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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza
e' in cammino"
Numero 133 del 5 novembre 2008
In questo numero:
1. Alessandro Pizzi. Le ragioni del
no al mega-aeroporto di Viterbo aumentano
2. La Regione Lazio rigetti la
delibera della vergogna del Comune di Viterbo
3. Anche il Centro studi
"Demetra" denuncia l'illegittimita' del mega-aeroporto a Viterbo
4. Una lettera aperta alla
Sottosegretaria al Turismo
5. Marco d'Eramo intervista Rebecca
Solnit
6. Per contattare il comitato che si
oppone all'aeroporto di Viterbo
1. EDITORIALE. ALESSANDRO PIZZI: LE
RAGIONI DEL NO AL MEGA-AEROPORTO DI VITERBO AUMENTANO
[Alessandro Pizzi, gia'
apprezzatissimo sindaco di Soriano nel Cimino (Vt), citta' in cui il suo rigore
morale e la sua competenza amministrativa sono diventati proverbiali, e'
fortemente impegnato in campo educativo e nel volontariato, ha preso parte a
molte iniziative di pace, di solidarieta', ambientaliste, per i diritti umani e
la nonviolenza, tra cui l'azione diretta nonviolenta in Congo con i "Beati
i costruttori di pace"; ha promosso il corso di educazione alla pace
presso il liceo scientifico di Orte (istituto scolastico in cui ha lungamente
insegnato); e' uno dei principali animatori del comitato che si oppone
all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo. Sul
tema del trasporto aereo, del suo impatto sugli ecosistemi locali e
sull'ecosistema globale, e sui modelli di mobilita' in relazione ai modelli di
sviluppo e ai diritti umani, ha tenuto rilevanti relazioni a vari convegni di
studio]
Le ragioni del no al mega-aeroporto
di Viterbo aumentano.
Cosi' come aumenta il numero dei
cittadini che si rende conto della inutilita' e pericolosita' dell'opera.
Negli ultimi mesi sono stati
pubblicati articoli su quotidiani e settimanali che contribuiscono a una
riflessione critica sull'aeroporto e sul traffico aereo.
*
1. Impatto dell'aeroporto
Tralascio il problema
dell'inquinamento acustico, che tutti hanno ben presente, e metto in evidenza
l'inquinamento atmosferico.
Il 17 ottobre scorso il
"Corriere della sera" pubblica un articolo a firma Luigi Ferrarella
in cui si parla dell'inquinamento di un bosco da parte di Malpensa. Riporto
alcuni stralci:
Malpensa, inquinato il bosco Unesco:
I livelli 5 volte piu' alti del casello sull'autostrada A1.
Malpensa, inquinato il bosco Unesco:
pagano Sea e ministero - Condannati a 5 milioni di indennizzo.
Ci sono piu' idrocarburi nel bosco
secolare, patrimonio dell'Unesco, che nei terreni a fianco del casello piu'
trafficato dell'autostrada A1. Cinque volte di piu'. Per effetto dei gas
inquinanti rilasciati dagli aerei in decollo dall'aeroporto di "Malpensa
2000" sul vicino bosco, dove ora un albero su tre e' malato e dovrebbe
essere abbattuto, e dove 15 anni non basteranno a ripristinare l'area
dichiarata "riserva della biosfera" dall'Unesco (529 al mondo).
Per questo il Tribunale civile di
Milano ha condannato il ministero dei Trasporti e la Sea (la spa controllata
dal Comune che gestisce Linate e Malpensa) a indennizzare con 5 milioni di euro
(tra capitale e interessi) la proprieta' dei
La proprieta' puntava a valorizzare
l'oasi naturalistica, ma sia l'oasi sia il valore commerciale della zona
(stimato gia' nel
Dopo aver descritto la situazione
disastrosa del bosco ("gli alberi e le piante praticamente sani (classe 1)
sono scarsamente rappresentati, mentre nella 'popolazione' verde sono
maggiormente rappresentati gli alberi che mostrano danno compreso tra il 50% e
il 75% (classe 3), e quelli con danno fra il 75% e il 99% (classe 4)")
conclude: "Rimediare, a detta del perito del giudice, non sara' semplice:
rilevantissimi sarebbero i costi per l'abbattimento delle piante danneggiate,
pari al 30% del patrimonio boschivo; e nemmeno 15 anni sarebbero sufficienti a
garantirne il ripristino se l'apporto di gas inquinanti non dovesse
cessare".
*
Chi ha condotto studi sull'impatto
degli aeroporti sull'ambiente e sulla salute dei cittadini, come ad esempio
l'associazione Usa Citizens Aviation Watch Association (Caw, sito:
www.us-caw.org) denuncia una grave situazione. Riporto un brano, tradotto in
italiano sul sito www.aerohabitat.eu: "Se vivete entro
"Jack Saporito, presidente
dell'associazione Usa Citizens Aviation Watch Association (Caw), un raggruppamento
di municipi, ambientalisti, gruppi radicali, coordinati con 27 altri organismi
mondiali, sottolinea le evidenze emerse in un'indagine condotta nell'intorno
aeroportuale.
"I risultati riportano i
collegamenti tra le emissioni in atmosfera, la pollution in genere, ed il
cancro, l'asma, danni al fegato, malanni polmonari, linfomi, depressione,
leucemia mieloide e tumori. Secondo i dati forniti dalla Caw l'impatto
complessivo dell'inquinamento aeroportuale puo' riprodursi sulla popolazione
residente ed in attivita' ad una distanza di
Dallo stesso sito e nello stesso
articolo appare questo passo: "La qualita' dell'aria nell'intorno
aeroportuale non e' migliorata nel recente periodo. A fronte delle ridotte emissioni
unitarie dei moderni propulsori (nuove tecnologie e rinnovate progettualita'
hanno contenuto lo scarico in atmosfera) le concentrazioni della maggior parte
degli inquinanti (primari e secondari) sono sensibilmente aumentate. E le stime
associate all'incremento dei voli, le previsioni inquadrano il raddoppio dei
voli in pochi anni, preludono a valori e sostanze nocive per l'ambiente e la
salute nell'intorno aeroportuale. I carichi inquinanti del sistema
dell'Aviazione Commerciale secondo gli esperti sono responsabili solo del 2%
della pollution del globo, ma la sua concentrazione in zone limitate,
circoscritte all'intorno aeroportuale rende tale esposizione altamente
rischiosa per l'ambiente e la popolazione residente".
*
Quindi il mega-aeroporto al servizio
del turismo "mordi e fuggi" per Roma non solo distruggerebbe la zona
termale e il Bulicame, ma rappresenterebbe una seria minaccia per tutto il
territorio circostante, per i boschi, i terreni agricoli con le pregiate
coltivazioni locali.
*
2. Surriscaldamento del clima
Cresce tra i cittadini e tra i
governanti europei, a parte gli italiani, la consapevolezza dell'urgenza di
intervenire per diminuire le emissioni dei gas ad effetto serra. In una recente
intervista su "Sky tg24", il Commissario europeo Barroso metteva in
guardia sui rischi di rinviare nel tempo le misure per ridurre le emissioni dei
gas che alterano il clima.
*
Anche su riviste e giornali
cominciano le denunce sull'impatto degli aerei sul clima.
Ad esempio su "Panorama"
del 4 luglio 2008 il giornalista Luca Sciortino pubblicava un articolo dal
titolo "Troppi convegni, sale l'effetto serra": "Sul 'Britisch
medical journal' un singolare mea culpa: le tante conferenze internazionali su
temi clinici moltiplicano i viaggi aerei, inquinanti".
Nell'articolo viene riportata
l'opinione di due medici inglesi: "Malcom Green (professore di medicina
respiratoria all'Imperial college di Londra) e James Owen Drife (ostetrico
all'universita' di Leeds), si interrogano sulla questione sul 'British medical
journal', che al tema dedica la copertina. Due gli aspetti che emergono. Primo,
i medici potrebbero contribuire a ridurre le emissioni di CO2 rinunciando ai
numerosi viaggi aerei per convegni internazionali e scegliendo di dibattere
sulle loro ricerche in videoconferenza".
In un altro passo il giornalista
riporta questi dati: "Partiamo da un calcolo approssimativo. All'incontro
annuale dell'American cardiac society hanno partecipato 45.000 medici da tutto
il mondo. Se ognuno ha percorso in andata e ritorno
*
Una denuncia molto pesante della
pericolosita' del traffico aereo viene dall'Onu. Denuncia riportata da Marco
Stefanini su "Repubblica": "Appello dell'organismo Onu per il
clima e degli ambientalisti: Ridurre drasticamente i viaggi di lavoro
approfittando dei progressi tecnologici. L'aereo avvelena il pianeta, meglio la
videoconferenza".
"Le videoconferenze possono
contribuire a salvare il pianeta. Parola dell'Intergovernmental Panel on
Climate Change (Ipcc), il foro intergovernativo sul mutamento climatico,
formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite. La tesi e' stata
sostenuta dal presidente dell'Ipcc, l'indiano Rajendra Pachauri, durante un
incontro dal titolo 'Il tuo viaggio e' davvero necessario?', che si e' tenuto a
Westminster alla presenza di vari esponenti del parlamento britannico. Parlando
in videoconferenza, l'economista e scienziato ambientale ha lanciato un appello
alle aziende di tutto il mondo: ridurre i viaggi di lavoro dei propri
dipendenti, e sostituirli con riunioni in videoconferenza, grazie anche ai
progressi tecnologici compiuti dalle comunicazioni. In questo modo sara'
possibile ridurre le emissioni di gas serra prodotte dall'aviazione
commerciale, una delle principali responsabili del riscaldamento globale del
pianeta".
In un altro passo dell'articolo viene
riportato virgolettato il pensiero del presidente dell'Ipcc, Pachauri: "Il
settore dei trasporti - ha rimarcato il presidente dell'Ipcc - contribuisce in
maniera sostanziale alle emissioni di gas serra, e in alcune parti del pianeta
rappresenta il 40% delle emissioni totali. Sicuramente uno dei fattori
determinanti e' rappresentato dalla crescita dell'aviazione civile. Se si
potessero sostituire i viaggi di lavoro con videoconferenze, sarebbe possibile
tenere a freno le emissioni degli aerei".
L'articolo si conclude con questa
affermazione: "Effetto serra da aviazione. Una stima per difetto paragona
l'inquinamento di ogni aeromobile a quello di 500 auto non catalizzate.
L'aeroporto di Malpensa, tanto per fare un esempio, equivale a 250-300.000 auto
al giorno, quello di Linate a 150.000. Ogni anno, gli aerei generano 700
milioni di tonnellate di CO2. Una singola persona che viaggia dall'Europa a New
York consuma tra 1,5 e 2 tonnellate di CO2 (il calcolo e' della Aviation
Environment Federation). Proseguendo su questa strada, l'effetto serra da
aviazione civile potrebbe triplicarsi entro il 2050 rispetto ai dati del 1990:
la maggiore efficienza energetica degli aerei moderni e i passi avanti della
tecnologia verranno annullati dalla crescita dei voli".
*
Il giornalista e ambientalista
inglese George Monbiot da tempo sostiene che se entro il 2030 i Paesi ricchi
non taglieranno le emissioni di anidride carbonica del 90%, la temperatura
salira' di due gradi con gravi danni agli ecosistemi. In una sua recente
intervista, pubblicata dal sito web di "Repubblica ", a proposito del
traffico aereo, sostiene che bisogna smettete di volare: "I voli sono la
fonte di inquinamento che cresce piu' velocemente sul pianeta. Per fare un
esempio, su un volo Londra-New York ogni passeggero produce 1,2 tonnellate di
CO2, esattamente la quantita' che avremmo diritto a consumare in un anno se
tagliassimo le emissioni del 90%. Purtroppo oggi non esistono alternative alla
benzina". Avete capito bene? Dite addio al week-end a Parigi, la vacanza
ai Caraibi, la casa di vacanza a Marrakech... "Il 99% dei viaggi aerei
sono inutili. Per gli incontri di lavoro c'e' la webcam, perche' spostare 80
chili di persona da un posto all'altro? Salvo i voli per ragioni umanitarie. E
le 'miglia d'amore', quelle percorse per i nostri affetti". La giornalista
Mara Accettura gli chiede: "Mr Monbiot, e' sicuro di quel che dice?".
E lui risponde: "So che non volare e' un grosso sacrificio, ma vorrei
farle notare che coinvolge una piccolissima parte della popolazione mondiale. Se
le pare estremo, e' perche' in quella minima parte c'e' proprio lei".
Continua l'intervistatrice: "Ma come facciamo a impedire di viaggiare a
centinaia di milioni di indiani e di cinesi, che hanno iniziato adesso ad
assaporare il benessere?", Monbiot conclude: "E infatti non siamo
nella posizione di dire nulla. Noi, i maggiori inquinatori pro capite, dobbiamo
prima tagliare le emissioni. Fino a che non daremo l'esempio, ci sentiremo
rispondere: Sorry, no deal".
Allora diventa urgente e necessario
impedire la costruzione del distruttivo mega-aeroporto di Viterbo e impegnarci
per una riduzione del traffico aereo a partire da quei voli inutili e dannosi
come quelli al servizio del turismo "mordi e fuggi", per arrivare ai
viaggi per conferenze che possono essere sostituite dalle videoconferenze.
D'altra parte non aumentare le distanze percorse permette di avere piu' tempo
da dedicare agli altri e a noi stessi.
*
Per concludere voglio riportare un
brano di una lettera di Fernand Leger indirizzata a Le Corbusier (presa dal
libro La decrescita per tutti di Nicolas Ridoux, Jaca Book, Milano 2008):
"La vita seria si muove a
2. LETTERE. LA REGIONE LAZIO RIGETTI
LA DELIBERA DELLA VERGOGNA DEL COMUNE DI VITERBO
[Riproponiamo la seguente lettera aperta
del primo novembre 2008 del Comitato, gia' apparsa nelle "Notizie minime
della nonviolenza in cammino"]
Al presidente della Regione Lazio,
all'assessore regionale all'ambiente, all'assessore regionale all'urbanistica.
e per opportuna conoscenza: a tutti i consiglieri regionali, al prefetto di
Viterbo
La Regione Lazio rigetti la delibera
della vergogna con cui il Comune di Viterbo chiede licenza di violare il piano
territoriale paesaggistico regionale ed i vincoli di salvaguardia posti a
tutela di ambiente e legalita'
*
Vi e' una delibera della vergogna su
cui a Viterbo persiste una cupa omerta'.
E' la delibera n. 92 del 25 luglio
2008 con cui il Consiglio comunale di Viterbo - con un solo voto contrario -
chiede alla Regione Lazio di poter impunemente violare su gran parte del
territorio comunale (e addirittura per la totalita' di esso, nelle esplicite
originarie intenzioni della Giunta Municipale) quanto disposto dal Piano
territoriale paesaggistico regionale e i relativi vincoli di salvaguardia a tutela di ambiente
e legalita'.
E' un documento che se non fosse vero
lo si riterrebbe opera dei grandi librettisti dell'opera buffa, o registrazione
di un caso psichiatrico, e certo avrebbe fatto la gioia di Ionesco e di
Beckett. Invece e' un autentico atto amministrativo, che restera' a futura
memoria per chi vorra' studiare a quale sublime livello di irresponsabilita'
possano arrivare certi pubblici amministratori.
E' una delibera che costituisce uno
scandalo sul piano procedurale. Uno scandalo sul piano tecnico-amministrativo.
Uno scandalo sul piano politico e morale.
E' un atto deliberativo irrituale
nella forma e irricevibile nella sostanza. E' un atto deliberativo che offende
la legalita', che danneggia la cittadinanza, che umilia le istituzioni. E' un
atto deliberativo che sarebbe diritto e dovere di ogni consigliere comunale
contrastare e fin impugnare. E' un atto deliberativo la cui primaria richiesta
la Regione Lazio deve respingere senza esitazioni.
*
La "punta" e il precipuo
movente di una delibera cosi' flagrantemente scandalosa e', ancora una volta,
la pervicace volonta' di realizzare a Viterbo un devastante mega-aeroporto per
voli low cost del turismo "mordi e fuggi" per Roma.
Ma quell'opera sciagurata non si puo'
realizzare se si rispetta la pianificazione pubblica regionale ed i relativi
vincoli di salvaguardia.
E allora cosa t'inventa
l'amministrazione comunale? Di chiedere alla Regione di fare carta straccia del
piano e dei vincoli; di infischiarsene delle esigenze di tutela dell'ambiente;
di lasciare campo libero alla lobby politico-affaristica per cui il nocivo e
distruttivo mega-aeroporto e' un grande affare, un grande affare a danno dei
cittadini, a danno del pubblico erario, a danno della legalita', a danno
dell'ambiente, a danno della salute di tutti.
*
La Regione Lazio rigetti la richiesta
formulata nella delibera della vergogna.
Il Comune di Viterbo desista dal
voler provocare un immenso danno alla citta' e ai cittadini.
La lobby politico-affaristica del
mega-aeroporto cessi dal persistere nella sua dissennata aggressione e nelle
sue grottesche mistificazioni; e si rassegni finalmente a rispettare le leggi,
i diritti di tutti, l'ambiente, la verita'.
3. DOCUMENTAZIONE. ANCHE IL CENTRO
STUDI "DEMETRA" DENUNCIA L'ILLEGITTIMITA' DEL MEGA-AEROPORTO A
VITERBO
[Riproponiamo il seguente comunicato
del 2 novembre 2008 del comitato dal titolo completo "Il Centro studi
Demetra di cui fanno parte il ministro Raffaele Fitto e il presidente dell'Enac
Vito Riggio denuncia l'illegittimita' della procedura ministeriale che vorrebbe
imporre un nocivo e distruttivo mega-aeroporto a Viterbo", gia' apparso
nelle "Notizie minime della nonviolenza in cammino"]
Il Centro studi "Demetra"
e' una struttura difficilmente qualificabile come covo di "ambientalisti del
no". Visitandone il sito (www.demetracentrostudi.it) si rileva che del suo
"comitato scientifico" fanno parte tra gli altri l'attuale ministro
per gli Affari regionali Raffaele Fitto e il presidente dell'Enac (Ente
nazionale per l'aviazione civile) Vito Riggio.
*
Ma anche il Centro studi
"Demetra" ha denunciato, e con parole di fuoco, l'operazione
attraverso cui si vorrebbe imporre a Viterbo un nocivo e distruttivo
mega-aeroporto per voli low cost del turismo "mordi e fuggi" per
Roma.
In un ampio documento, datato 18
gennaio 2008 e disponibile integralmente anche nella rete telematica, il Centro
studi "Demetra" conclude seccamente che "gli atti ministeriali
risultano palesemente affetti da gravi vizi di illegittimita' sotto il rilevato
profilo dell'eccesso di potere per carenza dell'istruttoria tecnica condotta
dalla Commissione istituita presso il Ministero dei Trasporti".
*
E non solo: il documento che si
conclude con queste lapidarie parole si articola in una serie di capitoli di
cui basta gia' leggere i titoli per coglierne il contenuto:
1. Violazione di legge per errore
nella definizione della procedura di individuazione di una nuova infrastruttura
aeroportuale.
2. Violazione di legge. Violazione e
falsa applicazione dell'art. 702 del Codice della Navigazione, nel testo
riformato dai decreti legislativi n. 96/2005 e n. 151/2006, nonche' degli artt.
1 e 2 del D.P.C.M. 5 luglio 2006 recante "Organizzazione del Ministero
delle Infrastrutture". Incompetenza.
3. Violazione di legge per error in
procedendo. Eccesso di potere. Sviamento di potere.
4. Violazione di legge. Violazione e
falsa applicazione dell'art. 117, comma 3, della Costituzione, dell'art. 3,
comma 7, del d. lgs. n. 96/2005 nonche' dell'art. 1 della legge 21 dicembre
2001 n. 443, c.d. legge obiettivo.
5. Eccesso di potere per carenza di
istruttoria.
*
E' una voce che si aggiunge alle
molte altre che evidenziano come la decisione di imporre a Viterbo un
devastante mega-aeroporto sia dissennata ed illegittima.
Sono argomenti che si aggiungono ai
molti altri che dimostrano come il mega-aeroporto a Viterbo sia un crimine ed
una follia.
4. DOCUMENTI. UNA LETTERA APERTA ALLA
SOTTOSEGRETARIA AL TURISMO
[Riproponiamo la seguente lettera
aperta del 3 novembre 2008 del Comitato, gia' apparsa nelle "Notizie
minime della nonviolenza in cammino"]
Alla Sottosegretaria al Turismo
Gentile sottosegretaria,
vorremmo segnalarle che il devastante
mega-aeroporto per voli low cost del turismo "mordi e fuggi" per Roma
che una lobby irresponsabile vorrebbe realizzare a Viterbo costituirebbe un
danno gravissimo per il nostro territorio, i suoi beni, la nostra salute, i
nostri diritti di cittadini viterbesi.
Ed in particolare costituirebbe un
danno anche per il turismo.
*
Il mega-aeroporto infatti:
- devasterebbe l'area termale del
Bulicame, primaria risorsa naturalistica e storica, terapeutica e sociale,
economica e simbolica di Viterbo;
- danneggerebbe fondamentali risorse
e lederebbe fondamentali diritti nella piu' ampia area urbana e rurale che dal
sedime e dall'attivita' aeroportuale verrebbe maggiormente investita, con
effetti disastrosi sia in termini ambientali e sanitari, sia sociali ed
economici;
- farebbe collassare la rete
infrastrutturale del viterbese, gia' fragile e inadeguata e che avrebbe bisogno
non di un ulteriore dissennato elefantiaco gravame, ma di un consistente
potenziamento al precipuo servizio della realta' territoriale e della
popolazione residente;
- intensificherebbe l'aggressione e
l'inquinamento che l'Alto Lazio gia' subisce con effetti assai gravi per il
territorio e la popolazione;
- implicherebbe plurime e scandalose
violazioni di legge, come gia' denunciato da piu' parti.
*
Viterbo e l'Alto Lazio sono
peculiarmente caratterizzati da preziose presenze di beni ambientali e
storico-culturali, da rilevanti vocazioni produttive nell'ambito
dell'agricoltura e dell'artigianato di qualita', da significative esperienze di
alta ricerca scientifica; Viterbo e l'Alto Lazio sia come citta' che come provincia
costituiscono pertanto un bacino ricettivo in grado di accogliere un turismo
adeguato e qualificato.
Per questo occorre tutelare e
valorizzare i beni ambientali e culturali, il termalismo, le produzioni locali
di eccellenza, ed in generale la qualita' della vita: proprio tutto cio' che la
sciagurata operazione speculativa del mega-aeroporto del turismo "mordi e
fuggi" per Roma devasterebbe irreversibilmente.
Peraltro Viterbo e l'Alto Lazio hanno
bisogno di un sistema della mobilita' coerente con un modello di sviluppo
sostenibile e adeguato, e tale sistema della mobilita' puo' e deve fondarsi
sulle ferrovie ed essere commisurato alla capacita' di carico del territorio.
Sperperare ingenti risorse pubbliche
per realizzare a Viterbo una servitu' nociva e distruttiva come il
mega-aeroporto al servizio di Roma significa provocare un danno estremo al
nostro territorio, alla nostra popolazione, alla nostra economia. E significa
anche danneggiare lo stesso turismo, che nell'Alto Lazio trova preziose peculiari
ricchezze che non possiamo permettere siano devastate dal vandalismo di
speculatori senza scrupoli.
Voglia gradire distinti saluti,
il comitato che si oppone
all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa
della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti
Viterbo, 3 novembre 2008
5. RIFLESSIONE. MARCO D'ERAMO
INTERVISTA REBECCA SOLNIT
[Dal quotidiano "Il
manifesto" del 4 novembre 2008 col titolo "Le astuzie dello
spirito" e il sommario "Rebecca Solnit: in cerca di una nuova
speranza. Una intervista con la studiosa statunitense che nel suo libro piu'
famoso, Hope in the Dark, ha provato a rispondere alla disperazione di una
certa sinistra nostalgica e lamentosa, mettendo in luce le conseguenze positive
e imprevedibili dei grandi momenti di crisi"]
Dalla grande finestra entra la tersa
luce autunnale di San Francisco. Sono a casa della saggista americana Rebecca
Solnit che, come scrive nel suo libro piu' famoso, Hope in the Dark, e' nata
nel '
*
- Marco d'Eramo: Anche Obama ha
scritto nel 2006 un libro sulla speranza, Audacity of Hope (L'audacia della
speranza, Bur); perche' questa categoria e' diventata centrale? Negli anni '60
non si parlava della speranza, si sperava.
- Rebecca Solnit: Negli anni '60
trionfava ancora il modernismo e si pensava che il mondo fosse riplasmabile a
piacere e il solo problema era chi avrebbe avuto il potere di riplasmarlo. Nei
'60 c'era quasi un'arroganza delle aspettative. Questo si e' smarrito, e ora
molti tendono a vedere la storia della sinistra come una lunga storia di
sconfitte: una visione abbastanza imprecisa. E poi non dimentichi il
"Tenete viva la speranza" di Jesse Jackson nel 1988. Io sono un po'
una bastian contraria nella sinistra e in quel libro stavo rispondendo alla
specifica disperazione del 2003, quando si pensava che non solo non eravamo
stati capaci di fermare la guerra, ma eravamo impotenti, buoni a nulla,
destinati per sempre alla sconfitta.
*
- Marco d'Eramo: Una sindacalista
dell'Arizona mi diceva che i giovani hanno un disperato bisogno di sperare.
- Rebecca Solnit: E' strano. Qui in
America la gente si perde tante di quelle cose da non essere cosciente nemmeno
di quello che si perde, da non sapere cosa e' una vita piena di senso, tesa a
uno scopo. Quindi e' molto difficile parlare a persone cosi'. Ma Obama e' stato
elettrizzante, ha eccitato tutti. Non so se poi riformera' davvero, ma
rappresenta un cambiamento, la possibilita' di chiudere la ferita originaria di
questo paese, la schiavitu'. Qualcuno mi ha mandato la prima pagina del
giornale francese "Liberation", con Un nero alla Casa bianca, e'
straordinario.
*
- Marco d'Eramo: Tra le ragioni di
sperare, nel libro sono citate la caduta del muro di Berlino, la fine
dell'apartheid in Sudafrica, il movimento zapatista e il movimento no-global di
Seattle. Ma zapatismo e no-global rappresentano ancora una speranza?
- Rebecca Solnit: Alla fine dell'anno
scorso sono stata in Chiapas per il loro quattordicesimo anniversario, ed era
bellissimo, straordinario, illuminante. Ho partecipato a incontri di donne, su
cosa significa vivere una vita da liberi, la vita di ogni giorno: maternita',
educare i figli. Adesso gli attacchi del governo sono piu' forti, ma per 14
anni gli zapatisti sono stati imbattuti e continuano a rappresentare un modello
per tutti noi di come pensare la liberazione. Per quanto riguarda la
globalizzazione, la gente vuole a tutti i costi rivedere un movimento come
quello del 1999 (Seattle) o del 2001 (Genova). E questo non c'e', ma nel
frattempo l'Organizzazione del Commercio Mondiale e' spazzatura, la maggior
parte dell'America latina ormai persegue politiche antiglobalizzazione, anche
in modo aggressivo. L'attuale crisi mondiale e' una crisi dell'intero progetto
della globalizzazione, ne svela il fallimento: e' l'ideologia stessa della
globalizzazione che sta collassando.
*
- Marco d'Eramo: La realta' ha vinto
per noi...
- Rebecca Solnit: Si', ma quando si
e' verificata Seattle, eravamo minoritari. Se osavi criticare la logica della
globalizzazione venivi deriso e i vari Thomas Friedmann (opinionista liberal
moderato del "New York Times" - ndr) ti insultavano. Adesso le nostre
idee hanno acquistato diritto di cittadinanza, se ne discute apertamente. La
nostra agenda sta prevalendo. Sono contenta, sono speranzosa.
*
- Marco d'Eramo: Lei e' ironica
contro una certa sinistra "vera erede dei puritani. Puritana perche' il
punto e' dimostrare la propria virtu', non raggiungere risultati. E puritana
perche' il cupo piacere di condannare e' la parte piu' duratura di questo
retaggio, insieme al senso di superiorita' personale che viene dal negarsi il
piacere". Pero' nello stesso tempo usa spesso le categorie di fede, anima,
appartenenza a una comunita', tutti pilastri del religioso. Insomma la sinistra
e' una religione?
- Rebecca Solnit: Se capisco bene la
domanda, si', sono per la fede, per l'appartenenza a una comunita', ma sono
contro la repressione, contro il sentirsi superiori moralmente, il riscatto
attraverso la sconfitta. Ma c'e' anche un altro modo di essere religiosi, pensi
per esempio alle chiese nere, dove la religione e' molto piu' nei corpi, e'
piu' allegra, e' piu' sociale. Non a caso invoco Coyote, il dio dei pellerossa,
un dio improvvisatore, lascivo, comico, indistruttibile, un creatore spiritoso
che non conclude mai il compito di creare.
*
- Marco d'Eramo: Molti suoi esempi
sull'imprevedibilita' della storia, sul nostro "essere all'oscuro",
rientrano in realta' in quel che Hegel chiamava "l'astuzia dello
Spirito" e che la teoria dei sistemi chiama "conseguenze
involontarie". Per esempio il Viagra che finisce per salvare
dall'estinzione i rinoceronti perche' i cinesi non comprano piu' a prezzo d'oro
la polvere del suo corno ritenuta un afrodisiaco.
- Rebecca Solnit: Le conseguenze
involontarie sono uno strumento assai specifico per descrivere la complessita'
delle cose. Io cerco di pensare in uno schema piu' ampio. Nel 2004 la gente era
in lutto per la vittoria di Bush, e adesso dopo solo quattro anni vedi quanto
la vittoria non fosse eterna affatto. L'America e' cosi' diversa oggi! Spesso
si confonde speranza con ottimismo. Ma non e' cosi': il giorno di Seattle
nessuno immaginava la profondita' delle conseguenze di quel che stava
succedendo. Non si vede quel che accade. E' un problema di visione al margine,
di cogliere un movimento anche se non si sa cosa si sta muovendo.
*
- Marco d'Eramo: Una frase di Hope in
the Dark e' il tema del suo prossimo libro: "Da quando avevo 15 anni sono
stata affascinata da come la gente risorge in occasione dei disastri". Ma
questo suo prossimo saggio su cio' che di positivo emerge dai cataclismi (dal
terremoto di San Francisco del 1906 all'uragano Katrina del 2004), riguarda
proprio le conseguenze non intenzionali.
- Rebecca Solnit: Quella frase
risente forse dell'influenza catastrofista del mio amico Mike Davis. In realta'
il modo in cui la gente si organizza di fronte a una catastrofe e' prevedibilissimo,
c'e' un'intera letteratura sociologica sull'argomento, a partire dalla seconda
guerra mondiale. Gia' il matematico Eric Temple Bell, che aveva vissuto il
terremoto di San Francisco, raccontava di non aver visto scene di panico,
d'isteria, ma una reazione calma. Dopo Katrina, la versione del governo era
quella di una umanita' (nera) hobbesiana pronta a scatenarsi e a saccheggiarsi
reciprocamente. In realta' la vera barbarie li' la compi' il governo. Ecco
perche' nel 2005 scrissi su "Harper's" un saggio dal titolo Gli usi
del disastro: del cattivo tempo e del buon governo. Adesso, dopo anni passati a
studiare il fenomeno, ho quasi finito il libro, uscira' l'anno prossimo.
*
- Marco d'Eramo: A volte sembra che
lei faccia suo lo slogan "piccolo e' bello".
- Rebecca Solnit: Penso che le
persone debbano muoversi in un ambito di comprensibilita', che possano
plasmare, non nell'immanita' globalizzata di fronte a cui sono impotenti. Ma ho
passato due mesi e mezzo in Islanda (che ha descritto nel numero di ottobre di
"Harper's") che e' una realta' piccolissima, 320.000 abitanti, con
una democrazia in cui tutti conoscono tutti, che pero' non ha prodotto un gran
risultato. Come si vede in questi giorni, sono state prese decisioni
distruttive: ecco, in questo caso piccolo non e' particolarmente bello.
*
- Marco d'Eramo: Lei dice a un certo
punto che il movimento no-global ha alcune contiguita' con le milizie
anti-immigrati.
- Rebecca Solnit: C'e' stato un
momento negli anni '90, prima che prendessero una deriva razzista e di estrema
destra, in cui si cercava di rispondere a problemi reali, alla concentrazione
del potere, alle sua corruzione, al suo non rispondere, al suo smantellare
un'America operaia. Non e' necessario che questi sentimenti diventino di tipo
razzista. Quattro anni fa i contadini - buoni cristiani, tradizionalisti,
"trattoreggianti" - del Sud Dakota hanno sconfitto Monsanto e il
tentativo di introdurre organismi geneticamente modificati (ogm) nelle loro
cerealicolture. Ce l'hanno fatta perche' resiste ancora il tessuto di
cooperative, di fattorie, risalente al primo '
*
- Marco d'Eramo: Qual e' il filo che
percorre i suoi libri di argomenti cosi' diversi?
- Rebecca Solnit: Sono sempre stata
affascinata dai luoghi che plasmano gli esseri umani e dagli esseri umani che
plasmano i luoghi. Il mio primo libro era sugli artisti figurativi degli anni
'50 che hanno forgiato una nuova sensibilita' westerner, e il mio secondo sui
parchi nazionali e il deserto del Nevada dove furono sperimentate oltre mille
bombe atomiche. Ma e' anche vera curiosita', il desiderio di raccontare storie
mai dette, storie soppresse, storie di potere popolare, storie sovvertite, raccontare
gruppi invisibili, forze non riconosciute, il potere dei margini. In questo
senso, scrivo sempre contro-storia.
*
- Marco d'Eramo: Il suo libro sulla
Storia del camminare non rientra in questa traccia.
- Rebecca Solnit: Lei trova? Anzi,
per me e' un libro politicissimo: c'e' il camminare di chi marcia, e' un libro
contro il patriarcato, contro i recinti delle proprieta' private da non
superare, contro la misoginia, contro la cultura dei suburbi, un libro sul
muoversi piano, sull'uscire nel mondo, sull'ambiente. No, direi proprio il
contrario.
*
- Marco d'Eramo: Nei suoi libri si
sente che pesa moltissimo il suo essere del West.
- Rebecca Solnit: Ci puo'
scommettere! Io sono cresciuta nella baia di San Francisco. A 17 anni sono
andata a Parigi e li' sono stata sommersa dalla cultura, dai duemila anni di
passato. Poi quando nei miei vent'anni sono tornata in America, sono andata a
New York perche' li' era il centro del mondo, ma poi sono tornata qui. E qui la
storia e' stata scavata cosi' poco, ci sono tante storie non dette, ancora da
portare alla luce! Un mio libro riguarda Eadweard Muybridge, il fotografo che
riusci' a fotografare per primo un cavallo in corsa e con questo rivoluziono'
la cultura, pose le basi del futuro cinema, altero' l'immagine del west. In
copertina c'e' la silhouette del cowboy al galoppo, grafizzata dalla sua foto.
*
- Marco d'Eramo: Lei spesso dice che
le identita' sono multiple. Cosa puo' dire sull'essere insieme westerner e
donna?
- Rebecca Solnit: Ho scritto un libro
che s'intitola: Come Eva disse al serpente: su paesaggio, genere e arte. E'
buffo, perche' per un certo periodo i recensori continuavano a paragonarmi a
Susan Sontag, perche' una donna va paragonata sempre a un'altra donna. Mai che
mi paragonassero a John Berger, come avrei preferito. Il West e' stato molto
liberatorio per le donne. Proprio perche' tutto veniva continuamente inventato,
qui hai molto piu' spazio per reinventare te stessa, per reinventare il tuo
ruolo, per reinventare il tuo genere. Le prime donne americane a votare furono
in Wyoming, la prima donna eletta deputata fu in California. Storicamente e'
stato un luogo piu' favorevole al femminismo. C'e' lo spazio aperto,
l'immensita' del Nevada, del New Mexico dove ho passato anni. Lo spazio puo'
essere letteralmente liberatorio: emotivamente, immaginativamente, anche
spiritualmente.
*
Postilla biobibliografica. Una
studiosa in viaggio tra le pieghe dell'America
Rebecca Solnit ha studiato a Parigi,
e' una collaboratrice regolare di "Harper's", ha vinto nel 2004 il
National Book Critics Circle Award (il premio nazionale dei critici americani).
Ha scritto finora tredici libri e oltre venti saggi in volumi collettivi. Il
testo di cui si discute nell'intervista, Hope in the Dark, e' del 2004 ed e'
stato tradotto in coreano, francese, giapponese, olandese, svedese, tedesco; in
Italia e' uscito nel 2005 presso Fandango libri col titolo Speranza nel buio,
in cui rischia di perdersi il gioco di parole inglese: "in the dark"
significa anche "essere all'oscuro", l'oscurita' di cio' che e'
ignoto. Tra i suoi altri volumi, Savage Dreams: A Journey into the Landscape
Wars of the American West (Sogni selvaggi: un viaggio nelle guerre di paesaggio
del West americano, Sierra Club Books 1994, riedito nel 1995 e 1999), su Yosemity
Park e i test nucleari in Nevada; Wanderlust: A History of Walking
(Viking/Penguin 2000), tradotto in italiano presso la Bruno Mondadori (Storia
del camminare, 2005); Hollow City: The Siege of San Francisco and the Crisis of
American Urbanism (Citta' vuota: l'assedio di San Francisco e la crisi
dell'urbanismo americano, Verso 2001); As Eve Said to the Serpent. On
Landscape, Gender and Art (Come Eva disse al serpente: su paesaggio, genere e
arte, University of Georgia Press 2001), River of Shadows: Eadweard Muybridge
and the Technological Wild West (Fiume di ombre: Eadweard Muybridge e il
tecnologico selvaggio West, Viking 2003); Storming the Gates of Paradise:
Landscapes for Politics (All'assalto del paradiso: paesaggi per la politica, UC
Press 2007). Il suo testo piu' recente, cui si fa cenno anche nell'intervista,
e' News from Nowhere: Iceland's polite dystopia, sull'Islanda, uscito nel
numero di ottobre 2008 della rivista "Harper's".
6. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL
COMITATO CHE SI OPPONE ALL'AEROPORTO DI VITERBO
Per informazioni e contatti: Comitato
contro l'aeroporto di Viterbo e per la riduzione del trasporto aereo: e-mail:
info@coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la
portavoce del comitato, la dottoressa Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail:
antonella.litta@libero.it
Per ricevere questo notiziario:
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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza
e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini.
Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail:
nbawac@tin.it
Numero 133 del 5 novembre 2008
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