata
ventilazione dei reparti, utilizzo di sistemi a ciclo chiuso, limitazione dei
tempi di esposizione, procedure atte ad evitare la manipolazione...".
Gli imputati sono Stephan Schmidheiny, dal 1973 al vertice di
Eternit Ag, e Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, pezzo grosso
di Eternit Belgique (Eternit Italia, in sostanza, faceva capo a una
multinazionale svizzero-belga). Per brevita' li chiameremo lo svizzero e il
belga. Nella sua seconda vita, lo svizzero e' diventato un guru dello sviluppo
eco-sostenibile, ha scritto un libro intitolato Cambiare rotta, finanzia
progetti umanitari in America latina (corre voce sia sua l'isola usata come
location per l'Isola dei famosi), e' un ascoltato consigliere di istituzioni e
politici. Lo si puo' ammirare ritratto a fianco di Clinton e di Prodi. Il
barone belga, invece, non lo vedremo neppure in fotografia. Ha 88 anni e la
prospettiva di una dozzina d'anni di galera non lo turba. Pratichera' la
strategia processuale dell'assenza e dell'attesa (della prescrizione).
Lo svizzero, avendo da difendere la sua nuova immagine, ha
avanzato un'offerta di risarcimento per sfrondare il numero delle parti civili.
Ce la riassume l'avvocato Sergio Bonetto, uno dei difensori dei familiari delle
vittime di Casale. 30.000 euro per chi, avendo vissuto a Casale per almeno 15
anni dopo il 1973, abbia contratto il mesotelioma. A questa somma si aggiungono
20.000 euro per ogni vittima da destinare a un centro di ricerca sul
mesotelioma. Per i dipendenti delle fabbriche dell'Eternit la somma varia in
ragione del numero degli anni lavorati dopo il 1973 e della gravita' del danno.
Il risarcimento massimo, in caso di decesso, e' di 60.000 euro. Essendo
un'offerta al pubblico, spiega Bonetto, non e' negoziabile: o prendere o
lasciare. Pero' ha il vantaggio che non impegna in blocco tutte le parti lese.
"Ognuno si regola come meglio crede".
Bruno Pesce, che ha cominciato a occuparsi dell'Eternit nel 1979
da giovane segretario della Cgil e non ha ancora smesso, valuta "troppo
bassa" l'offerta dello svizzero. Sa pero' che molti l'accetteranno,
incombendo il rischio della prescrizione. L'offerta, comunque, non e' dettata
da filantropia. "E' frutto del nostro lavoro, per la prima volta al mondo
il risarcimento e' esteso anche ai residenti". Checche' ne dica lo
svizzero, la sua offerta "e' un'implicita assunzione di
responsabilita'".
Alla vigilia del giorno tanto atteso Bruno Pesce si dibatte tra
soddisfazione e preoccupazione. Soddisfazione perche', dopo tanti esposti
cestinati, Casale ce l'ha fatta a portare in giudizio i vertici dell'Eternit.
La svolta nel 2004, quando un migliaio di casi documentati dall'associazione
casalese confluiscono nell'inchiesta aperta da Guariniello sull'Eternit di
Cavagnolo. Preoccupazione, perche' "avremo contro due Golia". Lo
svizzero e il belga "nei rispettivi paesi sono ancora personaggi
economicamente potenti e politicamente influenti". Il barone, parente del
re del Belgio, e
E' nota l'allergia ai megaprocessi del procuratore Guariniello.
Se si e' risolto a farne uno, significa che l'annosa e complessa vicenda
dell'Eternit non lasciava alternative. E' possibile e ha senso "fare
giustizia" a tanta distanza di tempo? "In questi casi la giustizia
da' quello che puo', quando gli altri non danno", risponde l'avvocato
Bonetto. Nella luttuosa scia dell'amianto si intrecciano un problema
giudiziario e un problema sociale. In Francia, dopo una lunga e colpevole
latitanza delle autorita' statali, una soluzione l'hanno trovata. E'
*
Postilla prima. Italia: al bando dal '92 il killer resta sui
tetti di scuole case e ospedali
L'Italia ha messo al bando l'amianto nel 1992. Una legge dello
stesso anno imponeva alle Regioni di censire e mappare tutti i siti contaminati
dall'amianto, compresi gli edifici privati. A oggi, quattro Regioni (Lazio,
Calabria, Sicilia e Provincia autonoma di Trento) non hanno inviato alcun dato
ai ministeri competenti. Dal resto d'Italia sono stati segnalati 23.000 siti.
Sono una piccola quota di quelli effettivi. Sparse nel nostro paese ci sono 23
milioni di tonnellate di materiali edili contenenti amianto. Secondo il Cnr, le
coperture di cemento-amianto ammontano a 2,5 miliardi di metri quadrati.
La bonifica procede a passo di lumaca. Non sono previste
sanzioni per chi non la effettua. E gli enti pubblici non danno certo il buon
esempio, non provvedono a togliere l'amianto neppure dagli ospedali e dalle
scuole. Gli incentivi offerti ai privati da alcune Regioni restano in larga
parte inutilizzati. Poche le discariche controllate. In quelle abusive non
mancano mai gli ondulati di eternit rotti e sbriciolati. L'unica bonifica seria
e a tappeto e' stata fatta a Casale Monferrato e in 48 comuni limitrofi. Dove
c'era la fabbrica dell'Eternit sorgera' un parco. Tutti gli edifici pubblici
sono stati bonificati. Per quelli privati, siamo al 50%.
Ogni anno in Italia si ammalano per l'amianto almeno 3.000
persone. Tre su dieci non erano venute a contatto con la sostanza nell'ambiente
di lavoro. Il picco dei decessi e' atteso per il 2020.
Nel 2005 e' diventato effettivo per i paesi della Ue l'obbligo
di non produrre e di non usare l'amianto. Ma ci sono delle deroghe. Ad esempio,
le aziende chimiche possono ancora usare membrane all'amianto nel ciclo del
cloro. Lo scorso febbraio
*
Postilla seconda. India: Navi smantellate. Quando l'amianto
uccide due volte
Per Alang, centro costiero del Gujarat e capitale mondiale della
demolizione delle navi, la crisi economica e' una benedizione. Il crollo dei
noli marittimi sta provocando la rottamazione anticipata di cargo e cisterne.
Tenere le navi ferme a far niente per gli armatori e' un costo. Meglio venderle
per milioni di dollari a un'impresa di demolizione, che a sua volta vendera' i
materiali recuperati. Le navi, purtroppo, non sono fatte solo di acciaio. Sono
imbottite di sostanze inquinanti e pericolose: morchie, vernici al piombo, Pvc,
amianto (usato come coibentante). Per le "formiche" di Alang che con
martelli, seghe e scalpelli, una sciarpa sulla bocca come unica protezione,
fanno a pezzi le imbarcazioni la benedizione si rovescia quindi in una
maledizione. Piu' lavorano, piu' si ammaleranno di asbestosi, piu' moriranno di
tumori ai polmoni causati dall'inalazione dell'amianto.
Il 16% dei lavoratori di Alang soffre di asbestosi. Il dato,
verosimilmente sottostimato, e' citato in uno studio della Commissione europea
che prevede che da qui al 2015 lo smantellamento delle navi produrra' 5,5
milioni di tonnellate di materiali "pericolosi" per l'ambiente e la
salute. L'amianto incidera' per 1.000-3.000 tonnellate l'anno. Due terzi delle
demolizioni continuera' a essere fatta in India, Bangladesh e Pakistan, paesi
che non sono in grado di contenere l'inquinamento dell'aria, dell'acqua e del
suolo. E dove la gente per due dollari al giorno e' disposta a tutto.
Nei primi tre mesi di quest'anno ad Alang sono arrivate 125 navi
da rottamare, quasi quante ne erano state smantellate nei due anni precedenti.
Il 2009 si chiudera' con 250 navi demolite, "un record senza
precedenti", si fregano le mani le imprese. In tre mesi 150-200 lavoratori
riescono a smontare fino all'ultimo bullone un'imbarcazione da 10.000
tonnellate.
Alang si e' specializzata nelle demolizioni grazie al ritmo
particolare della marea che, in quel tratto di Oceano indiano, si alza un paio
di volte al mese e fa spiaggiare naturalmente le navi. Il nome di Alang balzo'
agli onori della cronaca nel 2005. Era diretta li', dopo varie peregrinazioni,
la portaerei francese Clemenceau, gravata da 200 tonnellate di amianto. Una
campagna internazionale di Greenpeace impedi' l'approdo. Una sentenza della
Corte suprema indiana costrinse Chirac a riportare a Brest
Archiviato il caso eclatante della Clemenaceau, tutto e'
proseguito come al solito. Le navi dei ricchi continuano a essere demolite dai
poveri, un lavoro "sporco e pericoloso sotto tutti i profili", dice
l'Ilo. Cosi' lo stesso amianto uccide due volte. La prima, nei cantieri dei
paesi occidentali dove le navi erano state costruite; la seconda, nei bacini
del terzo mondo dove vengono smantellate. Andando a ritroso, si torna ad
esempio ai morti per amianto ai cantieri di Monfalcone. Per 42 di essi la
procura della Repubblica di Trieste ha chiesto il rinvio a giudizio di 14
dirigenti di Fincantieri.
7. MONDO. MARINA FORTI: NIYAMGIRI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 2 aprile 2009 col
titolo "La battaglia di Niyamgiri"]
La miniera delle montagne Niyamgiri torna a far parlare di se'.
E' il controverso progetto dell'azienda mineraria Vedanta Resources, compagnia
britannica proprieta' di uno dei piu' ricchi capitani d'industria indiani (e'
nella lista delle prime cento societa' per capitalizzazione quotate alla Borsa
di Londra). Si tratta di aprire una miniera di bauxite a cielo aperto in una
zona remota delle montagne dell'Orissa, stato dell'India orientale, nel cuore
di una regione di montagne impervie, foreste e grandi giacimenti minerari:
racchiude il 70% dei giacimenti di carbone dell'India, il 56% di ferro e il 60%
di bauxite. Non a caso e' chiamata la mineral belt, la "cintura dei
minerali".
Le alture di Niyamgiri, per quanto remote, non sono pero'
deserte. Sono abitate da una popolazione nativa (adivasi, o
"tribali") di circa 8.000 persone: i Dongria Kondh, una tra le
popolazioni aborigene meno integrate dell'India (piu' "primitive",
dicono le autorita' locali). La miniera a cielo aperto del Niyamgiri dunque
torna, in particolare con un filmato, un documentario che oggi sara' presentato
ai deputati del parlamento britannico, a Londra. Titolo: "Mine: story of a
sacred mountain" (Miniera: storia di una montagna sacra), realizzato
dall'organizzazione per i diritti dei popoli indigeni "Survival
international", che ripercorre la storia della miniera di bauxire dal
punto di vista della popolazione Dongria Kondh. Sono loro infatti che hanno
tutto da perdere da quella miniera.
La miniera infatti porterebbe ruspe e macchinari pesanti su
quelle alture, aprendo una grande ferita nella foresta. Vedanta conta di
estrarne la bauxite per alimentare una raffineria di allumina gia' costruita
non lontano, presso la cittadina di Lanjigarh: anzi, ha investendo 800 milioni
di dollari per ampliarla; dovrebbe produrre inizialmente un milione di
tonnellate di allumina all'anno. Per tutto questo - raffineria e miniera -
Vedanta ha ottenuto le concessioni dal governo dell'Orissa gia' nel 2004,
suscitando le proteste delle comunita' adivasi gia' evacuate per fare posto
agli impianti industriali. Resistenze ancora piu' forti suscita la miniera: i
Dongria Kondh dovranno andarsene, se il progetto sara' realizzato, ma per loro
sulle colline di Niyamgiri c'e' la sopravvivenza, fisica e culturale. Per loro
quel massiccio e' Niyam Raja, "montagna regina", da onorare e non
toccare: da lei sgorga il bene piu' prezioso che ci sia, l'acqua.
Negli ultimi tre anni dunque i Dongria Kondh si sono mobilitati
in frequenti proteste, sostenuti da una rete di ambientalisti, attivisti
sociali e per i diritti civili. Per due volte hanno mandato delegazioni fino a
Londra, all'assemblea degli azionisti di Vedanta, a perorare la propria causa.
Hanno adito le vie legali, con una petizione "per pubblico interesse"
alla corte suprema indiana. A loro favore c'erano diversi argomenti, dalle
valutazioni di impatto ambientale alla perdita di mezzi di sopravvivenza a cui
saranno condannati: alla fine pero'
8. ITALIA. DANIELE PERNIGOTTI: CLIMA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 4 aprile 2009 col
titolo "Clima da Malpaese"]
Molti si affannano a sottolineare che Germanwatch e' solo una
ong tedesca e i suoi rapporti non hanno valenza ufficiale. Fatto sta che in
ogni suo rapporto l'Italia esce con le ossa piu' rotte. E' avvenuto cosi' negli
ultimi anni per l'Indice di Performance sui cambiamenti climatici, che ci ha
visto arretrare sempre di piu' nella classifica mondiale dei paesi piu'
virtuosi per la lotta ai cambiamenti climatici, con un'inusuale par condicio
che ha accomunato governi di centrosinistra e centrodestra.
E' cosi' anche per l'Economic/climate recovery score cards, la
classifica che Germanwatch ha stilato in collaborazione con Ecofys per valutare
quanto i pacchetti di "stimolo economico" predisposti dai vari paesi
tengano conto della lotta ai cambiamenti climatici. Lo studio, presentato in
questi giorni a Bonn in occasione dei lavori dell'Onu di preparazione della
Conferenza di Copenhagen, considera solo un numero limitato di paesi: Usa,
Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e l'Unione europea nel suo complesso.
Per altre nazioni, quali Giappone, Cina e Sud Corea, non e' stato possibile
applicare completamente gli indicatori costruiti per lo studio, perche' le
informazioni disponibili non avevano il dettaglio sufficiente.
Secondo le indicazione dell'Ipcc, il comitato scientifico
consultivo dell'Onu sui cambiamenti climatici, per affrontare in modo efficace
il riscaldamento del pianeta sarebbe necessario investire nei prossimi anni
dall'1% al 3% del Pil. Ora risulta che anche i paesi piu' virtuosi, quali
Germania e Usa, non hanno ancora raggiunto quella soglia, avendo investito
rispettivamente lo 0,5 e 0,4 del Pil. Solo
E l'Italia? Con un pacchetto di sostegno all'economia
complessivamente tra i piu' significativi, posizionandosi con i suoi 100
miliardi di euro dietro solo agli Usa, riesce ad avere una performance
addirittura peggiorativa sui cambiamenti climatici.
Il pacchetto italiano, tutto orientato al trasporto, presenta
infatti degli aspetti positivi rispetto agli incentivi sulle auto che
favoriscono l'introduzione di nuovi modelli a minore emissione, anche se non
tende a favorire in modo specifico le auto a benzina e gasolio con minori
emissioni di Co2.
A fronte di questo intervento positivo che gli indicatori di
Germanwatch quantificano ad un livello poco sotto dello 0,3% del Pil, vi sono
pero' interventi a favore della costruzione di nuove strade pari a ben oltre lo
0,6% che lo studio legge in chiave negativa perche' tende a stimolare il
trasporto su gomma e quindi le emissioni di Co2.
Risulta cosi' che l'effetto complessivo del pacchetto italiano
ha un effetto addirittura negativo per circa il 0,4% del Pil, unico esempio tra
i paesi oggetto di studio, visto che
Attendiamo adesso di vedere cosa accadra' nella pubblicazione
del prossimo Indice di Performance sui cambiamenti climatici di Germanwatch, in
pubblicazione a dicembre, anche se quanto e' visibile all'orizzonte lascia solo
ipotizzare un ulteriore scivolamento verso le ultime posizioni della
classifica.
9. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE
ALL'AEROPORTO DI VITERBO
Per informazioni e contatti: Comitato contro l'aeroporto di
Viterbo e per la riduzione del trasporto aereo: e-mail:
info@coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la
dottoressa Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta@libero.it
Per ricevere questo notiziario: nbawac@tin.it
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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara
9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Numero 173 del 6 aprile 2009
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